11. Se in tal guisa il volere risulta essere il fatto fondamentale, in cui trovano radice tutti i processi, gli elementi psichici dei quali sono i sentimenti per altra parte nel processo dell’appercezione, cui l’analisi psicologica riconosce tutti i caratteri dell’atto di volere, questo fatto fondamentale entra in relazione diretta coi contenuti rappresentativi della coscienza. Infatti, essendo i processi di volere concepiti come processi in sè connessi e omogenei malgrado ogni differenza dei loro contenuti, sorge un immediato sentimento di questa connessione, sentimento che è dapprima legato al sentimento dell’attività presente in ogni stato di volere, ma che poi in seguito alle già ricordate relazioni del volere si estende alla totalità dei contenuti di coscienza. Noi diciamo l’“io„ questo sentimento della connessione di tutte l’esperienze psichiche individuali. Esso è un sentimento e non una rappresentazione, come spesso è denominato; ma, al pari di tutti i sentimenti, è legato a certe sensazioni e rappresentazioni; questi componenti rappresentativi, che stanno in più strette relazioni coll’“io„, sono le sensazioni generali e la rappresentazione del proprio corpo.

Autocoscienza noi chiamiamo quel contenuto sentimentale e rappresentativo, che nasce appunto nel modo suddetto, e, separandosi dall’intero contenuto di coscienza, si fonde col sentimento dell’io. Esso, al pari della coscienza, non è affatto una realtà diversa dai processi onde si compone, ma soltanto la connessione di questi processi, la quale, specialmente nei suoi elementi rappresentativi, non può mai essere nettamente separata dalle rimanenti parti della coscienza. Questo appare innanzi tutto dall’essere le rappresentazioni del proprio corpo ora saldamente fuse col sentimento dell’io ed ora separate da esso come rappresentazioni oggettive, e dal fatto, che in generale l’autocoscienza nel suo sviluppo tende sempre più a ritirarsi sulla propria base sentimentale.

12. Appunto da questa separazione dell’autocoscienza dal restante contenuto di coscienza ha origine la contrapposizione del soggetto e degli oggetti, la quale è senza dubbio già preparata nelle differenze particolari degli originari contenuti di coscienza, ma raggiunge una forma chiara solo in conseguenza di quella separazione. Conformemente a questo suo sviluppo psicologico, il concetto del soggetto ha tre diversi significati di estensione differente, i quali si sostituiscono a vicenda. Nel senso più stretto, il soggetto è la connessione dei processi di volere, che si esplica nel sentimento dell’io. In senso alquanto più largo, esso abbraccia il contenuto reale di questi processi di volere unitamente ai sentimenti ed alle emozioni, che li preparano. Infine nel più largo significato esso si estende anche al fondamento rappresentativo costante, che quei processi soggettivi hanno nel corpo dell’individuo, come sede delle sensazioni generali. Ma questo più largo significato è nello sviluppo reale il primissimo e quello più stretto nel flusso reale dei processi psichici ricade sempre in uno dei significati più larghi, perchè esso può essere raggiunto pienamente solo nell’astrazione concettuale. In tal guisa esso propriamente non costituisce che un limite, al quale può in vario grado accostarsi la reale autoconcezione del soggetto.

12a. Colla distinzione del soggetto e degli oggetti, oppure come anche si sogliono esprimere questi concetti, quando si riduca il primo alle sue basi sentimentali, e si riassuma il secondo in un concetto generale, colla distinzione dell’io e del mondo esterno è posta la base a tutte quelle riflessioni, alle quali il dualismo, dapprima diffusosi nella popolare intuizione dell’universo e poi da questa passato anche nei sistemi filosofici, deve la propria origine. In questo senso anche la psicologia suole essere contrapposta come scienza del soggetto a tutte le altre scienze e specialmente alle scienze naturali (v. § 1, 3a). Questa concezione potrebbe essere giusta solo allorchè la distinzione dell’io dal mondo esterno fosse un fatto originario precedente ad ogni esperienza, e i concetti del soggetto e dell’oggetto potessero una volta per tutte essere univocamente contrapposti. Ma nè la prima nè la seconda condizione si avvera. L’autocoscienza si fonda piuttosto su una serie di processi psichici, essa è il prodotto e non il sostrato di questi processi, e però anche soggetto e oggetto non costituiscono contenuti dell’esperienza nè originariamente nè mai assolutamente diversi, bensì essi sono concetti di riflessione formatisi in seguito ai rapporti reciproci tra le singole parti costituenti il contenuto in sè affatto unico della nostra esperienza immediata.

