„ Non importa, sclamò il Cancelliere, voglio che mi ripetiate le sue proprie parole. „

„ Quando volete così, mi ha detto. — Rispondete a ser Guglielmo Asthon, che si guardi dall'augurarsi il momento in cui dovrà rivedermi. „

„ Ah sì, sì! capisco adesso. Una scommessa corsa fra noi intorno ai nostri falchi; una inezia, una semplice inezia! „

Riprese indi la strada del castello insieme alla figlia, che vi arrivò senza avere molto sofferto. Ma ben sofferse il suo animo oltre modo aperto alle forti impressioni, e nel quale diverse ricordanze congiunte alla scena terribile dianzi accaduta, durarono più lungo tempo degli scotimenti che le sue fibre nervee aveano provate. Le considerazioni del giorno e i sogni della notte le mostravano di continuo il furioso toro, che sovra lei e il padre suo si lanciava; ne udiva gli spaventosi muggiti, e vedea allora il sere di Ravenswood, accorrere, siccome angelo proteggitore, e salvarli entrambi da una imminente morte. Forse in tutti i tempi, è cosa non priva di rischio per una giovane, il permettere alla propria immaginazione di arrestarsi troppo di frequente, e con compiacenza, sopra una medesima idea; ma nello stato in cui era Lucia, il pericolo sembrava pressochè inevitabile: ella non avea mai veduto alcun giovine, che avesse lineamenti nobili e parlanti al cuore, siccome Edgardo di Ravenswood; e quando anche si fosse trovata con altri, che in questi pregi il pareggiassero, o superassero, difficilmente avrebbero potute unirsi tante circostanze che gliene rendessero nell'animo sì durevole l'impressione. Il soprastante rischio, il soccorso ottenuto, la gratitudine, la sorpresa, la curiosità..... diciamo curiosità, perchè è probabile che i modi aspri anzi che no, ed evidentemente riservati, dei quali usò il suo liberatore, essendo cotanto opposti all'espressione naturale della sua fisonomia, e alle grazie del suo portamento, rendessero sempre più vogliosa Lucia di conoscere a fondo l'origine di una siffatta contraddizione, e con maggior forza stampassero nel cuore di lei l'immagine del giovinetto. Sol di sfuggita aveva udito rammentare le cause disputate fra il padre suo e quello di Edgardo; ma quando anche ne fosse stato meglio istrutta, non era della sua indole il concepire l'idea degli astj e delle violenti passioni che queste cause aveano prodotto. Aggiungasi, che ella il sapea di nobil legnaggio, povero, benchè sceso da una famiglia altra volta doviziosa; onde potea dargli qualche merito del sentimento di alterezza, per cui si sottrasse alla gratitudine del proprietario attuale dei dominj, e del castello de' suoi maggiori. „ Nondimeno, ella pensava fra se medesima, avrebbe egli ricusati del pari i nostri ringraziamenti, ci avrebbe egli lasciato in sì ruvida guisa, se mio padre gli avesse parlato con maggiore dolcezza, con men d'orgoglio, se avesse addolcite le manifestazioni della sua gratitudine, con quel tuono di gentilezza che le donne sanno usar sì a proposito per calmare le passioni impetuose degli uomini? „ Quistione pericolosa al cuor della giovine; pericolosa in se stessa, pericolosa nelle sue conseguenze.

Lucia Asthon, in una parola, smarrivasi in mezzo ad un labirinto d'idee, l'una più fatale dell'altra alla immaginazione di una giovinetta che abbia l'animo ai teneri sentimenti disposto. Il tempo e la lontananza, che in altri simili casi erano stati efficaci a cancellare impressioni morali di tal natura, poteano, sembrerà forse, prestare egual servigio al cuor di Lucia, ma la continua solitudine in cui viveva, e la mancanza di distrazioni, contribuivano a ritornarle alla mente le stesse immagini; e la cagione principale di questa solitudine, era che lady Asthon trovavasi ad Edimburgo, ove l'interteneano le cure di un maneggio politico. Il lord Cancelliere, d'indole non compagnevole per natura, non riceveva nessuno, se non se per ostentazione, o per meri fini politici; laonde fra quelli che visitavan suo padre, la giovinetta non avea potuto conoscere alcuno, che, a giudizio di lei, potesse stare a petto del sere di Ravenswood, o fornito de' meriti cavallereschi che in questo le parea ravvisare.

Intanto che Lucia a cotai sogni si abbandonava, facea frequenti visite alla vecchia Alisa, colla speranza di poter con essa condurre il discorso sopra un soggetto al quale incautamente avea lasciato il predominio assoluto de' suoi pensieri; ma si trovò ingannata in questa espettazione. Non che la vecchia non le parlasse volentieri, e con una specie di entusiasmo, della famiglia dei Ravenswood; ma parea evitasse con ogni studio qualunque particolarità che si riferisse all'erede attuale di questa illustre prosapia, o se pure alcuna rara volta lo rammentava nol facea per dire cose che potessero a Lucia riuscire aggradevoli; poichè il dipingea, come uomo d'indole cupa e disdegnosa, non fatto per perdonare un ricevuto affronto, e memore di esso fino al momento della vendetta. Però questi schiarimenti erano quanto bastava a Lucia per combinarli cogli avvisi dati dalla stessa Alisa al lord Cancelliere, perchè si guardasse dalla vendetta di Ravenswood.

