«Rugumar della sua mente

«Ne' consunti magazzini

«Per tener cheti i bambini.

Webster.

Dopo il primo istante di sorpresa Ivanhoe domandò al Gran-Mastro, siccome giudice dell'arringo, se trovava che si fossero da lui, Ivanhoe, serbati i doveri prescritti ad ogni cavalier leale e cortese.

«Non ho a ridir nulla su di ciò» rispose il Gran-Mastro. «Chiarisco la giovane donzella innocente dell'accusa portata contro di lei; ella è libera di ritirarsi. Le armi e il corpo del defunto cavaliere appartengono al vincitore.»

«Non voglio le sue spoglie» rispose Wilfrid «nè è mia mente disonorare il suo corpo. Ei combattè per la Cristianità nelle terre di Palestina. Fu la mano di Dio, non braccio d'uomo che lo colpì in questo giorno. Gli si facciano funerali ma non pomposi, che mal s'addirebbero ad un cavaliere morto per causa ingiusta.... Quanto a questa giovane...»

Ne fu interrotto il dire dallo strepito d'una truppa numerosa di cavalieri che in quel punto entravano nella lizza. Si volse, e riconobbe essere loro duce il re Riccardo, sempre coperto della sua nera armadura, e seguito da un numeroso corpo d'armigeri, e da molti cavalieri armati di tutto punto.

«Giungo troppo tardi» diss'egli guardandosi d'intorno. «Spettava a me il punire Bois-Guilbert. Questo colpo io m'era serbato. E come vi avventuraste voi, o Wilfrid, a tale cimento, or che siete appena in istato di sostener le vostr'armi?»

«Il Cielo» rispose Ivanhoe «si è preso egli l'assunto di punire l'uomo superbo, immeritevole della morte gloriosa che volevate arrecargli.»