I PURITANI
DI SCOZIA

ROMANZO STORICO

DI

WALTER SCOTT

VOLGARIZZATO

DAL PROFESSORE

GAETANO BARBIERI

TOMO II.

FIRENZE

TIPOGRAFIA COEN E COMP.

All'insegna della Minerva

MDCCCXXVII.

INDICE

[Capitolo I]
[Capitolo II]
[Capitolo III]
[Capitolo IV]
[Capitolo V]
[Capitolo VI]
[Capitolo VII]
[Capitolo VIII]
[Capitolo IX]
[Capitolo X]
[Capitolo XI]
[Capitolo XII]
[Capitolo XIII]
[Capitolo XIV]
[Note]


I PURITANI

DI SCOZIA

CAPITOLO PRIMO.

»Cresce il fragor dell'armi e d'ogni loco

»S'affoltan de' monticoli i drappelli,

»Che ciechi d'ira de' moschetti il foco

»Sfidan con vanghe e rustici randelli.»

Hudibras.

Il giovine Graham scese dalla montagna facendo sventolare quella bandiera, di cui non havvi oste inviperita che non rispetti il colore. Gli tenea dietro un trombetta. Ei vide allora distaccarsi dai due fianchi del picciolo esercito presbiteriano cinque o sei uomini a cavallo che, prima unitisi al centro, presero insieme la dirittura del fossato. Avviatosi parimente ver quella banda, si trovò a poca distanza dalla riva opposta. Le due parti tenean gli occhi fisi l'una su l'altra, e senza dubbio entrambe desideravano che il parlamento al quale accigneansi prevenise la sanguinosa lotta imminente.

Allorchè Graham si trovò a petto degli uomini a cavallo mossigli incontro, ordinò al trombetta desse il segno solito ad indicare che si domanda un colloquio. Non avendo i sommossi alcun strumento di musica militare a fin di rispondergli, un d'essi fece qualche passo innanzi chiedendo in aspro tuono al Reale a qual fine s'innoltrasse verso le loro file.

»Per intimarvi, rispose Graham, a nome del re, del Consiglio privato di Scozia e del colonnello Graham di Claverhouse di mettere abbasso l'armi e tostamente di andarvene ognuno alle vostre case.»

»Ritorna ai tuoi commettenti; dì ad essi come fin d'allor quando Carlo Stuardo, da voi altri chiamato re, fu spergiuro ai giuramenti che a noi lo obbligavano, noi ci teniamo sciolti da quelli che ne univano a lui; che noi non riconosciamo più la sua autorità; che abbiam prese l'armi per vendicare i mali da lui fatti alla patria ed alla chiesa; che la nostra forza viene dall'alto, e che i nostri fratelli e i nostri predicatori, vittime da voi sagrificate al martirio...»

»Sono inutili tutti questi preamboli; rispondetemi strettamente. Volete mettere a basso le armi, e disunirvi con promessa di perdono generale.... fuorchè però agli assassini dell'arcivescovo di S. Andrea?...

»Ebbene, in una sola parola: no. Noi abbiam prese l'armi per la buona causa, nè le dimetteremo finch'ella non abbia, se ci assiste l'Altissimo, trionfato.»

»Non vi nomate voi Balfour di Burley?» gli chiese Graham, che in questo mezzo avea confrontati i lineamenti dell'uomo cui favellava, coi contrassegni trasmessine per ogni dove.

»E quand'anche mi nomassi Balfour di Burley, qual cosa avresti tu a dirgli?»

»Che essendo egli escluso dal perdono ch'io sono incaricato d'offerirgli, non sono spedito a negoziar seco lui.»

»Sei ancor giovine, amico mio, e quindi assai novizio nel tuo mestiere. Altrimenti sapresti che non è lecito negoziare con un esercito se non se pel canale de' capi dello stesso esercito, e che chi si comporta diversamente perde il diritto a' suoi salvocondotti.»

Così parlando afferrò la sua carabina volgendone la punta contro Graham.

»Le minacce d'un assassino non faran sì ch'io non adempisca il mio debito. — Brava gente, si fece indi a promulgare alzando la voce. Perdono generale se deponete le armi!...»

»T'ho avvertito» aggiunse Burley, mettendosi l'arme alla guancia.

»Eccetto continuava Graham, per coloro...»

»Dio abbia misericordia dell'anima tua!» sclamò allora Burley, e fe' scattare il grilletto della carabina.

Fu mortale il colpo. Graham cadde da cavallo. »Povera madre mia!» furono le sole parole che articolò, nè più aperse gli occhi. Il trombetta che lo accompagnava si diè tosto a fuggire alla volta del suo reggimento e il cavallo del defunto il seguì.

»Che faceste?» chiese a Burley uno dei suoi compagni.

»Il mio dovere, con feroce tuono questi rispose. Samuel forse risparmiò Agag? Che un di costoro venga adesso a favellarne di perdono.»

Claverhouse vide la caduta del suo nipote, e volgendo ad Evandale un'occhiata nunzia di tal commozione che non saprebbe esprimersi con parole: »Voi lo vedete!» gli disse; indi i lineamenti di lui si composero tantosto alla ordinaria loro serenità.

»Lo vendicherò, o morrò» aggiunse in appresso queste parole; poi spronando il cavallo scese di gran galoppo dalla montagna, seguitato da tutta la compagnia, e da molti amici del defunto, fra' quali ciascuno voleva essere primo ad assalire il nemico.

»Alto là! sclamò Claverhouse. Alto là! Questa foga sarà la nostra rovina.» Ma tutta la prima linea di già era partita. Mettendosi colla sciabola alla mano dinanzi al secondo corpo del reggimento, soltanto a furia di minacce e preghiere pervenne a distorlo dal seguire un esempio sì pernicioso.

Non appena li vide tornati alla subordinazione. »Allan, disse volgendosi al maggiore, conducete di passo la seconda linea verso la falda della montagna, affinchè soccorra lord Evandale che sta per abbisognare assai di soccorso. — Bothwell tu sei un diavolo, coraggioso, intraprendente...»

»Sì, sì! borbottò tra i denti Bothwell, in questo momento ve ne accorgete.»

»Prendi venti uomini al tuo comando, cerca di girare attorno la palude, e assali di fianco il nemico intantochè noi lo combatteremo di fronte.»

Bothwell partì sull'istante per eseguire un tale comando.

Intanto lo squadrone comandato da lord Evandale, sceso con troppo impeto ne' bassi luoghi, non tardò a trovare impacci che al suo progredire opponea la natura stessa del sito; specie di fangosa palude, per mezzo a cui i cavalli non potevano camminare. Chi fra i cavalieri facea non ostante ogni sforzo per andar più avanti all'indirittura della fossa, chi si traeva più a' fianchi, tutti sperando di aggiugnere finalmente un più fermo suolo. Ma non appena si trovarono a gittata d'archibuso, il trarre de' Puritani fe' cadere una ventina di loro, cosa che aumentò grandemente lo scompiglio in cui si trovavano.

Intanto lord Evandale, animando col proprio esempio un drappello eletto de' suoi uomini a cavallo, trovò modo di varcare il fossato, ma tocca appena l'altra sponda, ebbe a sostenere l'impeto di tutta la banda sinistra della cavalleria de' Puritani, i quali s'infiammarono di nuovo coraggio in veggendo quanto fosse poca la truppa che il lord conduceva, e piombando con furore sovr'essa sclamavano: »Morte ai Filistei! Pera Dagone, e seco i suoi adoratori!»

Il giovane capitano si difese a guisa di lione, ma uccisi erano per la maggior parte que' che il seguirono, e tal destino avrebbe corso egli pure, se Claverhouse giunto allora col restante del reggimento al primo orlo della fossa non avesse ordinato un fuoco, sostenuto con tanta maestria contro i nemici che finalmente incominciarono a piegare; momento di cui profittò Evandale per ricongiugnersi insieme ai pochissimi che gli rimanevano col colonnello.

Benchè questa fazione operata da Claverhouse avesse cagionata una grave perdita nelle truppe de' Puritani, i capi delle medesime comprendevano cionnullameno il vantaggio che aveano e di numero e di sito, nè dubitavano che il coraggio e la perseveranza alla lunga non dessero loro una infallibil vittoria. Essi pertanto trascorsero le file de' lor soldati, le riordinarono, gli esortarono a tenersi ferme, e soprattutto a non cessare dal trarre sul reggimento reale.

Claverhouse sperimentò a più riprese il guado della fossa, onde potere dar battaglia sopra terreno meno svantaggioso, ma gli fu impossibile aggiugnere questa meta.

»Converrà pensare alla ritirata, diss'egli a lord Evandale, semprechè non ci sia propizia la diversione cui si è accinto Bothwell. Mentre ne aspettiamo l'effetto, ordinate un moto retrogrado fintantochè i nostri sien fuor di gittata degli archibusi nemici, e mettete dietro le macchie i cacciatori con ordine di tribolare e dar faccende ai ribelli.»

Le quali cose essendo state eseguite, il colonnello aspettava ansiosamente l'istante, che Bothwell incominciasse l'assalto a fine di rinnovellarlo egli pure nel tempo medesimo. Ma Bothwell parimente incontrò per parte sua gravissime difficoltà; la fazione ch'egli eseguiva non ingannò l'antiveggenza di Burley, che una fazion simile ordinò al suo corpo di cavalleria dell'ala diritta in guisa che quando il sergente ebbe fatto il giro della palude e attraversato un ruscello che era di mezzo, si trovò a petto d'una forza nemica tre volte più numerosa della sua. Ma l'inaspettato ostacolo non atterrì l'uom coraggioso.

»Avanti, miei amici! sclamò alla truppa. Non si dica mai che indietreggiammo alla vista d'una banda di masnadieri.»

E quasi lo invadesse lo spirito dei suoi maggiori; Bothwell! esclamò, Bothwell! e facendo impeto sulla cavalleria de' nemici, impeto sì forte, che di sbalzo uccise tre uomini di propria mano, la costrigneva a ripiegare.

Ma Burley prevedendo quai conseguenze funeste avrebbe portata alla sua gente una rotta in quel punto, si trasse nelle prime file, e cercando Bothwell lo assalì petto a petto. Ognuno dei due combattenti veniva riguardato come il campion principale di ciascuno de' due drappelli che allor si azzuffavano, la qual circostanza diede luogo ad un avvenimento più facile a incontrarsi ne' romanzi che nelle storie. I soldati di entrambe le parti si soffermarono, come se l'esito di una singolare tenzone dovesse risolvere quello della battaglia. E di tale avviso mostraronsi Bothwell e Burley, perchè dopo brevi istanti di pugna generale, si arrestarono quasi di comune accordo per prendere fiato, e prepararsi a tale duello, ove ciascun dei due si accorgeva d'aver trovato nell'altro un degno competitore.

»Riconosco in te lo scellerato assassino Burley, sclamò Bothwell brandendo la sciabola e digrignando i denti. Ti sei a me sottratto una volta, ma oggi (e qui aggiunse un giuramento che non oserei tampoco ripetere) quest'oggi o sospenderò alla sella del mio cavallo la tua testa posta a prezzo di tant'oro quant'ella pesa, o il mio cavallo se n'andrà senza padrone.»

»Sì: disse Burley, lanciando un feroce sguardo sopra Bothwell, sì: io sono quell'Iohn Balfour, quell'istesso da cui avesti parola che s'ei giugneva a rinversarti non ti rialzavi più mai. Ti ricordi del giorno della rassegna?»

»Ebbene! la morte o mille marchi d'argento!» e ciò esclamando Bothwell menò sull'altro un colpo di sciabola.

»La spada di Gedeone è con me[1],» gridò Burley parando il colpo, e a sua volta assalendo l'altro.

Forse una pari tenzone non s'era ancor vista. Stava in entrambi i combattenti eguale vigoria di corpo, eguale coraggio, eguale arditezza; nè l'uno nè l'altro cedeva di maestria nel maneggio dell'armi e nel governo de' corridori. Ognun fece all'altro molte ferite fino allor non mortali. Ma andata in ischeggie la sciabola di Bothwell, gli fu addosso impetuosamente Burley che afferratolo per la bandoliera, lo scavalcò, e fu egli parimente trascinato dal peso del nemico in tale caduta. Accorsero in aiuto di Burley gli altri compagni, che i dragoni si sforzavano a rispignere, onde la pugna si fe' generale. Più d'una volta i cavalli passarono su i corpi de' due combattenti inveleniti oltre ogni dire l'un contro l'altro, e studiosissimi scambievolmente di darsi morte. Finalmente il piede d'un cavallo avendo fracassato il braccio destro a Bothwell, e Burley rialzandosi, costui di feroce gioia infiammato passò attraverso al corpo dell'altro la sciabola. Bothwell disarmato ebbe anche una volta il tempo di sorgere.

