XVII.

A rivedere Ortensia così serena io, con bramosia angosciosa, l'immaginai trasformata dal desiderio vago e profondo, dalla malinconia soave e dalla gioia appassionante, dal sentimento impetuoso e ineffabile con cui l'amore invade, la prima volta, l'anima di una giovinetta. Innamorata di me! Quale delizia, quale voluttà più grande che rivelare a sè stessa, innamorata, un'anima? Con una sola parola, che sorriso non avrei io raccolto da quelle labbra? che bacio? — Non dovevo! E forse.... Illusione! illusione! Convinta e ferma in un bene fraterno, ella forse apprendendo il mutamento avvenuto in me, non potrebbe amarmi: a una mia parola d'amore si ritrarrebbe, forse, con un freddo senso di ripugnanza, di profanazione, triste e delusa; nemica per sempre. Tradire il nostro affetto! Sì, ella mi voleva bene come a un fratello, con tutta l'anima! Sì, questo doveva bastarmi! O tanto, o niente! Ad altri l'amore: a Roveni, presto, i primi palpiti; le prime commozioni.... — impossibile che io sopportassi!

Ricominciava in me la battaglia; e per non esser vinto m'afferrai con tutta la volontà al proposito già preso: dissimulare e parlare, quel giorno stesso, a Eugenia. Ma non sapevo come introdurmi nel discorso di Roveni. Ci voleva un pretesto; nè potevo addurre le chiacchiere della Melvi senza turbare Eugenia, se le ignorava. Mi venne in pensiero Marcella, da cui apprendere almeno se anche lei, come Anna, dubitava che io amassi Ortensia.

Con che invidia osservavo ora la quieta Marcella! I suoi dolci occhi esprimevano la fede costante in una felicità avvenire, attesa senza colpa e senza dubbio. Con che fatica mi trattenni dall'aprire a lei il mio cuore e confessarle, — Amo tua sorella. Dimmi tu: sono pazzo?

Le dissi invece: — Per fortuna le Melvi non vengon qua di giorno. Se no, mi taglierebbero i panni addosso.

— Perchè?

— Mi vedrebbero sempre con Ortensia....

— Eh! Ma tutto il mondo lo sa che Ortensia è la sua «piccola amica»! Che c'è di male? Sarebbe bella che per far piacere alle Melvi lei dovesse annoiarsi anche più di quello che si annoia! Faccia come me: non dia mai retta ad Anna, che ha poco giudizio.

Cercai anche di Guido e, trovatolo presso a casa sua, lo tenni in discorsi per condurlo al termine desiderato: a dirmi se qualcuno mormorava per la mia consuetudine con Ortensia.

— Bah! Lei potrebbe essere suo padre! — rispose Guido, beato nella faccia tonda. — Se la signora Eugenia avesse tanta fiducia in me!

Egli voleva persuadermi, con quella faccia così diversa dalla mia, che adesso era disgraziato; e parlava, parlava....

I giorni nei quali Eugenia convalescente passava le ore con noi in giardino erano trascorsi, pur troppo, e adesso egli non aveva che la sera a sua delizia; e anche di sera gli conveniva dimostrarsi molto riguardoso. Mi narrò come un tentativo perchè la signora Eugenia permettesse alle figliole un'altra passeggiata più lunga che quella delle Grotte, era fallito; che Eugenia minacciava ogni giorno di aprir gli occhi a Moser....

— Succederà un patatrac!

In conclusione, Guido aveva bisogno del mio aiuto; umilmente, con insistenza, mi pregava d'interporre, con Eugenia, una buona parola....

Perchè no? Sarebbe il pretesto ad affrontare Eugenia per il discorso che mi premeva molto di più.

— Tu abbi giudizio — (consigliavo io giudizio agli altri!) —. Non dar materia alle chiacchierone.... Sai che tra di loro han già combinato il matrimonio di Roveni e Ortensia?

Guido non rise, questa volta.

— Lo dice Anna, per paura che sia vero! Lo vorrebbe lei, Roveni!

Fremevo. Con quanta più forza potei farmi, domandai:

— Ma tu credi che sia vero?...

— Per me, io credo che il padrone del mondo.... punf! paf! paf! punf! (imitava l'andatura di Roveni).... finirà con l'andarsene alla Mecca senza di Anna e senza Ortensia. Furbo, l'amico!

— Perchè?

— Di Anna ne ha già avuto abbastanza!

— E Ortensia?

— Ortensia non è ragazza per lui. Con Ortensia, scusi, bisogna ubbidire, non comandare!; e lui invece: paf! punf!; punf! paf!

Anche questa ragione m'affidava poco; piuttosto le parole e la mimica di Guido giovarono a schiarirmi quello che già Anna mi aveva lasciato comprendere: dicendo, cioè, che l'ingegnere sposerebbe Ortensia, ella sperava ingelosirmi e indurmi a domandare la mano della Moser: Roveni resterebbe a lei.

Tuttavia io rifacevo la mia strada come un uomo che abbia una meta di dolore.

Quand'ecco il cavalier Fulgosi, dal suo villino, m'invocò, mellifluo:

— Dottore, ehi! Dottore! — Venne al cancello, con la mano tesa, declamando:

Mon amitié n'est pas semblable au baromètre

Qu'un air rude ou plus doux fait monter ou decroître!

Quel povero diavolo mi aveva giudicato non indegno di sposar Ortensia e io l'avevo ricompensato dandogli dello sciocco! Gli strinsi forte la mano senza dir nulla.

— L'ho disturbato? Mi perdoni! — aggiunse egli ritraendosi con nobile contegno. — Lei, vedo, medita all'aperto come me. Da quando sono in pensione ho bisogno d'aria per trovar le idee. Ora poi che ho da preparare il discorso per il 20 settembre!...

