[v] Scin, dice il Cherubini:—«Forse sincope da Moscin.» —E spiega Moscin:—«Mucino, micino, gattino.»—Dannaa (arrovellato) o Negher (Nero; cangiato di colore a cagion d'ira) come on scin, modo proverbiale, che veramente non saprebbe spiegarsi, se scin volesse dir micino. La narratrice mi diceva il vocabolo valer quanto anima dannata.

[vi] Difatti, salvo ch'e' si trattava d'un Principe e non d'una Principessa, era il caso ricordato dal Beato Iacopone nel Cantico: O anima mia creata gentile:

Se 'l Re di Fransa avesse una figliuola
Et ella sola—en sua reditate;
Giria adornata di bianca stola:
Sua fama vola—per tutte contrate,
s'ella in viltate—entendesse in malsano
Et desseise in mano—a sè possedire
Che potria uom dire—di questo trattato?

Versi, che a me sembrano contenere un'allusione patente ad una fiaba diffusissima.

[vii] Cusinna vuol dir tanto cucina, come in questo luogo, quanto cugina.

[2] —«Picciola finestrella e boccuccia picciolina disse il Boccaccio; piccolo satirello il Sannazzaro; piccolo battelletto il Segneri; parvum tigillum, Fedro; parvam naviculam, Cesare; ed aviculam parvam, Gellio; per non affastellare altro stuolo di esempli.»—Così, per giustificare il suo piccolo focherello, annota alla prosa V, l'autore, ne la Mergillina, Opera pescatoria, di Emmanuele Campolongo, con annotazioni del medesimo. Dedicata a Sua Altezza Serenissima il Signor Principe Giuseppe Langravio d'Hassia Darmstatt vescovo di Ausburg. In Napoli M.DCC.LXI. Presso Vincenzo Flauto. Con pubblica autorità.

[3] In 'A fata 'Ndriana | Cunto Pomiglianese.|| Per Nozze.|| Pomigliano d' Arco | M DCCC LXXV, la fata—«se chella sta cu' l'uocchie apierte, chella rorme; se sta cu' l'uocchie 'nghiuse, chella sta 'scetata.»—In un altro conto pomiglianese, intitolato Viola:—«Llà, nce sta 'nu puorcospino. Chillo, quanno sta cu' l'uocchie apierte, dorme; e quanno sta cu' l'uocchie 'nghiuse, sta 'scetato.»—Nella XVI delle Novelline di Santo Stefano è detto che un drago dorme due ore del giorno, da mezzogiorno alle due. Il De Gubernatis annota:—«Avvertasi bene l'ora; il drago dorme di pieno giorno, in piena luce; il mostro notturno, il mostro tenebroso è allora pienamente disarmato. Perciò dicono le novelline che l'Orca, il mostro, il drago, dorme quando tiene gli occhi aperti, ossia dorme di giorno, dorme quando ci si vede, dorme quando noi ci vediamo.»—

[4]Più spesso si tratta di tre od anche di una schiava ghezza.

[5] Nella versione pentameronale il Re mostra la sposa spalombata a tutti i cortigiani e chiede loro, che meriterebbe chi facesse male ad una creatura tanto bella. La schiava saracina, quando viene la sua volta, risponde in lingua franca Meritare abbrosciare e porvere da coppa castiello jettare. E si trova aver pronunziata così la propria sentenza. Situazione, che spesso si ripete nelle fiabe popolari e della quale piacque al Metastasio di avvalersi; ma egli poi fa rimetter la pena al reo dal Re offeso.

Alessandro. Solo un consiglio
Da te desio. V'è chi m'insidia. È noto
Il traditore e in mio poter si trova.
Non ho cor di punirlo,
Perchè amico mi fu. Ma il perdonargli
Altri potrebbe a questi
Tradimenti animar. Tu che faresti?
Timagene.Con un supplicio orrendo
Lo punirei.
Alessandro. Ma l'amicizia offendo.
Timagene. Ei primiero l'offese,
E indegno di pietà costui si rese.
Alessandro. (Qual fronte!)
Timagene. Eh di clemenza
Tempo non è. La cura
Lascia a me di punirlo. Il zelo mio
Saprà nuovi strumenti
Trovar di crudeltà. L'empio m'addita,
Palesa il traditor, scoprilo omai.
Alessandro.Prendi, leggi quel foglio e lo saprai.
Timagene.(Stelle! il mio foglio! Ah son perduto! Asbite
Mancò di fè.)
Alessandro. Tu impallidisci e tremi?
Perchè taci così? Perchè lo sguardo
Fissi nel suol? Guardami, parla. E dove
Andò quel zelo? È tempo
Di porre in opra i tuoi consigli. Inventa
Armi di crudeltà. Tu m'insegnasti,
Che indegno di pietà colui si rese,
Che mi tradì, che l'amicizia offese.
Timagene.Ah signor, al tuo piè....
Alessandro. Sorgi. Mi basta
Per ora il tuo rossor. Ti rassicura
Nel mio perdono; e, conservando in mente
Del fallo tuo la rimembranza amara,
Ad esser fido un'altra volta impara.