I FUNGHI
MANGERECCI E VELENOSI
DELL'EUROPA MEDIA

CON SPECIALE RIGUARDO A QUELLI CHE CRESCONO NEL
TRENTINO

DEL
SAC. G. BRESADOLA

con 120 Tavole Cromolitografiche e una in Fototipia

II EDIZIONE
riveduta ed aumentata

TRENTO
STAB. LIT. TIP. GIOVANNI ZIPPEL ED.
1906

Introduzione

La prima edizione di quest'opera, uscita nel 1899, fu per ragioni di opportunità limitata ad un numero inferiore di copie delle stabilite in antecedenza, e per le quali erano già approntate le tavole illustrative.

Ora che è esaurita, si giudicò conveniente di usufruire anche le tavole rimaste per una seconda edizione che qui presentiamo riveduta nel testo ed aumentata di otto tavole nuove illustranti specie pure interessanti per il nostro scopo. Anche parecchie delle tavole già esistenti, che erano un po' mancanti nelle tinte, furono ritoccate e ridotte al colore naturale. Non potendosi cangiare la numerazione primitiva, onde non venissero troppo dislocate, le tavole nuove furono segnate col numero della prossima affine, aggiungendovi una lettera dell'alfabeto per specificarle.

I nomi volgari dei funghi non si curarono di più di quanto fu fatto nella prima edizione pel motivo che fra questi ve ne sono pochissimi di veramente differenziali della specie, e questi furono già presi in considerazione. Gli altri sono comuni a moltissime specie; così i funghi che crescono in file si dicono funghi della saetta, quelli sparsi ciodi, ciodini, ombrellini, cappellini, ecc., quelli degli alberi si denominano dall'albero, quantunque appartengano a specie, generi o famiglie diverse. Un tale agglomeramento di specie sotto la medesima denominazione non serve che ad accrescere la confusione, mentre se si trascurano questi nomi, il raccoglitore dovrà attenersi alla descrizione ed alle figure, e con ciò riuscirà a conoscere i veri caratteri distintivi della specie, e quindi a separare meglio i fungi mangerecci dai venefici. Inoltre queste denominazioni multiple, per lo meno inutili, saranno dimenticate e sostituite con quelle segnate nel testo come nota specifica.

Trento, nel Maggio 1906.

G. BRESADOLA.

Indice delle materie

Pag.
Prospetto sistematico delle specie descritte [7]
Prefazione alla prima edizione [17]
Parte generale.
Natura e forma dei Funghi [23]
Del Micelio [24]
Del Ricettacolo [24]
Norme per la raccolta, preparazione e conservazione dei Funghi [26]
Cucinatura dei Funghi [28]
Parte speciale.
I. IMENOMICETEE [33]
Famiglia delle Agaricacee [33]
Genere Amanita [33]
Genere Lepiota [42]
Genere Armillaria [44]
Genere Tricholoma [48]
Genere Clitocybe [58]
Genere Collybia [63]
Genere Pleurotus [64]
Genere Hygrophorus [66]
Genere Lactarius [67]
Genere Russula [73]
Genere Cantharellus [81]
Genere Craterellus [83]
Genere Marasmius [84]
Genere Volvaria [85]
Genere Entoloma [87]
Genere Clitopilus [87]
Genere Pholiota [88]
Genere Cortinarius [92]
Genere Psalliota [93]
Genere Hypholoma [99]
Genere Coprinus [99]
Genere Gomphidius [101]
Famiglia delle Poliporacee [102]
Genere Boletus [102]
Genere Polyporus [108]
Famiglia delle Idnacee [112]
Genere Hydnum [112]
Famiglia delle Clavariacee [114]
Genere Clavaria [114]
Famiglia delle Tremellacee [116]
Genere Guepinia [116]
II. GASTEROMICETEE [118]
Famiglia delle Licoperdacee [118]
Genere Lycoperdon [118]
Famiglia delle Imenogastracee [120]
Genere Rhizopogon [120]
III. DISCOMICETEE [122]
Famiglia delle Elvellacee [122]
Genere Morchella [122]
Genere Mitrophora [125]
Genere Gyromitra [126]
Genere Helvella [128]
IV. TUBEROIDEE [129]
Famiglia delle Tuberacee [129]
Genere Tuber [129]
Indice alfabetico dei nomi scientifici e delle tavole [133]
Indice alfabetico dei nomi italiani, vernacoli, francesi e tedeschi [137]

Prospetto sistematico
delle specie dei Funghi descritte in quest'opera

FUNGACEE Linn. (FUNGHI).

Piante parassite o saprofite, cellulari, da una a più cellule, prive di clorofilla, composte di una parte vegetativa (plasmodio o micelio) e d'una parte fruttifera (ricettacolo); organi della fecondazione (sessuali) noti soltanto in qualche gruppo.[1]

Coorte I. — EUMICETEE

Funghi con micelio, cioè generati dalle spore, le quali producono dei filamenti a cellule allungate (micelio), dal cui accrescimento ed intreccio si forma il ricettacolo.

Classe I. — Basidiomicetee De Bary.

Funghi con imenio costituito da cellule cilindriche, clavate, obovate o globose, dette emibasidii o basidii, colla produzione delle spore sempre esterna: basidii continui o settati traversalmente o verticalmente, portanti all'apice o ai setti un numero vario (all'apice generalmente 4, ai setti uno per setto) di tubetti aghiformi, detti sterimmi, più o meno lunghi, talora anche puntiformi, alla sommità dei quali si formano le spore.

Ordine I. — Imenomicetee Fr.

Funghi carnosi, membranacei, coriacei, sugherosi, legnosi o gelatinosi, per lo più grandi e terrestri, coll'imenio esterno, di forma varia, lamellosa, tubulosa, aculeata o a superficie liscia, costituito da basidii generanti all'apice o ai lati mediante i sterimmi da 2-8, generalmente 4 spore; spore di varia forma e colore, continue o rarissimamente settate.

Famiglia I. — Agaricacee Fr.

Funghi carnosi, carnoso tenaci, membranacei o coriacei, forniti di cappello e gambo o raramente privi di quest'ultimo, con imenio infero, formato da lamelle distese a forma di raggio dal gambo verso il margine del cappello; lamelle costituite da un tessuto a cellule allungate (ife), ai cui lati sviluppano i basidii, per lo più a 4 sterimmi, in direzione perpendicolare allo stesso.

Serie I. — Leucospore. — Spore bianche o pallide, di varia forma, ellittiche, ovate, cilindriche, più raramente globose o angolate, liscie o ad episporio granuloso, tubercolato o aculeato.

Genere I. Amanita Pers.

Amanita caesarea Scop.Pag.33TavolaI
Amanita ovoidea Bull.»34»II
Amanita phalloides Fr.»35»III
Amanita verna Bull.»36»IV
Amanita mappa Batsch»36»V
Amanita muscaria Linn.»37»VI
Amanita pantherina De C.»38»VII
Amanita solitaria Bull.»38»VIII
Amanita rubescens Fr.»39»IX
Amanita spissa Fr.»40»X
Amanita aspera Fr.»40»XI
Amanita vaginata Bull.»41»XII

Genere II. Lepiota Fr.

Lepiota procera Scop.Pag.42TavolaXIII
Lepiota excoriata Schaeff.»42»XIV
Lepiota naucina Fr.»43»XV

Genere III. Armillaria Fr.

Armillaria robusta Alb. et Schw.Pag.44TavolaXVI
Armillaria caligata Viv.»44»XVII
Armillaria aurantia Schaeff.»45»XVIII
Armillaria imperialis Fr.»46»XIX
Armillaria mellea Vahl.»47»XX

Genere IV. Tricholoma Fr.

