„ Non l'ho detto io che i giovani non hanno un certo giudizio? Vi ripeto che questo incendio, se sapremo trarne partito, salverà l'onore della famiglia per intere generazioni. Dove sono andati a stare i quadri della famiglia? mi chiederà qualche curioso. — Quel grande incendio gli ha distrutti, risponderò. — Come? non v'è più argenteria al castello? — Ed io — Il grande incendio. Credete voi che gli uomini pensino all'argenteria, quando vedono in pericolo la propria vita? — Ma che cosa è accaduto delle credenze, de' tappeti, degli arrazzi, delle cortine, de' letti, di tanti arredi preziosi? — L'incendio! Sempre innanzi l'incendio! Scusa bella e pronta ogni volta per tener vece di tutte le cose che vi mancheranno; anzi, fin a un certo segno, di maggior valore che nol sarebbero queste cose medesime. Perchè in fine poi, i più belli arredi coll'andar del tempo si guastano e si consumano. Ma il nostro incendio, purchè venga messo in campo con accorgimento e cautela, è sempre quello, e può salvare (chi sa per quanti anni?) l'onore della famiglia. „

Ravenswood conosceva per troppe prove l'ostinazione di Caleb, e la sua costante persuasione di non avere mai torto; onde credè bene di troncare la discussione, e lasciando che s'allegrasse a suo grado del buon successo dell'inventato artifizio, tornò al villaggio ove trovò ciascuno che per la lontananza di lui angustiavasi; il Marchese, perchè non ne sapea la cagione; le donne per timore che le vivande perdessero di bontà a cagion del ritardo; ed ognuno si mostrò contentissimo nel vederlo arrivare, e tanto più in udendo che il fuoco si era estinto da se medesimo prima di penetrare nel deposito della polvere, e senza far danno alle mura esterne della torre. Edgardo pensò cosa ben fatta il non diffondersi in più lunghe particolarità su questo immaginario disastro, uscito dalla fervida fantasia di Caleb.

Ottima fu la cena imbandita ai due nobili personaggi; ma non fuvvi preghiera valevole ad indurre o Girder o la moglie di Girder a sedersi a mensa con essi. Rimasero in piedi nella stanza, intesi unicamente a vegliare che nulla mancasse ai loro ospiti. Tali erano i costumi d'allora. Men cerimoniosa alquanto mostrossi la vecchia, che avea conosciuto Edgardo fanciullo, quando ne serviva in grado di cameriera la madre. Serbava tal contegno che potea dirsi medio fra quello di una rispettosa albergatrice, sollecita di rendere contenti i suoi ospiti, e di una padrona di casa che accoglie persone di grado a lei superiori. Trinciava, additava le porzioni più scelte, pregava gli ospiti ad assaggiarne, e finalmente si lasciò indurre a sedersi ad un canto della tavola per sollecitarli ancor coll'esempio a mangiare. Interrompea spesso le sue incumbenze per fare osservazioni, ora sopra Milord, che non beveva, ora sopra il sere di Ravenswood, che perdeva il tempo nel rosicchiare un osso scarnato; spesse volte lagnavasi di non avere cose più degne delle Signorie loro da offrire; e raccontava che lord Allano, Dio abbia la sua anima in gloria, preferiva a tutte le vivande una coscia di oca arrosto, nè mancava mai d'innaffiarla con un bicchier d'acquavite, e qui diffondevasi lodando la propria acquavite che veniva in dirittura dalla Francia. „ Perchè, soggiungeva, a dispetto di tutti i doganieri dell'Inghilterra, le barche di Wolfhope non hanno per anco dimenticata la via di Dunkerque. „

Ma in quel momento, interrotta da una forte gomitata che il genero bottaio le diede in un fianco, così replicò.

„ Non c'è bisogno di urtarmi in questa maniera, Giberto. Nessuno dice che voi sappiate d'onde venga questa acquavite, nè converrebbe a voi il saperlo, voi che siete bottaio della Regina. Ma che cosa importa a regine, a re, a imperatori, aggiugnea guardando alternativamente il Marchese, e il sere di Ravenswood, di sapere dove una povera vecchia, come son io, compri alcune prese di tabacco e alcuni bicchieri di acquavite per se e pe' suoi amici? „

Così trattasi da un cattivo passo, o che almeno, siccome tale considerava, continuò nel rimanente della sera, a far gli onori della brigata, incarico in cui si trovò, può dirsi, sola, perchè poco soccorso le davano gli altri della famiglia. Finalmente i due ragguardevoli personaggi si alzarono da tavola, mostrando ciascuno il desiderio di ritirarsi nelle proprie stanze.

