Parte Prima.
I piaceri dell'amore gustati con prudenza e moderazione servono come tutte le altre funzioni vitali a mantenere la nostra salute. Invece gli eccessi la sciupano, e sono causa di gravissime malattie. Quegli spensierati giovani che si abbandonano con trasporto alle snervanti voluttà d'amore, e si vantano coi loro amici di poter più volte rinnovare la fatica d'Ercole, non sanno che la loro spavalderia ed imprudenza attenterà alla loro salute, alle loro facoltà mentali e che prepara loro una vecchiezza precoce.
Quando i primi desiderii si manifestano bene sarebbe d'ammogliarsi. Ma da noi pur troppo non è così, perchè si prende moglie quando si è già avanzati in età e quando si ha davanti la prospettiva d'una bella dote.
E pur troppo i desiderii, che già sono abbastanza forti, devono essere soddisfatti. Pur troppo, dico, perchè per soddisfarli bisogna gettarsi in braccio alle donne pubbliche!
Giovani, siate per lo meno sobrii se dovete abbandonarvi a questi mezzi estremi!
Le prostitute sono a temersi, perchè appartenendo esse a tutti gli uomini che le pagano, possono facilmente incalzarsi varie malattie sempre gravi, perchè infettano il sangue, e fra le tante la più grave che è la sifilide. Guai a colui che ne è colpito, perchè il virus non solo appesta l'affetto senza speranza di guarigione, ma si trasmette anche alla prole innocente.
Voi, giovani, pensate ai mali che vi possono danneggiare varcando la soglia di una casa di prostituzione, non dispregiate questi consigli, pensate che la vergogna ed il rimpianto succedono sempre alle ore dell'orgia.
Eccone un esempio.
RACCONTO.
Un giovane di 24 anni Alfonso Du..., figlio d'agiata famiglia, aveva abbracciato la carriera di commerciante. Primo commesso di una delle principali case della capitale, era ben veduto da tutti, perchè amato e stimato da' suoi superiori e da quelli a lui sottoposti.
Da parecchi anni conviveva con una donna, ma l'aveva circondata da tanto mistero che nessuno poteva immaginare questo fatto. Ma avuti dei dissensi con essa, erano già quattro giorni che più non la vedeva, quando una sera in compagnia di tristi amici varcò la soglia di un postribolo. Mai non l'avesse fatto. Ne uscì col germe di una malattia che amareggiò la sua esistenza. S'affidò ad un medico, ma dopo due mesi la malattia peggiorò, e l'infelice si vide perduto. Le glandole erano oltremodo gonfie, gli cadevano i capelli a ciocche, la pelle gli si copriva di pustole, il virus straziava orribilmente il povero Alfonso.
Fortuna volle che un suo amico lo condusse da un celebre medico, il quale, pur non nascondendogli la gravezza del suo male, gli promise la guarigione se adottava il suo sistema. Alfonso seguì infatti tutte le istruzioni del bravo medico, e dopo 10 mesi si credette libero dal virus che l'infettava. Infatti egli si sentiva tanto bene che dopo due mesi pensò a prender moglie. Il medico non glielo permise, dicendogli però che poteva ammogliarsi senza pericolo di trasmettere la malattia ai figli dopo due anni. Alfonso ebbe tanta costanza di aspettare a sposarsi passati i ventiquattro mesi ed ebbe anche la consolazione di avere un figlio. Esso crebbe robusto sino al ventesimosesto mese, nel quale fu colpito da un'oftalmia purulenta. Questa guarita, il male si trasportò all'orecchio e alla bocca. Insomma aveva ereditato il male paterno. La povera creaturina rimase mingherlina per tutta la sua infanzia.
Sorte migliore non ebbe il secondo figlio, epperò la sua costituzione rimase egualmente molto gracile.
Alfonso, desolato, decise di non aver più figli, per non avere il dolore di vederli sopportare le conseguenze de' suoi trascorsi.
Povero giovane! Egli condusse poi una vita trista, pensando che i suoi due figliolini un giorno gli rinfaccierebbero le amarezze della loro esistenza! Ancora qualche anno vegetò piuttosto che visse, e morì di dolore e di crepacuore!
Lettori, che questo fatto vi sia d'esempio. Pensate a tutte le conseguenze prima di gettarvi fra le braccia d'una cortigiana.