SCENA I

Filocrate viene a tre ore, accompagnato, per parlare a Lúcia, la quale li dice, per consiglio di Fronesia, una gran villania; ed egli, per il non sperato tradimento, divien furioso.

FILOCRATE, COMPAGNI, FRONESIA, LÚCIA.

FILOCRATE. Fatevi qui da canto, appresso al muro, ché non diam sospetto a chi passa; e guardate bene intorno, se vedeste qualcosa; e fate solo quel ch'io farei per voi.

COMPAGNI. Sí; va' pur via. Non ho paura ch'abbiamo istasera a insanguinar le spade. Anzi, son certo che potrem far l'amore a la sicura, qui, con questi pilastri.

FRONESIA. Hai gente teco?

FILOCRATE. Sí ben.

FRONESIA. Fatevi tutti insieme in qua.

FILOCRATE. Visch! Si vuol pure far desiderare.
Or siam qui tutti.

FRONESIA. Sta', ché vien. Son qui.

LÚCIA. Filocrate, odi. Tu hai fatto bene a venir qui stasera; ché, in presenza di questi tuoi, voglio che interamente sappia l'animo mio: perché, forse con danno tuo, non cresca in quello errore ove sí bruttamente or sei perduto. Mi sono accorta del tuo scelerato e disonesto amore; e, se non fosse che a me starebbe mal che, per mio conto, venissero omicidii, non sarei tanto indugiata che di tale ardire fossi punito sí come tu merti: ché poco mi costava. Or questo è 'l tutto. Ti priego forte (e cosí ancor da parte di mia madre perché cognosce anch'ella l'animo tuo villano) che tu lasci e ti rimanga di passar di qua ed al tutto ti levi de la mente di avermi piú per donna o per amica. E quando, seguitando la tua via, non faccia conto de le mie parole, se ben sei un furfante, un sciagurato, farem che tu cognosca l'error tuo in qualche modo. E la cagion di questo, essendo un ladroncello come sei, meglio di me lo debbi saper tu, con questi tuoi; ché volevate insieme menarmi via.

FILOCRATE. Che dici, Lúcia cara? Odi. Hoti fatto forse dispiacere a venir qua? Non voglia usar tant'ira con me tuo servo.

LÚCIA. Abbrevia queste ciance.
Toglimiti dinanzi.

FILOCRATE. Ah scelerata! fonte di tradimenti! intero albergo d'iniquitá! femina ingrata e rea! insolente ubbriaca! Questo è quello che mi volevi dire, in ricompenso de le buone promesse che fino ora m'hai sempre dato? Ah sfacciata! che mai ad alcun tenderai sí fatte reti. Questo è 'l buon merto (ah scelerata Circe!) del mio servir? Lasciami, te ne priego, far sí giusta vendetta e che tal peste togli a davanti a chi, non cognoscendo com'io fosse per essere ingannato… Lascia! lascia! ché questo non è 'l primo. Non ti varranno…

COMPAGNI. Resta! resta! sta'!
Tienlo. Non odi? Toglili quell'arme.
E che volevi far? Poco cervello!
Pórti con una…

FILOCRATE. Lascia, oimei! ché vo' sfondar quell'uscio e le fenestre. Stelle crudeli, e che vo' far di questa mia vita? State un poco. Aimei! Son morto. Non mi menate via.

COMPAGNI. Vien: non gridare. Piglial di lá. Sú! Ben. Con manco strepito che si può. Zitto!

FILOCRATE. Taci, taci, taci! Leva, leva! Ognun corra ai malandrini. M'avete assassinato. Ah traditori! E dove mi portate? Lascia qui. Non è la tua. Non mi legate stretto, ché non voglio fuggire. A le prigioni, ah? Morrò pur dunque, un tratto, e farò sazi quegli avoltori ch'entro il petto ogni ora pasco col core: anzi, una donna; io mento: una fera crudele. A quanto strazio m'hai riserbato, Amore? Anzi, son morto. Dico che no. Ah! Cecco di Bertella, aiutami, che sia scannato a brenti! E tu, Giannosso, che sia scorticato! Chi l'avria mai creduto? A questo modo mi lascian stracinare a la famiglia. Deh! Lasciami spogliar; to' questi panni; non li vo' piú. Son diventato un altro. Voglio volar. Lasciami questo braccio, ché mi vo' gittar giú da quella torre. Odi, fratello. Deh! Va' di' a mia madre che or ora sono stato assassinato e che, s'io campo…

COMPAGNI. Sí, camperai bene.
Non ti pigliar pensieri. Entriamo in casa.
Poi che è cosí, facciam che si confessi
anzi che venga a peggio.