IV.

Il riposo festivo.

Ma una delle cose che mi sorprese di più nell'America del Nord, paese che è considerato il più libero e più pratico del mondo, fu di veder conservate ancora negli statuti di alcuni Stati certe leggi puritane, quacchere, ridicole, odiose, medioevali, che fanno ai pugni con le idee e con le consuetudini moderne.

Alcuni articoli di quegli statuti di origine inglese, sono assolutamente contrari ad ogni principio di libertà, allo spirito medesimo della costituzione americana; eppure non furono ancora aboliti. La maggior parte delle leggi più assurde caddero in disuso, ma non in tutti gli Stati. In quelli dell'Est specialmente, sulla costa atlantica, si ritrovano nei codici delle disposizioni degne di un governo teocratico.

Ecco un saggio di queste leggi che ricordano quelle di Cromwell.

Nel codice penale di New-York la bestemmia è punita di multa e prigionia. È considerata come bestemmia la semplice evocazione del nome di Dio o di Gesù Cristo in senso profano, cioè in ogni altra circostanza che non sia la preghiera o il rito ecclesiastico.

È ugualmente punita di multa e prigionia la violazione della festa. Il codice dice:

—Ogni occupazione mondana, sia di piacere, sia di speculazione, è proibita alla domenica: in tal giorno, non solo ogni luogo di divertimento dovrà rimaner chiuso, ma la misura sarà estesa ad ogni negozio piccolo o grande, non esclusi quelli per gli oggetti di prima necessità. È fatta eccezione per quelle case, come gli alberghi, dove la merce si consuma sul luogo stesso, per le farmacie, pei venditori di latte, carne e pesce, i quali però non devono tener aperto il negozio che fino alle nove del mattino.—

Lo stesso codice così punisce il suicidio:

—Colui o colei che tenta di togliersi la vita, è passibile d'una condanna a due anni di carcere e a mille lire di multa, mentre chi presta mano al suicidio di un'altra persona si rende colpevole di omicidio in primo grado.—

Per il duello c'è questo gingillo:

—Chiunque si batte in duello, sia che lo scontro venga seguito da morte o no, sarà punito con la pena da due a dieci anni di carcere e perderà il diritto di occupare per tutta la vita alcuna carica pubblica, civile o militare.—

Gli articoli più strani, tuttavia, sono quelli sul riposo della domenica. Eccoli testualmente:

—Ogni sorta di lavoro servile è proibito nel primo giorno della settimana, eccettuati i casi di necessità pubblica.

Ogni sorta di tiro a segno, la caccia, la pesca, le corse di cavalli, i trattenimenti musicali, i giuochi e ogni genere di pubblici esercizi, passatempi o rappresentazioni, sono proibiti nel primo giorno della settimana, come pure è proibito qualunque rumore che disturbi la quiete di tal giorno.

La violazione di questa legge sarà punita col carcere, da uno a cinque giorni, e con la multa, da uno a dieci dollari. Le merci esposte in vendita verranno sequestrate a beneficio dei poveri. Chi contravvenisse alla proibizione delle rappresentazioni teatrali et similia pagherà cinquecento dollari di multa e perderà la licenza.—

Gli articoli di questo codice erano a poco a poco caduti in disuso: si osservava solo apparentemente quello che impone la chiusura delle birrerie durante la domenica; anche tale disposizione si violava continuamente dai birrai, dagli osti e dai liquoristi, tenendo chiusa la porta davanti delle botteghe e socchiusa quella di dietro, d'accordo coi policemen.

Ma, verso la fine del 1882, vi fu un risveglio di puritanismo, e col I° dicembre di quell'anno il codice penale di New-York venne rimesso in vigore in tutta la sua forza. Ciò significava che, alla festa, non si poteva comperar un sigaro, nè un caffè; che tutte le botteghe dovevano esser chiuse; che qualunque lavoro era proibito; che per le strade non si vedevano nè vetture, nè omnibus, nè carri dei tramways, nè vagoni dell'Elevated.

