IN ALTRE LINGUE
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Alcanes (Luis), Regimento preservativ y curativ de la pestilencia; in-4.to.
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Osservazioni ed Avvertenze generali intorno alle premesse bibliografiche Notizie.
Quantunque io abbia usato ogni maggior diligenza e studio nel raccogliere e compilare queste bibliografiche Notizie, le quali vengono a formare un catalogo molto più ampio di ogni altro finor pubblicato su questo suggetto; pure sono ben lontano dal credere che il lavoro mi sia riuscito completo. Molte Opere sull'argomento della Peste, e sulla pubblica Amministrazione Sanitaria non vi saran registrate, poichè non mi venne fatto di conoscerle, nè di trovarle descritte. Feci però, quanto meglio ho potuto; nè in questo fatto mi valse il desiderio di fare di più; dirò per altro al caso mio con uno scrittore autorevole: Vita brevis, libri multi, nummi parci, tempus arctum. Quelli che verranno dopo di me, lavorando sopra questa materia, potranno più di leggieri correggere ed ampliare l'opera mia. Io mi sono giovato delle Opere di Plouquet, dell'Adami, dell'Hallero, e di altri parecchi. Il lavoro lungo e nojoso per sè stesso ha richiesto molto tempo e molta pazienza. Aggiugni poi le particolari ed avverse mie circostanze, e le non poche altre difficoltà, che ben conosce per esperienza chi versa su questo obbietto di letterarj esercizi.
Ma di quale utilità, dirà taluno, sono queste tue Notizie bibliografiche? che altro presentano esse fuori di una semplice indicazione di Autori, d'Opere, di Edizioni? Un così fatto Catalogo non contribuisce punto ai progressi della scienza o dell'arte. Esso non è che un soggetto di pura curiosità; uno studio vano di più vana ed arida letteratura. Sia pur ciò vero; nè altro sia il quadro degli Autori e dell'Opere che presento, che la serie di una sterile ed arida sposizione di nomi. Ma questa, che pur potrebbesi dire letteratura nominale, istruisce, e conduce non di rado alla letteratura reale. L'intendimento umano va passo passo dilatando la sua possanza, e le sue forze sull'infinità degli obbietti, anche coll'ajuto di apparentemente piccole cose.
E di vero, quando in una materia si conoscano gli autori, i luoghi, i tempi, i titoli e le ragioni delle Opere, quando se ne distinguano le qualità, quantità e occasioni delle edizioni diverse; quando tra l'opere di più argomenti sien note e distinte quelle in ispezie, che all'uopo di ogni scrittore, maestro, od artefice trattino l'argomento, ch'egli abbia per mano, o di che in sul fatto gli occorra istruirsi, e su chi e quali con più sicurtà possa egli fondare i consigli e le prove del suo esercizio; allor si può dire che nell'arte o nella scienza siesi pur fatto felicemente alcun passo.
Oltre di ciò; è già manifesto che chiunque una scienza si propone di coltivare, cerca di aver notizia degli scrittori e delle opere, e di tutto ciò che alla prediletta scienza in qualsivoglia modo appartiene; quindi, versando sui respettivi obbietti, la mente ci porta a considerare e a conoscere le varie fonti donde attinger possiamo i principj, i mezzi, il corredo per l'esercizio e la pratica della facoltà che ci siam dati a seguire. L'amor proprio, l'amor della gloria, il desiderio o il bisogno di novità e d'interesse succedonsi, e tutti insieme pur anche mettono in foga le potenze tutte dell'anima, di maniera che ansiose cercano di conseguire il proposto lor fine; quindi trovano, e non di rado, in questi sussidj di erudizione norma, direzione, e suffragio. Ma senza più oltre parlare della forza che tiene sul cuore umano un tema propostosi di grande argomento, come non dovranno esser gradite, ed accette, per non dir necessarie, tutte sorti d'idee e di notizie, che c'introducano a mano a mano nel grande stadio, corso gloriosamente dagli altri? Dalle quali idee io non posso non confortarmi nella mia intrapresa colla dolce speranza, che si conosca e si approvi la fatica e il divisamento di far precedere sì doviziosa suppellettile al generale e particolar Trattato, che sulla Peste mi dieder mezzo di compilare la sperienza, lo studio, l'osservazione, e l'analisi in mezzo ai varj crudeli suoi sintomi, ed ai terribili suoi effetti. E col pensiero tornando sul Catalogo da me compilato, pur mi conforta il vedere, come tanti chiari ingegni in ogni età e in differenti provincie con tanto merito ed onore travagliarono su questo argomento, non risparmiando nè fatica nè spesa, onde fornire all'uman genere provvedimento e salute. Finalmente la Repubblica letteraria mostrò sempre di aver buon grado a coloro, che hanno posto ogni cura, perchè si conservi la memoria di tanti benemeriti ed onorati Autori, i quali adoperarono il lor sapere e gli studi loro a vantaggio dell'umanità, facendo conoscere i progressi, e gli effetti delle loro osservazioni ed esperienze, ed illuminando il corpo sociale sopra oggetti di salute pubblica col mostrare i pericoli, che ne minacciano, e il modo di preservarsi dal flagello più terribile e più devastatore dell'umana generazione.