Tricholoma acerbum Bull.Pag.49TavolaXXI
Tricholoma colossus Fr.»49»XXIa
Tricholoma russula Schaeff.»50»XXII
Tricholoma columbetta Fr.»51»XXIII
Tricholoma terreum Schaeff.»51»XXIV
Tricholoma tigrinum Schaeff.»52»XXV
Tricholoma virgatum Fr.»53»XXVI
Tricholoma sulphureum Bull.»53»XXVII
Tricholoma Georgi Clus.»54»XXVIII
Tricholoma Georgi Clus. f. flavida»55»XXVIIIa
Tricholoma goniospermum Bres.»55»XXIX
Tricholoma nudum Bull.»56»XXX
Tricholoma cnista Fr.»56»XXXI
Tricholoma grammopodium Bull.»57»XXXII

Genere V. Clitocybe Fr.

Clitocybe nebularis BatschPag.58TavolaXXXIII
Clitocybe conglobata Vitt.»59»XXXIV
Clitocybe cinerascens Bull.»59»XXXV
Clitocybe cartilaginea Bull.»60»XXXVI
Clitocybe connata Schum.»61»XXXVII
Clitocybe infundibuliformis Bull.»61»XXXVIII
Clitocybe geotropa Bull.»62»XXXIX
Clitocybe candida Bres.»62»XL

Genere VI. Collybia Fr.

Collybia dryophila Bull.Pag.63TavolaXLI

Genere VII. Pleurotus Fr.

Pleurotus fuscus (Batt.) Bres.Pag.64TavolaXLII
Pleurotus ostreatus Jacq.»65»XLIII

Genere VIII. Hygrophorus Fr.

Hygrophorus pratensis Pers.Pag.66TavolaLIX
Hygrophorus virgineus Wulf.»66»LX

Genere IX. Lactarius Fr.

Lactarius controversus Pers.Pag.67TavolaLXI
Lactarius insulsus Fr.»68»LXII
Lactarius aurantiacus Pers.»69»LXIII
Lactarius deliciosus Linn.»70»LXIV
Lactarius sanguifluus Paul.»70»LXV
Lactarius volemus Fr.»71»LXVI
Lactarius vellereus Fr.»72»LXVII

Genere X. Russula Pers.

Russula delica Fr.Pag.73TavolaLXVIII
Russula virescens Schaeff.»74»LXIX
Russula lepida Fr.»74»LXX
Russula cyanoxantha Schaeff.»75»LXXI
Russula vesca Fr.»76»LXXII
Russula emetica Fr.»77»LXXIII
Russula integra Linn.»77»LXXIV
Russula veternosa Fr.»78»LXXV
Russula alutacea Fr.»79»LXXVI
Russula grisea Pers.»79»LXXVII
Russula aurata Fr.»80»LXXVIII
Russula lutea Fr.»80»LXXIX

Genere XI. Cantharellus Adans.

Cantharellus cibarius Fr.Pag.81TavolaLXXX
Cantharellus lutescens Pers.»82»LXXXI
Cantharellus clavatus Pers.»83»LXXXII

Genere XII. Craterellus Fr.

Craterellus cornucopioides Pers.Pag.84TavolaLXXXIII

Genere XIII. Marasmius Fr.

Marasmius oreades Bolt.Pag.84TavolaLXXXIV

Serie II. — Rodospore. — Spore rosee o roseo-ferruginee, ellittiche, fusoidee o per lo più poligonali, 4-6 angolate, liscie.

Genere XIV. Volvaria Fr.

Volvaria speciosa Fr.Pag.85TavolaXLIV
Volvaria glojocephala De C.»86»XLV

Genere XV. Entoloma Fr.

Entoloma clypeatum Linn.Pag.87TavolaXLVI

Genere XVI. Clitopilus Fr.

Clitopilus prunulus Scop.Pag.88TavolaXLVII

Serie III. — Ocrospore. — Spore ocracee o ferruginascenti, ellittiche, reniformi, amigdaliformi, ovate, angolate o più spesso a episporio granuloso o tubercolato.

Genere XVII. Pholiota Fr.

Pholiota caperata Pers.Pag.89TavolaXLVIII
Pholiota praecox Pers.»89»XLIX
Pholiota Aegerita (Porta) Brig.»90»L
Pholiota mutabilis Schaeff.»91»LI

Genere XVIII. Cortinarius Fr.

Cortinarius firmus Fr.Pag.92TavolaLVII

Serie IV. — Melanospore. — Spore fosco-porporine o nere, ellittiche, fusoidee, amigdaliformi o ovato-troncate, liscie.

Genere XIX. Psalliota Fr.

Psalliota arvensis Schaeff.Pag.93TavolaLII
Psalliota campestris Linn.»94»LIII
Psalliota campestris Linn. var. alba»96»LIIIa
Psalliota campestris Linn. var. umbrina»97»LIIIb
Psalliota campestris Linn. var. edulis Vitt.»97»LIV
Psalliota pudica Viv.»98»LV

Genere XX. Hypholoma Fr.

Hypholoma fasciculare Huds.Pag.99TavolaLVa

Genere XXI. Coprinus Pers.

Coprinus atramentarius Bull.Pag.100TavolaLVI

Genere XXII. Gomphidius Fr.

Gomphidius viscidus Linn.Pag.101TavolaLVIII

Famiglia II. — Poliporacee Fr.

Funghi carnosi, carnoso-tenaci, coriacei, sugherosi o legnosi, con imenio tubuloso, cioè formato da tubuli liberi o saldati insieme, le cui pareti interne sono tapezzate dallo strato dei basidii (per lo più a 4 sterimmi) e cistidii; pori (bocche dei tubuli) rotondi, sinuati, allungati o angolati: spore bianche o ocracee, di forma varia, ovata, cilindrica, a mandorla-allungata, globosa, liscie, raramente aculeate o granulose.

Genere XXIII. Boletus Dill.

Boletus luteus Linn.Pag.102TavolaLXXXV
Boletus elegans Schum.»103»LXXXVI
Boletus granulatus Linn.»104»LXXXVII
Boletus edulis Bull.»104»LXXXVIII
Boletus aereus Bull.»105»LXXXIX
Boletus Satanas Lenz.»106»XC
Boletus luridus Schaeff.»106»XCI
Boletus scaber Fr.»107»XCII
Boletus versipellis Fr.»108»XCIII

Genere XXIV. Polyporus Mich.

Polyporus ovinus (Schaeff.) Fr.Pag.109TavolaXCIV
Polyporus scobinaceus (Cum.) Bres.»109»XCV
Polyporus confluens (Alb. et Schw.) Fr.»110»XCVI
Polyporus frondosus (Fl. D.) Fr.»111»XCVII e XCVII bis

Famiglia III. — Idnacee Fr.

Funghi carnosi, carnoso-tenaci, coriacei o legnosi con imenio infero, formato da aculei, denti, tubercoli, creste o papille, tapezzati dai basidii eccettuate le punte; basidii a 4 sterimmi; spore bianche, gialliccie o ferrugineo-fosche, di forma variabile, nelle specie maggiori globoso-angolate con episporio granulato.

Genere XXV. Hydnum Linn.

Hydnum imbricatum Linn.Pag.112TavolaXCVIII
Hydnum repandum Linn.»112»XCIX
Hydnum Erinaceus Bull.»113»XCIXa

Famiglia IV. Clavariacee Corda.

Funghi carnosi, carnoso-fibrosi o carnoso-coriacei, ramificati o clavati, con imenio non distinto dal ricettacolo, disteso su tutta la superficie dei rami o soltanto da un lato degli stessi; basidii a 4 sterimmi; spore gialle o bianche di varia forma, per lo più allungate, liscie, raramente ad episporio granuloso o aculeato.

Genere XXVI. Clavaria Vaill.

Clavaria flava Schaeff.Pag.114TavolaC
Clavaria botrytis Pers.»115»CI
Clavaria aurea Schaeff.»115»CII

Famiglia V. — Tremellacee Fr.

