SCENA PRIMA.
Sulla riva di un mar tranquillo e fosforescente. Scogli e stelle.
Da un oscuro antro Hubbo veglia la notte.
HUBBO.
Hubbo ha fatto l'incantesimo del mare con le sirene
ed ha mescolato sale con sangue.
Ed aspetta: un gabbiano stride e ride
ma non alla tempesta.
Ecco; le stelle de' suoi occhi sono in cammino,
e tutto questo nero è la sua chioma.
Ma quando ella sia qui? Hubbo si celerà...
in fondo alla sua miseria, e spierà, piano piano...
Che ombra s'avvicina?
(Hubbo si rintana nel buio, mentre Tristano, mascherato ed ammantellato, si ferma dinanzi all'antro. Una pausa).
Anche tu, guardi morire la notte
su questa fosforescente riva?
O temi il candore del giorno?
Eh! Eh! Bello sei tu, alto, diritto:
ma il viso perchè lo nascondi?
TRISTANO.
(Dopo una pausa).
Perchè non è mio.
HUBBO.
Che nome hai? E che schiavitù
ti fa portare viso altrui?
TRISTANO.
Tu chi sei?
HUBBO.
Qui, nella mia ombra, una voce sono
che ti vede, ma tu se mi vedessi
più risate faresti che l'acqua su gli scogli.
TRISTANO.
Non rido, se anche tu il mare
chieda in matrimonio.
HUBBO.
Sotto la maschera,
chiudi il segreto d'una vergogna?
Od un mostro tu sei, in abito di lutto,
per la bellezza che ombra solo t'accompagna?
TRISTANO.
Mangi pesci crudi, tu, qui?
HUBBO.
Hubbo vive. Taluno viene e butta
ossi da rodere ed anche monete tintinnanti,
pur ch'egli parli con la stella di ciascuno
e ripeta quel ch'essa risponde.
Eh! Tutti credono d'avere la sua stella.
TRISTANO.
E non v'è più stelle che uomini?
HUBBO.
E più malanni che stelle.
Ma le monete, Hubbo le dona alle onde
per essere più ricco del re davanti al mare.
TRISTANO.
Vengo a vivere, se mi vuoi, con te.
HUBBO.
No, che Hubbo non ti vuole. Per vivere insieme
dovremmo avere invidia od amore,
e parliamo invece per sciupare le nostre parole.
TRISTANO.
Ti chiedo la grotta solo per dormire.
HUBBO.
Eh! Ti uccide Hubbo nel sonno,
per vederti la faccia e sapere di che male sia nera.
Curioso e crudele, l'hanno fatto i marosi.
TRISTANO.
E non puoi leggere, nell'abisso
di qualche mia stella, le pagine della mia vita?
Anch'io sono curioso della fine.
HUBBO.
Ma dopo fammi il dono d'andar via.
Hubbo vede, oh, che vieni di lontano,
dopo un affannato addio,
vede che sei tagliato in due,
e il mare in mezzo respira e piange,
e giovine sei,
e vecchio di disperazione,
e vieni... carogna, contro me. Via!
Vattene! Vedo il tuo domani che mi brucia!
(Gli tira una pietra gridando).
Storpiare ti potessi...
TRISTANO.
Tante pietre butta, da seppellirmi qui,
che poi avresti da mangiare,
ma carne amara.
HUBBO.
Vattene! Annega! Essa viene! È qui!
(Entra Isotta con Arden).
ARDEN.
È questa la grotta di Hubbo, astrologo del mare?
HUBBO.
Hubbo è qua! Hubbo è qua!
ARDEN.
Siamo venuti senza lanterna, come vuoi,
per interrogare la tua sapienza segreta.
HUBBO.
Benvenuta, gentile signora.
Hubbo pesca per te nelle onde del cielo e del mare.
ARDEN.
È una figlia mia...
HUBBO.
Bugia... Bugia...
ARDEN.
Perchè non esci, non vieni
più vicino alle nostre domande?