Ora scendendo al particolare, d'ordinario si osserva, che ne' casi dubbj di peste, o già scoppiata, o vicina, da ministri della pubblica autorità si fa ricorso a chi se ne crede più istrutto e perito. Nè è raro, che in così fatte emergenze a dare un giudizio, da cui spesso dipende la sorte delle popolazioni, o a sostener pubblici ufizj sanitarj, pur troppo per l'importanza loro gravissimi, sieno chiamate alcune persone, le quali, sebben fornite d'un titolo legale in alcuna parte dell'arte salutare, non di meno manchino delle necessarie cognizioni politico-sanitarie: o veramente altre tali, che, quantunque addette a tutt'altro mestiere, pure o in riguardo de' vecchi sistemi, o per qualche combinazione sono collocate ad agire nella carriera Sanitaria, mancanti però affatto de' lumi, e delle respettive cognizioni. Or sì gli uni, che gli altri possono a queste fonti giovarsi, perchè l'opera loro in sì duri frangenti torni a profitto della patria e della nazione. Essi impertanto vi troveranno una guida facile per rinvenire que' lumi, de' quali abbisognano, e con minore fatica e minor dispendio di tempo, ch'è prezioso in ogni circostanza della vita, ma specialmente nelle calamitose congiunture di peste. Per sì facile mezzo ecco ripari opportuni al male, e all'onore ed al nome del magistrato, del medico, o di chi altro sia eletto ministro e provveditore.
L'uomo di lettere, il saggio, ed il perito non avrà forse bisogno d'indici e di cataloghi; ma non per questo inutile o grave tornerà a lui il vedersi registrato ordinatamente sì copiosa serie di autori. Nè a persuadernelo credo necessarie le già dette, nè altre ragioni da dirsi a prova della utilità di questo lavoro. In fatti il letterato o per troppe brighe o per moltiplicità di notizie e d'idee è talora sì inviluppato ed oppresso, che gli può tornar di sollievo e di scorta il trascorrere un elenco, e 'l trascegliere, quale autore più e meglio per la reminiscenza conosca aver trattato la materia, ch'ei si trova fra mani. Di questo ajuto è più verisimile ch'egli abbisogni nelle calamitose e difficili congiunture di peste, nelle quali la mente agitata da continue angustie e timori, e sopraffatta da passioni diverse trovasi spesso in tumulto; perchè stando più confuse le idee, e le urgenze vie più premendo, più difficile anche ne suol venire il ritrovamento e la scoperta dei più saggi scrittori. Di questo mezzo allora ei si giova non solo per riandare su idee utili, ma specialmente per risparmiare un tempo prezioso, il quale nel cercare tra proprj libri un oggetto d'altra parte fors'anche noto, assai di frequente si perde. In breve, sia vaghezza o bisogno che s'abbia d'istruirsi nell'argomento della Peste, ed in oggetti di pubblica amministrazion sanitaria, saran queste bibliografiche Notizie un mezzo, che conduce a buon fine. Nè val l'opporre: come è possibile in una selva di tanti libri, indicati soltanto, conoscere i buoni, gli utili, e sceglier quelli, che facciano meglio al caso proprio, ed ai bisogni instantanei corrispondano in tutto? Un solo catalogo di autori e di titoli non basta per far conoscere altrui ove all'uopo trovar si possa medicina e riparo alla ferocia ed urgenza del male. Non val l'opporre, io dissi, giacchè non è un Catalogo, donde riparo e medicina cercar si voglia, ma bensì da un Catalogo destar nozioni e principj, de' quali potersi all'uopo fornire, e provvedersi l'autore, che si conosca, o per la propria o per l'altrui sperienza, far meglio al proposito. Conciossiachè ogni libro d'una materia per naturale principio si sa contenere almeno su quel soggetto alcune generali avvertenze, le più conosciute sperienze e nozioni; in una parola, la disciplina, il metodo, la dottrina seguita in quelle date occasioni, per le quali s'è scritto. Di più; e chi non sa quasi tutti aver poi coteste generali nozioni e regole