V.

La sera di quello stesso giorno che mi consolò la lettera di Moser, il caso (sempre il caso?) mi volle solo spettatore d'un fatto che restò quale orribile episodio di miseria e di sventura nella storia del mio paese. Lo narro perchè io, atterrito un tempo dal pensiero della morte, fin da esso derivai argomento d'esaltare la vita.

Ero tornato a casa da qualche ora e fumavo alla finestra della mia camera. Dalla luna quasi colma pioveva sul mondo una luce di letizia.

Mi giungeva il cricrire copioso e vasto dei grilli e il gracidare delle rane e il canto dei birocciai, dalla via maestra:

Guarda la bella notte e il bel sereno!

Quest'è una notte da rubar le donne:

Chi ruba donne non si chiama ladro;

Si chiama giovinotto innamorato....;

ma al di sopra e al di là di quelle voci era l'immenso sensibile silenzio della notte feconda, quando la natura raccoglie e rinfranca in segreto le sue molteplici forze e si prepara alle più rigogliose espansioni.

Improvvisamente, da sotto la finestra, il Biondo mi chiamò:

— Signor dottore!

— Che volete?

— C'è qui giù la Tisa dello Zingaro, che ha suo marito che sta male.

Bisognò discendere. E venne innanzi l'ombra della donna. Aveva due bambini, uno a destra e l'altro a sinistra; entrambi divoravano il pane che loro aveva dato il Biondo. Il più grandicello, trattenendosi, porse il crostino alla madre e con un accento di meraviglia più che di gioia, esclamò:

— Mamma, del pane!

Non sapeva credere che mangiava proprio del pane.

Senza badargli la donna, timida, mi rispondeva che suo marito aveva una gran febbre e pareva diventato matto.

Al solito: era tifo. Scrissi una ricetta e la consegnai al Biondo; poi dissi: — Andiamo!

Lo Zingaro, così soprannominato per il colore del viso e per la miseria, era un risaiolo che abitava in una lurida capanna presso il serbatoio della risaia.

A quella volta, io andavo innanzi, con la donna dietro: sola; i bambini affamati e assonnati li aveva lasciati al Biondo e alla Rita.

La donna raccontava:

— Tornò l'altra sera dal Traghetto....

— Cos'era andato a farvi?

— In prestito, signore, di un poco di farina gialla. Non avevamo più niente da mangiare; e qui nessuno ci fa credito, signore.

— Avrà bevuto dell'acqua laggiù.... Non lo sapete che è l'acqua che avvelena?

Forse la donna aveva tale speranza nel mio aiuto da esserne rianimata; o forse era in uno stato d'orgasmo, perchè mi rispose ridendo:

— Eh! lo credo anch'io che sarebbe meglio ber del vino!

Continuò:

— Quando fu a casa, e io facevo la polenta, cominciò a lamentarsi dal freddo, che per quanto fuoco mi facessi non si poteva riscaldare; e si mise a letto. In tutto ieri non volle mangiare. Ma questa sera mi sono preso paura; fa dei discorsi da matto.

Dopo ch'ella tacque, le chiesi se aveva solo quei due, figlioli.

— Ah! ne ho un altro di cinque mesi. L'ho lasciato a casa per far più presto. Dormiva.

Andavano frettolosi; io ero incitato dalla donna che mi veniva dietro, quantunque ella tacesse e camminasse scalza. E volgevo il pensiero al disgraziato in preda alla febbre.

Se moriva, la poveretta era condannata all'elemosina. Ma la mia mente non poteva insistere in quella tristezza; invano il sentiero era oscurato ad ogni tratto dai pioppi, dalle acacie e dai giunchi: trapassando i rami e le fronde la luna, di là, pareva più fulgida, e nel chiarore diffuso sopra e intorno a me fluiva quella pacata letizia, l'illusione di una felicità tranquilla e uguale, per sempre.

Ortensia! Ortensia!

.... Finchè tornai a riflettere, quasi rimorso, all'ufficio che dovevo compiere; e solo allora pensai che poteva essermi necessario un lenzuolo, per un impacco.

Chiesi alla donna:

— Un lenzuolo l'avete?

— Oh, signore! Dove vuol che l'abbiamo un lenzuolo? Sono tre anni che non ne ho più uno!

Io stavo per dirle:

— Tornate indietro a prenderlo, a casa mia, quando la donna fece:

— Cos'è là? — Tendeva la mano.

Un bagliore: dietro i pioppi che separavano il campo dalla risaia. Un bagliore d'incendio.

Che cosa poteva essere? Che cosa bruciava? Non era stagione da bruciar stoppie o rovi nei campi. Una cascina? una casa? Ma non ce n'erano da quella parte, non ce n'erano così vicine!... Il «capanno».... dello Zingaro?

— Brucia il capanno! — urlò la donna urtandomi, precedendomi, correndo.... Una furia; e gridava, forsennata, il nome del marito; invocava Dio, invocava aiuto. Le sue strida di «aiuto» trafiggevano quel silenzio atroce, quella serenità divenuta subitamente spaventosa.

Era vero: bruciava il capanno!

Muto, con lo sguardo teso al bagliore e alla distanza da superare, correvo io pure, e nell'approssimare mi pareva di scorgere l'ombra dell'uomo in delirio che agitasse le vampe dentro un cumulo denso e fondo. Era in salvo, l'infermo? O.... bruciava anche lui? Correvamo. E.... — il sangue mi si gelò nelle vene —: non mi aveva detto quella sciagurata che aveva lasciato a casa il figliolo più piccolo? «Dormiva».

Infatti chiamando aiuto, chiamando il marito quasi potesse udirla, essa teneva come sospese quelle terribili grida su di un grido che non osava gettare.... Oh tutto ciò straziava il cuore; gravava, enorme peso, sul capo!... Correvamo, correvamo.

Vicini, ormai: la donna tacque. Ad ogni nostro passo innanzi l'incendio, così luminoso di lontano, affoscava; le lame rossastre tagliavano la fumana prorompendo dalla piccola finestra, dalla porta, alzandosi sul culmine.

Era un soffoco di fumo greve, un tanfo di canne abbruciacchiate. E non una voce....; nessuno! Morti?... Fossero almeno morti, prima...., d'asfissia!

Ah no!

Dio! Dio!... no; un vagito! là! Dinanzi all'uscio, era; in un involto di cenci! Là era il bambino! Lo raccolse, la madre; riebbe la voce: un grido di gioia sovrumana: — El mi ragazzól! — mentre là dentro.... Nessuna altra voce!; muto, anche l'incendio.

D'impeto, senza coscienza del pericolo, avanzai alla porticella: ma fui respinto dal fumo infuocato, come per l'urto a una parete solida. Ritentai (la donna urlava adesso il nome del marito, strappava l'anima). Dovetti ritrarmi, appena in tempo! Con fracasso il tetto precipitò; l'abituro si sfasciò in una rovina fiammeggiante e fumante....

Non so dire in che modo urlava e che diceva quella donna frenetica col bambino in braccio; non posso ricercare quello che io provassi allora assistendo al fumare della rovina; a immaginare il corpo umano che si era contorto nelle fiamme; a comprendere la verità....

Compresi la verità a poco a poco. Un istinto di generosità paterna, l'amor di padre aveva spinto quell'uomo delirante a mettere là in salvo, dalla sua disperazione, la piccola creatura; poi, con mostruosa demenza egli aveva dato fine al male che lo affannava, aveva dato fuoco alla sua intollerabile miseria.