Funghi gelatinosi o cartilagineo-gelatinosi, di forma varia, composti di un tessuto di ife ramose, strette, con imenio esterno, in alcuni infero o laterale, nei più disteso su tutta la superficie; basidii varianti, clavati e all'apice bisterimmi, settati, coi sterimmi ai setti, globoso-ovati, settati verticalmente a due sterimmi o a croce con quattro sterimmi, spore bianche o gialliccie, globose, cilindrico-curvate, continue o più raramente settate.

Genere XXVII. Guepinia Fr.

Guepinia rufa (Jacq.) Pat.Pag.116TavolaCIII

Ordine II. — Gasteromicetee Willd. em.

Funghi carnosi, carnoso-tenaci, membranacei o coriacei, terrestri, quasi sotterranei o più raramente lignicoli, di forma varia, con imenio interno, inchiuso nel peridio, costituito da basidii che generano all'apice le spore; spore globose, allungate, fusoidee, jaline o colorate, liscie, tubercolate o aculeate.

Famiglia VI. — Licoperdacee Ehrb. em.

Funghi terrestri o raramente quasi sotterranei, globosi o piriformi, sessili o stipitati, con peridio membranaceo o coriaceo, che si apre alle sommità con orificio regolare o lacerato: gleba carnoso-caseosa o fioccosa, poi polveracea; spore bianche o colorate, globose o ellittiche, liscie, granulose o echinulate.

Genere XXVIII. Lycoperdon Tourn.

Lycoperdon Bovista Linn.Pag.118TavolaCX
Lycoperdon caelatum Bull.»119»CXI

Famiglia VII. — Imenogastracee Vitt.

Funghi carnoso-tenaci o carnoso-coriacei, sotterranei ed a perfetto sviluppo scoperti nella parte superiore o anche intieramente, di forma tuberosa, con peridio o raramente senza, sempre chiuso quando è presente, con gleba carnoso-tenace o gelatinosa, fornita di cellule, le quali sono tapezzate dall'imenio, costituito dai basidii; spore bianche o gialliccie, globose, fusoidee o allungate, liscie o verrucose.

Genere XXIX. Rhizopogon Fr.

Rhizopogon rubescens Tul.Pag.120TavolaCXII fig. 1.

Classe II. — Ascomicetee De Bary.

Funghi con imenio costituito da aschi (teche), cioè da cellule di varia forma, globosa, cilindracea, clavata ecc. generanti internamente le spore in numero vario (generalmente 8); spore di varia forma che germinano uscite dall'asco, il quale si apre alla sommità mediante poro o opercolo.

Ordine III. — Discomicetee Fr.

Funghi carnosi, carnoso-ceracei, carnoso-coriacei o membranacei, con ricettacolo di varia forma, a mitra, a clava, a cupula, stipitato o sessile: imenio a pieno sviluppo sempre esteriore costituito da uno strato di aschi cilindracei o clavati, contenenti generalmente 8 spore, raramente meno o più; spore di varia forma, jaline o colorate, continue o settate, liscie o aculeate o longitudinalmente rugoso-striate.

Famiglia VIII. — Elvellacee Schwartz.

Funghi carnosi o carnoso-ceracei, con ricettacolo verticale, mitrato (cappello), clavato o capitato e stipitato (gambo), con imenio esterno nella mitra, a superficie liscia, costituito da uno strato di aschi cilindracei, a 2-8 spore; spore bianche o ocracee, ellittiche, ellissoidee, fusoidee, o filiformi, continue o settate.

Genere XXX. Morchella Dill.

Morchella rotunda Pers.Pag.122TavolaCIV
Morchella vulgaris Pers.»123»CIVa
Morchella deliciosa Fr.»123»CV
Morchella conica Pers.»124»CVI
Morchella elata Fr.»125»CVII

Genere XXXI. Mitrophora Lev.

Mitrophora hybrida (Sow.) Boud.Pag.126TavolaCVIII

Genere XXXII. Gyromitra Fr.

Gyromitra esculenta (Pers.) Fr.Pag.126TavolaCIX

Genere XXXIII. Helvella Linn.

Helvella crispa Scop.Pag.128TavolaCIXa

Ordine IV. — Tuberoidee Vitt.

Funghi carnosi, carnoso-tenaci o coriacei, sotterranei o quasi sotterranei, a ricettacolo globoso o tuberoso, con imenio interno costituito da aschi di varia forma, 1-8 spori; spore continue, di varia forma e colore.

Famiglia IX. — Tuberacee Fr.

Funghi carnosi o carnoso-tenaci, con ricettacolo tubercoloso, sotterraneo o raramente scoperto alla sommità, internamente a gleba solida, percorsa da venature bianche o cellulosa, con imenio formato da aschi globosi, ellittici, cilindracei, allungati, 1-8 spori; spore bianche o ocraceo-fosche, globose, ellittiche, ovate o navicolari, liscie, aculeate o reticolate.

Genere XXXIV. Tuber Mich.

Tuber melanosporum Vitt.Pag.129TavolaCXII fig. 2.

PREFAZIONE
ALLA PRIMA EDIZIONE

L'uso dei funghi come cibo data da antichissimo tempo. I Greci e i Romani, come rileviamo dalle opere di Ateneo, Ippocrate, Teofrasto, Dioscoride, Plauto, Orazio, Ovidio, Celso, Apicio, Plinio ecc. consideravano i funghi come un alimento salubre e squisito; se ne servivano a preferenza come condimento delle loro vivande; ed Apicio, il più celebre gastronomo dell'Impero romano, nella sua opera De re culinaria dava i principali precetti sul modo con cui dovevano essere preparati.

La cognizione però che si aveva di questi esseri curiosi era soltanto empirica, e perciò non si sapeva sempre distinguere fra le specie buone e le dannose, per cui succedevano frequenti casi di avvelenamento, e la storia ne registra anche di celebri. Ippocrate ci narra l'avvelenamento per funghi della figlia di Pausania, il celebre spartano vincitore di Platea, Tacito e Svetonio commemorano la morte dell'imperatore Tiberio Claudio, causata da una pietanza di funghi, e Seneca quella di Enneo Sereno prefetto delle guardie dell'imperatore Nerone.

Cotesti dolorosi accidenti, che si moltiplicarono anche nei secoli posteriori, richiamarono l'attenzione dei naturalisti, i quali, specialmente nei due ultimi secoli, si diedero con amore allo studio di questa classe di piante onde togliere tali inconvenienti. E diffatto d'allora in poi furono pubblicate moltissime opere, specie nel nostro secolo, sui funghi mangerecci e venefici, ed ora si può dire che ogni nazione possiede dei lavori sotto questo aspetto abbastanza perfetti, che possono soddisfare a tutte le esigenze di chi desidera cibarsi di questo importante alimento vegetale.

Nella nostra favella però un'opera abbastanza generale e nel medesimo tempo breve e chiara, adattata alla intelligenza di ognuno, non la abbiamo[2]; anche quella del d.r Carlo Vittadini[3], che è certamente la migliore, è troppo speciale e scritta con soverchia prolissità da stancar pure chi voglia correre dietro ai più minuti dettagli. Laonde, avuto anche riguardo ai funghi che da noi crescono più copiosi che altrove per essere utilizzati, ho pensato bene di far cosa vantaggiosa col dare alla luce il presente lavoro, in cui vengono illustrate tutte le specie mangerecce che si possono raccogliere in abbondanza dovunque in qualche località. I disegni illustrativi sono tratti dal vero colla più possibile esattezza, e nella compilazione del testo si procurò di congiungere la brevità alla chiarezza, onde ciascuno, senza troppo dilungarsi, possa conoscere facilmente le singole specie quando ne farà la raccolta. Aggiungo pure l'illustrazione delle specie più pericolose e più frequenti dei funghi velenosi per togliere, col confronto, qualsiasi confusione ed assicurarsi così dal pericolo di avvelenamento. Per la intelligenza dei termini necessari alla descrizione premetto alcuni cenni generali sui funghi, indicando inoltre alcune norme per la raccolta e la cucinatura dei medesimi.