vicendevolmente seguite? Ma de' più recenti parlando, è ben chiaro, come che la filosofia, la storia generale, la fisica scienza, e la chimica, a' nostri tempi salite in alto grado di cognizioni e di forza, anche da queste fonti sonosi ampliate; così pure la facoltà di combattere questo truce e maligno nemico dell'umana specie. Quindi giova avvertire che i più recenti fra gli autori, al confronto degli altri, hanno in se raccolto un maggiore corredo di cognizioni atte a fiaccarne la tremenda possanza. Il perchè un catalogo, che sponga, come degli antichi, così de' più recenti scrittori il nome ed il titolo, e che delle varie opere loro distingua i tempi e le classi, dovrà risguardarsi come un'ottima guida, un utile scorta, ancorchè materiale, capace di condurci allo scopo desiderato.
Ma per entrar al fine nel midollo del mio suggetto, e per agevolar altrui il pro, ch'io me ne sono proposto, alla conoscenza, alla scelta, e all'uso de' libri da me registrati gioveran forse le seguenti generali avvertenze.
Ancorchè i filosofi ed i storici antichi Greci e Latini molto prima de' medici abbiano conosciuto la contagione della peste; e fra gli altri Tucidide, Aristotele, Dionisi d'Alicarnasso, Diodoro di Sicilia, Appiano d'Alessandria, Anna Comneno, Evagrio, Procopio, Eusebio Panfilo, Tito Livio, Ammiano Marcellino, Boccaccio, e tanti altri, della qualità sua attaccaticcia più o meno chiaramente ne abbiano scritto; quantunque tra gli autori che fiorirono prima del secolo XV s'abbiano pur ottimi precetti intorno la peste e le malattie contagiose; e li provvedimenti politico-sanitarj de' Veneti del secolo XIV, quelli del Governo di Milano, e d'altre principali città d'Italia ottimi suggerimenti preservativi contengano; pur si vuol tenere, che le più chiare idee della peste e dei mezzi da ripararla debbonsi agli autori del secolo XV, e particolarmente a quelli del secolo XVI. Raimondo da Vinario, Guido da Cauliaco, autori del secolo XIV, ricordarono appena, che fosse pericoloso il trattar coi malati di peste, e con quelli, che venissero da siti appestati, ma non conoscevano nè i mezzi nè i modi del purificare le robe infette, nè quelli del ripararsi dall'infezione, come dottamente prova l'Autor degli Annali Universali di Medicina. Marsilio Ficino Fiorentino, Alessandro Benedetti, Veronese, scrittori del secolo XV hanno tra i primi divulgata la nozione del contagio; ma le vere cognizioni intorno il contagio, e le più chiare idee della peste e dei mezzi di preservazione si debbono specialmente agli autori del secolo XVI. Gli antichi medici non avevano per così dire idee dei contagi, o quali ne avevano, erano poche ed imperfette. La maggior parte da vizio nell'aria, da corruzione dell'aria, da un'aria velenosa la contagion ripetevano. Il perchè, quasi tutti raccomandarono i vieti bezoardici, l'accensione de' fuochi, la purificazione dell'aria con sostanze odorose, per difendersi dall'infezione e per estinguer la peste. Altri le cagioni di essa da influsso degli astri e delle stelle derivarono, altri dagli influssi terrestri; e v'ebbero pur anco autori e diversi del secolo XVII, che non seppero svincolarsi da tali ridicole opinioni. In fatti pubblicò il Leto proceder la peste dalla sostanza del cielo (Parigi, 1621), l'Helbling essere ingenerata la peste da un triplice ente, cioè divino, degli astri, naturale (Friburg, 1615), l'Artmanno, nell'aria consistere le cagioni della Peste (Regiom, 1687), il Bartolino, Consiglio per correggere l'aria pestilenziale (Hafn., 1654), Giovanni Giovane de' Medicamenti Bezoardici, il cui uso preserva dalla Peste (Antwerp. 1585), il Lasson essere il bolo armeno rimedio della Peste (Parigi, 1575), il Limbisano dal terremoto, come cagion della Peste (Napoli, 1629), ed altre si fatte opinioni. Per molto tempo i mali contagiosi sono stati insieme confusi coi mali epidemici, e ad onta degli insegnamenti di valenti scrittori, per lungo tempo la peste è stata dai medici confusa con altri morbi. Dal Fracastoro incominciarono i medici occuparsi di proposito di questa materia gravissima. A lui dobbiamo di essa le vere e più esatte nozioni; non che al Sennert, al Lancisi, a Prospero Alpino, al Sydenham, al Mead, allo Schmid, ec.