»Trionfa sciagurato, gli disse. Tu versasti sangue di re[2]

»Muori, soggiunse trafiggendolo una seconda volta Balfour, muori, cane avido di sangue! muori come vivesti senza fede, senza speranza...»

»E senza paura». Il pronunziar tai parole fu l'ultimo sforzo vitale per Bothwell. Cadde in quell'atto e immantinente spirò.

Il selvaggio Burley calpestò co' piedi il nemico trafitto; indi salito sul cavallo medesimo di Bothwell rimasto presso de' combattenti, galoppò in soccorso de' suoi partigiani, cui la caduta del sergente inspirò nuovo coraggio, come depresse la fiducia de' dragoni. Il successo quindi di quella pugna non fu più ne dubbioso nè disputato. Una parte de' Reali rimase uccisa, l'altra si diede a fuggire sbandatamente ver la palude. Ma Burley ordinò di non inseguirla, deliberato d'operare contro Claverhouse quel medesimo strattagemma che questi contro di lui ordinò. Spedito un uomo a cavallo che divulgasse a tutto il campo la notizia del buon successo ottenuto, mandò un ordine generale a' suoi di attraversare la fossa e attaccar battaglia su tutti i punti. Indi corse di galoppo col suo corpo d'armati per far impeto sull'ala destra degli inimici.

In questo mezzo Claverhouse fe' il possibile per richiamar l'ordine fra suoi, venuti, com'è naturale, in tutto quello scompiglio che è l'effetto solito delle pugne intraprese contro regola e tornate con isvantaggio. I cacciatori da lui posti entro le macchie non si stavano dal molestare il nemico con un fuoco regolare e ben ordinato, perchè Claverhouse aspettava sempre di vedere le conseguenze della fazione da lui ordinata a Bothwell per movere indi contro i Puritani il restante del reggimento.

In quell'istante gli si presentò innanzi un dragone coperto di sudore e di sangue, e il cui cavallo, col non potere tirar fiato dava a divedere che non era venuto di passo.

»Ebbene! quai notizie abbiamo Holliday? (chiese il colonnello, che conoscea di nome tutti gli uomini del suo reggimento) ov'è Bothwell?»

»Morto, rispose Holliday, e più d'un valoroso in sua compagnia.»

»Il re ha dunque perduto un prode soldato, soggiunse colla solita sua indifferenza Claverhouse. Il nemico, non ne dubito, avrà compito egli il giro della palude.»

»Sì, e con una grossa banda di cavalleria comandata da Burley, da quel diavolo incarnato che uccise Bothwell.»

»Zitto là! lo interruppe Claverhouse, zitto là! vi proibisco il dirlo a chichessia. — Maggiore Allan, è duopo ritirarsi, la necessità ne costringe a tale partito. — Lord Evandale, richiamate i cacciatori, ed ordinate il reggimento in tre corpi. Allan comanderà il primo, voi rimarrete al centro, io starò al retroguardo, per tenere cotesti malandrini in faccende sintantochè abbiam raggiunto di nuovo lo spianato della montagna. Non perdete tempo. Vedo in moto tutta la loro linea, e certo or s'accingono a traversare il fossato.»

»E che diverrà intanto di Bothwell e del Suo squadrone?»

»Silenzio!» il colonnello interruppe Evandale, indi fattosegli all'orecchio: »Bothwell, disse, sta adesso al servigio d'un altro padrone. — Su via, miei signori! non abbiam tempo da perdere, ordinate il reggimento. Una ritirata, nol nego, è cosa nuova per noi, ma ne verrà il giorno di ricattarci.»

Allan ed Evandale si preparavano ad eseguire tale comando, allorchè una porzione de' Puritani avendo già superata la fossa, movea, mandando grida spaventevoli contro i Reali. Claverhouse raccolse attorno di sè coloro ch'ei conoscea per li più valorosi, e a capo d'essi fece impeto su questo antiguardo nemico, parte uccidendone e parte rispingendone verso la fossa, che intanto era stata varcata da tutta la fanteria Puritana. Allora Burley incominciò l'assalto sulla sua destra, e Haxton di Bathillet a capo del suo squadrone di cavalleria faceva altrettanto sulla sinistra.

Il maggiore e lord Evandale in veggendo che il colonnello e la sua poca truppa stavano per essere inviluppati, misero a banda le idee di ritirata, e ordinarono ai propri corpi il marciare in avanti per torgli d'impaccio. Ma si fatto comando non venne generalmente eseguito. I soldati avean già visti i preparamenti d'una ritirata, e molti di loro non vollero essere gli ultimi ad operarla; quindi il declivo della collina scorgeasi tutto coperto di fuggiaschi, i quali non pensavano che a mettersi in sicurezza.

Non poterono dunque raggiugnere il colonnello se non se con un piccolo drappello d'uomini risoluti, che unirono i propri agli sforzi di lui per coprire la ritirata de' fuggitivi. Non fuvvi mai occasione in cui Claverhouse avesse dovuto far mostra d'intrepidezza cotanta. Egli era capo di tutti i fuochi da esso ordinati; e poichè il suo cavallo nero, e il pennacchio bianco lo additavano meglio ai nemici, ed era inoltre il principale scopo dell'odio loro, ei vedea ciascun colpo indirigersi contro di lui, e udiva le palle che gli fischiavano parallelamente alle orecchie senza dare a scorgere nè inquietudine nè turbamento. E non avendo egli riportata veruna ferita, i Puritani che il credean fatto invulnerabile dal demonio, asserivano di veder le palle, allorchè lo colpivano, tornare addietro a guisa di gragnuola ripercossa ad una rupe di granito. Altri, convinti che il ferro ed il piombo non avessero forza sopra di lui, rompevano le proprie monete d'argento per caricarne gli archibusi.

Claverhouse combattea pertanto con tutti gli svantaggi che vanno uniti ad una ritirata in disordine; poichè gli era stato impossibile l'instituire una linea di battaglia; onde quella pugna avea piuttosto l'apparenza d'una mischia, in mezzo a cui ciascuno combattea dal sito ove il caso lo avea collocato. Le file de' dragoni si diradavano ad ogn'istante, e quai rimanevano morti, e quai si davano alla fuga.

Tanto che durò questa scena di tumulto e di confusione, cui accresceano orrore le grida de' feriti, e i barbari urlamenti dei Presbiteriani; e il fracasso de' non mai muti archibusi, Evandale non potè starsi dall'ammirare l'imperturbabile calma del colonnello. La sua fisonomia in quell'istante non discerneasi da quella del mattino, allorchè facea colezione con lady Margherita. Nè era certamente ch'ei non s'accorgesse del disordine impadronitosi del suo campo.

»Qualche minuto ancora, ei dicea placidamente ad Evandale, e tutto il reggimento è perduto. Ritiratevi insieme ad Allan, unite ciascuno per parte vostra i fuggiaschi, e riordinateli alle falde della montagna; io terrò ancora per qualche poco a bada il nemico, e vi raggiugnerò, se mi riesce. Voi però non pensate a soccorrermi, ma a salvare il reggimento, e se soggiaccio, direte al re ed al Consiglio privato che soggiacqui compiendo quant'era mio debito.»

Intantochè questi due ufiziali eseguivano l'ordine dato da Claverhouse, egli postosi a capo di circa venti dei migliori fra que' soldati che mai non l'avevano abbandonato, fece un impeto sì vigoroso ed improvviso, per cui disordinatesi le file de' nemici incominciarono a dare addietro. Avendo in quell'istante riconosciuto Burley, gli si fe' contro, e gli menò un colpo tanto violento sull'elmo, che il trasse giù dell'arcione. Ma in questa foga d'inseguire il nemico essendosi troppo inoltrato il colonnello, si trovò circondato da tutte le bande.

Il maggiore già era corso affrettatamente verso lo spianato della montagna per raunare que' dragoni che nella premura di ripararsi colà lo avevano preceduto. Evandale rimasto alle falde raccozzava coloro che erranti per quella valle paludosa, cercavano di raggiugnere le alture. Vide egli il pericolo del suo colonnello, e in allora inteso unicamente a salvarlo, comandò ai soldati che aveva raccolti di ritornare all'assalto. Una parte di essi ubbidì; ma altri si diedero a fuggir verso il monte; ciò non di meno gli bastarono i pochi che lo seguirono a trar d'impaccio Claverhouse. E veramente il soccorso di Evandale non potea giugnere più necessario; perchè in quel punto un contadino, dopo avere colla sua falce ferito il cavallo del colonnello, si preparava ad una seconda prova, mandatagli a vuoto da Evandale che con un colpo di sciabola lo atterrò.

Usciti della mischia Claverhouse ed Evandale, si guardarono attorno. La divisione di Allan tenea già il pendio opposto delle montagne, perchè l'autorità stessa del maggiore non fu valevole a rattenere i fuggitivi. E quelli parimente che ricusarono seguire Evandale davano opera ad uscire di quei pantani per toccare una volta le alture; talchè questi due ufiziali superiori non aveano miglior difesa di una ventina di uomini in tutto. Alcuni squadroni si battevano tuttavia a destra e a sinistra, piuttosto per assicurarsi una fuga che mossi da una speranza benchè menoma di vittoria.

»Che facciam colonnello?» disse Evandale a Claverhouse.

»Che cosa possono fare venti uomini contro mille? rispose il colonnello. Noi siam rimasti gli ultimi sul campo di battaglia. Non è una vergogna il fuggire dopo aver combattuto con valore, e quando non rimangono modi a resistere di sorte alcuna. Salvatevi miei amici, e vi riordinerete tutti dietro lo spianato del monte. — Andiamo, Milord, partiamo.»

Detto ciò, fe' sentir lo sprone al cavallo, e l'animal generoso parve dimenticar la ferita nè accorgersi del sangue che perdeva; e addoppiò d'ardore come se avesse saputo che dalla velocità del suo correre dipendea la salvezza del proprio padrone.

In cotal guisa i Puritani rimasero padroni del campo, e le grida di trionfo risonarono per tutte le loro file, allorchè videro Claverhouse darsi alla fuga.

CAPITOLO II.

»In fra gli orrori che a feral battaglia

»Vengon seguaci, e di strage e paura

»Compion le rupi intorno e la boscaglia

»Ve' sciolto palafreni che tua ventura

»Ti guida, e innanzi a te sofferma il corso,

»E molle di sudor t'appresta il dorso.»

Campbell.

Nel durar dell'azione da noi descritta, Morton, Cuddy e il reverendo Gabriele Kettledrumle erano rimasti sullo spianato della montagna, presso quell'altura coperta di musco, ove Claverhouse innanzi la pugna avea tenuto consiglio di guerra co' suoi ufiziali; laonde poterono osservare tutto quanto accadde; nè spettatori meno attenti di essi erano stati il caporale Inglis, e i quattro uomini a cavallo che li custodivano.

»Ah! se avessero coraggio, dicea con sommessa voce a Morton Cuddy, non avremmo perduta ogni speranza di sottrarre al brutto laccio le nostre gole; ma non mi fido gran che di costoro; han poca esperienza e della guerra e del maneggio dell'armi.»

»Non ne hanno bisogno, o Cuddy, Morton gli rispondeva. Sono eccellentemente situati, provveduti d'armi, e il lor numero è due volte doppio del numero de' nemici. Se in questo momento non sanno combattere per la lor libertà, si meritano di non acquistarla giammai.»

»Oh quale spettacolo! intanto esclamava Mausa che pareva un'ossessa. Il mio spirito è come quello del profeta Elia! Il fuoco della verità mi consuma; ecco il giorno del giudizio e della nostra liberazione! — Ebbene! che mal vi sentite degnissimo sig. Kettledrumle? Voi siete giallo come lo zafferano. — Quest'è il momento di orare, d'intonar cantici per ottenere da Dio che confonda i persecutori del popolo d'Israele.»

Un tal proposito racchiudeva una specie di rampogna, e il reverendo che tonava dal pergamo allorchè il nemico era lontano, e che, siccome vedemmo, non taceva neanco quando sarebbe stato il tacere in sua facoltà, si era fatto muto all'udire il rumore del continuo trarre che venia dalle valli; e lo spavento l'avea sì compreso che non trovò forza di predicare il Puritanismo, benchè ciò s'aspettasse da lui l'intrepida Mausa. Nondimeno non perdè tanto ogni accortezza da dimenticar nel risponderle la cura che doveva alla propria fama.

