S. Basilio Olifant.

»Non dee giugnervi nuovo il nome di questo furfante.»

»Non sarebbe già un parente di lady Margherita Bellenden?»

»In lontananza però; l'ultimo che in linea mascolina riconoscesse un ceppo medesimo col padre della ridetta dama. Amava l'avvenente Editta, della quale gli fu ricusata la mano, perchè assolutamente erane indegno; e più di Editta ei vagheggiava il dominio di Tillietudlem e le sue pertinenze.»

»Prendea una cattiva strada per affezionarsi questa famiglia, soggiunse Morton se facea lega colla nostra sventurata confederazione.»

»Oh! il prudente Basilio Olifant è uomo da sostenere tre parti al giorno. Egli era malcontento del governo, il quale non volle a favor d'esso annullare il testamento del conte di Torwood che avea lasciata erede la figlia; nemico di questa che non volle dargli in isposa la giovane Bellenden, e finalmente nemico dell'ultima, perch'ella detestava il contegno simulato, unito in costui ad una figura sgraziatissima. Egli pertanto si mise in corrispondenza con Burley e fece una leva d'uomini coll'intenzione di soccorrerlo.... mi spiego, di soccorrerlo nel caso che non avesse avuto d'uopo di soccorso, nel caso che ieri noi avessimo avuto la peggio. — Oggi che ci vede vincitori, il briccone cambia registro, e pretende essere stato per servigio del re quanto ha fatto. Credo nondimeno che il consiglio accetterà per buona moneta le sue proteste, e vedrete morire giustiziata una dozzina di poveri fanatici che fuggivano, intantochè questo cialtrone avvolto nel manto della sua ipocrisia godrà gli onori dovuti alla lealtà solamente.»

Così conversando sopra diversi argomenti, il duce e il ragguardevol prigioniero ingannavano la noia di quel cammino. Claverhouse parlò sempre a Morton colla massima franchezza, e riguardandolo come amico e compagno, anzichè prigioniero. Ognun vede come Enrico dovesse trovarsi tuttavia incerto sul suo futuro destino: pur le ore che trascorse favellando con cotest'uomo straordinario fornito di immaginazione fertile e brillante oltre ogni credere, gli parvero le più brevi di quante ne erano passate per lui dacchè s'aggirava nel vortice de' pubblici affari. Potea in tale occasione paragonarsi ad un cavaliere, che dopo avere allentate le redini del suo corridore, s'abbandona ad esso, e la molestia di regolarne il corso almen si risparmia.

In cotal guisa giunsero ad Edimburgo, aumentandosi continuamente il lor seguito de' diversi distaccamenti di cavalleria che li raggiugneano e che tutti, chi più chi meno, traevano con sè prigionieri.

Stavano sul punto di entrare nella città, quando Claverhouse volse questi detti a Morton. »So che il consiglio privato per dar maggiore solennità alla propria gioia, ed io aggiungo, alla sofferta paura, ha provvedute le cose in modo che l'ingresso del nostro corpo a Edimburgo sia qual si spetta ad esercito trionfante, e che ci seguano i nostri prigionieri, come usavasi ne' trionfi de' Romani. Quanto a me, poco m'importa di presentarmi in tale apparato, e m'importa assai risparmiarvi il dispiacere di corredar lo spettacolo colla vostra persona.»

Detta la qual cosa, chiamò a sè Allan, divenuto allora tenente-colonnello, e gl'ingiunse di comandare la cavalleria, intanto ch'egli abbandonando la strada maestra, per sentieri men battuti entrò sconosciuto con Morton nella città, e l'accompagnavano soltanto alcuni servi domestici, nel cui novero fu compreso Cuddy.