Rendo poi pubbliche grazie alla chiar. signora baronessa Giulia Turco-Lazzari che gentilmente mi favorì dalla sua bellissima collezione d'acquarelli i disegni di parecchie specie che io non aveva avuto l'opportunità di dipingere. Quali sieno è indicato a pie' di ogni tavola.

Trento, nel novembre 1899.

sac. G. Bresadola

PARTE GENERALE

NATURA E FORMA DEI FUNGHI

I funghi costituiscono la classe più estesa e più importante del regno vegetale. Quantunque lo studio dei medesimi si sia convenientemente sviluppato soltanto negli ultimi decennii, dopochè il perfezionamento del microscopio permise di esaminare i fungilli più minuti, detti perciò microscopici, pure il prof. P. A. Saccardo potè già dare nella sua ponderosa opera Sylloge fungorum omnium la diagnosi di 39663 specie; ed è da ritenere che quando ne sarà esplorato l'intiero campo supereranno le cento mila. Nell'economia della natura poi disimpegnano una parte oltre modo considerevole. Essi sono i principali agenti della fermentazione e della decomposizione dei corpi organici, riuscendo talora di suprema utilità e talora cagionando gravissimi danni, come all'agricoltura, dando origine alle malattie delle piante, e all'uomo producendo le più terribili ed insanabili infermità. — Essi riescono qualche volta di vantaggio alle arti, pel tessuto, pel colore ecc., e all'uomo per l'alimento sano, nutritivo, di buonissimo gusto e delicato che gli offrono. L'analisi chimica ha comprovato che, in vista della quantità considerevole di materie azotate che contengono, il loro valore nutritivo supera quello del pane, dei legumi, e si avvicina alla carne; e l'esperienza dimostrò che l'uomo potè nutrirsi convenientemente con soli funghi per mesi interi.

I funghi che servono di nutrimento sono i più grandi, conosciuti anche volgarmente col nome di funghi; di questi soltanto ci occuperemo. Essi appartengono per la maggior parte al gruppo delle Imenomicetee (Agaricacee, Poliporacee, Idnacee, Clavariacee), più raramente alle Gasteromicetee (Vescie), alle Discomicetee (Spugnole) e alle Tuberacee (Tartufi). — A qualunque di questi gruppi appartengano si possono considerare composti di due parti, cioè della parte vegetativa, che si nasconde sotto terra o nel corpo organico su cui il fungo vegeta, la quale si chiama Micelio, e della parte riproduttiva, che è visibile esteriormente, ad eccezione delle Tuberacee, e che costituisce il fungo propriamente detto, che si chiama il Ricettacolo.

Del Micelio

I nostri buoni antenati favoleggiarono anche sopra l'origine dei funghi, come di tutte le cose naturali, ma ora ognuno che abbia un po' di coltura sa che i funghi hanno origine dal seme che essi stessi poi riproducono. Questo seme piccolissimo, da non potersi vedere che al microscopio sotto forte ingrandimento, si chiama con termine tecnico spora. Essa cade dal fungo sulla terra o sovra i corpi che servono a nutrirlo, come radici e tronchi di alberi, steli di erbe ecc., ed ivi, quando le condizioni atmosferiche sono favorevoli, germina e produce il micelio, il quale a completo sviluppo si presenta o sotto forma di una reticolazione di filamenti bianchi e bambagiosi che involgono la terra, o sotto forma di una membrana bianca che si introduce tra la corteccia degli alberi, o anche sotto forma di un corpo solido, rotondo, della grandezza d'un grano o di un tubero, vegetante sotto terra o sui vegetali in decomposizione. Il micelio presso i funghi equivale alle radici presso le altre piante; esso produce il ricettacolo o fungo propriamente detto.

Del Ricettacolo.

Dicesi ricettacolo quella parte del fungo che contiene gli organi della riproduzione. Esso varia significantemente nella forma.

Nelle Agaricacee (vedi [Tav. I].) si genera da filamenti del micelio sotto forma di gemma o sovente di uovo ([Tav. I], fig. 1) e crescendo a perfetto sviluppo presenta le seguenti parti: cappello, lamelle, gambo, anello e volva.

Il cappello è la parte superiore del fungo, ha forma orbicolare disposta ad ombrello ([Tav. I], fig. 3, a) ed è munito inferiormente di foglietto o lamine che lo vestono a guisa di raggi, le quali si chiamano lamelle ([Tav. I], fig. 3-4 b). Queste costituiscono il così detto Imenio o membrana contenente gli organi della riproduzione. Per poter osservare cotesti organi conviene fare dei tagli finissimi attraverso alle lamelle e sottoporli all'osservazione microscopica. Allora si scorge che la superficie d'ambidue i lati delle lamelle è formata da cellule claviformi verticali all'asse longitudinale, che si chiamano basidii ([Tav. I], fig. 5). Essi contengono un succo granuloso detto protoplasma, che uscendo alla sommità dei basidii maturi per i tubetti (sterimmi) che si formano in cima agli stessi genera le spore ([Tav. I], fig. 6) in numero eguale agli sterimmi, cioè una per sterimma. Il cappello si appoggia ad un sostegno verticale, che lo congiunge col luogo dove nasce e che si chiama gambo ([Tav. I], fig. 3, c). Alla sommità del gambo si trova l'anello ([Tav. I], fig. 3-4, d), specie d'invoglio parziale per proteggere gli organi della riproduzione, e che quando il fungo è maturo riesce d'ornamento al gambo. Alla base del gambo poi si trova la volva ([Tav. I], fig. 3-4, e) che è l'invoglio generale e che serve a difendere il fungo nel primo sviluppo. Crescendo poi il fungo rompe la volva, rimanendo essa in parte aderente al cappello sotto forma di verruche o brandelli ([Tav. V], [VI], [VII] ecc.) e in parte investendo la base del gambo in forma di sacco col margine lacerato o regolarmente disposto a lobi ([Tav. I], fig. 3, e). — Nella maggior parte dei funghi però tanto l'anello che la volva sono assai tenui e spariscono affatto appena incominciano a svilupparsi le parti del ricettacolo, e perciò si dicono essere senza anello e senza volva.

Le Poliporacee e le Idnacee hanno il medesimo sviluppo e la medesima forma di ricettacolo delle Agaricacee, manca però quasi sempre la volva, e l'anello si trova soltanto in qualche specie. Differiscono però nell'imenio, che nelle Poliporacee è formato da tubetti saldati insieme, formanti alla estremità inferiore una superficie porosa ([Tav. LXXXV], fig. c), e nelle Idnacee è costituito da aculei che coprono la parte inferiore del cappello ([Tav. XCIX]). Gli organi della riproduzione, cioè i basidii e le spore, si formano nella cavità dei tubi e alla superficie degli aculei.

Le Clavariacee hanno un ricettacolo affatto diverso ([Tav. C]-[CII]). Non vi è cappello, ma soltanto una specie di gambo che si chiama tronco, dal quale si sviluppano dei rami cilindrici o compressi che si biforcano una o più volte e danno al fungo l'aspetto d'un cespuglio in miniatura. Tutta la superficie dei rami è coperta dalla membrana imenifera, che porta gli organi della fruttificazione identici ai già indicati.

Le Vescie (Gasteromicetee) hanno il ricettacolo globoso o ovato, che si chiama utero, il quale è raramente fornito di gambo ([Tav. CX]-[CXI]). L'utero è esteriormente coperto da una o due membrane che si chiamano peridio, il quale racchiude una sostanza bianca, compatta, detta la gleba, che nel fungo maturo diventa gialla o verdastra e si riduce in polvere. Gli organi della riproduzione, eguali a quelli delle Imenomicetee, stanno nella gleba, e la polvere interna è tutta formata dalle spore mature.