»Tacete olà, donna! sclamò, tacete: e non mi turbate in mezzo alle mie meditazioni ed alla lotta del mio spirito. — Però (andava pensando fra se medesimo) qualche palla d'archibuso potrebbe giugnere fin qui; nè farò male a ritrarmi dietro di quest'altura, come in luogo di sicurezza.»

»Egli è un vigliacco, soggiugneva Cuddy, vero vigliacco!»

»Un tale spettacolo è orribile, lo confesso, diceva Morton; pur non posso, a mio malgrado, stoglierne il guardo.»

»Dio si mostri, e i suoi nemici saranno dispersi!» cantava la vecchia, fatta dimentica del pericolo dal proprio entusiasmo.

Tutti e tre dunque rimasero spettatori della pugna, cui però non erano assai vicini per comprendere di chi fosse il vantaggio; oltrechè la densa nebbia di fumo, che il vento spignea da quella banda, loro impediva spesse volte persino la vista de' combattenti. Finalmente osservarono qua e là sbandati per la valle diversi cavalli privi di cavaliere, i quali però era facile l'accorgersi che appartenevano al reggimento guardie. Poi vari cavalieri a piedi che fuggivano verso la montagna, e molta mano d'uomini a cavallo che non tardarono a seguir le tracce dei primi, non lasciaron più luogo ad incertezza sulla peggio di quell'azione toccata ai Reali. I fuggiaschi non si trattennero che un istante sullo spianato del monte, onde il maggiore Allan fu costretto seguirli nella lusinga di riordinarli ad una distanza maggiore dal pericolo.

Intanto spesseggiava meno il fuoco dei combattenti, sicchè i prigionieri poterono più distintamente scorgere i successivi fatti, e videro l'ultima prova di disperato impeto che Evandale fece su i Puritani, e la molta mano di Reali, che lo abbandonavano per raggiugnere senza perder tempo que' che cercavano scampo per le montagne.

»Essi fuggono! Essi fuggono! sclamò l'estatica Mausa. Israello ha vinti i Moabiti! la spada del Signore si è aggravata sovr'essi! Questa colonna di fuoco, l'altra di fumo che le succede, son le colonne che salvarono il popolo di Dio, quando gli empi Egiziani l'inseguivano.» E qui la nostra vecchia intonò un cantico di rendimenti di grazie.

»Tacete dunque in nome di Dio, madre mia! sclamò Cuddy, andate piuttosto a starvene con Kettledrumle, con quell'uom coraggioso che or pensa a tutt'altro fuorchè a cantar inni. Queste indiavolate palle non guardano in faccia a nessuno, e tanto ammazzerebbero una vecchia che salmeggia quanto un dragone che bestemmiasse.»

»Non temere per me, mio Cuddy, rispose la vecchia fanatica; voglio, siccome Debora, ascendere quell'altura, e sollevar la mia voce contra i persecutori de' veri fedeli.»

E avrebbe di fatto eseguito il suo divisamento; ma Cuddy temendo che ella non facesse venire la mosca al naso dei custodi, l'afferrò saldamente per un braccio, obbligandola a rimanersi dov'era. »Sig. Enrico, diss'egli allora, credo non anderà guari che sarem liberi; il caporale e i suoi soldati non fan che guardarsi addietro, e se non m'inganno hanno un grande prurito di seguire i lor camerati.»

Nè s'ingannava egli. Appena Inglis s'accorse di Claverhouse che tornava a tutta briglia sulla montagna, e che un corpo di Puritani s'accigneva ad inseguirlo, nè il caporale nè i suoi compagni giudicarono salubre cosa lo indugiar più lungo tempo in quel luogo e tennero compagnia ad altri fuggiaschi che passavano per quello spianato.

Morton, le cui mani erano sciolte, si diede tosto all'opera di sciogliere quelle de suoi compagni, e mentre terminava questa faccenda che non era scevra delle sue difficoltà, arrivò il restante del reggimento, in mezzo a cui dominavano il disordine e la confusione inseparabili da tai generi di ritirate. Questi avanzi però formavano un corpo di quaranta uomini in circa. Li guidava brandendo la sua sciabola Claverhouse tutto coperto di sangue e di sudore. Veniva ultimo lord Evandale che confortava que' soldati a farsi coraggio e a non si disunire.

Essi passavano non molto lungi dal luogo ov'erano Morton e i suoi compagni. Mausa cogli occhi raggianti di entusiasmo e di gioia, e coi grigi capelli in balia de' venti, stendea le sue scarne braccia, simile ad una vecchia baccante o ad una strega della Tessaglia; nè potè starsi dal mandare invettive ai fuggiaschi e dallo spacciare contr'essi improperj tolti da qualche frammento di Salmo. Ma Claverhouse e la sua gente avean ben altre faccende che badare alle ingiurie d'una vecchia in delirio, onde continuarono il proprio cammino, solleciti di ordinarsi laddove fossero sicuri dall'inimico. Peggio instrutta della loro la cavalleria puritana, non avea potuto raggiugnerli, ma li seguiva in vicinanza, traendo sempre sovr'essi; il quale continuo fuoco, se non li danneggiava, certamente contribuiva ad accelerare la loro fuga. Una palla però colpi il cavallo di lord Evandale nell'atto ch'ei pervenne allo spianato. Due uomini a cavallo presbiteriani gli furono tosto addosso per ammazzarlo, che non si usava dar quartiere in tal guerra; ma Morton benchè disarmato si lanciò innanzi ad essi, e mentre copriva col proprio corpo Evandale tanto che si rialzasse, riconobbe Burley nell'uomo che avea sollevata la sciabola per mettere a morte il milord: »Concedetemi, esclamò, la sua vita! la negherete voi a quell'uomo che ha salvata la vostra?....»

»Enrico Morton! (gridò Burley che intanto si rasciugava la fronte con una mano tutta intrisa di sangue.) Ben lo diss'io che il figliuolo del prode Silas non tarderebbe a passare sotto le tende di Giacobbe. Tu sei una tavola sfuggita al naufragio; una canna che l'incendio della pianura non potrà consumare. — Quanto a costui, egli morrà. La spada d'Israello non dee risparmiare un solo Amalecita.»

E ciò dicendo alzò la sciabola una seconda volta sopra Evandale.

»Egli non morrà, (tornò a gridare Morton afferrando il braccio a Burley) egli non morrà, o morirò io prima di lui. Ei mi salvò stamane la vita, quella vita ch'io dovea perdere per avervi campato da morte. Vorreste farvi reo d'un'ingratitudine la più infame?»

Burley abbassò la sciabola. »Tu hai ancora un piede nelle vie del mondo, sì disse a Morton; ho compassione della tua debolezza, della tua cecità. Il pane de' forti non è fatto pe' deboli: ma egli è meglio guadagnare un'anima alla verità, che immergerla nelle tenebre eterne. — Viva egli dunque, se tale è il volere del cielo, che ne ha compartito in quest'oggi favori i più segnalati. Quanto a te, Morton, ricordati di aspettarmi qui. Tornerò a trovarti dopo che avrò finito di sperdere i nemici dei giusti.»

Indi spronato il cavallo continuò ad inseguire i Reali.

»Presto, Cuddy! fate presto, Morton sclamò, per amor del cielo fermate un di que' cavalli che corrono qua e là e conducetelo a lord Evandale. La vita di lui non sarebbe sicura se qui indugiasse più lungo tempo. Voi siete ferito, o milord. Vi trovate in istato di risalire a cavallo?»

»Così spero, rispose Evandale. Ma è egli possibile? Ed è a voi, sig. Morton, che io sono debitore della mia vita?»

»In qualsivoglia circostanza, o milord, l'umanità m'avrebbe persuaso a procurar di salvarvi, ma in questo momento la gratitudine me ne facea un sacro dovere.»

»Montate a cavallo, milord, disse Cuddy nell'offerirgli un palafreno, montate a cavallo, e fuggite alla presta: questi disperati non la perdonano a quanto lor capita.»

Intantochè lord Evandale s'accigneva a salire sul cavallo, Cuddy volea tenergli la staffa.

»Ritirati, bravo giovinotto, questi gli disse; il servigio che vuoi rendermi potrebbe costarti la vita. — Signor Morton, eccovi sciolto d'ogni debito che crediate avere verso di me: non dimenticherò mai, credetelo, quest'atto vostro di generosità. Addio.»

E un istante dopo che Evandale era partito, comparve una grossa banda di fanteria puritana, postasi ad inseguire i fuggitivi e che spietatamente uccideva e feriti e sbandati. »Morte ai traditori! (alcuni di essi esclamarano additando Morton e Cuddy) costoro agevolarono la fuga ad un Filisteo.»

»E che cosa dovevamo fare? gridò Cuddy. Eravamo lor prigionieri, quindi privi d'armi potevam forse trattenere un uomo fornito di sciabola e di due pistole?»

La quale scusa non sarebbe stata ammessa, se Kettledrumle, già riavutosi dallo spavento, ed encomiato e rispettato dalla maggior parte de' Puritani, non si fosse fatto ad esclamare con voce di tuono:

»Fermatevi: nol toccate. Eccovi il figlio del famoso Silas Morton, per la cui mano il Signore operò un dì tanti prodigi. Egli è un fiore eletto del giardino d'Eden. Fu perseguitato dai vostri persecutori, ed è venuto a prestar soccorso all'opera della giustizia.»

»Ed ecco, soggiunse Mausa, le cui massime eran note a tutti i partigiani del Puritanismo, ecco il figlio del proprio padre, di Judden Headrigg e di me Mausa Middlemas, indegna serva del puro Vangelo, e vostra serva ad un tempo. Noi siamo tutti della tribù di Levi.»

Questa banda pertanto continuò il suo cammino, ma altre ne sopraggiunsero, alle quali convenne ripetere la medesima spiegazione; e tutte le volte tornò necessario ed utilissimo l'intervento di Kettledrumle, il quale riprendendo baldanza a mano a mano dal vedere vantaggiosa la propria protezione agli antichi compagni di schiavitù, attribuì a se medesimo gran parte del buon successo ottenuto, e chiamò questi compagni medesimi ad attestare come egli avesse, simile a Mosè sulla montagna, sollevate la mani al cielo affinchè Israello trionfasse di Amalecco, e retribuiva nel tempo stesso a Morton e a Cuddy la gloria di avergli sostenute le braccia nella guisa che Aronne ed Hur al profeta ebreo le sostennero. Forse ei concedea loro d'aver avuta una tal parte nel buon esito delle cose per indurli a tacere sul panico terrore che lo costrinse a nascondersi nel durar della pugna; e questi per parte propria trovarono prudente consiglio il non far motto di ciò.

Tutte le cose dette da Kettledrumle si ripetevano da labbro a labbro colle aggiunte e le varianti che vi mettea ciascuno del proprio, come in questi casi è costume; laonde non tardò a divulgarsi per tutte le file che il giovine Morton di Milnwood, figlio del colonnello Silas Morton, uno dei più fermi sostegni della buona causa, e il degno predicatore Gabriele Kettledrumle, erano arrivati con cent'uomini armati di tutto punto a rafforzare il campo presbiteriano.

CAPITOLO III.

»Fattisi trombe di scordanti chiese,

»I pergami rintronan di parole,

»Da chi le proferì talor nè intese,

»E di que' boschi trasformati in scole

»Ripete ogn'eco i colpi vigorosi

»Che mena il prete ai pulpiti petrosi.

Hudibras.

