Nell'opera intitolata: La Biblioteca | del | Museo Nazionale | nella Certosa di S. Martino in Napoli | ed i suoi manoscritti | esposti e catalogati | da | Carlo Padiglione || Napoli | Stabilimento Tipografico di F. Giannini | Via Museo Nazionale, 34 | 1876; trovo a pagina 582 la indicazione di un mss. intitolato: La 'ntera collezione de li termeni de li vennituri napulitani co' la loro spiegazione.—«È di carte diciotto in quarto. E la nomenclatura di voci e frasi napoletane, pertinenti ai venditori. Esse sono cinquecento, a canto a ciascuna delle quali vi è la spiega nella lingua Italiana».—

[Pagina 117.]

Giulio Acciani, nato in Bagnoli in Principato Ultra, il XIX Ottobre MDCLI (Vedi pag. 117 del presente volume. La data è scritta sotto il ritratto di cui più giù, in Bagnoli) e morto probabilmente in Napoli nel MDCLXXXI. Nipote a Leonardo di Capua, fu dal padre mandato in Napoli a studiare Dritto. Al quale studio egli era negato, essendo sommamente trasportato allo studio delle lettere e della Poesia. Si laureò non pertanto in Medicina. Morì giovanissimo e poche notizie si sanno della sua vita. Trovasi scritto ne' Rapporti del Parnaso di Nicola Amenta, a suo riguardo, nel Rapporto primo:—«Ma desiderando già Sua Maestà, coi mentovati cibi ristorarsi, ed essendo altresì gran pezza della mattina passata, ordinò che si sonasse a raccolta. Ed essendo in poco tempo tutti accorsi, sul verde prato lunghesso un limpido rigagnolo fece molte tavole apparecchiare, ed assisosi in capo ad una di esse, che grandissima e alla regale era messa, si fece intorno sedere le serenissime Muse, dipresso a sessanta dei più scelti scienziati di sua corte. E, dato l'acqua alle mani, videro comparire Giulio Acciani, Carlo Buragna, e Pirro Schettini con tre grandi piattelli d'insalata di erbucce in mano; i quali (dopo una bella riverenza) le tre insalate a Sua Maestà presentarono. Ma appena ebbe Apollo dell'insalata dell'Acciani assaggiato un boccone senza trangugiarlo, sputollo tutto; e rivolto all'Acciani dissegli: che la sua insalata non poteasi neppure saggiare, così pungenti erano le erbe, che la componevano, e che queste atte giudicava anzi a ferire gli uomini, che ad alimentarli. Indi, fatto levar da mensa tal piatto, mandollo a Francesco Berni e Cesare Caporali, che poco lungi l'un dall'altro, s'eran già ad altre tavole assettati. Ma costoro lo stesso fecero, che sua Maestà fatto avea; e poi ne fecero dono a Messer Pietro Aretino; il quale, ancorchè solo tutta se l'ingollò».—E nello stesso Rapporto continua:—«esprimendole la gramezza pasciuta l'avessero di cose quanto piacevoli altrettanto facili a digerirsi. Cioè di quattro Capitoli del Berni, del Caporali e del Mauro, non riprovando quei che novellamente fatto aveva il mottegevole e faceto Antonio Muscettola ed alcuni dei meno frizzanti e più graziosi di Giulio Acciani.»—Nel Crescimbeni, Storia della volgare Poesia Vol. V. trovasi detto:—«Giulio Acciani Napoletano. Poeta di buon carattere, che fiorì nei principio del ritorno del buon gusto, e compose in serio ed in piacevole, ed a questa maniera fu talmente inclinato, che nemmeno potè astenersene nel punto della morte; nel quale stato compose un capitolo indirizzato agli amici in guisa di testamento, il quale è stato da noi veduto manoscritto».—

Nell'opera gli scrittori d'Italia del Mazzuchelli è scritto:—«Acciani (Giulio) di Bagnuolo, villa del Regno di Napoli in Principato Ultra, fiorì dopo la metà del secolo XVII e fu dei buoni poeti volgari, che principiarono ad abbandonare il corrotto gusto del secolo scorso. Le sue poesie vengono chiamate dal Crescimbeni di buon carattere e di ottimo gusto, ecc. Per altro egli era molto inclinato allo stile satirico; e perciò le sue satire, le quali per altro non sono state mai pubblicate, come troppo pungenti, veggonsi dall'Amenta con un Rapporto molto leggiadro tacciate, ecc.»—Qualche particolarità della sua vita può rintracciarsi nelle sue stesse Poesie.—A Bagnoli, sua Patria, conservasi il ritratto dipinto in uno stesso Quadro, insieme con Leonardo di Capua. Due manoscritti delle sue poesie trovasi nella Biblioteca Nazionale di Napoli. L'ultimo maschio della famiglia Acciani è da pochi anni morto in Bagnoli, ed era il celebre Ciccio Acciani, Capourbano amico a Ferdinando II perchè famoso nella reazione del MDCCCLIX.

(Nota somministrata da Michele Lenzi).

Nota del Trascrittore
L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, così come gli accenti tonici, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Altre correzioni:
pag. IV e pagg. 155-159 Uniformato in Rosella il nome della figlia del Gran Turco, scritto in diverse grafie, secondo il citato Pentamerone
pag. 26 diligentissime [diligentississime]
pagg. 96 e 200 De Gubernatis [varie grafie]
pag. 121 e segg. del capitolo rinumerate le note e inseriti i riferimenti mancanti
pag. 194 le correzioni riportate nella nota 21 sono state apportate in sede di trascrizione alle pagg. 116 e 117
pagg. 263 e 264. canzoneta [cansoneta, cansonèta]