13. La connessione dei processi psichici, che costituisce l’essenza della coscienza, ha necessariamente la sua prima origine in quei processi di combinazione, che hanno continuamente luogo fra gli elementi dei singoli contenuti di coscienza. Questi processi, che già operano quando sorgono singole formazioni psichiche, devono pure produrre tanto la simultanea unità dello stato di coscienza presente in un dato momento, quanto la continuità degli stati di coscienza successivi. Ma essi sono di una natura straordinariamente varia; ognuno ha il suo colorito individuale, che non si ripete mai affatto invariato in un secondo caso. Pure le loro generalissime differenze possono essere ordinate sotto quelle particolarità, che l’attenzione offre da un lato nella passiva ricezione di impressioni, dall’altro nell’appercezione attiva delle stesse. Per avere a disposizione brevi espressioni ad indicare tali differenze, diciamo associazioni quelle connessioni, che si formano di solito nello stato passivo dell’attenzione, e combinazioni appercettive quelle che presuppongono uno stato attivo.

§ 16. — Le associazioni.

1. Nella moderna evoluzione della psicologia il concetto dell’associazione è andato soggetto a una necessaria e molto intima mutazione di significato; questa però non è ancora penetrata dappertutto, essendosi pur sempre mantenuto il significato primitivo, specialmente da quei psicologi che ancor oggi sono legati alle opinioni, dalle quali sorse la psicologia dell’associazione (§2, p. 10 e segg.). Infatti questa psicologia, considerando solo il contenuto rappresentativo della coscienza, conformemente all’indirizzo intellettualistico che in essa predomina, limita il concetto dell’associazione alle combinazioni tra rappresentazioni. In questo senso Hartley e Hume, i due fondatori della psicologia dell’associazione, introdussero quel concetto nel significato speciale di “associazione di idee„ corrispondendo nella lingua inglese la parola “idea„ al nostro concetto della “rappresentazione„. Considerate poi le rappresentazioni come oggetti o come processi che possono rinnovarsi nella coscienza colla medesima natura, colla quale essi vi sono sorte una prima volta (pag. 11, 8), si vide nell’associazione il principio esplicativo per la così detta “riproduzione„ delle rappresentazioni. E poichè in fine non si riteneva necessario il dare, mediante l’analisi psicologica, una ragione del modo di sorgere delle rappresentazioni composte, essendosi ammesso che nella rappresentazione suscitata da impressioni esterne la combinazione fisica delle impressioni stesse servisse a spiegare senz’altro la loro composizione psichica; il concetto dell’associazione era limitato a quelle forme di così detta riproduzione, nelle quali le rappresentazioni associate si seguono in ordine di tempo. Nella distinzione delle forme principali di queste associazioni successive si seguiva uno schema logico già fissato da Aristotele per i processi di memoria; in questo schema le associazioni erano distinte in base al principio della bipartizione per contrari, da un lato in associazioni per somiglianza e contrasto, dall’altro lato in associazioni per simultaneità e successione. Questi concetti generali ottenuti mediante una semplice dicotomia logica furono fregiati del nome di “Leggi delle associazioni„. La nuova psicologia ha cercato di ridurre il numero di queste leggi. Parve il contrasto essere un caso estremo della somiglianza, perchè tra le rappresentazioni contrastanti si associano solo quelle che insieme appartengono ad una medesima specie generale, e i legami per simultaneità e successione furono abbracciati sotto il concetto dell’associazione esterna o di contiguità, la quale venne contrapposta all’associazione interna o di somiglianza. Alcuni psicologi credevano senz’altro poter da questa semplificazione a due forme di associazione procedere alla riduzione ad un’unica “legge d’associazione„ spiegando essi o l’associazione di contiguità come una forma speciale di quella di somiglianza, oppure, e più spesso, la somiglianza come un effetto di certe associazioni di contiguità. In ambedue i casi, del resto, l’associazione era per lo più ricondotta al principio più generale dell’esercizio e dell’abitudine.

