«Infatti la storia biblica del Giardino dell’Eden», continuò Sam con voce sempre più stanca, «non appare che come una condensazione simbolica della storia di quella tragica guerra di specie. Il serpente sta per uno stregone, ovviamente. La maledizione che la sua scaltrezza ha fatto ricadere su Eva e il suo seme è chiaramente l’eredità del licantropismo che noi tutti ancora por­tiamo. I serpenti del nostro tempo si sono stancati di mordere la polvere, a ogni modo; vogliono sorgere ancora! Il popolo delle streghe ha lasciato un ampio strascico di prove lungo tutte le età. C’è un disegno paleolitico in una caverna di Ariege, nella Francia meridionale, che data dall’epoca in cui il popolo degli stregoni dominava e che mostra la trasformazione di uno stre­gone in un cervo dalle corna ramificate: queste forme innocue devono essere state assunte per influire sui docili adoratori umani senza terrorizzarli trop­po. Il popolo delle streghe tramava ancora, per riconquistare l’antica supre­mazia; in Egitto, durante il regno di Ramsete III, alcuni ufficiali e varie donne del suo harem furono processati, come si legge in un annale superstite, per avere fatto immagini di cera del Faraone, con incantesimi e riti magici, per nuocergli. I loro geni, tuttavia, dovevano essere già molto dispersi e le loro antiche arti dovevano essere quasi dimenticate, se sentivano la necessità di ricorrere a espedienti così infantili per concentrare i loro poteri distruttivi.

La mitologia greca, come scoprì Mondrick, è in realtà una sola grande remi­niscenza di un altro clan di licantropi. Il dio Giove, che rapisce le figlie degli uomini le quali divengono così le madri di semidei e di eroi, è chiaramente uno stregone che non ha perduto né i suoi poteri né le sue passioni. Proteo, lo strano vecchio marino che poteva cambiare la sua forma a volontà, era un altro licantropo. La stessa terribile storia si è ripetuta in Scandinavia, come nelle leggende popolari di ogni altro popolo. Il lupo gigante Fenris era nato da un’altra unione innaturale e divenne il demone dei Vichinghi. Sigmund il Volsungo fu un altro mago di sangue misto che doveva ricoprirsi d’una pelle di lupo per poter diventare lupo.»

Barbee rabbrividì ancora, e non disse nulla della pelliccia bianca di April Bell.

«Le streghe del medioevo, costrette finalmente a uscire dall’ombra dalla giusta ira dell’Inquisizione, non erano che le poche superstiti di un clan di streghe bastarde, che si sforzavano di mantenere in vita le arti e le cerimonie di quell’antica stirpe pagana. I diavoli che le megere si radunavano ad adorare solitamente assumevano forme animali: non erano che stregoni trasforma­ti. Il celebre Gilles de Rais, processato per la sua eresia nel quindicesimo secolo, era probabilmente licantropo per un quarto, troppo debole e igno­rante per sfuggire al boia, al quale era stato consegnato per i suoi immondi delitti. Giovanna d’Arco, che fu bruciata per stregoneria, era in realtà una meticcia in cui il lato umano nella sua più elevata ascesi mistica aveva final­mente preso il sopravvento. E in tempi più recenti i cacciatori di stregoni tra gli Zulu hanno continuato a loro insaputa l’opera necessaria dell’Inquisizio­ne. Perfino in Europa, il mostruoso antichissimo culto pagano non è mai stato sradicato del tutto: la vecchia religione è una patetica sopravvivenza, in certi paesi latini, che ancora ha dei seguaci fra gli strati meno evoluti delle popolazioni agricole.»

Sam Quain scosse enfaticamente la testa. «No, Barbee, non si può negare l’evidenza. Mondrick la trovò in ogni ramo dello scibile. Gli ospiti di tutte le nostre prigioni e dei nostri manicomi sono le vittime di quella antica tara ereditaria, spinti dagli impulsi criminali della loro ascendenza di licantropi, o resi folli dal conflitto psicologico che li tormenta tra lo stregone e l’uomo, quella che cioè è una vera e propria schizofrenia!

Gruppi sanguigni e indici cefalici forniscono altre prove: quasi ogni uomo che si esamini rivela alcuni caratteri fisici ereditati dai licantropi. L’esplora­zione freudiana dell’inconscio ha rivelato un’altra fonte di prove impressio­nanti: che Freud tuttavia non seppe identificare.

Ci sono poi tutti questi recenti esperimenti universitari nel campo della pa­rapsicologia, sebbene la maggior parte degli sperimentatori non immagini ancora le cose sgradevoli che si avviano a scoprire; e naturalmente gli odierni licantropi cerchino di minimizzare o screditare le loro straordinarie scoper­te.»

Barbee ritrovò finalmente la voce.

«Non capisco», disse. «Se l’ Homo Lycanthropus è stato veramente stermina­to...»

«Non ricordi le leggi sull’ereditarietà di Mendel? Le unità della cellula ger­minale che controlla i caratteri ereditari sono dette geni, e si trovano nell’uo­mo in numero di molte migliaia; ognuna causa o contribuisce a causare la comparsa di certe caratteristiche in un individuo. Ogni nato eredita una du­plice serie di geni dai genitori: il rapporto sessuale è in realtà uno stratagem­ma per rimescolare i geni, e le leggi della probabilità garantiscono l’unicità di ogni persona.»