Parte Seconda.

Sensazione del coito.

Al fine di conservare la nostra specie sul globo la natura ci ha concesso durante l'atto della riproduzione uno dei più vivi piaceri. Questa sensazione in certi insetti è così intensa che perfino la morte non varrebbe a separare il maschio dalla femmina durante il coito.

Nell'uomo un improvviso arresto, qualunque sia il motivo, dei pieceri venerei, può produrre gravissime conseguenze e in certi casi anche la morte. I piaceri d'amore poi offrono i più svariati fenomeni a seconda della costituzione fisica dell'individuo, della sua impressionabilità nervosa e del clima in cui vive.

Vi sono taluni che li gustano e vi si abbandonano con una vera frenesia; altri che restano quasi insensibili. Però questi due casi sono anormali, e dinotano un'alterazione del sistema nervoso. Il coito, per produrre buoni frutti, deve aver luogo in un voluttuoso raccoglimento.

La donna nella più tenera età, come per istinto, preludia alla riproduzione colle sue bambole e col suo amore ad esse come fossero figlie.

La giovinetta sogna d'amore e scorge davanti a sè un orizzonte roseo e sorridente.

La donna pone tutto il suo amore nei figli, uniche sue speranze avvenire, e fattasi vecchia circonda colle cure più sollecite i suoi vispi nipotini.

Parte terza.

I due lati dell'Amore.

Non sempre l'amore è causa di gioie pure ed infinite; talvolta lo è di dolori e di una vita sventurata. Se giovani lo si cerca e lo si brama, in seguito poi a qualche disillusione si cerca di fuggirlo e lo si maledice.

Esso, come già dissi, spinge gli uni alla gloria; gli altri, perchè comanda la devozione e l'ubbidienza, all'ignominia, al tradimento!

Eppure l'amore è l'ideale di tutti; tutti pongono in esso i loro sogni, le loro speranze. Ma guai a chi leggiermente vi s'abbandoni! Prima di cadere completamente nei lacci d'amore bisogna ponderare ben bene dove esso ci potrà condurre.

L'amore ha un lato vivace, sorridente, che ci attrae; l'altro è tetro, imbronciato, che ci disgusta.

L'amore puro, timido e casto appartiene al primo genere. Esso è l'amore che deve formare la felicità nostra, è un amore tutto poetico e lusinghiero.

Al secondo appartiene l'amore irato, focoso, che è funestato dalla gelosia. Guardiamoci da questo, perchè il fuoco che arde nei nostri petti ben presto si consuma senza poter nulla di poetico godere. Esso è un amore direi quasi despota e tiranno.

È vero che all'amore nulla può comandare, ma è bensì vero che gli si può resistere con un grandissimo sforzo di volontà. Tocca ai genitori di mostrare ai loro figli il lato brutto e pericoloso, tocca ad essi, dico, ad arrestarli sul lubrico cammino che conduce ad una vita desolata, piena di pianti e di tristezze.

Guardatevi pure, o giovinetti inesperti, dagli amori volubili, gelosi e violenti. Se un tal genere di amore cominciasse a far presa nel vostro animo soffocatelo al suo nascere; meglio negare, anche con dolore, la propria volontà, che essere infelici, e disgraziati più tardi.

Parte Quarta.

Dell'Amore e sua igiene morale.

Se l'amore coi suoi nodi difficilmente solubili avvicina due giovani cuori e li fa battere entrambi dello stesso palpito, raramente si può arrestare i battiti di quei cuori, raramente si può scindere i due amanti. Nulla, nemmeno l'esilio potrebbe spegnere la fiaccola ardente di quel primo amore.

Ciò che alle volte pone un ostacolo insormontabile è l'incompatibilità di carattere, la differenza della posizione sociale. E quì l'igiene e il ragionamento devono riunirsi in uno sforzo comune per rendere evidente ai due innamorati l'impossibilità di accendere la fiaccola d'Imeneo. Le ragioni però che i genitori dovranno addurre sempre, devono avere un serio fondamento, e devono essere esposte con dolcezza se si vuole ottenere la vittoria. Esporle con severa durezza non si farebbe altro che attizzare il contrariato amore.

Se questi mezzi fossero vani, allora l'amore essendo troppo radicato nel cuore del giovane, nulla varrà a estirparlo, e se un languore incurabile s'impossessasse del povero innamorato, l'unico rimedio è il matrimonio.

Però di rado si scontrano questi casi, perchè una cura amorosa e assidua da parte dei genitori può allontanare queste sventure. E più tardi, quando il giovane comprenderà la disgrazia alla quale è sfuggito, avranno la soddisfazione di sentirsi ringraziare e di essere più di prima amati.

Dopo però s'accorgono della giustezza dei rifiuti dei genitori; nella foga della loro passione nulla vedono, e non pensano che i genitori hanno molta maggiore esperienza di loro.

