[6] Ditale, anello da cucire.
[7] Uorco, (e, nel trattenimento I della Giornata I del Pentamerone, Uerco, alla leccese; chè in leccese, come in ispagnuolo, al dittongamento napoletano uo, corrisponde ue, p. e. morto ital., muorto nap., muertu lecc.) Orco, in francese Ogre. I tedeschi non hanno un vocabolo proprio per questi enti fantastici e li chiamano semplicemente quando uomini selvaggi e quando giganti od anche antropofagi.—«Questa è una bestia immaginaria, inventata dalle balie per fare paura a' bambini, figurandola un animale, specie di fata, nemico dei bambini cattivi..... Questo nome però viene dall'antica superstizione de' Gentili, i quali chiamavano Orco l'inferno. Vergilio, Eneide, Libro VI: primisque in faucibus Orci. Ed intendevano per Orco anche Plutone, quasi Urgus, ab urgendo; perchè egli sforza e spinge tutti alla morte. E perciò dalle madri e nutrici, per far paura alli loro bambini, si dice, che l'Orco porta via: il che viene dai Gentili, che pigliando Orco per la Morte, lo chiamavano inesorabile, e rapace. Orazio, Ode XVIII, libro II: nulla certior tamen | Rapacis Orci fine destinata».—Così, ingenuamente, nelle annotazioni alla stanza quinquagesima del secondo cantare del Malmantile, e secondo la dottrina del tempo. Cunto de l'Uorco, propriamente, val Fiaba, Novella fantastica, quasi sempre con un pò di spregio. Dice il Sarnelli, nella Posillecheata:—«'No cierto pennarulo, vedennome a cert' ore de lo juòrno scrivere 'sto passatiempo, mme decette: E no' sse vregogna 'no paro tuio perdere lo tiempo a 'ste bagattelle? Haie scritto tant'opere grave e de considerazione, e mo' scacarate co' 'sti cunte de l'Uorco? E po' lo macaro avisse scritto 'nlengua toscanese o 'n quarch'auto lenguaggio, pocca veramente la lengua napoletana no' serve, che pe' li boffune de le commedie.»—Proverbialmente cunto 'e l' Uorco val fola, menzogna. Dice il Cortese, nella Rosa:
Maso.
E tu mme tratte propio da vozzacchio
E non cride sia storia lo tormiento,
Ch'io zoffro; ma te cride
Che sia cunto de l'Uorco e te ne ride.
Lella.
Saccio, ch'è storia; ed è 'na storia bella,