In questo mezzo la cavalleria puritana tornava dall'avere inseguiti i Reali, non poco spossata dagl'inutili sforzi fatti per raggiugnerne gli sbandati avanzi. La fanteria intanto stava schierata sul campo, di cui i Puritani erano rimasti padroni. Comunque estenuati per fame e sopportata fatica, la gioia del trionfò li sosteneva, e faceva sovr'essi le veci di riposo e di cibo. E per vero dire ottennero più di quanto mai avrebbero osato sperare: senza sofferire una grave perdita eglino stessi, non fu poco vanto l'aver messo in compiuta rotta un reggimento di scelti uomini, comandato dal primo ufiziale della Scozia, il cui sol nome bastò lungo tempo ad agghiacciarli di spavento. Oltrechè, la disperazione, non la speranza di un buon successo suggerì loro il cimentarsi a giusta battaglia; talchè questo buon successo medesimo facevagli attoniti. Pressochè fortuita fu quella loro confederazione; niun de' capi che li comandava era stato nominato o riconosciuto legalmente; e questo stato medesimo di disordine li collegò, e fu cagione che tutto l'esercito s'ergesse per così dire a consiglio di guerra onde risolvere sul partito da abbracciarsi. Nè vi fu genere di stravagante opinione che non trovasse sostenitori in quella congrega. Si volea nel tempo stesso marciare alla volta di Glascow, d'Edimburgo, e persino di Londra. Chi poneva il partito di mandare una deputazione a Carlo II per dettargli i patti della pace, e chi meno caritatevole domandava che un nuovo re fosse acclamato. Non mancarono altri che pretendevano instituire la Scozia in repubblica. I più gridavano sulla penuria delle vettovaglie, e nessuno pensava agli espedienti opportuni per procurarne. In una parola il campo de' Puritani nel momento il più bel del trionfo stava in atto di sciogliersi per mancanza d'unione fra gli elementi che il componevano, ed era come i caratteri segnati nell'arena, che il primo soffio di vento disperde.

In tale stato trovò i suoi Balfour di Burley quando tornava dall'inseguire i Reali. Con quella maestria di uomo avvezzo a trarsi dai difficili passi, incominciò ordinando che cento uomini fra' meno stanchi, si assumessero la fazione di far la sentinella attorno del campo; poi di coloro che sostennero le parti di capi nel durar del conflitto compose una commissione direttrice, che dovea rimanere in tale ministero sintantochè gli ufiziali fossero scelti regolarmente. Per ultimo a coronare la vittoria volle che il reverendo Kettledrumle improvvisasse un discorso di rendimento di grazie al cielo, provvisione, su i vantaggi della quale molto fondavasi, nè a torto come stiamo per vederlo. Ei ben sapea che con tale espediente avrebbe dato pascolo all'attenzione della massa de' confederati, avidissimi delle dicerie de' loro predicatori; e in questo mezzo divisava tenere vero consiglio di guerra con due o tre capi, senza che dal risolvere il meglio lo distornassero o insensati clamori o partiti ridicoli.

Kettledrumle corrispose magistralmente alla espettativa di Burley, predicando senza prender fiato due lunghe ore, capaci d'ammazzare di noia tutt'uomo non Puritano; ma egli forse in quel momento era il solo che potesse sì a lungo cattivarsi l'attenzione di un tale uditorio. Ei possedeva perfettamente quel genere d'eloquenza adatta al volgo, che era il caratteristico de' predicatori di que' giorni, e comunque il cibo spirituale che da costui dispensavasi sarebbe stato efficacissimo a movere nausea in persona di un gusto alquanto dilicato; era il più opportuno a vellicar gratamente que' palati pei quali manipolavasi.

Il testo del costui sermone era tolto dal capitolo XLIX del profeta Isaia; »Anche gli schiavi de' potenti saran liberati: farò guerra a chi ti fa guerra e i figli tuoi saran salvi.»

L'orazione pronunziata su tale argomento venne divisa in quindici punti, ognun dei quali non andava privo di molte suddivisioni. Consacrò il primo punto a favellare della liberazione propria e de' compagni, additando il giovane di Milnwood come un campione inviato dallo stesso Dio a trionfo della buona causa. Negli altri punti si passavano in rassegna i moltiplici flagelli, che il cielo dovea far piovere sopra un governo persecutore. Gonfio e familiare a vicenda, or si elevava a quanto aveasi per sublime, or discendeva al di sotto dello scurrile.

Terminata che ebbe la predica, e dopo essere sceso da una punta di roccia, suo pulpito, venne in luogo di lui un secondo predicatore, che per nulla somigliavasi al precedente. Il reverendo Kettledrumle era già pervenuto assai avanti negli anni, corpulento a dismisura, e i lineamenti medesimi del suo volto, stupidi e privi d'espressione, sembravano annunziare, come nella formazione del suo essere entrasse molta più materia che spirito. Il successore di lui era un giovane che certamente il quinto lustro non oltrepassava. Scarne guance e incavate ne attestavano le vigilie e i digiuni, e le fatiche d'un apostolato, che spesse fiate avventurò l'apostolo alle vendette de' Reali, e a quella palma che i settarj della sua specie chiamarono del martirio. Egli era uno de' più fanatici Puritani di tutta la Scozia, e grande fama gli avea presso costoro acquistata il suo stile enfatico e figurato. Primieramente volse in giro gli occhi attorno a quell'assemblea e al campo della battaglia: e l'ilarità del trionfo gli si pinse tanto nel volto, che il pallor d'esso sembrò parimente dar campo al fuoco del contento e dell'entusiasmo. Giunte entrambe le mani, levò le pupille al cielo, rimanendo alcuni istanti, come assorto in morale contemplazione. All'atto di schiuder le labbra, una voce debole e un organo difettoso per tramandarla pareano vietar persino che le parole ne fossero intese; ma profondissimo silenzio regnava e quegli uditori stavano per ricevere i costui detti con quella sollecitudine che narrossi degli Israeliti nel raccorre la manna in mezzo al deserto. Scaldatosi a poco a poco, ne divenne più chiaro il tuono, più espressivi i gesti, e parve che lo zelo di religione trionfasse in lui de' difetti della natura; dipinse con colori vivissimi lo squallore in cui giacea la Chiesa presbiteriana, ch'ei paragonò ad Agar, studiosa di rianimare la vita del suo fanciullo moriente fra le arsure delle vaste sabbie ove peregrinava. Congratulatosi indi cogli ascoltanti della riportata vittoria, gli esortò a non dimenticare giammai, come questa fosse il frutto della protezione celeste, ed a continuare con passo franco e sicuro nella carriera che Dio stesso aveva ad essi dischiusa.

Intantochè i due predicatori intertenevano di tal maniera l'esercito, non si stava neghittoso Burley. Egli avea fatto accendere fuochi, collocate scolte per ogni dove, ordinate scoperte, e s'era procacciato vettovaglie dai villaggi i meno lontani. Spedì messi da diverse bande affinchè divulgassero gli ottenuti buoni successi, e al fulgor di essi inducessero tutti i partigiani di quella causa a chiarirsi; finalmente inviò bande ne' dintorni, le quali o per amore o per forza s'impadronissero di quanto poteva essere necessario al sostentamento dell'esercito. La qual cosa gli tornò oltre ogni concetta speranza, perchè la gente messa da lui s'appropriò nel più vicino villaggio d'un magazzino ricco e di vittuaria e di foraggio e di munizioni da guerra che posto vi aveano le truppe reali; nuovo incoraggiamento ai Puritani: talchè mentre poche ore dianzi alcuni d'essi sentiano affievolire l'ardore del loro zelo, non eravi ora un sol combattente che non giurasse di non dimettere le armi prima d'avere riportato un compiuto trionfo.

Enrico Morton seduto presso un dei fuochi accesi all'intorno, si nudriva intanto della parte toccatagli nella distribuzione di cibo fatta all'esercito, e pensava al partito cui avrebbe dovuto attenersi, allorquando gli giunse a fianco Burley seguito dal giovine ministro, che avea pronunziato il secondo sermone.

»Enrico Morton! con tuon risoluto il puritano duce gli disse, il Consiglio di guerra, persuaso e convinto che il figlio di Silas Morton non può mai essere o tepido o indifferente per riguardo alla buona causa, vi ha nominato uno fra i capitani del suo esercito, e vi conferisce il diritto di sedervi in consiglio, e quanta autorità è addicevole ad un ufiziale scelto a comandare milizie cristiane.»

»Sig. Burley, Morton rispose, son grato, qual debbo esserlo, a questa prova di fiducia che in me vien riposta. Niuno certamente potrebbe a buon diritto maravigliare, se le ingiustizie cui soggiace il mio sfortunato paese, quelle alle quali ho soggiaciuto io medesimo, mi commovessero a prender l'armi in difesa della libertà civile e della libertà religiosa, ma prima di accettare in mezzo a voi un comando, desidero mi facciate conoscere alquanto meglio con quai dettami vi comportiate.»

»Con quai dettami? E potete sol chiederlo? Non vi è noto che è nostra mente rifabbricare il tempio, dar ricovero ai santi, annichilare gli schiavi del peccato?»

»Permettetemi confessarlo francamente, sig. Burley: questo genere di linguaggio, che può tanto sopra molte persone, è perduto affatto per me: egli è bene lo sappiate, prima che segua fra noi una più stretta alleanza.»

All'udir tal risposta il giovane ministro mandò un sospiro, che s'accostava molto ad un gemito.

»Vedo, o signore, che non vi va a genio la mia risposta. Ma forse ancora non l'avete bene intesa. Io rispetto la Santa Scrittura al pari di chicchessia, ed è anzi per una conseguenza di tale rispetto, che mentre son premuroso di conformare ad essa la mia condotta, non credo mi aspetti il citarne i testi ad ogni momento, correndo anche rischio di snaturarne il vero significato.»

Quel ministro di nome Efraim, parve scandalezzato grandemente della protesta fatta da Morton, e s'apprestava a confutarla, allorchè Burley gli tolse la parola.

»Chetatevi, Efraim, e pensate che questi è un fanciullo avvolto ancora ne' suoi pannilini. — Ascoltami, o Morton. Ti parlerò il linguaggio della saggezza umana, poichè non sei ancora forte abbastanza per intendere linguaggio migliore. Quai sono i motivi, pei quali t'indurresti a sguainar la spada? Non sarebber forse la brama d'ottenere la libertà della Chiesa e de' tuoi concittadini, l'amore di assicurare alla patria quelle savie leggi che impedissero ad un governo arbitrario la facoltà di confiscare gli averi, e di mettere in carcere i possessori degli averi, comunque veruna sentenza non li condanni?»

»Sì certamente, rispose Morton, tali motivi renderebbero agli occhi miei legittima la mia condotta.»

»Siam fuor di strada, esclamò Macbriar, conviene andare a dirittura alla meta. La mia coscienza non mi permette venire ad accomodamenti col mondo.....»

»Chetatevi, torno a dirvi, Efraim Macbriar,» indi continuò Burley traendo in disparte costui. »La penso anch'io come voi, ma non vi siete accorto sin questa notte che v'è dissensione nel consiglio? Credete forse che non abbisogniamo del soccorso de' Presbiteriani moderati? O volete che si disgiungano da noi, quando possiamo affezionarli col metterli sotto un capo della loro fazione?»

»Ti replico che questi riguardi non mi vanno a' versi. Dio può operare la liberazione del suo popolo col ministero di pochi eletti come se fossero molti.»

»Va' dunque a far le tue rimostranze al consiglio. Sai pure ch'egli decise di manifestarsi in modo da contentare tutte le classi di Presbiteriani. Non mi star dunque ad impedire di guadagnare a noi tal giovinetto, il cui solo nome farà uscir di terra intere legioni a sostegno della buona causa.»

»Opera come credi. So bene che sei divorato dallo zelo della causa del Signore; ma non ti dimenticare che chi non è per me è contro di me. Addio. Non assisterò più lungo tempo a conciliaboli, ove si fan campeggiare principj mondani.»

Spacciatosi in tal guisa dall'indomabile predicatore, Burley venne a raggiugnere il suo proselito; ma prima di procedere oltre, giudichiamo prezzo dell'opera dar meglio a conoscere ai nostri leggitori il personaggio di questa scena.

Iohn Balfour di Burley che apparteneva ad una buona famiglia della contea di Fife, sortì coi natali agiatissimo patrimonio. Dandosi fin da' primi anni alla professione dell'armi, passò la sua giovinezza fra ogni genere di sregolamenti. Cresciuto negli anni, divenne per ambizione uno de' Puritani più ardenti che noverasse la Scozia, ed era sola meta de' suoi desideri il divenir capo supremo di tale setta. Per conseguir questo fine fu continuo nel frequentarne le assemblee. Notissimo pel paese, ovunque si faceano sentire sommosse, certamente egli vi si trovava. Ardito nell'intraprendere, pronto nell'eseguire, propenso agli espedienti suggeriti dalla violenza, ei riscaldava l'entusiasmo degli altri, e finalmente ne fu compreso egli stesso, benchè non gli sia mai mancata l'accortezza di assoggettare questo entusiasmo medesimo ai consigli della politica.