Era stata assegnata al Marchese la stanza da gala. Una tale stanza, in tutte le case che fossero qualche cosa meglio d'una casupola, veniva riguardata come sacra, nè si apriva che in occasioni rilevanti e del genere della presente. Non si conosceva allora l'arte di ben ingessare le pareti, e troppo costose erano le tappezzerie per trovarsi altrove, fuorchè nelle case de' Nobili, o di persone ricchissime. Il bottaio pertanto, non privo di una tal qual vanità, e sufficientemente agiato, avea imitata l'usanza de' buoni borghesi d'allora, e de' parrochi di campagna, ornando questa stanza di un corame dorato, che fabbricavasi nei Paesi Bassi, e su di cui vedeansi rappresentati alberi e animali, e scritte alcune massime di morale, le quali benchè in cattivo fiammingo, producevano in chi le avea dinanzi gli occhi il medesimo effetto che se fossero state in eccellente scozzese.

L'insieme di questi arredi inspirava non so quale tetraggine. Ma un eccellente fuoco di vecchie doghe di botti, splendea nel cammino. Il letto andava guernito di candidissime lenzuola di tela fina, che non avevano mai servito ad alcuno, e che forse, senza questa grande occasione, non avrebbero mai abbandonato l'armadio entro cui venivano conservate. Vedeasi sopra una tavoletta uno specchio antico, con cornice in filigrana, arnese che in altri tempi aveva appartenuto al signore di un vicino castello, e capitò nella casa del bottaio, in mancanza di danari per pagar qualche opera del suo mestiere. A fianco dello specchio stava un fiasco a collo lungo di vino di Firenze, e presso questo un bicchiere della forma di quello che per solito vedesi in mano a Teniers, quando in qualche festa di villaggio, ne viene messo in mostra il ritratto. Di rincontro a queste sentinelle straniere montavano la guardia dall'altra banda dello specchio, due fazionarj del paese, vale a dire una mezzina piena di ala e un quaigh[1] d'avorio e d'ebano, coi cerchi d'argento, manifattura fabbricata dalla mano stessa di Giberto Girder, e che gli mettea vanità nel mostrare a tutti siccome un capolavoro. Oltre a queste cautele contro la sete, altre ne erano state prese contro la fame, perchè si vedeano sulla medesima tavoletta tre piatti colmi di pasticcetti d'ogni sorte, talchè quell'appartamento parea vettovagliato in modo da poter sostenere un assedio di due o di tre giorni.

Il cameriere del Marchese stava già nella stanza, spiegando la ricca veste da camera di broccato del suo signore, sopra un gran seggiolone di corame, posto sulle girelle, e situato rimpetto al cammino. Lasceremo ora che questo nobile personaggio abbia sollievo alle fatiche del giorno, mettendosi in letto, e godendo di tutti gli apparecchi che erano stati fatti per degnamente riceverlo, e che ci siamo un po' dilungati nel descrivere minutamente, perchè giovano a far conoscere le costumanze antiche degli Scozzesi.

Tanto non ci fermeremo in dar conto della stanza da letto del sere di Ravenswood, quella stessa ove negli altri giorni dormivano il bottaio e sua moglie. La ornava un ritratto in busto di naturale grandezza dello stesso Giberto Girder, dipinto da un artista francese affamato, e venuto, Dio sa come e perchè, da Flessinga o da Dunkerque, sopra un palischermo da contrabbandieri. Ne' lineamenti, per vero dire, somigliava a questo rozzo ed ostinato artigiano, che di naturale ingegno però non mancava. Ma il pittore avea fregiato l'insieme del suo ritratto di una tinta di grazie francesi che offerivano un singolare chiaro scuro colla rustica ed imperturbabile gravità dell'originale, confronto che non poteva istituirsi senza scoppiar dalle risa. Giberto e la sua famiglia non poco invanivano di questo prezioso lavoro, per cui nondimeno soggiacquero alle censure de' vicini, i quali, benchè il bottaio fosse il più ricco di tutto il villaggio, non trovavano convenevole che egli sfoggiasse con arredi di lusso, unicamente permessi a persone di maggior conto, e lo rimproveravano di un atto di vanità e di presunzione da non perdonarsi ad un uomo di sì bassa lega. Il rispetto ch'io serbo alla memoria del mio defunto amico, il sig. Riccardo Finto, mi ha costretto a diffondermi alquanto nella descrizione di tale ritratto; risparmio però ai leggitori le osservazioni singolari, ma prolisse dello stesso amico, intorno allo stile della scuola francese, e allo stato della pittura in Iscozia sul principio del secolo decimosettimo.