No serv el piansg, no gh'è nè lu ne lee;
E in manch de quella s' è veduu spojàa
Altar e sacrestii, e fin pelaa
On' altra voeulta San Bartolamee.
Alludendo alla statua di San Bartolommeo scorticato, ch'è nel duomo milanese e sotto alla quale si legge: Non me Praxiteles sed Marcus finxit Agrates. Dichiarazione per lo meno superflua, giacchè nessun uomo al mondo, senza rendersi immortale per un tanto alto d'insipienza, potrebbe prender per opera greca quel marmo lì.
[9] Pestàa, zombato, battuto, pesto. Ghell, quattrinello.
[10] Andà foeura de la grazia de dio, dar nelle furie. Nel curioso libretto intitolato: Peregrinazione | nella Liguria e nel Piemonte | o | Lettere | scritte di là | dal | Dott. D..i G......i | al | Dott. N....i G......o || Codogno | Dalla Tipografia di Luigi Cairo | 1830; è usata la frase andare fuori della grazia di dio e vien giustificata con la nota seguente:—«L'espressione andar fuori della grazia di dio equivale, in alcuni luoghi di Lombardia, al montar sulle furie; e l'autore, scrivendo questa lettera, contento di essere inteso, non si prese la pena di assicurarsi, se era una espressione da crusca o da farina di semola».—Qui in Pomigliano d'Arco dicono: piglià' 'na scigna (prendere una scimmia!)
[11] Portà de pes, manca nel Cherubini, dove è però levà de pes, fare una canata.
[12] In Alimek, novella del Soave, il protagonista ha un anello, che il trasporta tostamente dovunque gli è in grado. L'anello di Gige e quello di Angelica sono diventati proverbiali.