Tutti riguardavano, come più di tutto, opera di lui, la vittoria testè riportata; nondimeno trovavasi ancor lontano dal grado cui aspirava la sua ambizione, ed erane motivo la diversità d'opinioni che tenean discordanti fra loro i settarj. I più violenti fra i Puritani approvavano l'assassinio del primate della Scozia, del quale assassinio Burley era stato primario autore. I Presbiteriani moderati al contrario, benchè s'accordassero in riconoscere nell'arcivescovo l'antesignano dei loro persecutori, biasimavano altamente coloro che l'avevano ucciso, e tale uccisione qualificavano misfatto meritevole di gastigo. I primi condannavano come prevaricatori que' Presbiteriani e ministri che acconsentirono sottomettersi alle leggi e alle regole del governo. Innanzi gli occhi di costoro Carlo II era un Saul, un Ocozia, e anelavano sottrarsi alla soggezione d'un tale sovrano. I secondi riconoscevano l'autorità legittima del re, e si limitavano a chiedere la libertà di coscienza, e il termine del governo militare da cui si dicevano oppressi. Come ognun vede pertanto, gravi erano i germi di dissensione in questa setta; cagione per cui Burley desiderava condurre nelle file de' sommossi Enrico Morton, perchè non se ne sciogliessero i Presbiteriani moderati, presso i quali durando tuttavia cara ed onorata la rimembranza del colonnello Silas Morton, era da supporsi che obbedirebbero di buon grado al figlio di questo ufiziale. Egli avea per altra parte qualche speranza di condurre a proprio grado la mente del giovinetto, e di procacciarsi per cotal via una preponderanza su i moderati, quanta ne avea su i fanatici. A questo fine ei vantò dinanzi al consiglio di guerra, del quale Burley era l'anima, l'ingegno e le buone qualità di Morton, sicchè facilmente vinse il partito di farlo nominare uno de' capitani di quell'esercito.

Gli argomenti poi, de' quali si valse onde Enrico accettasse una commissione sì pericolosa, furono accorti non men che incalzanti. Burley, senza negare di conformarsi in tutto alle massime dell'energumeno predicatore da cui si era disgiunto, addusse che nello stato di crisi in cui la bisogna pubblica era caduta, lievi diversità d'opinione non doveano impedire ai veri zelatori della propria patria il prendere di concerto l'armi per procurarle salvezza, nulla altro rilevare in quell'istante fuorchè la necessità di sottrarre il paese al giogo impostogli dal militar dispotismo, esser indispensabile cosa il profittare del conchiudente vantaggio riportato allora nell'armi; appena divulgatosi questo, sarebbersi sollevate in lor favore tutte le contee occidentali della Scozia; divenire finalmente colpevole verso della nazione chiunque, rattenuto da indifferenza o da tema; avesse ricusato di cooperare al trionfo d'una causa sopra quante ve ne fossero giusta.

Morton, già per natura fornito d'indole altera e avidissima d'independenza, non avea d'uopo di molta spinta per collegarsi ad individui tratti a sommossa dal solo scopo, a quanto appariva, di ricuperare alla natale contrada que' diritti e que' privilegi di cui l'avea spogliata la prepotenza. Certamente ei temea e sulla pochezza delle forze che impresa sì vasta dovevano sostenere, e sulla idoneità de' capi creati a condurla, ne' quali non credea ravvisare nè grandezza d'animo, nè generosità consentanee a tant'uopo; ma per altra parte, caduto già in sospetto al governo, non vedea più sicurezza per se medesimo ove tornato fosse presso lo zio, e gli mancavano i modi per ritrarsi in terra straniera. Tutte le cose pertanto collimavano a rendergli accette le proposte fattegli da Burley. Pure nell'atto di annunziare ad esso che avrebbe assunto l'offertogli grado, pose a tale accettazione una specie di clausola.

»Son pronto, diss'egli, ad unire i miei deboli sforzi a quelli de' vostri compagni per liberare il mio sfortunato paese dalla tirannide che l'opprime: ma badate a non prendere abbaglio sulle mie intenzioni. Io condanno apertamente l'azione che ha dato origine a questa lega, e se fra voi prevalesse l'avviso di continuare ancora in tai generi d'atrocità, non v'immaginaste mai che io acconsentissi a farmene compartecipe.»

Tutto il sangue rimontò sul volto a Burley. »Voi intendete parlare della morte dell'arcivescovo!» gli rispose nascondendo, quanto il potè, l'agitazione del proprio animo.

»Appunto.»

»E che cosa monta, se un persecutore della Chiesa, fattosi le mille volte meritevole di morte, cade sotto la scure della legge, o sotto il ferro dello strumento suscitato dalla giustizia divina per liberare da uno scellerato la terra? Spetta forse agli uomini il pronunziare giudizio su d'una azione che è frutto d'un'ispirazione superna?»

»Non m'arrogo io qui farmi giudice; e mi basta che le mie massime vi sian note; e vi dico perciò che i vostri ragionamenti non mi vanno a grado. Un delitto è sempre delitto ai miei occhi, nè crederò mai che il cielo possa inspirarlo. Desidero adunque che ben comprendiate, com'io intenda collegarmi ad uomini che facciano una guerra giusta e leale, conforme alle leggi ammesse in casi simili da tutti i popoli venuti a civiltà, e scevra di ladroneggi e di tradimenti.»

Si morse le labbra Burley, che durò grande fatica a rattenere il proprio risentimento. Risoluto cionnullameno a trar Morton nella propria fazione, celò ogni disgusto, e con tuono di calma rispose. »Non ho fatto mistero della mia condotta più agli occhi degli uomini che a quelli di Dio. Il mio labbro non negherà le cose operate dalla mia mano, e sosterrò la mia innocenza, sia coll'armi, sia al cospetto de' tribunali, sia sul patibolo, sia nel giorno del giudizio finale; non quindi perderò l'opera a convincere un uomo che non ha per anco aperti gli occhi alla luce. Senza protrarre pertanto una inutile discussione, esaminate soltanto, o Morton, se volete divenire nostro fratello di armi, e quando il vogliate, venite meco al consiglio di guerra, ch'or dee deliberare su i modi di profittare della riportata vittoria.»

Morton seguì silenzioso Burley, poco soddisfatto del nuovo collega acquistato, inquieto su i veri motivi che spronavano gli altri duci di sì fatta impresa, e pien di paura che la volessero sostenere con provvedimenti alieni affatto dalle massime d'un uom d'onore.

CAPITOLO IV.

»Un vecchio, il vedi, può giovar talora.»

Shakespeare.

Or ne è mestieri far ritorno al castello di Tillietudlem che la partenza del reggimento guardie lasciò immerso nella taciturnità e nella inquietezza.

Le assicurazioni fattele da lord Evandale non aveano del tutto calmati i timori di Editta. Ella il conoscea bensì generoso e incapace di violare una data promessa, ma non le era meno ignoto com'ei sospettasse un rivale, ed un felice rivale, in Enrico. Non era forse un aspettarsi da lui tal prodigio, ch'era al di sopra della natura umana, il supporre ch'ei vegghierebbe incessante alla salvezza di Morton contra tutti i rischi cui lo commettevano e lo stato suo di cattività e le cattive impressioni surte a danno d'esso in Claverhouse? Ella si abbandonava quindi a molestissime agitazioni, che la faceano sin sorda ai motivi di conforto che Jenny Dennison andava suggerendo un dopo l'altro a guisa di perito generale, che invia successivamente, e non tutti insieme, i rinforzi ad uno squadrone avventuratosi col nemico.

Ella presentava primieramente agli occhi della sua padrona una morale certezza che nulla di sinistro poteva accadere ad Enrico, »comunque, aggiugnea, non possiate ignorare, che andando anche alla peggio le cose, rimarrebbe lord Evandale, partito da non disdegnarsi.» Poi chi potea farsi mallevadore intorno l'esito d'una battaglia? Se dei Presbiteriani fosse stato il vantaggio, a questi sarebbono uniti e Morton e Cuddy, e trasferendosi tosto al castello ne avrebbon di viva forza sottratte la giovin padrona e l'ancella. »Perchè ho dimenticato dirvi, continuava piangendo Jenny, che anche il povero Cuddy trovasi in poter de' dragoni. Stamattina l'hanno condotto qui prigioniero; e mi son veduta alla necessità di dare buone parole ad Holliday per ottenerne la permissione di parlare all'amante, che di ciò per altro non mi ha mostrata quanto dovea gratitudine. Ma non ci pensiamo! (soggiunse indi cambiando improvvisamente di tuono, e rimettendo il fazzoletto in saccoccia.) Non ho bisogno di far rossi gli occhi piangendo. Se i dragoni avessero condotta via la metà de' giovani della contea, vi resta di che confortarsi nell'altra metà.»

Nè più tranquilli, nè meno scontenti erano gli altri abitanti di questo castello. Lady Margherita stava sempre pensando al poco riguardo che nel negare la grazia di Morton il colonnello aveva usato al grado di una matrona interceditrice; poi le soccorrea alla mente che Claverhouse avea persino violati i diritti di lei baronali, col pretendere che i dominj di Tillietudlem divenissero teatro d'una militare esecuzione.

»Claverhouse avrebbe dovuto ricordarsi, o mio fratello, ella diceva, che questa baronia ha sempre goduto il diritto di alta e media giustizia; e quand'anche il colpevole avesse dovuto essere giustiziato sulle mie terre (cosa a mio parere inurbana, perchè questo castello è abitato da sole donne, che non si dilettano di sì fatte tragedie...) Ma quand'anche ciò fosse stato indispensabile, dovea rimetterlo nelle mani del mio sindaco qual presidente per diritto alle esecuzioni che seguono in questi luoghi. Sono ben persuasa, che il re medesimo, quando venne qui a far col....»

»Sorella mia, a parte la colezione del re! La legge marziale fa tacer tutte l'altre. — Però sono con voi nel dire che il colonnello non s'è mostrato cortese quanto conveniva per riguardo all'inchiesta vostra, e non son molto contento io medesimo che abbia ricusato ad un vecchio servitore del re, qual mi son io, una grazia, poi conceduta al giovane Evandale, per ciò solo, nè v'è a dubitarne, che questi è milord ed ha grande prevalenza nel Consiglio privato. Ma purchè sia salva la vita di questo povero sfortunato, poco mi cruccio del rimanente. — A proposito, sorella! oggi rimango con voi. Sono impaziente di notizie su questo affare di Loudon-Hill, benchè non sappia io darmi a credere, che un attruppamento di contadini possa far fronte ad un ragguardevole corpo di soldati, qual si è il reggimento da noi veduto stamane. — Oh! è stato un tempo, che non avrei potuto rimanermi pacificamente assiso su d'un seggiolone, sapendo che dieci miglia lontano da me si veniva alle mani. Ah vecchiaia! vecchiaia!»

»Avrò il massimo contento, fratello mio, se resterete con me; solamente permettetemi ... capisco bene che non è troppa cortesia il lasciarvi solo; ma voi vedete che la numerosa compagnia da me ricevuta, ore sono, entro il castello non può avervi portato molto ordine. Permettetemi adunque d'invigilare in persona al raggiustamento di tutte le cose.»

»Servitevi. Odio, il sapete, le cerimonie, come un cavallo che inciampa. — Ma ov'è la mia nipotina?»

»Nella sua stanza. Non si sente troppo bene in salute, e credo anzi siasi coricata. Appena si sveglia, le farò prendere alcune goccie di....»

»Eh! che non è il mal delle goccie! la interruppe il maggiore. So io quel che le duole. Poverina! Non è accostumata a vedere un giovine di sua conoscenza condotto via per essere moschettato; poi un altro partir d'improvviso e coll'incertezza per noi di rivederlo. Ma se torna ad accendersi la guerra civile, converrà bene che si avvezzi a simili guai.»

»Dio non voglia, fratello mio!»

»Dio nol voglia, certo, sorella! avete ragione. — Ma si chiami Harrison. Farò una partita di tavola reale con lui.»

Postisi i servi in traccia dell'intendente, venne Gudyil annunziando che egli era uscito a cavallo per sapere le notizie della battaglia.

»Al diavolo la battaglia! sclamò il maggiore. Ha portato lo scompiglio in tutto il castello. Direbbesi che non se ne fossero mai vedute fra noi. — Per altro, Gudyil, ci ricordiamo della giornata di Kilsythe».

»E dell'altra di Tippermur, signor maggiore. Allora io mi batteva a fianco del mio padrone.»

»E dell'altra d'Alford, Gudyil, dove io comandava la cavalleria, e di quella d'Innerlochy, quando io era aiutante di campo del gran marchese.»

Intavolato ch'ebbero l'argomento dei loro fatti campali, il maggiore e Gudyil poterono dar per lungo tempo divagamenti a quel nemico formidabile chiamato il tempo, con cui soprattutto sono in istato di perpetuo osteggiare i soldati veterani nel durar dei pochi giorni tranquilli che lor rimangono al compimento della vitale carriera.