L'altro ricordo, che gioverà aver presente intorno la scelta dei libri, si è di guardarsi cautamente da quegli autori, che, sedotti da soverchio amore per la propria opinione, o vaghi di singolarizzarsi, dichiararonsi oppugnatori della comunicabilità della peste; e ad onta delle immense stragi, che ha menate cotesto flagello desolatore, non ostante le osservazioni in tutti i tempi, su tutti i luoghi, l'opinione di quasi tutti gli scrittori, ed il generale consentimento, sostennero la non contagione della peste. Questa opinione è stata una delle più funeste all'umanità, come quella, che trasse sovente le troppo credule Magistrature nel gravissimo errore di abbandonare le necessarie cautele di Sanità; quella, che mantenne la dissensioni e contraddizioni fra i medici, e quella certa dubbiezza fra le popolazioni, da cui derivarono incalcolabili danni. D'altra parte, fra gli oppugnatori della contagione della Peste si noverano scrittori per autorità e rinomanza riputati ed illustri; p. e. lo Stoll nel 1774 (Ratio medendi V. II. p. 59.) nega alla peste la qualità attaccaticcia. Questa stessa opinione è sostenuta dal Protomedico Ferro nel 1782 von der Ansteckung der epidemischen Krankheiten und besonders der Pest. Leipzig, 1782. Allgemeine deutsche Bibl. LIII. p. 387. Tüb. Anz. 1785. p. 205, da esso poi emendata nel 1787. Nähere Untersuchung der pestansteckung, nebst zwei Aufsaetzen von der Glaubwürdigkeit der meisten Berichten der Moldau und Walachey, und der Schaedlichkeit der bisherigen contumazen von D. Lange und Fronius. L'Assalini nel 1801 riproduce la medesima opinione della non comunicabilità della peste (Riflessioni sopra la Peste di Egitto. Anno IX. 1801.). Il Webster scrisse nel 1800 un'opera in due volumi, nella quale si sforzò di provare che la peste, la scarlattina, la petecchiale, la febbre gialla non sono contagiose (A brief History of pestilential Diseases ecc. London, 1800.). L'Adams nel 1809 ha sostenuta l'opinione del Webster (An Inquiry in to the Laws of epidemie etc. London, 1809.); e il Maclean nel 1817 e 1818, oppugnatore appassionato della comunicabilità della peste, giunse per fino ad esporre se stesso al pericolo di restar vittima del contagio per dar prova della sua opinione. L'Hancock nel 1821 è dell'opinione del Webster e del Maclean (Hancock, Researches in to the Laws and Phenomena of Pestilence etc. London, 1821, Maclean, Results of an Investigation respecting epidemic and pestilential Diseases ecc. London, 1817. 1818.). Diversi altri autori molto prima di questi hanno negato alla peste la qualità contagiosa; tra' quali il Bouillet (Suite des Elemens de la Medecine pratique), il Dessenius a Cronenbourg (de Peste Commentarius vere aureus ecc. Coloniae, 1564.), il Jourdan (Pestis Phaenomena ecc. Francofurti, 1576.), il Faccio (Paradossi della Pestilenza. Genova, 1584.), il Magirus (von der Pest. Amsterdam, 1632.), il Lange (Rudimenta Doctrinae de Peste. Viennae, 1784.), il Dale Ingram (an Historical Account on the several Plagues that have appeared in the World since the year 1346: with an Inquiry into the present prevaling opinion, that the Plague is a contagions Distemper, ecc. London, 1755.). Giova assai conoscere i sostenitori di sì pericolosa opinione per non lasciarsi sedurre in così grave argomento dalle loro dottrine, le quali, a guisa di quelle funeste meteore, che spargono una falsa luce sull'orizzonte, sono meno atte ad illuminare, che più non sieno acconce a danneggiare la terra.
