IV.
Con che accorata nostalgia, durante l'estate che m'ero condannato a trascorrere in terra straniera, ripensavo ai luoghi più grati alla mia memoria! Le fresche acque correnti ai lati delle vie; il Gorgo spumeggiante al ponte del Crocifisso; l'erta e ombrosa strada di Paviglio; il colle boscoso dell'antico convento; la chiostra dei monti a sfondo del cielo nitido, quale era a riguardarla dal giardino fiorito della villa....; oh dolci e tristi visioni nella memoria dell'esule! E che amarezza rammentando ogni giorno le ore belle degli stessi giorni dell'anno innanzi; le ore passate con lei! Nulla più di meschino, di puerile, in quel mio passato: la lontananza di luogo e di tempo imponeva alla ricordanza tanta poesia! Provavo il compiacimento come di un'arrendevolezza generosa e gioiosa ripensando anche alla pazienza con cui consentivo ai giochi di Mino e com'egli mi trattava da pari a pari, mi comandava saldo in gambe, impettito nel grembialone quasi in una corazza, con le braccia dimenate a misura dei passi; e il cappello di carta, e lo schioppo in ispalla..
Nè egli, Mino, si dimenticava degli amici, sebbene fosse divenuto un letterato.
Caro amico,
Come è bello quel bastimento a vapore che mi ai mandato, tutto il giorno io mi bagno nel fosso della lavandaia e faccio rabiare un poco la mamma ma voglio fare il marinaio.
È stato un gran regalone e adesso ti sono proprio affezzionato. I miei genitori sono stizziti con te perchè non vieni a Valdigorgo specialmente il babbo che mi comprerà un cavallino vero di carne, perchè sono passato all'esame.
Anch'io sono instizzito micca con te, con Ortensia che è cattiva, ma non dirlo alla mamma, non mi racconta più delle favole vere, di uomini, non ne voglio di bestie. Se tu non vieni mandami delle favole di uomini, ma spero che verrai e ti aspeto giorno per giorno.
Mino.
Ti ringrazio tanto tanto. Scusami degli sgarabocchi....
Povero Sivori! che cosa vi toccherà mai di leggere? Io non debbo saperlo, perchè Mino non vuole, ma approfitto della sua bella lettera (non so se l'abbia scritta con la complicità di Marcella) per mandarvi saluti cordiali. Noi stiamo bene. Fateci un'improvvisata, Sivori!
Eugenia.
Mino mi scrisse così con la complicità di Marcella; non di Ortensia. Ortensia era cattiva.
Sì: non mi scriveva lei! E anche i nuovi coniugi Learchi avevan pensiero d'altro che di me! Silenzio di tutti fino all'anno nuovo. Poi, all'anno nuovo, Eugenia prevenne i miei auguri inviandomi auguri per tutti loro; Eugenia, non Ortensia!; ed Eugenia prevenendo a scrivermi cercò forse evitare mie domande, cui le sarebbe stato difficile rispondere....
Forse...., forse....; forse....: per quanto tempo ancora la mia vita si atterrebbe su questo dubbioso termine? Per quanto tempo ancora?
Quattro mesi dopo (aprile del 1892) Guido mi annunciava che egli era padre, il più felice dei padri. Aggiungeva:
Quando Marcella si sarà riposata (perché dar un nipotino a Moser le è costato più fatica che dargli le solite pantofole) ti racconterà lei con che sorta di no senza attenuanti Ortensia ha risposto alla definitiva richiesta di Roveni.
Come rimasi a legger queste parole! Ortensia aveva risposto no!... Un no «senza attenuanti» alla definitiva richiesta di Roveni!...
Il bello è — seguitava allegramente Guido —, il bello è che costui ha preso licenza da Moser, ma solo per la fine dell'anno. Capisci? Dopo un tal no ha il coraggio di restar a Valdigorgo anche altri otto mesi! Comincio a credere che il padrone del mondo, a cui basta battere il piede in terra per aver impieghi, non sappia dove batter la testa per trovarne uno. Punf! Paf! Paf! Punf! A Valdigorgo, dopo tutto, non ci si sta male anche senza Ortensia; e se un affare è andato male, ci si può rimediare con un altro. Forse spera anche lui nella società che Moser è ormai costretto a costituire.
Non attesi il racconto di Marcella. Scrissi a Eugenia chiedendo a dirittura se le sue speranze di un tempo intorno a Roveni erano mancate, come Guido mi lasciava credere.
Candidamente Eugenia mi rispose che Ortensia aveva consultato il suo cuore e aveva confessato di non poter promettere a Roveni, nè allora nè poi, l'affetto che rendesse felici entrambi.
A me mi è dispiaciuto perchè di Roveni ho la stessa opinione che avete voi, ma meglio questa franchezza di Ortensia adesso, che un pentimento dopo. Roveni mi par rassegnato. Solo desidera che Claudio non sappia nulla di tutto questo.
E quando Marcella si fece viva, non aggiunse altro che Ortensia era stata troppo rude con Roveni.
Ma, francamente! la colpa è anche di lui. Non si fa così a innamorare le ragazze! Troppa sicurezza; troppa aria di padronanza! Figurarsi se una ragazza come Ortensia poteva innamorarsi per ubbidienza!