Intantochè i due predicatori intertenevano di tal maniera l'esercito, non si stava neghittoso Burley. Egli avea fatto accendere fuochi, collocate scolte per ogni dove, ordinate scoperte, e s'era procacciato vettovaglie dai villaggi i meno lontani. Spedì messi da diverse bande affinchè divulgassero gli ottenuti buoni successi, e al fulgor di essi inducessero tutti i partigiani di quella causa a chiarirsi; finalmente inviò bande ne' dintorni, le quali o per amore o per forza s'impadronissero di quanto poteva essere necessario al sostentamento dell'esercito. La qual cosa gli tornò oltre ogni concetta speranza, perchè la gente messa da lui s'appropriò nel più vicino villaggio d'un magazzino ricco e di vittuaria e di foraggio e di munizioni da guerra che posto vi aveano le truppe reali; nuovo incoraggiamento ai Puritani: talchè mentre poche ore dianzi alcuni d'essi sentiano affievolire l'ardore del loro zelo, non eravi ora un sol combattente che non giurasse di non dimettere le armi prima d'avere riportato un compiuto trionfo.

Enrico Morton seduto presso un dei fuochi accesi all'intorno, si nudriva intanto della parte toccatagli nella distribuzione di cibo fatta all'esercito, e pensava al partito cui avrebbe dovuto attenersi, allorquando gli giunse a fianco Burley seguito dal giovine ministro, che avea pronunziato il secondo sermone.

»Enrico Morton! con tuon risoluto il puritano duce gli disse, il Consiglio di guerra, persuaso e convinto che il figlio di Silas Morton non può mai essere o tepido o indifferente per riguardo alla buona causa, vi ha nominato uno fra i capitani del suo esercito, e vi conferisce il diritto di sedervi in consiglio, e quanta autorità è addicevole ad un ufiziale scelto a comandare milizie cristiane.»

»Sig. Burley, Morton rispose, son grato, qual debbo esserlo, a questa prova di fiducia che in me vien riposta. Niuno certamente potrebbe a buon diritto maravigliare, se le ingiustizie cui soggiace il mio sfortunato paese, quelle alle quali ho soggiaciuto io medesimo, mi commovessero a prender l'armi in difesa della libertà civile e della libertà religiosa, ma prima di accettare in mezzo a voi un comando, desidero mi facciate conoscere alquanto meglio con quai dettami vi comportiate.»

»Con quai dettami? E potete sol chiederlo? Non vi è noto che è nostra mente rifabbricare il tempio, dar ricovero ai santi, annichilare gli schiavi del peccato?»

»Permettetemi confessarlo francamente, sig. Burley: questo genere di linguaggio, che può tanto sopra molte persone, è perduto affatto per me: egli è bene lo sappiate, prima che segua fra noi una più stretta alleanza.»

All'udir tal risposta il giovane ministro mandò un sospiro, che s'accostava molto ad un gemito.

»Vedo, o signore, che non vi va a genio la mia risposta. Ma forse ancora non l'avete bene intesa. Io rispetto la Santa Scrittura al pari di chicchessia, ed è anzi per una conseguenza di tale rispetto, che mentre son premuroso di conformare ad essa la mia condotta, non credo mi aspetti il citarne i testi ad ogni momento, correndo anche rischio di snaturarne il vero significato.»

Quel ministro di nome Efraim, parve scandalezzato grandemente della protesta fatta da Morton, e s'apprestava a confutarla, allorchè Burley gli tolse la parola.

»Chetatevi, Efraim, e pensate che questi è un fanciullo avvolto ancora ne' suoi pannilini. — Ascoltami, o Morton. Ti parlerò il linguaggio della saggezza umana, poichè non sei ancora forte abbastanza per intendere linguaggio migliore. Quai sono i motivi, pei quali t'indurresti a sguainar la spada? Non sarebber forse la brama d'ottenere la libertà della Chiesa e de' tuoi concittadini, l'amore di assicurare alla patria quelle savie leggi che impedissero ad un governo arbitrario la facoltà di confiscare gli averi, e di mettere in carcere i possessori degli averi, comunque veruna sentenza non li condanni?»