Le Spugnole (Discomicetee) hanno pure un ricettacolo speciale che si chiama mitra, costituito da una specie di cappello ovato piramidale tutto coperto da fossette o alveoli, nei quali si trovano gli organi della riproduzione ([Tav. CIV]-[CVIII]). In questa classe di funghi le spore non si generano all'apice, ma nell'interno delle cellule claviformi, le quali sono generalmente più allungate che presso le Imenomicetee e si distinguono col nome di teche o aschi. In ogni teca si trovano generalmente otto spore ([Tav. CVI], fig. c). Quando la spora è matura esce dalle teche che si aprono alla sommità per uno opercolo.

I Tartufi (Tuberacee) hanno il ricettacolo della forma d'un tubero ([Tav. CXII]), che nasce e si sviluppa sotto terra. La sostanza interna è carnosa, costituita da una polpa compatta percorsa da venature di diverso colore. La superficie è composta da una pellicula per lo più bitorzolata o anche liscia, che racchiude la polpa. Gli organi della riproduzione stanno nell'interno, e sono simili a quelli delle Spugnole, cioè le spore si generano nelle teche ([Tav. CXII], fig. II, c).

Norme per la raccolta, preparazione e conservazione dei funghi.

I mezzi empirici che si usano generalmente per distinguere i funghi buoni dai cattivi o non sono efficaci, come p. es. il prezzemolo, il cucchiaio d'argento ecc., o non sono sempre sicuri. Così il sapore amaro, piperato, acre, il cangiamento di colore della carne del fungo al taglio, per giudicare il fungo venefico; o viceversa il sapore dolce, l'odore grato di farina fresca o di frutta, il colore bianco, immutabile, per ritenere il fungo mangereccio. Sonvi dei funghi velenosi che hanno buon odore e sapore, a cagion d'esempio il Moscario, e funghi mangerecci con sapore acre e piperato, come il Lapacendro (fungo del Pin, del sangue) ecc. Conviene dunque conoscere bene le specie basati sui caratteri che vengono esposti per ogni fungo, e scegliere soltanto quegli individui sui quali non si ha alcun dubbio, dietro le seguenti precauzioni:

1. I funghi si devono raccogliere sempre a tempo asciutto e dopo scomparsa la rugiada, specialmente se si vogliono disseccare e conservare per l'inverno. A tempo umido o subito dopo la pioggia sono viscosi, acquosi, insipidi, meno nutrienti e perciò meno digeribili. Non sono da raccogliere che individui giovani o non ancora intieramente sviluppati. Quando il fungo è vecchio diventa sempre pericoloso pel motivo che la carne si fa molle ed incomincia a putrefarsi, ed allora si sviluppano i veleni che si riscontrano nelle sostanze in decomposizione e che si conoscono sotto il nome di formazioni tomainiche. Anche gli individui corrosi dagli insetti sono da rigettare. Non si devono strappare dalla terra, ma tagliare il gambo alla base, altrimenti la terra penetra nelle lamelle o nei pori ecc., ed è sempre difficile purgarli completamente.

2. Nella preparazione ad uso di cucina alle qualità viscose o squamose si devono levare la pelle e le squame del cappello; se hanno le lamelle o i tubi troppo sviluppati si tagliano via; inoltre a quelli che hanno il gambo tenace esso deve togliersi, come pure l'anello e la volva. Tutte queste parti, benchè innocue, siccome sono membranacee, diminuiscono il gusto dei funghi e li rendono meno digeribili. In regola generale si deve ritenere soltanto la parte carnosa del fungo per uso culinario.

3. Per la conservazione i funghi preparati come al n. 2 si tagliano a pezzetti, si distendono sopra delle assi o dei graticci, e si espongono in luogo asciutto all'aria fino a che sono perfettamente disseccati, indi si pongono in sacchetti ermeticamente chiusi e si appendono in luoghi asciutti ed arieggiati. In questa maniera si conservano anche per un anno. Avanti di cuocerli devono essere posti per alcune ore nell'acqua tiepida.

Se i funghi vengono usati come semplice condimento allora appena disseccati si pestano in un mortaio e si riducono in polvere. Si pone la polvere in vasi ben otturati e si usa specialmente a profumare le salse. Anche i cibi trattati con questa polvere prendono un gusto speciale e molto delicato.

Cucinatura dei funghi.

Molti funghi si possono mangiare anche crudi, come sarebbe il Prataiuolo, la Mazza di Tamburo, le Ditole (Ciatte d'orso), il Porcino (Brisa), il Poliporo ovino, il Poliporo confluente ecc. I boscaiuoli della Selva nera, a stagione favorevole, si cibano quasi esclusivamente di funghi crudi, che mangiano col pane e raramente condiscono con un po' d'olio e di pepe.

La maggior parte però dei funghi devono essere cotti per potersene cibare. In generale non si devono lasciar cuocere lungamente. Per le specie più tenere, come l'Uovolo, l'Amanita vaginata, l'Amanita solitaria, il Prugnolo ecc. è più che sufficiente una mezz'ora; per le specie che si preparano disfritte, come le Vescie, l'Amanita vaginata ecc. bastano dieci minuti o un quarto d'ora; per le specie poi più tenaci occorre un'ora circa.

Diverse sono le maniere di cucinare i funghi; ne accennerò solamente qualcheduna delle più pratiche ed economiche, rimandando per più estese notizie ai libri di cucina.

1. La più semplice e comune maniera si è di prepararli ad uso intingolo. Tagliati i funghi a pezzetti e ben lavati si pongono nella casseruola a freddo con metà olio d'ulivo e metà burro, prezzemolo, aglio o cipolla, pepe e sale, e si lasciano bollire finchè sia svaporata l'acqua che essi formano e rimanga il solo condimento, indi se non sono ancora cotti vi si aggiunge di frequente un po' d'acqua calda o meglio del brodo di carne, però poco alla volta in modo che i funghi rimangano sempre nel condimento; a cottura perfetta si unisce del formaggio grattuggiato e si servono.

2. Alla graticola. Si prende il cappello del fungo senza gambo, si dispone sulla graticola in modo che la parte concava rimanga rivolta all'in su, e vi si pone sopra un ripieno col gambo finamente triturato, prezzemolo, sale, pepe e olio. In breve tempo sono cotti. Col medesimo trattamento si possono cuocere, invece che sulla graticola, in uno stampo da torta.

3. A uso frittura. Si prende il cappello dei funghi più teneri, se è sottile, intiero, se molto carnoso tagliato a fette; le vescie si tagliano pure a fette traversali, indi si tingono i pezzi nell'uovo sbattuto, si ripiegano nella farina di frumento e si friggono.

Bastano 10-15 minuti per la cottura. Devono essere serviti caldi, onde riescano gustosi.

4. Al pasticcio di maccheroni. Si preparano i funghi e si cuociono come al n.º 1, poi si uniscono ai maccheroni, si involgono nella sfogliata e si pongono nello stampo come si usa col solito pasticcio di maccheroni.

5. A uso bodino o torta. I funghi si tagliano fini, si fa loro perdere l'acqua naturale in una casseruola, indi si mescolano, proporzionatamente alla grandezza dello stampo, con pane bagnato nel latte, uova, sale, burro o lardo, e la pasta così formata si pone nello stampo di bodino o torta spalmato col burro.

PARTE SPECIALE
DESCRIZIONE DELLE SPECIE

I. IMENOMICETEE

Famiglia delle Agaricacee

Genere Amanita.

Funghi carnosi, nel primo sviluppo involti in un sacco membranaceo squamoso-farinoso, detto volva, che nel fungo completo si squarcia e resta aderente alla base del gambo sotto forma di calza, per lo più all'apice libera e lobata; gambo quasi sempre con anello il cui tessuto è separato da quello del cappello, per cui facilmente si possono staccare uno dall'altro; lamelle libere o attenuato-appressate al gambo; spore bianche (jaline), liscie, globose, globoso-ellittiche o allungate.