Chi gli avesse detto su che cosa meditavo io!

E affannoso e timoroso andai a cercar Eugenia.

Non era facile trovarla sola, la buona signora. Di solito non scendeva a terreno che all'ora della colazione e del desinare. Riceveva nella sua camera o la contadina o l'ortolana per i conti di compre e vendite; o aveva la tessitrice; o la cucitrice; questa o quella paesana; e Marcella quasi sempre alle costole. Quel giorno però essa, per caso, era rimasta sola.

— Le ragazze e Mino sono andati a cercarvi al convento — mi disse.

Risposi palpitando:

— Vengo dalla strada maestra...., dove ho visto Guido, molto afflitto....

— Bravo, Sivori! Venite pure a difendere il vostro amicone, che presto presto mi farà scappar la pazienza.

— Per far scappare la pazienza a voi bisogna aver commesso un delitto. Che delitto ha commesso Guido?

— Abusa della mia debolezza. Dite la verità, non sono troppo debole a permettere che tutti sappiano di questi amori, fuorchè Claudio? Voi, che mi conoscete, non vi meravigliate che io permetta dei sotterfugi?

— Guido ha buone intenzioni. D'altra parte, conoscendo Claudio....

— Sì: guai a parlargliene adesso, a Claudio, di maritar le figliole! Ma avrebbe poi tutti i torti se si opponesse all'assiduità di Guido? Guido non ha ancora la laurea, e, dopo, credete che suo padre sarà disposto ad aiutarlo? Insomma, quel benedetto ragazzone dovrebbe essere più guardingo, più serio. E già che siamo in questo discorso, vi dirò che c'è un altro, qua, più serio, più prudente di lui....

Mi corse tutto il sangue al viso. Se Eugenia non avesse avuti gli occhi abbassati sul lavoro, m'avrebbe letto in faccia l'enorme segreto.

— È Roveni — io mi sforzai a dire con voce ferma.

— Ve n'ha parlato Ortensia? — Eugenia chiese con ansia.

— Ortensia non crede a quel che si dice: ecco tutto.

Tanto la signora fu sollevata dalla mia risposta quanto in me pesava il presentimento del mio inevitabile sacrificio.

Ella proseguì: — Roveni sta ai patti. Non ve n'ho mai parlato appunto perchè ho voluto che vi facciate un concetto sicuro di lui e della sua condotta. Francamente: ve ne siete accorto voi stesso che egli ha simpatia per Ortensia?

— No: forse non me ne sarei accorto se non me n'avesse avvertito il cavaliere. — E aggiunsi, per alleviarmi l'angoscia con una digressione:

— Il cavaliere è il trombettiere delle pettegole.

— Povero Fulgosi! Ma con le Melvi voi siete troppo severo. Chiacchierano, han la lingua un po' lunga.... In fondo, però, non sono cattive. Io non dimenticherò mai le premure che ebbero per me quando ero ammalata....

— Anna è una civetta! — esclamai io. — Mi duole che per amor di pace non possiate allontanarla da casa vostra.

Eugenia tacque un po' e disse:

— Dovrebbe bastarmi la vostra opinione per allontanarla subito. Ma ho fiducia che le mie figliole non abbiano intenzione d'imitarla.

— Questo è giusto.... — E ripresi:

— Dunque Roveni?

— Oh, è una storia molto breve. Un giorno la Melvi madre mi avvertì che parlando con l'ingegnere aveva scoperto in lui a dirittura un grande amore per Ortensia. Sapendo che la Melvi è facile a esagerare in tutto, non le credetti che poco. Anche qui, del resto, mi rassicurava il contegno di Ortensia: con Roveni si comportava come per il passato; impossibile ch'egli le facesse la corte e che essa non me l'avesse lasciato comprendere. Pure volli chiarir la cosa. L'ingegnere mi aveva già confidato che dubitava di poter restare un pezzo a Valdigorgo, e io tornai sul discorso. Ripetè che trovando un impiego migliore dovrebbe andarsene; e infine confessò d'aver molta simpatia per Ortensia, e che non disperava nell'avvenire. La sua franchezza, la sua lealtà mi piacque. Ma Ortensia è così giovane! con un carattere così strano; e io mi sentivo allora tanto male! Non volevo preoccupazioni e angustie. Ebbene, ottenni da Roveni la promessa che non turberebbe per adesso la pace mia e di Ortensia. Voi siete testimonio che ha mantenuta la parola. Ma ditemi: che ne pensate voi, di lui?

Eugenia mi strappava il cuore! Avessi potuto fuggire! scomparir in quell'istante da questa stupida scena del mondo!

Risposi che pensavo assai bene dell'ingegnere.

— La sua condotta non potrebbe essere più corretta.

Eugenia proseguì:

— Dite pure che egli è prudente anche per non compromettersi. Ma non è giusto? Il suo avvenire non sta solo in lui; è nelle mani di Dio. Dio voglia che un giorno egli renda felice mia figlia!

Se Eugenia avesse detto tutto ciò in altro modo, io avrei creduto volesse abbattere la mia insana rivalità; ma ella aveva parlato adagio, semplicemente, e il solo dubbio di tale intenzione sarebbe stato un'offesa.

— È giusto! — ripetei. (Fuggire! dovevo fuggire!)

Concluse Eugenia:

— Son contenta che mi diate ragione per Roveni e che non mi diate torto per Guido.

Con uno sforzo supremo io sorrisi; conclusi anch'io:

— Gli farò una predica all'amico. E con l'affetto che ho per tutti voi, auguro che le vostre figliole siano un giorno ugualmente felici. Lo meritano, perchè sono buone come voi, Eugenia!

Ero sincero in queste parole. Ma un nodo mi stringeva alla gola....

(Fuggire! dovevo fuggire!)