[ii] I adopera spesso lo Straparola per li, alla caravaggese. E così bistratta presso a poco tutti i pronomi.
[2] Questo si ha a, si pronunzia veramente dal volgo contraendo le due a che s'incontrano, in modo che potrebbe figurarsi così: s'hâ. Onde spesso equivoci. Il Marchese M.*********, milanese, sentendosi domandare da un notajo fiorentino: S'ha a scrivere? ed intendendo: Sa scrivere? rispose meravigliato: Ma! un pochino! almeno ho imparato da ragazzo e fino ad iersera me ne ricordavo.
[3] Non sappiamo se fosse una maghera micia allampanata e strutta od un bel pelliccione. Vattel'a pésca. «Le donne, quando vedono un bel gatto, grande e grosso, lo chiamano un bel pelliccione, cioè: che ha una bella pelle o pelliccia.»—Ann. al Malm. Cant. IX, St. XXI. Di gatte così affezionate all'uomo ne troviamo una appo il Guicciardini:—«Una gatta inamorata d'uno fanciullo, supplicò Venere che la volesse in donna trasformare. Venere, avuta compassione di lei, le fece la grazia et le dette forma di bellissima giovane: mediante la qual forma et bellezza, essa ben tosto lo amante a letto si condusse. Or in questo stante, volendo Venere esperimentare se ella, mutata forma, avesse mutata natura, fece passare per il mezzo della camera un topo, verso il quale, subito saltata dal letto donna Gatta, corse per prenderlo. Di che sdegnata Venere, la ridusse immantinente nella sua pristina forma.»—
[4] Per il, con il, forme viziose e riprese con ragione da' grammatici, che nè l'esempio di valorosi scrittori, nè l'uso generale potranno mai render commendevoli o vaghe. Massime al plurale, quanto son goffi que' peri che verdeggiano e que' coni che piramideggiano in quasi tutte le scritture moderne!
[5] Senza dubbio di quella tela sciósciala ca vola, ricordata di continuo dal Basile nel Pentamerone. Raccontano che quando Re Carlo Alberto visitò Cuneo con la moglie, il consiglio comunale ragunato pensò bene fra le altre cose deliberate, d'invitare le signore a ricamare in oro un pajo di lenzuola pel letto della Regina, trovando troppo vulgari delle lenzuola di semplice tela, ancorchè della più fina battista. Si vera sunt exposita, lascio immaginare che nottata passasse la Maestà Sua sulle asperità e le scabrosità di que' ricami, e con quanti lividori s'alzasse la dimane dopo una notte insonne. Ma ne raccontan tante di que' di Cuneo in Piemonte, e su per giù le medesime si narran de' Bustocchi (cioè degli abitanti di Busto Arsizio) in Lombardia; e d'altri nelle altre regioni d'Italia.
[6] L'offerta delle quali bevande forma da un pajo di secoli un obbligo d'ospitalità. Vedi Martelli, Satire:
S'ordini all'abil scalco il cioccolato
O la bevanda abbrostolita e fresca (?)
Di quei, cui dalla Legge è il vin vietato.
Non si può dir quanto i poeti addesca
Chi liberal ne' buccheri presenta
La bevanda indïana o la turchesca.
L'odor traspiri ed il frullar si senta
Nella stanza vicina: e tempo è allora
Di recitar quindici versi o trenta.
[7] Vocabolo che ho udito condannare come Napoletanesimo a Napoli, ma che è pure, come Napoletano, e Toscano ed Italiano. Fagiuoli, Cavalier Parigino: «Mia sorella.... ancora non ha risoluto l'elezion del suo stato. Alla quale coll'accasarmi io non so di pregiudicare in modo alcuno.»—Il Celano, negli Avanzi delle Poste (vol. II p. 224) ha detto spiritosamente sebbene non da purista:—«Molte volte (e se dico per lo più, non dirò male) i mariti, invece di accomodarsi col casamento, si scasano.»—