Ma proseguendo a ragionare sulla scelta de' libri, secondochè occorra, sarà buon avviso di attenersi a quegli autori pratici, ch'ebbero a trovarsi in occasione di peste, avendo essi fatte le loro osservazioni in mezzo alle stragi del morbo, e quasi come sul campo di battaglia. Questa è la cattedra dell'istruzion più sicura; non quella di coloro, che lontani dal pericolo, senza aver mai veduto nè peste nè appestati, fra gli ozj tranquilli de' loro gabinetti letterarj si accinsero a scriverne, trascrivendo di qua e di là le altrui osservazioni, o al più i voli seguendo di troppo fervida immaginazione. Chi non si trovò nel caso di peste, difficilmente si potè formare un'adeguata idea di questo morbo esiziale; quindi è pur inverisimile, ch'ei possa dirette nozioni altrui sporre. Gli scritti di un autore, a cui toccò di osservare da presso una o più pestilenze, hanno un certo carattere solenne di verità e d'interesse, che li dee far distinguere di leggieri, per chi non è ignaro della materia, da tutti gli altri appartenenti ad autori, che non siensi trovati a trattare sì luttuoso argomento. Dovendo scegliere, specialmente in parità di circostanze, sarà sempre meglio preferire gli originali alle copie.
In oltre giova avvertire, che una fatale ripetuta sperienza ci ha finor dimostrato, che nel morbo della peste sono pericolosissimi in pratica gli autori teoretici, i fautori di sistemi, e d'ipotesi, li quali talvolta assai più della peste medesima riescon fatali. Una prova di questa verità ci offrono le funeste, e terribili conseguenze, che nella desolatrice peste di Marsiglia del 1720 ebbero le false opinioni teoretiche di Chicoyneau, Saulier, Verney, sull'indole di questo morbo; i quali, educati alla scuola, e nelle false dottrine di Chirac professore a Montpellier, uomo per altro celeberrimo a que' tempi, ma che non avea mai veduto la peste, non seppero rinunziare all'abbracciato sistema, e alle dottrine ricevute dal loro maestro, malgrado l'evidenza dei fatti ed i furori di un contagio sterminatore, ostinatisi a considerare la malattia, come una febbre perniciosa bensì, ma non contagiosa. Ciò sciauratamente avvenne in varj altri casi di pestilenza per la suddetta cagione di false opinioni teoretiche, e di una fatale insistenza nell'attenersi alle abbracciate ipotesi sistematiche. Nell'argomento specialmente della peste, ed in ogni altro di malattie epidemiche e contagiose i fatti, quanto più nudamente e fedelmente esposti si trovano, tanto meglio di essi ne comparisce l'importanza, tanto più utile ed istruttiva ne riesce la storia.
Or io non m'intratterrò a dar un giudizio sul merito di ciascheduna Opera in particolare. Ad eseguir ciò, come converrebbe, troppi mezzi, più tempo e dottrina, ch'io non ho, ci vorrebbero.
Premesse tutte queste nozioni, a guida dei più inesperti, a' quali potessero tornar giovevoli le sopraccennate bibliografiche notizie, additerò alcuni autori, che della Peste han trattato, secondo me, in modo più singolare e opportuno, per quanto m'è riuscito di raccogliere.