Non dimenticherò mai la prima domenica che passai sotto la restaurazione di quel codice.

Uscito di casa alle otto di mattina, secondo il solito, cercai coll'occhio, nelle vie deserte, un lustrascarpe. Vana ricerca. Gli innumerevoli italiani, negri e americani che hanno il loro deschetto e la sedia in quasi tutte le cantonate, erano irreperibili. Anche il lustrare le scarpe è un'opera servile, proibita dalla legge.

Soltanto dopo una mezz'ora all'angolo della 22^a strada e dell'ottava Avenue, scoprii, sulla soglia di una porta, un povero ragazzo irlandese col viso paonazzo, che, in attitudine sospetta, celava sotto la giacca la sua scatola di lustrascarpe.

Mi accostai a quel povero ribelle e gli chiesi se aveva il coraggio di violare la legge.

Egli si guardò intorno e non vedendo alcun policeman, s'inginocchiò mormorando:

Hurry up, boss! (Facciamo presto, principale!).

—Che cosa pensi della nuova Sunday law? (legge della domenica)—gli domandai.

—Penso—rispose—che io sono un povero orfano e che devo mangiare anche alla domenica.

Uno stivale era già lucidato alla bell'e meglio e il ragazzo s'accingeva a lustrare anche il secondo, quando comparve improvvisamente sulla cantonata un policeman, col suo bravo club (bastone corto) in mano.

Io non potei trattenere una risata, ma il policeman si accostò con aria minacciosa e disse al ragazzo spaventato:

Boy, tu vuoi proprio che t'arresti? È la seconda volta che stamane ti colgo in contravvenzione. A casa subito: se ti vedo ancora, ti conduco alla Station House.

—Lascerete almeno che finisca le mie scarpe!—osservai io.

—No—interruppe severamente l'ufficiale di polizia.—Ringraziatemi se vi lascio andare per la vostra strada; osservate la legge!

Con uno stivale lucido e l'altro no, andai verso la bottega del mio barbiere: era chiusa e sulla porta stava scritto tanto di closed. Mi avvicinai alle porte di parecchie altre; tutte chiuse egualmente. Mi rassegnavo a passar la festa con la barba da fare, quando bussando per l'ultima volta all'uscio della bottega di un barbiere tedesco vidi un occhio al buco di una tendina abbassata. Quando quell'occhio si convinse che non ero nè un policeman, nè un detective, una voce mormorò:

—Entrate per la porticina laterale.

Tre barbieri, alla luce del gas, stavano radendo tre persone, cogli usci chiusi a chiave, silenziosamente. Parevano malfattori in atto di commettere qualche brutto delitto. Di lì a qualche minuto un policeman bussò, ma nessuno gli rispose. Soltanto il padrone bestemmiava fra i denti e diceva:

—Ho cinque figli da mantenere, io. Senza il guadagno della domenica mattina, potrei chiudere durante il resto della settimana.

Quella mattina un cittadino veniva arrestato ai Five Points mentre si faceva radere e condotto in prigione con mezza barba fatta e l'altra guancia insaponata, insieme col barbiere.

Il direttore della sala dei concerti «Koster and Bial's» che volle provare a dare una rappresentazione con un programma sul quale era scritto:—A beneficio dell'Ospedale tedesco—dovette prestare una cauzione di cinquecento dollari per non essere arrestato, e lo spettacolo venne interrotto. Lo stesso accadde all'Alcazar.

Prima di mezzogiorno una cinquantina di persone si trovavano alla Corte di Polizia, accusate di violazione della legge domenicale. Nel sedicesimo distretto erano stati arrestati due lustrascarpe negri. Quattro barbieri sorpresi mentre lavoravano segretamente e condotti subito davanti al giudice, ebbero un bel dire che se non sgobbavano alla festa perdevano la maggior parte dei loro guadagni, e invano protestarono ricordando che perfino ai tempi della Santa Inquisizione fu fatta un'eccezione pel lavoro dei barbieri: dovettero pagare quattro dollari di multa per ciascheduno.