Ell'è un'osservazione fatta spesse volte che le vociferazioni degli avvenimenti importanti si diffondono con incredibile celerità, e che le relazioni autentiche sono per lo più precedute da notizie esatte nella sostanza, benchè confuse in quanto spetta alle particolarità delle cose, talchè direbbesi che gli augelli le avessero portate per le strade dell'aria. Harrison non erasi per anche allontanato quattro o cinque miglia da Tillietudlem, allorchè si trovò ad un villaggio ove divulgavasi da tutte le bande la vittoria riportata dai Puritani; quindi dopo avere ascoltate in fretta le circostanze che potè raccogliere, volse la briglia del cavallo e tornò di gran galoppo al castello.

Sua prima cura fu di rintracciare il maggiore che stava tuttavia ne' parlari suoi con Gudyil. »Voi rammenterete che all'assedio di Dundee, ov'io....»

»Voglia il cielo, sig. maggiore, sclamò Harrison, che non vediam domani quello di Tillietudlem!»

»Che c'entra questo augurio? gridò sorpreso il maggiore, che diavolo v'intendete ora di dire?»

»Sull'onor mio, sig. maggiore, la voce generale, e che par troppo vera, dà per battuto il colonnello Claverhouse; v'è persino chi lo asserisce ucciso: si aggiugne che il reggimento è in piena rotta, e che i ribelli s'inoltrano da questa banda mettendo a ferro ed a fuoco tutte le terre di chi non parteggia per essi.»

»Non ne credo nulla, rispose alzandosi impetuosamente il maggiore. Nessuno potrà mai farmi entrare in capo che il reggimento guardie abbia dato addietro in faccia ai ribelli. — Però ... ho torto parlando così. Di questi casi ne ho veduto accadere io medesimo. — Pique! Pique! — Su dunque, Pique! montate a cavallo e correte verso Loudon-Hill, e correte tanto finchè abbiate sicure notizie sulle cose accadute. — Ma figuriamoci anche la peggio, o Gudyil. Mi pare che questo castello sarebbe in istato di tenere addietro per lungo tempo i ribelli, semprechè avesse vettovaglie, munizioni e una guarnigione. Il sito ove giace è ragguardevole. Domina il tragitto dalla parte alta alla pianura del paese. — Ella è una fortuna ch'io mi trovi qui! — Harrison, fate prender le armi a quanti uomini son nel castello. Gudyil fate il conto delle vettovaglie che avete e di quelle che ci possiam procacciare. Che entri tosto nelle scuderie del castello tutto il bestiame della cascina. — Il pozzo non s'asciuga mai. Sulla vecchia torre abbiamo anche alcuni pezzi di cannone. Ci mancano munizioni.»

»I soldati, soggiunse Harrison ne hanno lasciato stamane alcuni cassoni nelle stanze terrene della cascina, serbandosi a ritrarneli nel ritorno.»

»Ottimamente! ripigliò a dire il maggiore. Subito s'introducano nel castello, e radunate tutte l'armi che potete procurarvi; archibusi, pistole, spade, sciabole, picche; non lasciate addietro un punteruolo ch'è un punteruolo. — Ella è una fortuna ch'io mi trovi qui! — Ma conviene immediatamente ch'io parli con mia sorella.»

Lady Margherita rimase sopraffatta da tale annunzio inaspettato quanto spaventoso; e come quella che aveva creduto il reggimento, alloggiato dianzi nel suo castello, sì poderoso da sperdere tutti i ribelli della Scozia, cominciò allora per prima cosa a scorgere l'impossibilità di resistere ad una forza che aveva trionfato del reggimento di Claverhouse.

»Che disgrazia, fratello mio! che disgrazia! ella esclamò. A che gioverà tutto quanto noi potessimo opporre contro costoro! distruggeranno il mio castello da cima a fondo. Uccideranno Editta; chè quanto a me, lo sa Dio, la conservazione della mia vita è l'ultimo de' miei pensieri. Però non sarebbe miglior partito quello di cedere?»

»Non vi spaventate, sorella mia, rispose il maggiore, la piazza è forte, il nemico mal pratico e mal'armato. La casa dei Bellenden non diverrà un covazzo di masnadieri e ribelli insin che viva il vecchio Miles Bellenden. Il mio braccio è più debole che nol fu altra volta, ma ne sian grazie a questi grigi capelli, ho qualche sperienza di guerra, e potrò.... Ma ecco Pique, che ci porterà più sicure notizie! Ebbene! Pique, che cose avete sapute?»

»Ebbene! rispose Pique colla massima calma, compiuta rotta.»

»Chi avete veduto? gli chiese tosto il maggiore. Da chi riceveste una tale notizia?»

»Da una mezza dozzina di dragoni, che fuggono verso Hamilton, e par facciano a gara chi più presto vi arriverà. Egli è in questo modo che guadagnan terreno. Guadagna poi chi la potrà la battaglia!»

»Continuate sempre i vostri apparecchi Harrison. Gudyil, fate accoppare buoi a proporzione della quantità di sale che avete per salarli. Mandate alla città per ritrarne farine, e l'altre cose indispensabili. Non perdete un istante. — Sorella, il meglio per voi sarebbe ritirarvi con mia nipote a Charnwood, e acquistar tempo finchè i sentieri son liberi.»

»No, caro fratello: poichè giudicate che il mio vecchio castello possa reggere contro i ribelli; non me ne dipartirò certamente. Per casi simili l'ho abbandonato due volte in mia gioventù, e ritornando non vi ho più trovato i migliori fra quelli che lo difendevano. Vi rimarrò pertanto, dovessi trovar qui il fine della mia avanzata carriera.»

»Fate dunque come credete, e pensandoci di nuovo..... chi sa non provvediate così meglio alla sicurezza vostra e di Editta? Questo scompiglio può divenire segnale di sommossa generale de' Puritani da Tillietudlem a Glascow. Allora forse vi presenterebbe più pericoli Charnwod, che non questa istessa dimora.»

»Fratello mio (soggiunse lady Margherita con gravità) essendo voi il parente più prossimo del defunto mio sposo, vi do con questo (e in dir ciò gli rimetteva la venerabile canna guernita di pomo d'oro, già appartenuta al padre di lei, il conte di Torwood) l'investitura del comando del castello di Tillietudlem, del diritto di usare in esso e nelle sue pertinenze l'alta e media giustizia, di comandare a' miei vassalli, di punirli, siccome potrei farlo io medesima, e vo' sperare che difenderete in guisa convenevole una piazza, entro la quale sua maestà il re Carlo II si è degnato....»

»Va bene, va bene, sorella mia! Ma in questo momento non abbiam tempo di parlare della colezione di sua maestà.»

E lasciò tosto la sorella, correndo colla vivacità che s'addirebbe ad un giovine di venticinque anni per passare in rassegna la sua guernigione, e studiare su i modi di difendere la piazza.

Il castello di Tillietudlem essendo situato sull'altura di una montagna, precipizi e discoscesi dirupi il rendevano inaccessibile da tre bande, e la sola d'onde vi si potesse avvicinare era circondata da grossissime muraglie, dopo le quali veniva un cortile chiuso esso pure da una cinta della stessa natura, e fiancheggiate inoltre da merlate torricelle. In mezzo al castello sorgeva una torre che signoreggiava tutti i dintorni, sul cui pianerottolo stavano pezzi di artiglieria, adoperati anche nell'ultime guerre civili.

Le quali circostanze di sito rendeano affatto sicuro chi vi abitava da una sorpresa; ma non così dalla fame, o dall'impeto di un assalto.

Il maggiore dopo avere dato il comando di caricare i cannoni, li fece collocar sì che dominassero la strada, d'onde innoltrare doveano i vincitori. Volle in oltre che si atterrassero diversi alberi, che avrebbero impacciato il giuoco delle sue artiglierie, e coi loro tronchi, e con altri materiali raccolti, vennero per suo comando istituiti più ordini di barricate a vari intervalli del viale che conduce al castello, oltre al far turare il portone del cortile, sì che una sola portella strettissima vi dava accesso.

La cosa ch'ei dovea più temere era la meschinità del numero de' difensori. Perchè tutti gli sforzi di Harrison non erano giunti a raunare più di nove uomini, compresovi lui e Gudyil. Aggiugnendo il maggiore e il fedele suo Pique, tutta questa guarnigione sommava ad undici uomini, gente vecchia la maggiore parte. Si potea farla arrivare sino a dodici, ma lady Margherita non sapendo dimenticare l'affronto, cui fu avventurata dalla goffaggine di Gibby il giorno della rassegna, impedì che gli fossero somministrate armi, protestando che avrebbe amato meglio vedere in poter de' nemici il castello, che saperlo salvo per l'opera di un cotal difensore. Fu adunque con un presidio d'undici uomini, contando il comandante fra questi, che il maggiore Bellenden risolvè difendere sino agli estremi la piazza.

Nè gli apparecchi di difesa andarono scevri da quello strepito che suole udirsi in simili circostanze. Le donne gridavano, i cani urlavano, gli uomini bestemmiavano, il cortile rintronava del fracasso fatto dai messi che andavano e tornavano ad ogni istante. Un carro di farina che veniva condotto dalla città, le mandrie grosse e picciole della cascina che s'introduceano nel castello, tutto ciò raddoppiava la confusione; onde la torre di Tillietudlem era divenuta la torre di Babele.

Un tal baccano da svegliare poco meno che i morti, pervenuto alle orecchie di miss Editta, interruppe il corso delle meditazioni fra cui stavasi immersa. Ella mandò quindi Jenny affinchè s'informasse intorno alle cagioni di questo straordinario tumulto; ma la nostra messaggera, simile al corvo spedito fuori dell'arca, trovò tante novità da pascolare le sue inchieste e la curiosità femminile, che dimenticò raggiugnere la sua padrona; laonde miss Bellenden in cui cresceva ad ogn'istante l'agitazione, e sfornita d'una colomba da mandar dietro al corvo, si risolvè scendere ella stessa per verificare le cose in persona. Alla prima domanda che ella fece udì risponderci da cinque o sei voci ad un tempo che Claverhouse e tutto il suo reggimento erano stati uccisi, e che dieci mila ribelli comandati da Burley, Morton e Cuddy s'avviavano al castello per impadronirsene. Per vero dire la stravagante lega di questi tre nomi le parve prova di falsità su quanto asserivasi, ma non pertanto quell'universale scompiglio dava a divederle che la paura era gravissima quanto reale.

»Dov'è lady Margherita?» Si fece a chieder tantosto.

»Nel suo oratorio» le venne risposto. Perchè nella cappella del castello era una loggia ridotta ad uso di tribuna, detta l'Oratorio di lady Bellenden, ove questa matrona si ritraeva in tutte quelle occasioni straordinarie che volea darsi con maggiore concentrazione alle sue pratiche di pietà, e ciò le accadeva ne' giorni anniversarj di quelli in cui perdè i figli e il marito, e ogni qual volta sopravvenivano argomenti di privati o pubblici timori. E allor quando così raccoglievasi era severamente proibito a chiunque il portarsi ad interromperla; laonde Editta avvezza a rispettare sommamente i voleri della sua bisavola, nè tampoco in questo momento ebbe il coraggio d'infrangerli.

»Dov'è adunque mio zio?» ella richiese. Non appena il seppe sul pianerottolo della torre, inteso ad ordinare l'artiglieria che la guerniva, v'accorse tantosto, ove il trovò in mezzo all'elemento che più convenivagli, dando or comandi, or consigli, ora confortando, or rampognando, ed adempiendo in somma tutti i doveri che a buon governatore si addicono.

»In nome del cielo, mio caro zio! che cosa è dunque tale faccenda?»

»Che cos'è, mia cara nipote? — Gudyil, inclinate quel cannone più a mano diritta. — Che cos'è? Claverhouse è in rotta. I Puritani marciano alla volta del castello. Non è altro.»

»Buon Dio! sclamò Editta, volgendo gli occhi verso la strada. Arrivano! Eccoli là!»

»Da qual parte? soggiunse il maggiore, mettendosi tosto gli occhiali. Amici! Pronti colle micce accese ai vostri cannoni! Voglio che questi cialtroni ne paghino un tributo appena si troveranno a gittata. — Però, fermatevi, fermatevi! Son uomini a cavallo del reggimento guardie.»

»Oh no! caro zio, Editta rispose; non vedete come marciano disordinati, e senza veruna cura di mantenere le loro file? Egli è impossibile che questo sia il bel reggimento da noi veduto stamane.»