Questi sono l'Ingrassia, il Massaria, il Diemerbroek, il Peima da Beinthema, l'Hodges, il Sorbait, il Sydenham, il Werlosching, il Schamschy, il Benza, il Mead, il Fornes, il Deidier, lo Schreiber, il Paris, il Minderero, il Bertrand (Gio. Battista), il Mertens, il Semolovitz, l'Orreo, il Russel, il Chenot, lo Schraud, il Valli, il Foulkner, il Mac-Gregor, il Foderé, il Romani, il Grohmann. Non altrimenti è da tenere degli altri tutti, che fecero parte della Spedizione Francese in Egitto, che furono il Desgenettes, il Lerroy, il Pugnet, il Savaresi, il Frank, il Sotira, l'Autore du Courrier de l'Egypte ecc., così pure le dottrine di alcuni celebri uomini, che senza esser medici hanno dato al pubblico trattati, e descrizioni sulla Peste, di un merito, che vince d'assai quelle di molti medici: e sono il Card. Gastaldi, il Padre Maurizio da Tolone Cappuccino, il Padre Antéro Maria da s. Bonaventura, il Turriano, il Mazzucchelli, il Muratori, il Cav. Azuni; il Papon, lo Scudéri, il Boccaccio, Marsilio Ficino, il Rondinelli, il Ripamonti; la più parte de' quali raccolsero le loro osservazioni di mezzo alle terribili devastazioni della peste. Così pur è da dire di tanti altri rispettabili pratici, che trovaronsi in occasioni di Peste, e che sodamente di essa ragionarono, come sono il Fracastoro, il Cardano, il Bairo, il Massa, Valesio da Bourgdieu, Prospero Alpino, il Capivaccio, Roderico e Pietro da Castro, il Susio, il Moller, il Landi, il Rinci, Gio. Battista Gemma, il Barbette, il Daciano, l'Alfano, il Pona, il Managetta, il Lebselter, il Dornkrell, lo Schoenborn, il Bokel, il Garnerio, il Settala, il Sestini, l'Imperiale, il Pasini, il Righi, il Redlich, il Ghisellero, il Giberti, il Fabroni, il Rivino, il Kanold, il Gottwald, lo Sthaar, il Pichari, il Daver, l'Astruc, il Loob, ed altri molti, ch'io non conosco, o de' quali non ho ancora chiara l'idea. Che se si abbia vaghezza o bisogno d'istruirsi di cose relative alla storia generale, ovvero alle varie epoche delle Pesti, converrà ricercarle principalmente fra i Cronologisti; e sono l'Adami, il Graziolo, il Gastaldi, il Padre Kirchero, il Lebenswaldt, il Cavriolo, l'Agricola, il Tarcagnotta, il Platina, il Musanzio, e tanti altri ancora a me ignoti.
Intorno poi a que' Regolamenti Politico-Sanitarj, che le varie città e provincie, e i differenti Governi stabilirono a loro difesa, e che costituiscono altrettanti codici di leggi e di editti sanitarj, non mi fo lecito di darne giudizio. Questi Regolamenti parziali hanno immediato rispetto alle circostanze particolari de' luoghi, de' costumi, usi, ordini, vizj, bisogni, ecc. dei differenti paesi. Ciò ch'è buono in un luogo, può non convenire ad un altro. Fra i molti che ho indicati nel Catalogo bibliografico, potendosi scegliere, gioverà forse preferire quello o quelli che appartengono a città o a provincie costituite in parità di circostanze; e che alla situazione, usi, bisogni, ecc. della provincia, minacciata o colpita, più van da presso. Si avverta in oltre che i paesi e le provincie più soggette alla peste, quelle cioè che sono state istrutte da una maggiore e più trista sperienza, posseggono d'ordinario i migliori Regolamenti; mentre le provincie e le città più lontane dal pericolo della peste, e meno soggette a questo flagello, o non hanno Regolamenti, o gli hanno viziosi e imperfetti. I Regolamenti Sanitarj de' Veneziani contenevano, relativamente ai tempi, in cui sono stati scritti, ben ottimi provvedimenti preservativi, specialmente per quanto riguarda le sospette comunicazioni dalla parte di mare; nè si può contendere ai Veneti la gloria di essere stati in questa specie di scienza i primi maestri delle altre nazioni. Ottimi provvedimenti preservativi pur anco contengono i Regolamenti Sanitarj di varie città e provincie della Germania ma questi si riferiscono specialmente alle sospette comunicazioni dalla parte di terra. Molti porti e lazzeretti di Europa hanno ora dei Regolamenti eccellenti; ma questi Regolamenti non sono di pubblico diritto, e si custodiscono per lo più con una certa gelosia, che non favorisce il progresso delle idee, e delle scienze. Intorno ai principali lazzeretti di Europa si potrà consultare l'opera di Howard, che ne ha scritto ex-professo.