Un episodio buffo. A mezzogiorno un tedesco usciva con un canestro coperto sotto il braccio dalla porta laterale di una birraria di Houston Street. Essendo proibito di comperare alla domenica qualunque cosa, anche il pane, un policeman lo fermò e gli chiese:

—Che cosa avete in quella cesta?

Il tedesco, che aveva un boccale di birra, rispose prontamente:

—Un gatto arrabbiato che vado ad annegare nel fiume. È anche questo un lavoro proibito dal codice?

Alla domenica successiva si rinnovarono le medesime scene. Non solo i saloons grandi e piccoli, ma anche i principali alberghi della metropoli vennero attentamente sorvegliati e alcuni di essi, come l'Astor House, sospesero totalmente la vendita delle bevande spiritose, rifiutandone perfino alle persone alloggiate nella casa.

Nei vari quartieri della città si eseguirono più di cento arresti, per lo più di uomini e di ragazzi colti mentre uscivano dalle porte di servizio dei Lager Beer Saloons con qualche pinta di birra. Quelli fra i contravventori che vennero arrestati al mattino poterono prestare una cauzione e tornare a casa nello stesso giorno; ma coloro che si lasciarono prendere ad ora tarda dovettero passare la notte nelle Station Houses in attesa che la Corte di polizia si riunisse il giorno appresso.

La terza domenica si ebbe un omicidio. Il policeman John W. Smith era stato mandato in giro, vestito in borghese, alla scoperta di qualche violatore della legge domenicale. Per la solita porticina laterale egli entrò nella birraria di un certo Patrick Reagan in Madison Street e, senza farsi conoscere, domandò un bicchiere di salsapariglia che gli fu servito dal padrone stesso.

Poco dopo entrarono tre avventori i quali chiesero tre schooners (grandi bicchieri di birra). Mentre il Reagan spillava il liquido da un barile, il policeman travestito si bagnò un dito sotto il rubinetto del barile stesso, e, portatolo alla bocca e assicuratosi che la bevanda versata era realmente birra, dichiarò senz'altro il birraio in arresto. In prova della sua autorità gettò sul banco la placca metallica che è il distintivo degli addetti alla polizia.

Il Reagan prese la placca e gliela scagliò sulla testa, dicendo che non si curava di tutte le spie della città: quindi, levando di sotto al banco una vecchia sciabola (il birraio apparteneva ad una di quelle associazioni militari che costituiscono la guardia nazionale), si avventò contro il policeman. Questi lo prese di mira col revolver, fece fuoco e lo ferì mortalmente al petto. Il Reagan spirò poco dopo, mentre gli venivano amministrati gli ultimi sacramenti.

Questo omicidio, accaduto per causa di una legge la cui applicazione richiedeva un odioso spionaggio, provocò un grido di protesta da parte del pubblico, e i giornali si misero alla testa dell'agitazione.

—Invece della statua di Bartholdi da erigersi nella baia—diceva il Puck—invece della Libertà che illumina il mondo, gli americani dovrebbero eternare la memoria del codice penale di New-York col seguente monumento.

E disegnava il progetto di una statua della libertà incatenata, che sorgeva in mezzo a una strada, la quale, essendo domenica, era tutta deserta: soltanto davanti a ogni albergo, teatro, bottega di qualsiasi genere, stava ritto, col bastone in mano, un policeman. Sotto il disegno si leggevano queste parole:—La metropoli nazionale nell'anno 107° della indipendenza americana.—

Vennero poi i meetings e si formarono delle associazioni, le quali si proponevano di ottenere la abrogazione di tutti quegli articoli del codice che, col pretesto del rispetto della domenica, violano la libertà del commercio e sono una vera rovina.