Amanita caesarea Scop. — Tavola I.

Nome italiano: Uovolo, Uovolo buono. Nome volgare: Bragaldo rosso (Storo), Bolèt, Fongo ovo, Coco bon (Italia). Nome francese: Oronge vraie. Nome tedesco: Kaiserling.

Nel primo sviluppo è inchiuso in una volva bianca e presenta l'aspetto di un uovo. Indi la volva si apre e il fungo s'innalza presentando un cappello (a) convesso che poi si spiana, col margine striato, tinto d'un bel ranciato o rosso-ranciato; le lamelle (b) sono spesse, color giallo-uovo, libere al gambo, cioè non aderenti allo stesso; il gambo (c) è pieno internamente sul principio, poi diventa vuoto, tubuloso, color giallo come le lamelle, all'apice porta l'anello (d) del medesimo colore, striato esternamente; alla base del gambo si trova la volva (e) di color bianco, col bordo lobato; la carne è bianca, con striscie gialle sotto l'epidermide, di odore e sapore gradevole; la spora è di forma ovale, di color bianco-vitreo, della dimensione di 10-12 × 6-7 µ., cioè lunga da 10 a 12 millesimi di millimetro e larga da 6 a 7: i basidii sono clavati, 40-45 × 8-10 µ., cioè lunghi 40 a 45 e larghi 8 a 10 millesimi di millimetro[4].

Cresce nei boschi della zona della vite. Trento a Gocciadoro, Rovereto, Giudicarie, Val di Non, Verla, ecc.

È una delle specie più squisite. Era già nota ed apprezzata dai Greci e dai Romani. Si può facilmente distinguere da ogni altro; l'unica specie colla quale può confondersi sarebbe il Moscario quando ha perduto le verruche del cappello; però, anche in questo stato, è subito distinto se si osserva che quest'ultimo ha sempre le lamelle e il gambo bianchi, mentre l'Uovolo li ha sempre gialli.

Tav. I — Amanita caesarea Scop. (Uovolo)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: 1. Fungo giovane ancora inchiuso nella volva. 2. Il medesimo sezionato, dove si scorgono i rudimenti del cappello, delle lamelle e del gambo. 3. Fungo sviluppato. 4. Il medesimo sezionato per vedere la disposizione delle lamelle, la cavità del gambo ecc. 5. 1 basidii ingranditi 750 volte. 6. Le spore allo stesso ingrandimento.

Amanita ovoidea Bull. — Tav. II.

Nome italiano: Farinaceo. Nome Volgare: Farinon, Coch bianch, Oeuf bianch. Nome franc. Oronge blanche.

Si sviluppa come l'Uovolo. Ha cappello da emisferico spianato, bianco, con leggiera tinta nocciola o pagliarina, liscio come pelle di guanto, col margine nel fungo giovane farinoso-frangiato; lamelle molto spesse, ventricose, cioè più larghe nel mezzo, libere dal gambo, bianche; gambo solido (pieno internamente), alla base radicato nella terra, tutto coperto da fiocchi farinosi che scompaiono nel fungo adulto; anello bianco, tomentoso-farinoso, fragile, che sparisce nel completo sviluppo; volva persistente, tenace, bianca, poi giallastra; carne bianca, di grato sapore ed odore; spora ovata, bianca, 9-10 × 6-7 µ.; basidi clavati, 35-40 × 8-10 µ.

Nasce nelle boscaglie di collina sotto le quercie e i castagni. Io non l'ho ancora trovato nel Trentino, ma mi fu detto che si trova nel tenere di Arco e di Ala, dov'è conosciuto sotto il nome di Bragaldo, nome del resto che nel Trentino vien dato a qualunque sorta di fungo.

È specie mangereccia molto buona, ma meno pregiata dell'Uovolo.

Tav. II — Amanita ovoidea Bull. (Farinaccio)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo giovane inchiuso nella volva. b Fungo sviluppato. c Sezione verticale del medesimo. d Basidi. e Spore.

Amanita phalloides Fr. — Tav. III.

Ital. Tignosa verdognola. Franc. Oronge verte. Ted. Grünlicher Knollenblätterschwamm.

Ha cappello da prima obovato, indi campanulato, poi spianato, a tempo umido un po' viscido, a tempo secco sericeo-lucente, di color bianco-citrino o verdognolo o anche grigio-olivastro; lamelle spesse, bianche, verso il gambo rotondate ed appressate allo stesso; gambo internamente da prima pieno, poi con cavità, attenuato verso la sommità, coperto da piccoli fiocchi che presto cadono rimanendo liscio, di colore biancastro; anello membranaceo, bianco-giallognolo, esternamente striato; volva membranacea, bianca, persistente, a margine lobato; carne bianca, nel fungo giovane senza odore, ma nel fungo adulto d'un odore forte, nauseante, quasi cadaverico; basidi clavati, 35-40 × 7-10 µ.; spore ovato-sferiche, bianche, 8-9 × 7-8 µ.

Nasce nei boschetti a foglia di collina in estate e autunno, dovunque.

È uno dei funghi più velenosi; anzi si giudica il più pericoloso di tutti; nè si conosce finora rimedio efficace contro la natura particolare del veleno che contiene, il quale è conosciuto sotto il nome di Fallina. Anche nel fungo disseccato ne sarebbe contenuto l'1%. Fu esperimentato sopra cani e gatti che questo veleno produce la morte facendone delle iniezioni sottocutanee a ragione di mezzo milligramma per chilogramma d'animale. È quindi della massima importanza di ben conoscerlo, onde evitare le conseguenze funeste che derivano dal cibarsene. La maggior parte dei casi di avvelenamento seguiti da morte, dei quali si ha potuto constatare la causa, provenivano da questa Amanita.

Tav. III — Amanita phalloides Fr. var. viridis (Bubbola verdognola) (VELENOSO)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Sezione verticale. d Basidi. e Spore.

Amanita verna Bull. — Tav. IV.

Ital. Tignosa di primavera. Franc. Oronge printanière. Ted. Weisser Knollenblätterschwamm.

Ha cappello da prima convesso, poi spianato e depresso nel mezzo, liscio, a tempo umido un po' viscoso, di color bianco candido con leggiera tinta paglia nel centro: lamelle spesse, bianche, libere al piede; gambo pure bianco, tutto coperto da fiocchetti cruscosi, che svaniscono al tatto o colla età, internamente cavo e nel vuoto qua e là otturato da fiocchi bambagiosi; anello pure bianco, apicale, membranaceo; volva libera alla sommità e lobata; carne bianca, molle, nel fungo giovane di nessun odore, poi nauseante e di sapore da prima dolcigno, indi acre; basidi clavati, 40-45 × 10-12 µ.; spore globose, bianche, 7-10 µ. di diametro.

Nasce nei boschetti di collina, dovunque, ma raro.

È venefico, anzi una delle specie più pericolose. Anche essa può confondersi colla varietà bianca dell'Amanita vaginata la quale però si distingue subito per la mancanza di anello.

Tav. IV — Amanita verna Bull. (Bubbola primaverile) (VELENOSO)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in vario grado di sviluppo. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Amanita mappa Batsch. — Tav. V.

Ital. Tignosa pagliata. Franc. Oronge citrine. Ted. Citronengelber Knollenblätterschwamm.

Ha cappello da prima obovato, poi spianato e depresso nel mezzo, di color limone pallido, per lo più coperto dei rimansugli della volva sotto forma di verruche piramidali, fioccose, talora appuntite, di color giallo-fulvastro; lamelle spesse, di color bianco, verso il gambo rotondato-appressate allo stesso; gambo tutto coperto da una pruina cruscosa che svanisce coll'età, bianco o con leggiera tinta citrina, terminante alla base in un tubero rotondo, spianato alla sommità e nel contorno screpolato longitudinalmente, di colore giallo-fulvastro; anello grande, color giallo-canarino, sopra liscio, sotto tomentoso-bambagioso, col bordo frangiato: carne bianca, molle, nel fungo sviluppato di odore viroso nauseante; basidii clavato-capitati, 30-35 × 10 µ.; spore globose, bianche, 8-9 µ. di diametro.

