Non mi si rimprovererà, di aver riferito questo brano della stupenda commedia del Nolano, come di cosa estranea al tema di una prefazione ad una raccolta di novelle popolari, per poco che si rifletta, la truffa di Barra non essere invenzione del Bruno, anzi una facezia popolare, che tuttora si racconta, e che altri scrittori hanno narrato e prima ed anche dopo di lui; e tali fra questi ultimi, che forse non ne conoscevano neppure il nome e gli scritti certo no. Negli Ozii Poetici | di | Michele Zezza. || Napoli 1816. | Nella tipografia della Società Filomatica, | Con licenza dei superiori, (serie di novellette ristampata nelle Opere | poetiche | di | Michele Zezza | Vol. IV || Napoli 1818. | Nella tipografia della Società Filomatica), v'ha un racconto, La scommessa, che in parte concorda con questo del Bruno ed in parte con quello di Alessandro di Girolamo Sozzini:—«Iacomo, soprannominato Scacazzone, disse a un oste, che gli desse una ceffata e gli rendesse il resto, perchè non aveva denari.»—Essendo gli scritti del Zezza irreperibili in commercio, non sarà forse discaro al lettore di averne qui trascritto il racconto, per paragonarlo con la versione del Bruno.

Nel secolo passato, in un paese,

Ch'io non voglio nè posso nominare,

Giunse un tal gentiluom detto Cortese,

Che in vicina città doveva andare.

In tasca non avea manco un tornese;

E come a piedi egli solea viaggiare[8],

Tanto la fame con quel moto crebbe,

Che mangiato per pane un sasso avrebbe.

Ecco si vede un'osteria davante,