FINE DEL TOMO SECONDO.

NOTE:

[1.] Vedi il discorso di Burke sulla Riforma economica.

[2.] Qui viene veramente in acconcio il verso del Tasso

Chè ben conosce l'un l'altro gagliardo.

Non credo che si possa tratteggiare con più maestria una scena, i cui personaggi sieno un negoziatore politico d'ordine inferiore, e un uomo di Stato. Comunque il primo abbia sostenuta la parte sua egregiamente, se il lord Cancelliere non si fosse finalmente accorto di essere con una spia, sarebbe andato fuor del suo carattere di avvedutissimo uomo. Ma quando se ne è accorto? (e qui spicca sempre più l'arte somma del nostro Autore). Se n'è accorto, quando l'altro ha scoperto il lato debole della fortezza ed aperta la breccia.

[3.] Tom. I. Cap. VII. pag. 154-156.

[4.] Terzo d'un soldo di Scozia.

[5.] Giova l'avvertire non intendersi qui per Kelpy quello spettro di cui parlasi nel Tom. I del Monastero. Cap. V, p. 185, ma di una spiaggia che viene descritta subito dopo.

[6.] Certamente, anche ai dì nostri, credesi che il violatore di un lecito giuramento offenda la società ed il cielo. Ma ai tempi descritti dall'autore, si pensava che chi infrangeva un giuramento fatto con certe cerimonie, soggiacesse in questa terra ad un'esemplare punizione celeste, quasi contemporanea all'atto dello spergiuro. Perciò, allora i giuramenti degli amanti, lungi dal riguardarsi, come cosa di lieve peso, aveano per lo meno l'importanza d'un contratto di nozze. V'erano di questi giuramenti che obbligavano anche dopo la morte dell'uno l'altro superstite. Fra le terribili sublimità della romantica mitologia avvi stupende descrizioni di scheletri di cavalieri che vengono a portarsi via le amanti spergiure, come se ne vede un luminoso esempio nelle stanze liriche sopra Imosina, inserite nel celebre Romanzo Inglese il Frate.