Nasce nelle selve di montagna, specialmente nei luoghi abbondanti di terra vegetale e sulle ceppaglie intieramente marcite e ridotte quasi a humus.

È venefico, però molto meno pericoloso dell'Amanita phalloides e dell'Amanita verna, e gli avvelenamenti con questo fungo non ebbero mai esito letale se si usarono i debiti rimedii.

Tav. V — Amanita mappa Batsch. (Tignosa pagliata) (VELENOSO)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo intieramente sviluppato. b Sezione verticale. c Basidii. d Spore.

Amanita muscaria Linn. — Tav. VI.

Ital. Tignosa dorata, Moscario, Uovolo malefico rosso. Franc. Fausse Oronge. Ted. Fliegenschwamm.

Ha cappello da prima ovato, poi piano-convesso, leggermente viscoso, di colore rosso-ranciato, rosso-cinabro o scarlatto, tutto coperto da verruche di varia forma, bianche o con tinta citrino-pallida; lamelle spesse, bianche, verso il gambo attenuate, attingenti lo stesso ad uncino; gambo bianco, coperto di piccolissimi fiocchi che poi svaniscono, pieno, diventante vuoto coll'età, alla base ovato-bulboso, con varie serie di squame circolari; anello bianco, bambagioso, liscio, dal lato interno bordato da un tomento giallo; carne bianca, sotto l'epidermide del cappello color giallo-uovo, di nessun odore o sapore speciale; basidii clavati, 40-50 × 10-12 µ.; cistidii fusoidei; spore ovato-sferiche, 10-12 × 8-9 µ.

Nasce copiosissimo in autunno, specialmente nelle selve di conifere, in tutto il Trentino. Contiene un alcaloide conosciuto col nome di Moscarina che presenta delle proprietà venefiche. Se si macera il fungo un po' nell'acqua saturata di sale e commista coll'aceto, il veleno si discioglie, e si può, gettando l'acqua, mangiare il fungo senza pericolo. In questa guisa viene consumato dai contadini russi, i quali preparano anche collo stesso una bevanda inebriante, assai in uso colà. Onde evitare disgrazie, nel caso non venisse ben preparato, è meglio astenersi affatto dal mangiare questo fungo che del resto è subito riconoscibile, nè è facile scambiare con altri. Le forme a cappello rosso-ranciato, quando sono sviluppate e hanno perduto le verruche del cappello, potrebbero confondersi coll'Uovolo ([Tav. I]), ma se si osservano le lamelle e il gambo l'errore non può aver luogo, giacchè nel Moscario sono sempre bianchi, mentre nell'Uovolo sono gialle.

Tav. VI — Amanita muscaria Linn. (Moscario) (VELENOSO)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo nel primissimo sviluppo ancora involto nella volva. b Fungo sviluppato. c Sezione verticale. d Basidii. e Cistidio. f Spore.

Amanita pantherina De C. — Tav. VII.

Ital. Tignosa bigia, rigata. Franc. Oronge panthère. Ted. Pantherschwamm.

Ha cappello da prima emisferico, poi spianato-depresso, leggermente viscoso, col margine striato, color castagno-fuligineo o terra d'ombra, tutto coperto da piccole verruche bianche, fioccose; lamelle spesse, bianche, libere al gambo; gambo bianco, fibrinoso, da prima pieno, poi cavo, terminante alla base in un bulbo ovato, limitato superiormente da un orlo ottuso formato dalla volva; anello per lo più sotto la metà del gambo, talora doppio, bianco-cotonoso, nel fungo intieramente sviluppato quasi sempre scomparso; carne bianca, di odore nauseante, viroso nel fungo adulto; basidii clavati, 32-40 × 12 µ.; spore obovate, bianche, 10-12 × 7-8 µ.

Nasce nei boschetti a foglia di collina abbastanza frequente.

È velenoso; contiene esso pure la Moscarina, e i sintomi che presenta l'avvelenamento con questo fungo sono quasi identici a quelli che si osservano nell'avvelenamento prodotto dal morso della vipera, per il che si usò sovente con successo anche contro questo avvelenamento l'ammoniaca, a cui però si faceva precedere una dose di emetico, onde far evacuare le parti del fungo non ancora digerite.

Tav. VII — Amanita pantherina De C. (Tignosa bigia rigata) (VELENOSO)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in due varii gradi di sviluppo. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Amanita solitaria Bull. (Am. strobiliformis Vitt.)
Tav. VIII. 1/2 grandezza naturale.

Ital. Tignosa bianca maggiore dei campi con radice grossa. Franc. Oronge solitaire.

Ha cappello da convesso spianato e finalmente depresso nel centro, di colore bianco, con tinta bianco-sporca grigiastra nel mezzo, tutto coperto da verruche piramidali troncate, di color cinereo, col margine elegantemente frangiato da fiocchi candidi, farinosi, che spariscono nel fungo adulto; lamelle assai spesse, candide, appressate al gambo e poi libere dallo stesso; gambo solido, bianco, coperto sul principio da squame bianche, fioccoso-farinose, che scompaiono al tatto e nel fungo perfettamente sviluppato, terminante alla base in un bulbo ovato o coniforme, talora di grande dimensione, superiormente per lo più spianato e quasi tutto confitto nel terreno; anello apicale, bianco, ampio, reflesso, membranaceo-fioccoso, esternamente striato, che cade sempre a pieno sviluppo; carne bianca, senza odore speciale e di grato sapore; basidii clavati, 40-50 × 9-10 µ.; spore ellittiche, bianche, 11-12 × 7-8 µ.

Nasce al margine dei prati dove sono costeggiati da alberi, nei boschetti di collina, nei luoghi un po' umidi. Da noi è raro; trovasi nei dintorni di Trento a Gocciadoro, S. Rocco, ecc.

È mangereccio e assai gustoso. Si cuoce in una mezz'ora, e se si prepara fritto con olio, sale, pepe e prezzemolo, conservando il cappello intiero, oppure se si frigge involto con farina ed uovo, è sufficiente una cottura di un quarto d'ora.

Tav. VIII — Amanita solitaria Bull. (Tignosa bianca) (1/2 gr. nat.)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Amanita rubescens Fr. — Tav. IX.

Ital. Tignosa vinata. Franc. Oronge vineuse. Ted. Perlenschwamm.

Ha cappello da convesso piano-depresso, di colore grigio-rossastro, giallo incarnato o vinato sporco, con macchie più sature, tutto coperto da verruche della medesima tinta; lamelle bianche, spesse, attenuate verso il gambo e decorrenti sullo stesso sotto forma di filetti o strie; gambo solido, raramente vuoto in età, bianco, poi prendente una leggiera tinta vinata, che termina alla base in un bulbo ovato con solchi circolari e screpolature longitudinali; anello apicale, ampio, bianco con bordo fioccoso, rosseggiante, esternamente striato; carne bianca nel fungo giovane, rosso-vinata al taglio e nel fungo adulto, di odore appena sensibile e di sapore dolcigno; basidii clavati, 30-40 × 8-10 µ.; spore ovato-sferiche, bianche, 8-9 × 6-7 µ.

Nasce specialmente nei boschi a foglia di collina, più raro nelle selve di conifere, in tutto il Trentino.

È mangereccio, di buon gusto e si prepara come l'Amanita solitaria. Si può facilmente confondere coll'Amanita aspera ([Tav. XI]), la quale è velenosa, e perciò si deve bene attendere quando si raccoglie. L'Amanita aspera non ha mai tinta rossastra e la carne della medesima è sempre bianca.

Tav. IX — Amanita rubescens Pers. (Tignosa vinata)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo nel primo sviluppo quasi intieramente involto nella volva. b Fungo sviluppato. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Amanita spissa Fr. — Tav. X.