Finalmente a mio credere le Opere sulla Peste troppo voluminose, troppo lunghe, quelle che contengono molti dottrinali e molte parole, e che non sono scritte con chiarezza e precisione, non giovano gran fatto, sono di poca o nessuna utilità in tempo di peste, per quelli specialmente che aspettano quell'occasione per istruirsi, accesosi in loro il desiderio d'imparar a schivare il pericolo, quando sta loro alle spalle, restando allora appena tempo di adoperare i mezzi necessarj al salvarsi. La chiarezza, l'ordine, la disposizione piana e regolare degli argomenti, una tessitura facile, e tale che ne porti l'effetto di ritrovar prontamente e per ogni caso l'occorrente istruzione, sono qualità pregevolissime in ogni opera di qualsivoglia materia; ma particolarmente si rendono qualità essenziali e utilissime nelle Opere, che trattano della Peste o della pubblica Amministrazion Sanitaria.
SERIE DI TUTTE LE PESTILENZE PIÙ MEMORABILI
DAI PIÙ REMOTI TEMPI FINO AL PRESENTE
SECONDO LA CRONOLOGIA COMUNEMENTE SEGUITA
AGGIUNTEVI RESPETTIVAMENTE
LE COSE PIÙ CONSIDEREVOLI
CHE LE ACCOMPAGNARONO.
Quemadmodum prosperarum rerum meminisse aliquid in se et voluptatis et utilitatis habet; ita pariter infaustos eventus subinde memoria revolvere est decorum: hos nempe omni studio evitare satagendo, illas consectando.
SERIE CRONOLOGICA
DI TUTTE LE PESTILENZE MEMORABILI
DAI PIÙ REMOTI TEMPI FINO AL PRESENTE.
È necessario che l'uomo s'istruisca colla sperienza del passato per cessare i pericoli ed i mali, a cui va incontro, percorrendo il cammino della vita. Alla scuola dell'avversità suol esso apprendere le grandi lezioni. Questo maestro eloquente ed imperioso giugne alcuna volta ad illuminarci, a spogliare del loro prestigio gli errori, che ci traviano, a farci ammirare la verità, che sfugge alle nostre ricerche, e a trarci dal precipizio, in cui eravam per cadere. Noi fortunati, se le disgrazie altrui potranno servire per noi di lezioni salutari; ed anzi che della nostra sapremo profittare dell'altrui sperienza! Io mi accingo a presentare un quadro spaventevole di calamità e di stragi prodotte dalla Peste in varie epoche, presso popoli diversi, fra differenti nazioni, in un gran numero di città, di paesi, e di provincie. Non vada perduto questo lavoro, rivolto al bene dell'umanità. La vista e la conoscenza di tante sciagure parlino al nostro cuore un linguaggio eloquente ed efficace, onde farci scorgere la verità nel suo vero sembiante, e sentire in così grave argomento i suggerimenti della prudenza e della ragione. Se i favori della sorte ci corrompono, se la gradevole prospettiva del piacere e della gloria ci seduce e ci inebria; l'aspetto di tanti mali, che desolarono la terra, francheggi la nostra virtù, animi la nostra attività, e la nostra costanza, onde porre in pratica tutto quello ch'è stato riconosciuto più atto ad iscansare il pericolo di simili calamità, ed a guarentirci da questo orrendo flagello, che, dovunque s'insinua, moltiplica intorno a se ad ogni passo la miseria e la morte. In Europa la severa osservanza di saggi Regolamenti Politico-Sanitarj, la buona scelta di persone deputate al Sanitario Ufizio, l'incoraggiamento ed il premio accordato ai buoni servigi ed al merito, sono i veri mezzi, ed i più sicuri di prevenire la peste, e di allontanarne il pericolo. Però la maggior parte degli uomini volgono altrove i loro sguardi da tutto ciò, che può rattristarli; non vogliono nè vedere i mali, nè pensarvi, nè