Picchialo ancora un po': fra qualche tempo anch'io lo picchierò.
STEFANO.
Più in là: prosegui.
CALIBANO.
Ecco, come ti dissi, è suo costume di dormire nel pomeriggio. Allora quando i libri gli avrai tolti, potrai schiacciargli il cranio o rompergli la testa con un ceppo, o sventrarlo con un palo, o tagliargli la gola con il tuo coltello. Ma però, prima, rammenta d'impossessarti dei suoi libri. Senza di quelli ei non è altro che uno sciocco al par di me, nè ha più spirito alcuno al suo comando: l'odian tutti come io l'odio. Ma brucia soltanto i libri e serba i suoi belli utensili—in questo modo li chiama—con i quali ei vuole adornarsi una casa quando l'abbia. Ma più di tutto pensa alla bellezza di sua figlia: egli stesso la proclama "senza eguali". Non ho mai visto donna all'infuori di Sicorax, mia madre, e di lei: ma però questa sorpassa Sicorax, come una cosa più grande sorpassa una più piccola.
STEFANO.
Ella è dunque una ragazza così bella?
CALIBANO.
Certo, signore mio: ti garantisco ch'ella ti sarà di buon letto e ti darà bellissimi figliuoli.