Ital. Tignosa screziata. Franc. Oronge perlée.

Ha cappello da prima emisferico, poi spianato-depresso, di colore grigio-fuligineo o castagno-fuligineo, tutto coperto da verruche irregolari, bianco-grigiastre; lamelle bianche, spesse, aderenti al gambo e decorrenti a filetto sullo stesso; gambo pieno, in età un po' cavo, bianco, sotto la metà coperto da squame bianche e con tinta quadrello, alla base radicato; anello apicale, bianco, esternamente striato, che scompare nel fungo adulto: carne bianca, molle di nessun odore o sapore speciale; basidii clavati, 35-40 × 8-10 µ.; spore bianche, ovato-sferiche, 10 × 8 µ.

Nasce nelle selve di conifere piuttosto raro. Val di Sole, Campiglio, ecc.

È velenoso, ma poco conosciuto essendo per lo più confuso coll'Amanita pantherina, alla quale somiglia molto.

Tav. X — Amanita spissa Fr. (Tignosa screziata) (VELENOSO)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo osservato in due diverse posizioni. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Amanita aspera Fr. — Tav. XI.

Ital. Tignosa aspra. Franc. Oronge âpre. Ted. Schuppiger Fliegenschwamm.

Ha cappello da convesso spianato, a tempo umido viscosetto, di colore fosco-grigiastro, con tinta qua e là giallastra, tutto coperto da verruche bianco-giallognole, appuntite al centro e nel resto appianate; lamelle bianche, spesse, verso il gambo attenuato-aderenti; gambo pieno, poi cavo, tutto coperto da piccoli fiocchi o squamette che svaniscono nel fungo adulto, alla base terminante in un bulbo obovato, coperto dai brandelli della volva; anello apicale, bianco, esternamente striato e bordato internamente da una frangia di fiocchi gialli; carne bianca, sotto l'epidermide del cappello giallognola, di sapore dolciastro e odore nel fungo vecchio nauseoso, basidii clavati, 45-50 × 8-10 µ.; spore ovato-sferiche, 8-10 × 6-7 µ.

Nasce nei boschi a foglia di collina, specialmente nei castagneti, ma raro.

È velenoso: anzi è una delle specie più deleterie. Si può confondere, osservandolo superficialmente, coll'Amanita rubescens ([Tav. IX]); ma questa, come abbiamo osservato, è chiaramente distinta pel colore vinato di tutte le sue parti, specie della carne.

Tav. XI — Amanita aspera Pers. (Tignosa aspra) (VELENOSO)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in due gradi di sviluppo. c Sezione verticale. d Basidii. e Spore.

Amanita vaginata Bull. — Tav. XII.

Ital. Bubbolina rigata senza anello, Falso farinaccio. Volg. Colombina. Franc. Grisette, Coucoumelle grise, Coucoumelle orangée. Ted. Brauner Wulstblätterschwamm.

Ha cappello da obovato spianato-depresso, talora con leggiera protuberanza (umbone) nel centro, col margine striato, poi solcato-pettinato, di color variabile, bianco, piombino, cenere o fulvo-ranciato: lamelle spesse, bianche, libere al gambo; gambo bianco, senza anello, coperto da piccoli fiocchi che svaniscono a perfetto sviluppo, pieno, poi vuoto, attenuato alla sommità e inviluppato alla base in una volva grande, bianca, membranacea, lobata; carne bianca, di sapore grato e odore non speciale; basidii clavati, 40-50 × 10-12 µ.; spore sferiche, 10-12 µ. di diam.

Nasce dovunque nelle selve dalla primavera a tardo autunno, generalmente sotto due forme. La prima di colore piombino (Agaricus plumbeus Schaeff.) e l'altra di color fulvo-ranciato (Ag. fulvus Schaeff.). È mangereccio e si presta ai medesimi usi dell'Amanita solitaria e A. rubescens. Conviene però osservare bene di non confonderla coll'Amanita pantherina, dalla quale si distingue subito per la mancanza dell'anello, e per la volva membranacea persistente. Quando si raccolgono perciò degli individui dubbii devesi sempre osservare se alla base del piede hanno la volva, che sovente è coperta dalla terra.

Tav. XII — Amanita vaginata Bull. (Bubbolina rigata senza anello)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Due individui nel primo sviluppo della varietà fulva. c Individuo completamente sviluppato della varietà plumbea. d Individuo verticalmente sezionato. e Basidii. f Spore.

Genere Lepiota.

Funghi carnosi con cappello e gambo; gambo fornito d'anello, ma senza volva; tessuto del gambo separato da quello del cappello e perciò facilmente staccabili uno dall'altro; lamelle libere; spore bianche, liscie, di varia forma, per lo più ellittiche od obovate.

Lepiota procera Scop. — Tav. XIII.

Ital. Bubbola maggiore, Mazza da tamburo, Pellicione, Parasole, Tobbia. Franc. Couleuvrelle. Ted. Parasolschwamm.

Ha cappello da prima ovale, indi campanulato, finalmente disteso col disco rialzato in una protuberanza (umbone) di colore grigio-rossastro o marrone, con epidermide dura, che si screpula tutta in squame di varia forma sovra un fondo bianco-sporco, fibroso, con margine elegantemente frangiato, largo fino a 20 centimetri; lamelle spesse, larghe, bianche, al gambo libere e congiunte ad anello; gambo cilindraceo, alto fino a 24 cm., tutto tigrato da squame brune, alla base bulboso, internamente cavo; anello mobile, composto di due o tre zone circolari, frangiato-lacere, al di sotto cartilagineo e bruno, sopra bianco e fioccoso-tomentoso; carne bianca, molle, in età tenace, di buon gusto e odore marcato, fungino; basidii clavati, 30-40 × 10-12 µ.; spore ellittiche od obovate, 12-15 × 8-10 µ.

Nasce nei luoghi campestri, al margine dei boschi sassosi, dovunque. È di buon gusto quando è giovane; si deve però levare il gambo, il quale è coriaceo e nettare il cappello dalle squame. Il fungo adulto diventa tenace e non si presta agli usi culinarii.

Tav. XIII — Lepiota procera Scop. (Mazza da tamburo) (1/2 gr. nat.)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a Fungo a quasi completo sviluppo. b Fungo sezionato. c Basidii. d Spore.

Lepiota excoriata Schaeff. — Tav. XIV.

Ital. Bubbola buona. Volg. Tobbietta, Fungo della rugiada. Franc. Coulemelle chauve. Ted. Geschundener Blätterschwamm.

Ha cappello da prima obovato, poi conico-campanulato, finalmente spianato e rialzato nel mezzo con protuberanza a foggia di capezzolo (cappello umbonato), di color nocciola-pallido o biancastro, colla epidermide granulosa, presto lacerata in squamette e verso il margine ritirata, per cui apparisce come escoriato; lamelle spesse, bianche, al gambo libere e congiunte ad anello; gambo bianco, pruinato, poi liscio (glabro), internamente cavo (fistoloso), alla base terminante in un piccolo bulbo spianato alla sommità; anello libero, membranaceo, che sparisce in età; carne bianca, di buon sapore; basidii clavati, 30-35 × 10-12 µ.; spore ovato-oblunghe, 15-17 × 9 µ.

Nasce nei luoghi erbosi al margine dei boschi, nei prati sterili vicini alle selve, nei luoghi incolti, al margine dei campi ecc. dall'agosto all'ottobre.

È mangereccio e di buonissimo gusto quando è giovine; invecchiando la carne diventa tenace, perde l'aroma e riesce indigesta.

Tav. XIV — Lepiota excoriata Schaeff. (Bubbola buona)
Bresadola dis.Lit. G. Zippel Trento

Spiegazione delle figure: a-b Fungo in due diversi gradi di sviluppo. c Fungo sezionato. d Basidii con un cistidio. e Spore.