SCENA VI
Pilastrino, avendo cenato col vecchio, esce ebbro di casa: e, caduto di contra a la porta di Crisaulo, la famiglia sua esce fuori con arme dubbitando di romori.
PILASTRINO ebbro, FILENO.
PILASTRINO. Oh! oh! co! co! Sta', sta', ch'io vengo. Ohu! Sú! sú! Listagiro, corri, ché la casa trema, ca…cade. Lascia, lascia 'l vecchio, ché affumma tutta. Oh! co! co! Ve' ch'io 'l dissi. Eccola in terra. L'addovinai pur. Leva! leva! Lasciami spegn…gne…gne…gner quel mocchilone. Addio! Sta' sú, Pilastrino, in su la persona. Te n'hai fatt'una ben…ben…buona, a raso canale. Oh! Stammi cosí bene allegro. Sí, sí, gli è buono: ch'è piú dolce ch'essere in su la pancia (oh che dolce morire!) d'una vitella cotta col formaggio; ch'è piú dolce che 'l mele. Oh! Cosí vogliono esser gli uomini li…liberali! Ohu! oh! co! Guarda come gira ben…bene il tetto in su la piazza! So, so che nol farebbe Iddio che non ci sia qui al mulin di Bertaccio. Sta', sta', che viene. Eccolo. Véllo. Sta' pur fermo. Non mi ti accostar, ché son troppo stanco. Ecco lí quan…quante belle donne! Se non mi pare 'l bor…boor… borgo nuovo! Leva! leva! fugge! oh! fugge sotto, ché 'l ciel ca…casca! Ve' che 'l camino arde in cu…cucina. Sú! Leva la torta. Ve' che mi struggo tutto, ahuè! d'ambascia. Oh! S'io non pagassi un pan unto, qui, il letto de la Gnesa, tan…tanto mi vien sonno! Oimè! come mi duol lo stomaco ne le budella! Ve', lá giú, quan… quante pecorelle! Vo' saltare anch'io e ballar d'allegrezza. Lasciami appoggiar prima con la persona. Chiocciola marinella, cava fuor le corna. Oh potta di santo…! Par ch'abbi la febbre, cosí mi bolle il fegato! Oh! Bogli bogli, calderon, per dispetto del tuo padron. Oh! co! S'io mi reggo d'allegrezza, ch'io diventi speziale o sbirro. Lascia ch'io fornisca questa, e vengo. Streppiti e calderoni, ch'io li ho impegnati. E viva la ca… Sta', non mi dar la spinta. Eccomi giú. Oimei, c'ho rotto dentro! auhè!
FILENO. Chi è quello? Timaro, chi è lá? Senti? Chi grida? Che romore è? Che vuol dir, Pilastrino? Tu non rispondi? È morto. Aiuto, aiuto! Arme, arme! Fuori! ché gli è stato morto, qui, Pilastrino. Accennami col dito se ancor sei vivo.
PILASTRINO. Oh! oh! oimè meschino!
FILENO. Non c'è mal, non c'è mal.
PILASTRINO. Ben… ben sapeva ch'oggi m'avea a venir qualche disgrazia. S'io campo, faccio voto di vestirmi pinzocora del terzo ordine. Oimei! oh! che m'esce il fiato.
FILENO. Guarda lá gaglioffo! Forse ch'io nol pensai che gli è ubbriaco, questo impiccato? M'era giá venuto il cuor, di compassione e di paura, ad un granel di miglio. Che t'han fatto? Di', Pilastrino.
PILASTRINO. Son caduto giú da le mura de la ròcca. Oimei! Aiutami, qua giú nel fosso, fratello, ch'io moro. Vorrei la candela da benedire e ben da bere in questo affanno.
FILENO. Parti ch'abbia ben preso l'orso per gli orecchi, questo poltron? Sta' sú, che sei ubbriaco spolpato. Quel che avresti di bisogno in questo mal sarebbe un braccio e un terzo d'un buon querciuol. Questo porco da stalla, ch'ogni tre dí si cuoce!
PILASTRINO. Tu non dici il ver, se fossi mia madre. Ti vo' far men… men… mentir per la gola. Aspettami, assassino! ch'io ti voglio accusare. Non camperai da le mie mani. È desso, quel traditor, quel biroldaio, boia. Ti vo' cavare il cuor, coglion, co l'unghie. Lasciami pure arrizzare il ca… capo ben… bene. Sta'. Tien… tienti alto. Oh! Bene! Io me ne vado in chia… chiazzo Barletti a ber con l'oste. Addio.