»La carrozza del duca s'incammina, o Milady (s'affrettò ad interromperla sir Gilbert, partecipando in quel momento del brivido che prendea tutti gli amici di lady Margherita ogni qualvolta le correva alla lingua quella benedetta visita del re a Tillietudlem) ell'è ora di prendere il luogo che vi compete fra le persone del corteggio. Mi permetterete di scortarvi sino a casa vostra? Perchè diverse bande di Presbiteriani sono sparse per la campagna e si dice che insultino i Reali.»

»Vi ringrazio, sir Gilbert, rispose lady Bellenden; ma la scorta de' miei lancieri ne protegge abbastanza. Piuttosto vorreste avere la compiacenza di dire ad Harrison che faccia marciar più presto la sua brigata? Par che accompagni un funerale!»

Harrison tenea le sue buone ragioni per non credere troppo salutare un tal ordine, ma lo aveva ricevuto, e gli fu forza adempirlo. Si mise dunque ad un leggiero galoppo, seguito dal bellicoso cantiniere, il quale sul suo palafreno, stavasi in atteggiamento d'uomo che avea militato sotto Montrose, e pompeggiava d'una fierezza fatta in esso maggior dai fumi dell'acquavite, chè la sua parte ne aveva egli tracannata tra una fazione e l'altra, or facendo brindisi al re, or bevendo all'esterminio di tutti i Presbiteriani. Sfortunatamente questa dose di refrigerio un po' caricata lo fe' dimentico di tener l'occhio sopra Gibby che gli stava a fianco, e a cui per lo innanzi fu soccorrevole di avvenimenti, risparmiandogli molti sinistri incontri che facea temere la goffaggine del guardiano dell'oche, trasformato in armigero. Appena il cavallo di questo tapino ebbe preso il galoppo, sentì la molestia degli stivaloni che gli battevano aspramente i fianchi, tanto più perchè i ridetti stivali erano armati di buoni speroni le cui punture misero finalmente a tal prova la pazienza della povera bestia, che tolta la mano al cavaliere, lo trasse fuor delle file, e ben presto lo portò ad urtare nella enorme carrozza del duca, avvenimento di cui non poco risero le circostanti brigate.

Il nostro Gibby, poco avvezzo a scosse di simil natura, erasi attaccato colle mani alla criniera del cavallo, talchè vi era, può dirsi, coricato sopra, positura che diede una situazione quasi orizzontale alla picca, di cui non sapea più di essere armato, e la quale sporgea in tal dirittura fuor della testa del corridore. Quest'arme così collocata stava dunque per entrar nella carrozza fracassando i cristalli ed una portiera, allorchè le acute grida delle persone di dentro, portaron nuovo spavento al palafreno, che con un ultimo sbalzo fe' perder l'arcione al mal'abile cavaliere, gettato di lì a pochi passi sull'erba.

Il peggio di tutto si fu che giugneva a quella volta lady Bellenden, la quale ignorava tuttavia essere un de' suoi guerrieri quel gramo, che facea tal mostra di sè all'adunata; e giugneva Milady in quell'istante che avendo costui perduto l'elmo per la forza della caduta, ella dovè ravvisare nello scavallato armigero il suo custode dei polli, Guddy; metamorfosi di cui nessuno l'aveva innanzi avvertita. L'intendente e il cantiniere ben si sfiatavano a spiegarle i motivi che rendettero necessario un tale espediente, ma non quindi ne calmarono lo sdegno. Ella si tolse di lì imprecando contra gli audaci che osavano ridere sopra sventura accaduta a uno de' suoi lancieri, e ardente d'ira, e giurando vendicarsi in modo esemplare contra il refrattario giardiniere che l'aveva avventurata ad affronto sì rilevante.

CAPITOLO III.

»Correa le fiere colla piva, e il vanto

»Di piacer sempre ottenne. Ov'è a' dì nostri

»Canterina che dir possa cotanto?