Nondimeno questo Ravenswood, divenuto scopo a così odiosi sospetti, non gli avea egli stesso vittoriosamente combattuti colla nobile condotta che tenne, allorchè lord Asthon e la sua figlia si trovarono in pericolo di vita? Se avesse nudriti atroci divisamenti di vendetta, come i discorsi di Alisa davano a sospettarne, non gli facea mestieri commettere un delitto per disbramare compiutamente una sì orribile sete; gli bastava mantenersi inoperoso; avrebbe veduto l'uomo detestato perir d'una morte crudele, siccome certa, s'egli stesso generosamente non lo avesse soccorso. Dalle quali cose conchiuse la donzella, che soltanto alcune preoccupazioni di mente, e que' sospetti cui si abbandonano sì di leggieri i vecchi e gli sfortunati, aveano potuto condurre Alisa a giudicare con tanto disfavore il giovane Edgardo, e a dipingerlo con colori inconciliabili affatto colla nobiltà e colla generosità che questi avea dimostrate: convincimento in cui poneva tutte le sue speranze Lucia, che si fabbricava un tessuto d'illusioni splendente e fragile, come quelle sottili fila che vediamo tremolar per l'aere ai raggi del sol nascente in una bella mattina di primavera.

Intanto il padre di Lucia abbandonavasi a meditazioni non men frequenti di quelle che teneano l'animo della figlia, ma assai più fondate sulla singolarità del caso dianzi avvenuto. Giunto a casa, la prima cura suggeritagli da amore di padre, fu quella di chiamare un medico, per accertarsi, se nulla eravi da temere per la salute della figlia, dopo lo spavento e le angustie alle quali necessariamente fu in preda. Ottenute su di ciò soddisfacenti risposte, si chiuse nella sua biblioteca, ove dopo esaminate le annotazioni che avea fatte nel ricevere la relazione del messo incaricato d'interrompere le esequie di lord Ravenswood, si diede ad un lavoro affatto opposto a quello che da prima avea cominciato. Essendo in lui tutta la destrezza propria di un uomo del Foro, eragli cosa facilissima il presentare un fatto medesimo con que' colori che più gli andavano a grado: pertanto nel preparare il rapporto che dovea leggere al Consiglio privato, sul tumulto cui questi funerali diedero origine, ebbe altrettanta cura di attenuarne le tinte, quanta ne avea avuta per lo innanzi di caricarle. Insistea inoltre sulla necessità di tenersi alle vie della conciliazione colla gioventù, alla quale voleano perdonarsi un natural bollor di sangue, e la mancanza di quella esperienza, le cui lezioni vengono solo dal tempo. Nè si fece scrupolo di rinversar molta parte di colpa sul messo de' tribunali, che nell'adempiere il suo ministero avea mostrato assai più di zelo che di prudenza.

In questa guisa inteso era lo scritto ufiziale del lord Cancelliere; ma di una natura anche più favorevole al giovine Ravenswood, erano le lettere particolari spedite da ser Guglielmo a que' suoi amici, ne quali potea fidarsi, e che avrebbero avuto maggiore preponderanza nella decisione di questa bisogna. Non si stancava di dire ai medesimi che gli espedienti i più miti sarebbero anche stati i più politici e regolari in tal circostanza; grande essere il rispetto che si avea nella Scozia per tutto quanto alle cerimonie funebri appartenea; sarebbesi eccitato un mal umore nel pubblico, se si fosse usato aspramente col sere di Ravenswood, perchè impedì che le esequie di suo padre venissero frastornate. Finalmente assumendo carattere d'uom nobilissimo e generosissimo, chiedea che per riguardo a lui medesimo, venisse posta in silenzio una tale faccenda; frammettendo a questo luogo una dilicata allusione allo stato in cui trovavasi rispetto al giovine Ravenswood, dopo la necessità che lo costrinse sì lungo tempo, benchè per difesa de' proprj diritti legittimi ad essere in lite col padre di lui. Egli sarebbesi veduto disperato, aggiugnea, se qualche malevolo avesse profittato di una tal congiuntura per calunniarlo, come uomo che si fosse giovato di una lieve imprudenza del giovine Ravenswood, per dar l'ultimo crollo ad una famiglia nemica della propria; sarebbe inconsolabile oltre a ciò in veggendo rincalzate le sciagure di una nobile casa, e molto più, s'ei ne fosse, anche indirettamente, la cagione. Ben tutt'altro! Avrebbe anzi desiderato farsi un merito dell'indulgenza che venisse adoperata verso l'imputato, in virtù del suo rapporto favorevole e della sua intercessione. Conchiuse col protestare che avrebbe professata una obbligazione personale, e affatto speciale ai suoi nobili amici, quando che avessero condisceso a coprire col velo dell'obblio questa così perdonabile inconsideratezza dell'erede dei Ravenswood.

Qui è da notarsi una particolarità; ed è che scrivendo a lady Asthon, contro il suo costume ordinario ed uniforme, di tutte le precedenti cose non le motivò una parola. Ben le scrisse vagamente dello spavento che il correre d'un toro selvaggio avea cagionato alla figlia. Ma non accennò, nè manco per immaginazione, l'inaspettato soccorso venuto ad entrambi dal giovine Ravenswood, come non le parlò del tumulto accaduto nel celebrarsi i funerali del vecchio Milord.