»Mia buona fanciulla, a voi è ignoto qual sia la differenza tra un reggimento che s'incammina alla battaglia, e un reggimento che si salva dopo l'istante della disfatta. Ma io non m'inganno e ne discerno persin lo stendardo. Godo che abbiano potuto salvarlo.»

A mano a mano dell'avanzarsi dei cavalieri più facile divenia il ravvisare che di fatto al reggimento delle guardie reali appartenevano. Fecero posa innanzi al castello, intantochè il loro duce prese il viale che a questo guidava.

»Egli è Claverhouse! sclamò il maggiore; Claverhouse certamente! Oh quanta ho consolazione ch'ei non sia fra gli uccisi! ma, se non m'inganno non ha più il suo famoso cavallo nero. Gudyil; correte ad avvertire lady Margherita.»

»Ella si ritirò nell'oratorio, signor maggiore.»

»Non fa nulla. Ditele che v'ho mandato io. Allestite reficiamenti per gli uomini, biada, fieno pe' loro cavalli. — Su via, mia nipote! scendiamo tosto. Finalmente sapremo al giusto come stiano le cose.»

CAPITOLO V.

»Ognun ne ammira in non cangiata guisa

»Sereno il ciglio, il portamento altero,

»Tal che lui vinto vincitore avvisa.»

Hardyknute.

Allorchè il colonnello si presentò innanzi alla famiglia di lady Margherita congregatasi per riceverlo nella grande sala, serbava quella serenità di volto e quella disinvoltura che si erano scorte in lui quella mattina medesima; nè i corsi pericoli gli fecero perdere l'antiveggenza di rassettarsi quanto il potè ed ammendare una parte di quegli sconci esterni che da un combattimento sogliono riportarsi. Più non si scerneano sulle mani di lui le macchie impressevi dal sangue degl'inimici, talchè sarebbesi creduto venir allora da un mattutino diporto.

»Mi trovo sconsolatissima, o colonnello, (tai furono i primi accenti che la vecchia signora gl'indirizzò piangendo a cald'occhi) veramente sconsolatissima.»

»Io temo, mia cara lady Bellenden, che dopo la rotta cui soggiacemmo voi non siate ormai troppo sicura in questo castello. La vostra notissima lealtà, e l'ospitalità da voi conceduta stamane ai soldati di sua maestà, potrebbero partorirvi conseguenze funeste. Vengo dunque a proporvi, se però la protezione d'un povero fuggitivo non vi sembra cosa da disdegnarsi, di farmi scorta sì a voi che a miss Editta tanto da condurvi a Glascow. Di lì farò accompagnarvi a Edimburgo o al castello di Dumbarton, secondo quello che giudicherete voi più a proposito.»

»Vi son grata, o colonnello, lady Margherita rispose; ma mio fratello si è assunto difendere questa piazza contra i ribelli, nè si dirà che lady Bellenden sia fuggita da Tillietudlem sintantochè vi rimarrà un soldato valoroso che glie ne protegga il soggiorno.»

»Il maggior Bellenden ha concepito un tale disegno? (Disse Claverhouse fissando gli occhi sfolgoranti d'ammirazione sopra il vegliardo.) Ma perchè dovrei dubitarne? Un tal disegno corrisponde al restante della sua vita. Però, maggiore, avete voi modi per resistere ad un assalto?»

»Non mi mancano, rispose il vecchio Bellenden, che uomini e vittovaglie.»

»Posso lasciarvi, il colonnello soggiunse, dodici o venti uomini capaci di restar intrepidi sulla breccia, fosse anche il diavolo che venisse all'assalto. Certamente prestereste il massimo servigio allo stato col dar qui indugio, anche d'una sola settimana, al nemico; basterebbe questo tempo per farvi giugnere indubitatamente soccorsi.»

»Con venti uomini coraggiosi mi fo mallevador del castello. Vi ho già fatto introdurre i cassoni di polvere che avevate lasciati nella nostra cascina. E quanto a vittovaglie, spero che i messi da me inviati ai vicini villaggi non torneranno addietro a mani vuote. Ad un estremo caso poi mangeremo le suola de' nostri stivali prima di renderci.»

»Oserei, colonnello, farvi un'inchiesta, disse allora lady Margherita. Avrei caro, se il rinforzo che vi piacerà aggiugnere alla mia guarnigione avesse per comandante il sergente Stuardo di Bothwell. Potrebbe ciò dargli occasione di meritarsi più presto la promessagli promozione; oltrechè la nobiltà del sangue, onde proviene, m'inspira grande fiducia.»

»I fatti campali del sergente son terminati, o milady, rispose Claverhouse, nè è in questo mondo ch'ei possa omai sperare le sue promozioni.»

»Perdonate (soggiunse il maggiore, che prese pel braccio il colonnello e seco lo trasse in disparte) ma non so celarvi la mia angustia sopra diversi de' miei amici. Temo abbiate fatta un'altra perdita e ben più importante. Osservo che lo stendardo è portato da altri. Soleva essere vostro nipote....»

»Avete ragione, o maggiore, rispose Claverhouse senza cambiare di tuono. Mio nipote non è più; ma ha fatto una morte degna di lui, adempiendo il proprio dovere.»

»Quale sciagura! sclamò il maggiore; un sì bel giovine, sì valoroso; su cui si fondavano tante speranze!....»

»Tutto ciò è vero, replicò Claverhouse; io riguardava il povero Riccardo come mio figlio; esso era la pupilla de' miei occhi, l'erede mio presuntivo. Ma io vivo, o maggiore, (soggiunse stringendo con forza la mano del vecchio guerriero) e vivo per vendicarlo.»

»Colonnello (ripigliò a dire il prode veterano, intantochè rasciugava una lagrima dagli occhi sfuggitagli) mi compiaccio in veggendovi sopportare con tanta fermezza una sì grave sciagura.»

»Che che possa dirsi, o maggiore, un disordinato amor di me stesso non guida nè le mie speranze, nè i miei timori, nè i miei diletti, nè le mie pene. Il ben pubblico è sempre stato il solo mio scopo. Forse talvolta ho spinta tropp'oltre la severità, ma quanto feci il feci per il meglio, nè mi appartiene mostrar pe' miei patimenti propri una debolezza che non ho mostrata per quelli degli altri. I miei nemici nel consiglio imputino a me questa rotta! — Sprezzo le loro imputazioni. Mi calunnino presso il sovrano! — Saprò ad essi rispondere. Trionfino i ribelli della mia disfatta! — Verrà il giorno di provar loro che trionfarono troppo presto. Il giovinetto rimasto morto sul campo era la sola barriera posta fra me ed un avaro congiunto; perchè, il sapete, non ho figli miei propri; ma una tale sventura ferisce me solamente; nè la patria dovrà dolersi tanto di questa perdita quanto di quella di lord Evandale, che dopo aver date prove del massimo valore, ha dovuto, come sembra fuor di dubbio, perire.»

»Qual funesta giornata, mio colonnello! Ho ben udito dire che il troppo impeto di questo giovane sfortunato quanto coraggioso è stata una fra le primarie cagioni della perdita della battaglia.»

»Ah! non dite questo, o maggiore. Se v'è qualcuno che in tal giorno abbia meritata censura, volgasi sopra i superstiti, ma non mai ad invilire gli allori di coloro che gloriosamente soggiacquero. Non potrei però darvi per cosa certissima che lord Evandale sia in questo numero. Quanto posso dirvi si è che abbandonammo il campo di battaglia in circa quaranta uomini, miseri avanzi del reggimento; che eravamo vivamente incalzati; che giunti dietro lo spianato di Loudon-Hill trovai una trentina d'uomini a cavallo dispersi, ma Evandale più non era con noi. Uno de' miei dragoni lo vide cader da cavallo, nè mi resta nemmeno il conforto di dubitare ch'egli non sia o ucciso o prigioniero.»

»Però, colonnello, il vostro corpo è aumentato dacchè siete arrivato.» Soggiunse il maggiore, fattosi ad osservare verso una finestra che mettea nel cortile del castello d'ond'erano entrati i soldati.

»Oh! disse Claverhouse, questi furfanti non hanno nessuna tentazione nè di disertare, nè dì sbandarsi al di là de' luoghi ove un primo timore li trasportò. Non v'è troppo buon sangue tra essi e i contadini di questo paese: tutti i villaggi d'onde passassero sorgerebber contr'essi, e v'accerto io che le falci, i forcati, i flagelli ispirano a costoro un timore efficacissimo a ricondurli sotto i loro stendardi.»

Si diedero indi a discutere su i modi di difesa immaginati dal maggiore, e su quelli di mantenersi in corrispondenza, accadendo che la sommossa venisse vie più a dilatarsi. Claverhouse innovellò l'offerta di condurre a Glascow lady Bellenden e miss Editta, ma il maggiore pensò ch'elleno sarebbero egualmente sicure a Tillietudlem.

Il colonnello coll'usata sua cortesia si congedò dall'una e dall'altra, assicurandole del vivo rincrescimento prodotto in lui dalla necessità di lasciarle in un momento sì pericoloso, e aggiugnendo che avrebbe avuto per prima cura quella di soccorrere il castello; stessero quindi certe di rivederlo, o d'avere con massima sollecitudine sue contezze.

Troppi pensieri in allora teneano agitato l'animo di lady Margherita, perch'ella potesse rispondergli, siccome in tutt'altra occasione avrebbe fatto: e si limitò nel rendere a Claverhouse le salutazioni fattele ed a ringraziarlo del rinforzo che le avea promesso lasciarle. Editta ardea della brama d'assicurarsi sul destino corso da Enrico Morton, ma non osò risolversi a pronunziarne il nome. Ella erasi data alla speranza che suo zio avrebbe profittato del colloquio particolare tenuto con Claverhouse per favellargli di Morton; ma s'ingannò. Quando anche un figlio del maggiore Bellenden si fosse trovato nelle circostanze del giovine di Milnwood, è probabile che quel vegliardo non avrebbe trovato un istante per dirne una parola in favore al colonnello; tanto avea intese tutte le sollecitudini agli apparecchi della difesa.

Scese il colonnello per rimettersi a capo degli avanzi del suo reggimento, e il maggiore l'accompagnò per ricevere da lui medesimo il rinforzo di cui erasi pattuito.

»Non posso darvi veruno ufiziale, gli disse Claverhouse; pochi già me ne restano, e i loro sforzi congiunti a' miei bastano appena per mantenere l'ordine e la disciplina fra la mia gente. Vi lascerò Inglis per comandare sotto i vostri ordini il drappello che intanto vi assegno; se però, partito me, arrivasse qui un qualche ufiziale del reggimento, vi do facoltà di trattenerlo e la presenza di esso non leverà poco per assicurare l'articolo tanto essenziale della subordinazione.»

Quindi allorchè i suoi dragoni s'accignevano a partire, fece uscire sedici uomini dalle file, e li pose sotto il comando del caporale Inglis, cui promosse in quell'istante al grado di sergente, sì dicendo loro: »Vi confido la difesa di questo castello. Dipenderete tutti da gli ordini del maggiore Bellenden, uno fra' più zelanti e fedeli servi di sua maestà. Se nel vostro contegno darete prove di saggezza, di coraggio, e di subordinazione, ognuno di voi n'avrà guiderdone all'atto del mio ritorno. Ma se vi fosse alcuno che trascurasse i propri doveri, che si facesse lecita la menoma trasgressione, ceppi e corda! — Voi mi conoscete, e vi è noto che non manco mai di parola. — Addio, maggiore, (e in questo gli strigneva affettuosamente la mano). Vi siete assicurata per sin ch'io viva la mia amicizia. Possiate voi riuscire nella vostra impresa, e possiamo entrambi vedere splendere dì più sereni!»

Allora il restante di quella soldatesca si pose in cammino; ma in essa più non iscorgevansi nè quell'altero contegno, nè quell'appariscenza, con cui mostrossi nell'abbandonare in quella stessa mattina il castello. Cionullameno le premure assuntesi dal maggiore Allan, restituirono l'ordine fra quelle file sicchè potea tuttavia ravvisarsi, che al reggimento guardie pertenea quel drappello.