2. Ma a tutte queste teorie vennero a mancare i fondamenti in seguito a due fatti che colpiscono in modo stringente, quando sperimentalmente si osservi il processo di rappresentazione. Il primo sta nel risultato generale dell’analisi psicologica delle rappresentazioni: quelle rappresentazioni composte, dalla psicologia dell’associazione presupposte come unità psichiche indecomponibili, sorgono già da processi di combinazione, i quali in modo manifesto si collegano intimamente colle combinazioni più complesse, abitualmente dette associazioni. Il secondo fatto sta nel risultato della ricerca sperimentale sui processi di memoria: non v’ha assolutamente una riproduzione delle rappresentazioni in senso proprio, cioè in quanto per riproduzione si intenda il rinnovarsi invariato di una rappresentazione già prima stata nella coscienza. Imperocchè la rappresentazione che in un atto di memoria entra nella coscienza, è sempre diversa dall’antecedente cui è riferita, e i suoi elementi sogliono essere distribuiti su diverse rappresentazioni anteriori.

Dal primo di questi fatti deriva, che quelle associazioni di rappresentazioni composte, nell’uso le sole così chiamate, devono essere precedute da processi associativi più semplici fra le loro parti costitutive. Il secondo fatto poi dimostra che quelle associazioni possono essere soltanto i prodotti complessi di tali associazioni elementari. Ammessa questa duplice conseguenza non v’ha più alcun diritto d’escludere dal concetto dell’associazione quelle combinazioni elementari, i prodotti delle quali non sono rappresentazioni successive ma simultanee; così pure non vi è più ragione alcuna per limitare questo concetto ai processi rappresentativi. L’esistenza dei sentimenti composti, delle emozioni ecc., ci insegna che gli elementi sentimentali entrano in combinazioni non meno regolari, le quali di più possono combinarsi ancora in prodotti più complessi colle associazioni degli elementi sensibili, come ci è stato mostrato dal modo di sorgere delle rappresentazioni di tempo (§ 11, pag. 127). In questo stretto rapporto esistente fra tutti i processi di combinazioni di grado diverso, e nella necessità di ricondurre tutte le combinazioni più composte ad associazioni elementari, troviamo una nuova conferma per quell’osservazione desunta dal generale decorso dei processi di coscienza, cioè che non è possibile stabilire un limite netto fra le combinazioni degli elementi costituenti le formazioni psichiche e la connessione di queste formazioni psichiche nella coscienza (pag. 165).

3. Il concetto dell’associazione può pertanto avere un significato sicuro e per ogni caso univoco, solo quando l’associazione sia concepita come un processo elementare, il quale nei processi psichici reali ci si presenti sempre soltanto in composizione più o meno complessa, così che le associazioni elementari si possano ottenere solo mediante l’analisi psicologica. Tra questi prodotti di combinazione quelle associazioni che sole hanno comunemente tal nome (le successive), sono soltanto una delle forme speciali di combinazione e certo la meno connessa. A queste appunto si contrappongono come forme più stabili quelle associazioni, onde sorgono le specie diverse di formazioni psichiche, quelle che noi abbiamo dette fusioni, appunto a causa della natura intima del legame (pag. 76 e segg.). I processi elementari dai quali provengono le formazioni psichiche: rappresentazioni intensive, di spazio e di tempo; sentimenti composti, emozioni e processi di volere, devono essere ascritti ai processi di associazione. Ma a scopo di distinzione pratica sarà opportuno assegnare qui alla parola “associazione„ un valore più ristretto, raccogliendo sotto di essa solo quei processi di combinazione che si compiono fra elementi di formazioni psichiche diverse. Questo concetto dell’associazione più ristretto, contrapposto alla fusione, si avvicina di più al concetto della vecchia psicologia (pag. 182) riferendosi esso solo alla connessione delle formazioni psichiche nella coscienza. Ma pur sempre esso si distingue da quello per i seguenti due caratteri importanti: 1) noi con esso intendiamo i processi elementari di combinazione oppure, quando si tratti di fenomeni composti, i prodotti di quei processi elementari; 2) come per le fusioni così anche per le associazioni noi distinguiamo oltre alle associazioni successive, anche le simultanee e quest’ultime crediamo si debbano ritenere come quelle originarie.