«Una nobile donna di nostra nazione.»

«Il suo nome» sclamò con enfasi il Gran-Mastro «il suo nome!»

«Miriam» rispose Isacco tremando.

«Miriam! esecrabile Ebreo» gridò Beaumanoir, «quell'abbominevole strega, conosciuta per tale in ogni parte della Cristianità, il cui corpo venne arso ad un palo, le cui ceneri il vento disperse! Voglio che accada altrettanto a tutto il mio Ordine, se non sottometto ad eguale destino la degna pupilla di questa strega! Ben io farò pentire costei d'aver gettati sortilegi ed incanti sovra i soldati del Tempio. Damiano, cacciate fuor della porta questo Giudeo, e abbia morte se ardisce ricomparirvi. Quanto a sua figlia, noi ci comporteremo verso di lei, come il comandano le cristiane leggi, e il grado eminente, ove il Cielo mi ha collocato.»

Il povero Isacco fu immantinente scacciato senza che si volessero ascoltare nè le preghiere sue nè le offerte. Non vide pertanto miglior cosa da farsi che il ritornare alla casa del rabbino Nathan-Ben-Israel per consigliar seco lui sul partito da prendere. Misero! che dopo avere paventato per l'onore della propria figlia, or dovea tremare pe' giorni della medesima.

Intanto il Gran-Mastro mandò al commendatore di Templestowe di presentarsi dinanzi a lui.

CAPITOLO XXXV.

«D'impostura voi dite, si pasce il mio mestiero,

«Ma questa di chi vive è il pane giornaliero.

«I quattrini che accatta le dee la turba grama,