La questione fu portata alla Camera dei rappresentanti di Albany—la capitale dello Stato di New-York—e suscitò una vivace discussione, specialmente a proposito dell'articolo che proibisce le corse dei cavalli e gli esercizi ginnastici. Il signor Murphy suscitò una grande ilarità chiedendo che fosse eccettuata dalla proscrizione domenicale almeno la pesca alla canna. Ma tutto fu inutile: la maggior parte degli oratori fecero dei discorsi da predicatori, sulla utilità morale e igienica dell'assoluto riposo festivo, ed espressero una profonda indignazione contro qualunque tentativo di europeizzare la domenica nord-americana.

Così il codice dello Stato di New-York rimase invariato: si tollera solo che, alla domenica, i cittadini si facciano lustrare le scarpe e radere la barba. Le porte principali delle birrarie e delle botteghe di liquori sono chiuse, ma si può entrare per la porticina di dietro. Ipocrisie grottesche.

Quello che vidi a New-York in fatto di leggi domenicali è un nulla in confronto di ciò che osservai a New-Haven nel Connecticut.

* * *

Quello Stato, come la Nuova Inghilterra, è già famoso da un pezzo per le sue blue laws votate al principio del secolo. Eccone una pagina:

—Nessuno potrà dare il suo voto se non è iscritto in una chiesa di questo dominio.

Nessuno camminerà in giorno festivo o passeggerà nel suo giardino o altrove, eccetto che, con compunzione, dalla sua casa alla chiesa e viceversa.

Nessuno viaggerà, cuocerà cibi, rifarà letti, spazzerà case, si taglierà i capelli o si farà la barba in giorno festivo.

Nessuna donna bacerà i suoi figliuoli nei giorni consacrati dalla
Chiesa a pregare il Signore.—

Se i baci erano proibiti alle madri, figurarsi ai giovani! Sentite un po' quello che toccò a Sara Tuttle e a Jacob Newton per aver osato di trasgredire al codice blue.

Sara era una buona ragazza, nella primavera della vita, che aveva una gran voglia di prendere marito ed era innamorata di Jacob, un povero e bravo giovinetto del vicinato. Ella avrebbe voluto fare all'amore con lui, ma il pudore le impediva di essere la prima a parlare, e, da parte sua, il giovinotto non ardiva di farsi avanti perchè Sara era troppo ricca per lui. Ma in questi casi, ove manca il coraggio dell'uomo, supplisce l'astuzia della donna.

Una domenica mattina Sara incontrò Jacob per la strada, e, per trovar modo d'attaccar discorso, lasciò cadere i guanti fingendo di non avvedersene. Jacob li raccolse e disse sorridendo a Sara:

—Se li volete, desidero una ricompensa.

—Ma io non ho denaro con me—rispose la biricchina.—Che cosa posso fare per voi?

Jacob mise insieme tutto il suo coraggio e disse:

—Vorrei un bacio!

Sara non se lo fece dire due volte e lo baciò. Una pinzochera ingiallita e invecchiata nel desiderio di baci che non aveva mai ottenuti, osservò e denunziò il fatto. E i due colpevoli furono citati davanti al competente magistrato, il quale li condannò a pagare la multa di cinquanta scellini per ciascheduno.

Ma torniamo alla capitale del Connecticut. Una domenica di novembre del 1883 mi recai a New-Haven a trovare un amico. Da New-York si va a New-Haven in un paio d'ore, attraversando, fra gli altri paesi, Bridgeport, la patria di Barnum, dove il famoso showman teneva i suoi quartieri d'inverno pieni di cavalli e di bestie feroci. Da quelle stalle, per far parlare di sè, di tanto in tanto Barnum lasciava scappare qualche elefante che scorrazzava per i campi circostanti e rovesciava parecchie siepi, affinchè non languisse la cronaca dei giornali locali.

New-Haven conta più di sessanta mila abitanti, ma è tranquilla come un villaggio; ha strade belle e larghe, fiancheggiate da filari d'alberi, e le sue case sono quasi tutte di legno, piccole, eleganti e simpatiche come tante palazzine di villeggiatura. È rinomata pel collegio Yale, per le sue fabbriche di carrozze e per la severità con cui si osserva il riposo della domenica.

