SCENA IV

Filocrate, ritornato di fuori, vien per veder Lúcia. E, avendolo visto Fronesia da la fenestra, li va in contra, e falli un altro tradimento improviso con il quale ingannò ancora Lúcia. Per questo poi Filocrate, la sera, impazzisce.

FILOCRATE, FRONESIA, LÚCIA.

FILOCRATE. Vivace Amor, che negli affanni cresci, che dolci lacci e quai catene d'oro son quelle con che i tuoi suggetti alleghi? con quai fiamme gli accendi? e di quai pene dolcemente gli affliggi? e con quai punte gli sproni e muovi? e come, in mezzo al corso, gli affreni e stringi? Quel non sente affanni, doglie, travagli, vigilie o fatiche che a te non serve. Non gusta dolcezza sovr'ogni altra dolcezza o beatitudine chi 'l tuo mal non soffrisce. Prima l'alma lascerá queste travagliate membra ch'io possa mai (per gran ragion ch'io n'abbia) di te dimenticarmi e non mai sempre esserti servo.

FRONESIA. Addio. Sia 'l ben tornato. La mia padrona ti si raccomanda, la qual mi manda a te (perché t'abbiamo visto in fin di lá giú in piè de la strada) a pregarti, di grazia, che per ora non passi in alcun modo lá da casa, ché Demofilo è in loggia. E la cagione di questo ti vorria dire istasera a le tre ore: che tu ci venissi, ma bene accompagnato, perché forse, non istimando, interverrieti male. Cosí ti priego che tu sia contento e che torni istasera. E che sia il vero, di subito ch'io giungo in su la porta, te ne dará segnale; e tu allor volgi a dietro. Sei contento?

FILOCRATE. Son sforzato esser contento, poi che cosí, in questo contento, chi potria me sovr'ogni altro far felice e contento?

FRONESIA. Vien pian piano.

FILOCRATE. E che sará venuto ora di nuovo, sfortunato Filocrate, oltre a tante giá passate disgrazie? Iddio pur voglia che non sia intervenuto ora qualcosa che di lei insieme e d'esta afflitta vita mi faccia privo.

FRONESIA. Lúcia, buona nuova.

LÚCIA. E che mi può venire in questo stato
che mi possa allegrar?

FRONESIA. Passa Filocrate.
Debbe esser ritornato a l'uccelliera.
Fatti a vederlo.

LÚCIA. Ah fosse pure il vero!

FRONESIA. Dico che passa giú.

LÚCIA. Guarda se alcuno è in su la strada.

FRONESIA. Non veggio persona. Io so che s'è attillato! Non par quello che vidi allora.

LÚCIA. Aimè, ben mio! Mi fosse concesso almen di venirti abbracciare, ché tanto mi sei stato, a questi giorni, nel cuore! Oh! Guarda, guarda che si volge! Vedi, Fronesia, che, come ci ha viste, si fugge? Non avranno mai fin queste tuoi scortesie? Or per prova cognosco quello che ad altrui mai avrei creduto. Tu sai pur quant'io t'amo. Ed, in dispregio de la mia vita, m'hai vòlto le spalle perché, dopo sí lunghi e amari pianti, da te non abbi un sol breve conforto di vederti almen tanto quanto, senza tua noia, il passar qui mi concedesse: come forse anca (chi sapesse il vero) t'era bisogno.

FRONESIA. Appágati di questo,
Lúcia. C'è peggio.

LÚCIA. E che mi può far peggio?

FRONESIA. Volesse Iddio che cosí fosse il vero! ché sarei piú contenta.

LÚCIA. Dimmi tutto quello che c'è, se mi vuoi far piacere. Non indugiar.

FRONESIA. Questo non farò io: ché so meglio di te se sia piacere intender cose tali; e poi non voglio, per l'affezion che gli hai.

LÚCIA. Omai di questo non mi san piú per tôr passion né affanno, visto quanto in lui regni villania e ingratitudine; anzi, il grande amore è vòlto in odio.

FRONESIA. Tel vo' dir. Suo danno! Io era, poco fa, sú, a la fenestra, quando il vidi apparir lá giú lá giú. E, d'allegrezza, non potei soffrire di venirti a chiamar; ma gli andai in contra e, giuntolo al fornaio, il salutai da parte tua. Ma non patí ch'appresso gli andassi, ché mi fece un viso arcigno, come quel giorno; e, minacciando forte, parlava da ubbriacco. Io mi li tolsi dinanzi e, nel parlar che fe', mi parve sentirli dir che istasera a tre ore tu l'aspettassi, ché volea venire a punirti di tanta iniquitá e tanti tradimenti; e forse in modo (dicea) che non fara' peccati, dopo: onde mi ritornai, correndo, a casa. E tremo ancora.

LÚCIA. E questo è vero? Oimè!

FRONESIA. Cosí fosse altrimenti!

LÚCIA. E che fará?

FRONESIA. Potrebbe venir qui con una schiera di quei suoi soldatacci; e tôrti a forza e far quello che vuole e porti poi in vergogna del mondo.

LÚCIA. Oimè meschina! E che farem? Non voglio che mi truovi. Anderò a stare a casa di mia zia; e lo dirò a mia madre, poi che 'l cielo cosí dispuon di me.

FRONESIA. Non è da fare, ché non si potria poi trarli del capo qualche mal. Tu sai pur com'ella è fatta: che non vuol che lo guardi, se non quando ella è in presenza. Ho pensato un bel modo. Fa' com'io ti dirò. Va' che istasera l'aspettiamo a quell'ora; e, se 'l vediamo, voglio che tu li dica due parole come t'insegnerò.

LÚCIA. Farò a tuo modo. Ma pur che non ci tirino de' sassi, come ci veggian qui!

FRONESIA. Non dubbitare: provederemo a tutto. Andiam di sopra e ci consiglieremo. E sará buono che 'l sappia ancor la vecchia.