Il Re a sentir quel canto rimase tutto confuso e ratturbato. Dice:—«Oh! che vuol dire quest'uccellino?»—E in quel mentre l'uccellino volò sulla finestrina dov'era murata la moglie del Re; e lì daccapo:
Piulì, piulì, piulì!
La vostra mamma è qui.
Dice il Re:—«Presto! comando che vengano i muratori e cavino da quella buca la mi' moglie.»—I muratori vennero e col martello smurarono quella disgraziata, che era stata tant'anni a quel modo rinchiusa, e non aveva indosso che la pelle e l'ossa, e sulle gambe non ci si reggeva. La presero a braccia e la portarono nel letto, e con de' brodi e delle medicine gli riuscì dargli un po' più di fiato. Allora il Re gli s'accostò e gli disse:—«Dite il vero e non abbiate temenza, chè son qua per difendervi a tutt'uomo; come sono andate le cose?»—Dice lei:—«Maestà! il vero è che questi tre bambini sono quelli che io gli avevo promesso di partorire al primo parto. Lei domandi alle balie che m'assisterono, chi me li portò via dal letto e ci messe invece tre cani. Lì presente c'era anche la Regina su' mamma. Senta Lei.»—Subito furono mandate a chiamare le du' balie, e loro confessarono che la Regina per astio aveva fatto lo scambio, e che gli aveva dato de' quattrini e una pensione a vita perchè stassero zitte. Si cerca la Regina, ma non si poteva trovare in nessun luogo; finalmente un servitore disse che l'aveva vista entrare dentro la carbonaia a nascondersi. Il Re ordinò che ci si mettesse foco, e a quel gran calore e fumo la vecchia dovette scappar fori, se non voleva morire affogata. Fu presa dalle guardie e legata; e il Re, radunato il tribunale de' Giudici, la fece condannare al supplizio, e senza misericordia gli tagliarono la testa. Il Re poi fece un nuovo sposalizio colla su' moglie, con grand'invito, e riconobbe i figlioli. E da quel giorno,
Se ne stettero e se la goderono,
E a me nulla mi diedero.
NOTE
[1] Variante delle due fiabe precedenti. Narrata da Ferdinando Giovannini, sarto, del Montale—Pistoiese; e raccolta dall'avv. prof. Gherardo Nerucci.
[2] Assieme, insieme.