Yale Colege—uno dei più rinomati e importanti degli Stati Uniti—è un complesso di edifizi che non hanno nulla di grandioso. A vederli così semplici non si direbbe che in essi studiano e alloggiano circa 1300 giovani provenienti da tutti gli Stati dell'Unione, insieme con un centinaio di professori, fra cui alcuni di gran fama, come O. C. Marsh, direttore dell'istituto; Dana, un dotto geologo; e Whitney, profondo in filologia e lingua sanscrita. Del corpo insegnante faceva parte anche un italiano, il professore C. L. Speranza. Un uso notevole fra gli studenti più intelligenti è quello di unirsi in una associazione segreta i cui membri si promettono di conservarsi amici anche dopo finiti gli studi e di aiutarsi sempre a vicenda nel corso della vita: una specie di ciò che dovrebbe essere la massoneria.

La colonia italiana di New-Haven conta circa un migliaio e mezzo di pacifici e laboriosi operai, i quali non fanno mai parlar di loro per risse e coltellate, e che anzi sono assai ben visti dalla popolazione. Quasi tutti lavorano nelle numerose fabbriche di carrozze e di oggetti di gomma. Per provare il buon conto in cui li tiene, il Municipio aprì per essi una scuola nella quale si danno lezioni gratuite serali d'inglese.

Straordinario è il numero di chiese d'ogni culto. Nel solo centro della città ne sorgono cinque, a pochi passi l'una dall'altra. Mentre le esaminavo, vidi spuntare da una strada un distaccamento della Salvation Army (Esercito della Salute), con pifferi e tamburo alla testa: alcune donne leggevano ad alta voce, camminando, non so quali salmi o canzoni. Sembrava una mascherata carnevalesca. Soltanto, invece dell'allegria, quei disgraziati apostoli avevano i segni del cretinismo sulle loro faccie angolose.

Uno dei punti più belli di New-Haven è dove la città finisce sulla riva del Sound. A levante sorgono alcune collinette e a ponente si stendono fino a perdita d'occhio le acque calme del fiume, popolate di barche e di qualche schooner. Quella vista deve essere molto pittoresca nella bella stagione, quando gli alberi sono verdi, quando il fondo scuro del paesaggio fa risaltare lo specchio limpido del Sound e il bianco delle case lontane.

Mentre io e l'amico tornavamo in città, facemmo quella domenica uno strano incontro. Ventun persone, fra uomini e donne, elegantemente vestiti, venivano condotti a New-Haven prigionieri, scortati da alcuni policemen. Gli arrestati appartenevano alla miglior società ed ecco di che cosa si erano resi colpevoli.

Ignorando che le autorità avevano deciso di rimettere in vigore le puritane blue laws, quei signori erano usciti a passeggiare in carrozza come il solito di tutte le feste. Giunti a un certo punto vennero arrestati come contravventori alla legge sulla domenica, rinchiusi in una masseria come un branco di montoni, e condotti quindi tutti insieme a New-Haven. Tradotti davanti al giudice, alcuni furono rilasciati pagando una cauzione di venticinque dollari, altri trattenuti in prigione.

Quella inattesa risurrezione di leggi cadute in disuso era dovuta all'iniziativa del gran constabile Thompson, il quale agiva dietro richiesta degli abitanti della borgata di Foxon. Costoro si lagnavano che «quelli di New-Haven violavano costantemente la domenica passando in vettura a Foxon, con grande noia e scandalo dei buoni cittadini.»

È comico il modo usato dal Thompson per fermare quelli che passavano in carrozza, i quali, se avessero dubitato del minimo pericolo, avrebbero potuto sfuggire facilmente alla cattura frustando i cavalli. Il signor Thompson aveva imboscato i suoi uomini in un punto in cui la strada era tutta coperta dalle noci che il vento aveva fatto cadere dalle piante circostanti. Come il malizioso constabile aveva preveduto, tutti quelli che arrivarono in carrozza a quel punto, vedendo le belle noci, scesero per riempirsene le saccoccie. In quella sbucarono i policemen e li dichiararono in arresto.