sentirne parlare. Non cercano che il piacere, e non fanno che correr dietro ad esso senza mai raggiungerlo. Conosco pur troppo che l'orgoglio, la vanità, l'interesse, la gelosia, mettono spesso fra noi e la verità un'insuperabil barriera. Quindi si fugge ciò, che vorrebbe richiamarci al serio pensare; si disapprova tutto ciò, che ne rimprovera i nostri falli e la nostra indolenza. D'altra parte ciò, che lusinga le nostre inclinazioni, di leggier si crede e si adotta: ma taccia per poco la voce prepotente ed energica della passione; si gitti uno sguardo sull'aspetto miserando delle orribili sciagure accagionate dalla peste, e si cessi dall'indifferenza e dall'egoismo sopra un soggetto sì grande, che sì da vicino risguarda la prosperità pubblica e privata delle nazioni.
La peste è l'inimico più grande degl'Imperi e degli Stati, dappoichè essa gli spopola, e colla distruzione de' suoi abitatori v'introduce lo squallore e la miseria. La peste minaccia tutti gli uomini indistintamente di ogni classe, di ogni condizione, d'ogni età. Tutti dunque siamo chiamati da un interesse comune a riunirci per combatterla e allontanarla.
Un popolo, ricco di trofei, di monumenti, di gloriose geste, di nomi illustri, di eroi, non sarà mai così grande quanto quello, i cui cittadini impiegarono i loro talenti, le loro virtù, i loro mezzi per conservare fra la società il prezioso tesoro della salute, ed allontanar dalla patria e dalle famiglie le cause funeste di fisiche calamità, di miseria, di dolore, di pianto, di malattie, di morti disperate e immature. Nè sano consiglio è l'abbandonarsi ad una cieca indolenza per la sola ragione, che ci troviamo in luogo meno esposto al pericolo. La peste penetrerà più facilmente e farà più stragi, quanto più ci troverà alla scoperta. Chi non ha imparato a combattere questo crudele nemico, chi non istà in guardia contro i suoi assalti e le sue insidie, d'ordinario resta irreparabilmente la vittima degl'inattesi suoi colpi. È vero, che i progressi delle scienze e delle dottrine hanno minorato fra le nazioni più colte il pericolo; ma dovunque sia grande la cupidigia dell'oro, l'amore delle ricchezze, è sempre aperta la via a questo morbo crudele per introdursi sconosciuto sin là, dove meno si veglia per difendersi da suoi attacchi.
Passo infrattanto ad indicare le varie epoche più celebri della peste, e le stragi più memorabili di questo mostro omicida. Alziamo la cortina del quadro con quel certo rispetto, ch'è dovuto alla sventura; e a' piedi di esso scriviamo a caratteri indelebili la sentenza di un illustre filosofo:
«Bisogna profittare delle lezioni salutari del passato, gittar gli occhi sul presente senza debolezza, e sull'avvenire senza illusioni».
Io non garantisco punto, che tutte le mortalità descritte dagli storici e dai cronologisti sieno state l'effetto della vera peste, o sì veramente di altre malattie epidemiche e d'indole somigliante, colle quali ne' primi tempi, e fino agli ultimi secoli, per soverchia riverenza ai dogmi degli antichi padri dell'arte, la peste soleva esser confusa. Quindi mi accingerò a dare i pochi cenni storici sopraindicati intorno le principali e le più celebri pestilenze, cominciando dalla più antica, che sia conosciuta, cioè da quella dell'anno del mondo 2443 fino al giorno d'oggi, attenendomi fedelmente in questa parte all'opinione de' sovraccennati storici e cronologisti; dacchè non è del mio assunto prender ora in esame le differenti loro opinioni.