Mi ricordo d'una giovinetta che disse:

«Pare che i miei genitori dimentichino che io voglio maritarmi per me e non per essi. Perchè rifiutarmi l'uomo che io amo e designarmene un altro che mi è indifferente e che ben presto mi tornerà odioso?»

Se questi giovani potessero in queste occasioni riflettere, vedrebbero che queste determinazioni sono state prese dopo le più minute informazioni e ricerche, circa al futuro sposo o sposa alla sua famiglia, al suo carattere, alla sua condotta.

Vorreste voi che un padre e una madre avessero d'abbandonare la loro creatura allevata con tanti sacrifici sulla via della virtù a un giovine dedito ai piaceri più vergognosi e illeciti, a un giovane che invece di essere il sostegno della sposa, fosse il suo carnefice? Oh! no... farete bene a rifiutare la domanda d'un simile soggetto che farebbe infelice la vostra prole diletta.

È dovere sacrosanto de' genitori di vegliare sui figli loro, di consigliarli, di guidarli sul lubrico sentiero della vita. Essi non hanno esperienza, la loro mente è piena di poesia, vedono tutto color di rosa; perchè sono i primi passi che fanno nel mondo, perchè sono desiderosi di tutto vedere, di tutto gustare.

E voi giovani, pur troppo sempre presuntuosi, ascoltate i vostri genitori; se voi avete lo studio, essi hanno la conoscenza pratica della vita, e sempre potranno giovarvi i loro saggi consigli; i loro precetti potranno togliervi dal precipizio che si apre sotto ai vostri piedi. Se ora vi sembrano irragionevoli e severi li benedirete in seguito quando la vita vi sarà nota colle sue disillusioni, coi suoi disinganni. Voi non potete sapere dove può condurvi un amore pernicioso. Non disperate se il primo amore sarà infelice; un altro meno poetico, più ragionato del primo formerà la gioia della vostra vita futura. Anzi vi persuaderò con un esempio.

Come chiodo scaccia chiodo, così amore scaccia amore.
RACCONTO.

Quando l'amore si fa sentire nell'animo del giovane, palpita il primo suono ardente di esso e tutto il suo essere ne è invaso. È la vista d'una graziosa giovanetta degli occhi neri ed espressivi che gli ha messo nell'animo questo fuoco sino allora sconosciuto. Egli allora abbandona i giuochi, i trastulli di bambino, fugge i compagni, cerca solo i luoghi poetici e nascosti per poter sognare di lei, per lasciar libero corso all'immaginazione sua. E lo assale una dolce melanconia che in certi momenti lo annichilisce, è l'estasi d'amore che lo assale e gli fa trascorrere istanti dolci e felici.

A questo grado di amore giungeva quello d'Emilio e la sua bella se n'era accorta e il contraccambiava di pari affetto vero e sincero. I colloqui si succedevano, ed in uno di questi Emilio afferrata la mano di Lei, che dolcemente gli abbandonò, gl'impresse un bacio ardente, un bacio che svelava la sua interna e violenta passione. Quel bacio fece sussultare ambedue, e fece battere i loro cuori d'uno stesso palpito violento e pieno di amore. Emilo ed Aspasia erano felici; le dichiarazioni d'un amore eterno, che si sarebbe seppellito con essi nella tomba, si succederono. I baci non erano più sulla bella manina, ma sulle rosee guancie animate dal fuoco d'amore. Essi erano troppo contenti, una sventura pareva imminente. E la sventura pur troppo amareggiò il loro amore. Emilio fu condotto da suo padre a Parigi per ivi continuare i suoi studi. L'ultimo convegno d'addio fu pieno di giuramenti d'un amore costante e fedele.

Le lettere si succedettero senza alcuna interruzione nei primi sei mesi, ed erano ardenti come il loro cuore. Ma dopo questo tempo Emilio, corrotto dalle seduzioni della tremenda capitale, si sentì meno innamorato, le sue lettere diminuirono finchè cessarono del tutto. Egli attirato da alcuni suoi cattivi amici aveva dimenticata la sua gentile Aspasia per slanciarsi anima e corpo nei balli e nei festini.

La povera amica dimenticata si struggeva come una candela; un malore inqualificabile s'impadronì di lei, e senza i conforti e i saggi consigli d'una sua amica sincera, sarebbe forz'anche morta di crepacuore. Ma convinta e fatta forte dalla rassegnazione, divenne ancora la bella donzella seducente di prima.

E siccome le rose non appassiscono mai sullo stelo, trovò subito chi davvero l'amò d'un amore meno ardente e focoso ma più costante e reale. La giovanetta sulle prime non voleva aprire il suo cuore a nessuno, ma consigliata dall'amica sua lasciò che questo amore benefico cancellasse i dolorosi avanzi del primo così sfortunato.

E ciò serva a dimostrare come il primo amore rare volte finisce col matrimonio essendo troppo ardente e focoso.