Partiti appena, il maggiore Bellenden mandò un esploratore ad investigare le fazioni cui dava allora opera l'inimico; e quanto potè sapere si fu ch'ei sembrava propenso a passar la notte nel campo del quale erasi impadronito. I capi de' Puritani, come vedemmo, aveano spedito per vittovaglie a tutti i villaggi posti all'intorno; laonde accadea che gli abitatori d'un medesimo luogo ricevevano ordine a nome del re d'inviare vittuarie al castello di Tillietudlem, e ordine a nome dell'esercito presbiteriano d'inviarle a Loudon-Hill. Ogni inchiesta di tal natura veniva accompagnata da minacce contra chi non prestatavi a secondarla, perchè i riscotitori di sì fatte contribuzioni sapean troppo bene che a furia sol di minacce i contadini si sarebbero risoluti a staccarsi dalle loro sostanze; e i poveri sfortunati cui gli ordini contradittorj veniano intimati, trovavansi soprappiù nell'impaccio di non sapere a chi dover ubbidire[3].

In uno di questi difficili bivj trovavasi Niel, l'ostiero suonatore di piva, del quale facemmo menzione nel principio di questa storia; il suo fertile ingegno gli suggerì modi a trarsi d'imbarazzo.

»Questa maladettissima età, ei ragionava fra se medesimo, farebbe divenir pazzo un Salomone di sapienza. Però qui bisogna prender qualche partito. — Vediamo, Jenny! Come stiamo di granaglie in casa nostra?»

»Quattro sacchi d'avena, padre mio, due d'orzo, due di ceci.»

»Ebbene, la mia ragazza! continuò Niel sospirando, dirai a Bauldy che porti l'orzo e i ceci a Loudon-Hill, perchè queste robe gioveranno meglio agli stomachi presbiteriani. Avverta sopra ogni cosa di dire, che è tutto quanto abbiamo nel nostro granaio. Non abbia paura di mentire, perchè questa bugia intende al ben della casa. Poi se gli rimanessero scrupoli, aspetti un momento, e vedrà sparire anche i quattro sacchi di avena ch'io medesimo accompagnerò a Tillietudlem. Vi stanno di guarnigione alcuni dragoni, e so che non mi vedranno mal volentieri.»

»Tutto ciò va bene, padre mio; ma e che cosa rimarrà da mangiare per noi, se ci priviamo di tutto il nostro?»

»Eh carina! Ti sei, lo vedo, dimenticata che abbiamo un sacco di farina di frumento; converrà risolverci a mangiarlo (disse Niel con tuono di rassegnazione). Non è poi un nudrimento tanto cattivo, e gl'Inglesi la preferiscono, benchè gli Scozzesi per le loro focacce trovino la farina di orzo più adatta.»

Intantochè il prudente Niel cercava a farsi amici da entrambe le parti, tutti quei de' dintorni correvano all'armi. I Reali non erano i più, perchè riduceansi a que' signori che faceano vita ne' propri castelli, e questi, anzichè pensare a collegarsi, ciascuno spartatamente dava opera a munir la sua rocca per provvedere all'istante in cui venisse assalita. Ciascun d'essi era già consapevole degli apparecchi che faceansi a Tillietudlem, e riguardava questa fortezza come ultimo rifugio ove ripararsi, quando fosse tornato vano ogn'altro resistere.

Tutti in vece i villaggi mandavano copiosi rinforzi all'esercito presbiteriano; perchè avendo i Reali fatta man bassa nel paese, inarcebiti erano gli animi de' contadini; e vedendo quindi con occhio di compiacenza la rotta sofferta dai loro persecutori, riguardavano nella vittoria della parte antireale una via che lor dischiudevasi per iscotere il giogo della militare tirannide. Quindi ad ogn'istante il campo di Loudon-Hill ingrossava di drappelli numerosi d'uomini deliberati a sostenere con tutti i propri sforzi una causa che aveano per unita a quella della civile e religiosa libertà.

CAPITOLO VI.

»Ve' l'oste argiva! In breve i nostri solchi

»Tutti vedrem delle sue tende ingombri.

Troilo.

Alla radice d'un monte, distante circa un miglio dal campo di battaglia, era il casolare d'un pastore, misero abituro, ma pure il solo che potesse trovarsi ad una ragionevole distanza, e il più adatto che credessero potere scegliere i capi puritani per tenervi consiglio di guerra. Tal fu il luogo ove Morton da Burley fu condotto.

Nell'accostarvisi il giovine di Milnwood maravigliò non poco del tumulto e delle grida che gli feriron l'orecchio. Egli avea creduto che la calma e la gravità dovessero governare un consiglio ove stavano per discutersi affari rilevantissimi in un momento di rilevantissimo rischio; ma vi trovò in vece la discordia e la confusione, dal che trasse poco buon presagio dell'impresa cui accigneansi. Stava aperto l'ingresso della capanna e assediato da una folla d'uomini curiosi, i quali senza aver parte in quelle deliberazioni si giudicavano in diritto di ascoltarle. Laonde per rompere la calca e giugnere a quella assemblea insieme al compagno, Burley ebbe d'uopo d'adoperare minacce e violenze e preghiere, a malgrado della specie di primazia che ei godeva su quell'esercito. Se fosse stata tutt'altra men rilevante occasione, Morton avrebbe avuto argomento di ricrearsi in udendo i discorsi incoerenti e ridicoli che vi furon tenuti.

Questa casa oscura e cadente in rovine, veniva in parte rischiarata da un fuoco di verdi rami tagliati dalle vicine boscaglie, ma il fumo non trovando bastante uscita per la canna del cammino si era dilatato per tutta la stanza, e innalzandosi formava una cupola tenebrosa sul capo de' duci colà convenuti. Alcune candele attaccate con soccorso d'argilla a quelle pareti rassembravano a stelle scorte a traverso di fitto nebbione.

Alla luce di questo crepuscolo leggeasi sulle costoro fisonomie, come gli uni gonfi d'orgoglio pel riportato buon successo, credeano nulla omai impossibile alle loro armi, gli altri animati da feroce entusiasmo, sorridevano anticipatamente all'idea delle scene di distruzione che divisavano. Alcuni poi d'essi irresoluti ed inquieti avrebbero voluto non trovarsi avventurati in una causa che per sostenere non si sentivano forti a bastanza, e se duravano tuttavia, egli era per non osare di fare un passo in addietro. Presi tutt'insieme formavano un corpo composto di elementi discordi e mal atti a combinarsi fra loro. I più ardenti di questa congrega erano quelli che al pari di Burley aveano partecipato alla morte dell'arcivescovo di Sant'Andrea, e che sapendo imposta una taglia sulle proprie teste, in un soqquadro generale soltanto scorgevano l'ancora di lor salvezza; pur minori ad essi in fanatico zelo non erano que' predicatori puritani, i quali ricusando sottomettersi al governo voleano piuttosto condur la vita predicando per foreste e montagne ai loro settari che congregandoli nelle chiese sotto la protezione del re. Coloro di cui andava composta la classe de' moderati erano gentiluomini scontenti, fittaiuoli stanchi delle vessazioni derivate dal governo militare, e predicatori presbiteriani che aveano bensì prestato il loro atto di sommissione al governo, ma congiunti di cuore alla causa del Puritanismo, e venuti a mettersi sotto le sue bandiere non appena apparve loro un raggio che possibile ne presagiva il trionfo. Fra questi ultimi si trovava Pietro Poundtext, ministro approvato della parrocchia di Milnwood.

Deliberavasi in quel punto sulla composizione di un bando con cui far noti i motivi della sommossa. Macbriar, Kettledrumle, e molt'altri della loro tempera voleano che comprendesse ad un tempo la scomunica contra chiunque Presbiteriano aveva avuta la debolezza di usare atti di condiscendenza al governo, e di adattare al professato culto le restrizioni dallo stesso governo intimate. Poundtext e i partigiani di questo sostenevano acremente la legittimità delle loro opinioni, e citavano a propria difesa parecchi testi di Sacra Scrittura, contra i quali non mancavano di sfoggiare altre citazioni que' della parte contraria. Quindi il consiglio di guerra scorgeasi trasformato in arena di teologiche dispute, ed essendo eguale d'ambo i lati il vigor de' polmoni, ne nacque il baccano, che assordava Morton all'atto di entrare in mezzo a quell'assemblea.

Burley scandalezzato da cotale scena di discordia, pose in opera tutta la riputazione in cui vivea presso costoro per ridurli al silenzio, e soprattutto li fe' accorti degli inconvenienti che erano a temersi dalle lor dissensioni nel momento appunto in cui necessitava di più il collegarsi contra il comune inimico, e tanto orò da far cessar finalmente ogni discussione sull'articolo contrastato. Ma comunque Kettledrumle e Poundtext, ciascuno per parte sua corifeo del litigio, fossero stati costretti a tacere, non si stettero quindi dal lanciarsi scambievolmente occhiate di sdegno; simili a due cani che separati nel fervor della rissa, si ritirano rangolando ciascuno sotto la seggiola del suo padrone, e col dimenar delle code, e col movere delle orecchie e col girar degli occhi infiammati danno a divedere che aspettano solamente l'istante opportuno a saziar la mutua ira per iscaglirsi l'un sopra l'altro.

Profittò Burley di quell'istante di silenzio ottenuto per presentare al consesso il sig. Enrico Morton di Milnwood, e il dipinse com'uomo profondamente commosso dalle sciagure de' tempi, e pronto a sagrificar beni e vita in difesa d'una causa, alla quale il padre suo Silas Morton avea prestati servigi i più segnalati. Enrico venne accolto col massimo riguardo, e dal suo antico pastore, Pietro Poundtext che gli strinse amichevolmente la mano, e da tutti coloro che professavano massime di moderazione. Ma quei dell'altra fazione borbottarono fra denti i vocaboli di tiepidezza, indifferenza, tollerantismo, e alcuni si rammentavano l'un l'altro sommessamente, che Silas Morton nei suoi ultimi giorni avea riconosciuta l'autorità del tiranno, di Carlo Stuardo, e quindi schiusa la porta all'oppressione, sotto la quale allor gemeva la chiesa presbiteriana. Nondimeno, poichè l'interesse generale comandava un tal punto, che non si rifiutassero i servigi di chiunque porgea mano alla grand'opera, Morton venne accolto siccome un de' capi dell'esercito; se non coll'approvazione universale, almeno senza udirsi voce d'alcuno che si opponesse.

Allora Burley persuase ai diversi comandanti lo scompartire in compagnie tutti gli uomini di quell'esercito, il cui numero continuamente ingrossava. Neil'eseguirsi un tale ripartimento, tutti quelli della congregazione del moderato Poundtext, si schierarono, com'è naturale il crederlo, sotto il comando di Enrico Morton, nato fra essi; per la qual cosa ei si trovò capo della più bella e più numerosa compagnia di tutto l'esercito.

Ultimata questa bisogna, fu necessario passare all'altra di prescrivere l'andamento delle fazioni militari. Oh come palpitò il cuore di Morton in udendo porre per prima cosa il partito d'impadronirsi del castello di Tillietudlem, giudicato punto il più rilevante in quello stato di cose! Il ministro Poundtext più degli altri instava sull'urgenza di tale espediente, avendo del suo parere tutti gli abitanti di que' dintorni, i quali vedeano in questo castello il migliore rifugio delle truppe reali, che non avrebbero mancato di ardere le case, di perseguirne le famiglie, scostatosi appena l'esercito da cui in allora ricevean protezione.

»Opino (dicea Poundtext, chè i teologi di que' giorni non si stavano mai dal proferire il proprio parere sulle fazioni militari comunque ignorantissimi, soprattutto in tale argomento) opino che facciam nostra la fortezza di quella femmina, detta lady Bellenden. Costei discende da una empia schiatta, in ogni tempo avvezza a lordarsi le mani nel sangue de' veri figli della chiesa.»

»Egli è vero che la piazza è forte, così ragionava Burley. Ma quai modi ha di difesa? Due donne potranno tentar nemmeno di trattenerci?»

»In questa fortezza trovasi ancora, soggiugneva Poundtext, Iohn Gudyil cantiniere della vecchia signora, che si dà vanto di aver militato sin dalla prima fanciullezza e d'avere portate l'armi sotto Iames Graham di Montrose, quel figlio indegno di Belial.»

»Eh via! vergognatevi di parlarci d'un cantiniere» sì gli disse in tuon di rampogna Burley.

»Vi si trova parimente, continuò Poundtext, quel vecchio partigiano della monarchia, Miles Bellenden di Charnwood, che nelle passate guerre, ha sempre impugnate l'armi contra i nostri fratelli.»

»Oh quanto a Miles Bellenden, fratello di sir Artur, soggiunse Burley, questi è ben uomo, che se fa tanto di sguainare la spada, non è facile il fargliela rimettere nel fodero.»