HUBBO.
Hubbo resta qua. Hubbo sa
le cose da dire e da ascoltare.
Con Hubbo non c'è da mentire,
neanche figlia di re.
ISOTTA.
Parla.
HUBBO.
Hubbo da tre notti prepara la verità:
egli sapeva che saresti venuta
ed ha scrutato in flussi e riflussi,
perchè il re Languis malato sia più dei suoi anni,
e stanco da non sopportare il peso
neanche della sua corona.
Non questo domandi figlia del re e della notte?
ISOTTA.
Rispondi. Non interrogare.
HUBBO.
Hubbo ti dice i segreti che sa.
Ti guardi mai tu nello specchio,
signora dalle bianche mani?
E la tua pelle più bianca del latte,
l'hai tu veduta, e tremato?
E misurati i capelli di tempesta?
Eh! Ti deve parlare d'orgoglio
lo specchio, nei vostri colloqui.
Spezzali tutti i tuoi specchi,
e dimentica il tuo volto!
Eh! Eh! Ma chi t'ha guardata,
non può dimenticare...
Maledetto! Maledetto
Dicevo, perchè il tuo volto può salvare
il re Languis, ma se tu lo veli e custodisci
con religione, che nessuno mai lo sorprenda di baci,
o se no lo baceranno tante lacrime
quante il mare ne ha vedute stillare a Hubbo,
che sa mordere anche,
ma tutto è cancellato...
La vedi, la tua stella,
signora dalle bianche mani?
Eh! Sta per cadere e spegnersi nel mare:
è legata ad un capello solo.
La vedi? In mezzo al mare?
Consacra ad essa la tua castità
e sarai salva in eterno e salvo il padre.
Ma giurare devi.
ARDEN.
Principessa, fiabe racconta, tessute di spavento.
Il nobile duca Erasmo vi ha chiesta in isposa,
ed è ricco di terre e di vassalli!
HUBBO.
Castità! Castità!
ISOTTA.
Mia madre aveva fede in questo invisibile profeta...
HUBBO.
Hubbo le predisse che moriva se non dava
una sua ciocca nera alle fiamme di venerdì.
Ma essa amò i suoi capelli più della vita.
Amerai tu la vita e la tua carne di più?
ISOTTA.
Amo mio padre di più, e gli occhi suoi spenti.
HUBBO.
Giurare devi.
ISOTTA.
Io giuro senza parole, nel mio silenzio.
(Sono comparsi improvvisamente con fiaccole i Briganti. Hubbo si rintana, fuggendo la luce).
ARDEN.
Non è gente della scorta... Che vogliono costoro?
HUBBO.
Spegnete le luci, per carità...
ONINONI.
Dove entriamo noi si fa luce, ed illuminazione di gran gala!
CARIADO.
E se non ti piace, fuoco d'incendio e sangue che fuma!
ARDEN.
Sono briganti. Indietro. Che volete qui? Sapere forse come la mia spada uccida e recida?
HUBBO.
Non siate malvagi; con me foste pietosi di frutta, talvolta.
ONINONI.
Il cuore anche noi l'abbiamo, per la Vergine santissima, e tu ci hai dato spoglie di naufragi.
CARIADO.
Ma quando non s'è mangiato da ieri, e qua c'è ricchezza regale, bisogna bene aprire denti ed unghie! Dunque su! facciamo caccia grossa, la figlia del re è piatto d'oro!
ARDEN.
Guai a chi la tocca!
ELINER.
Te vecchio ti demolisco: e la ragazza a me.
(Arden si difende con la spada, ma, vecchio e debole, è presto sopraffatto).
ARDEN.
Aiuta mia fedeltà!
(Arden ferito cade. Hubbo allora si precipita dal suo nascondiglio, disperato e deforme).
HUBBO.
No! Maledetto chi la sfiora! Il mondo crolli se la principessa vien toccata! Hubbo la difende! Hubbo!
ONINONI.
Ah! ah! ah!
CARIADO.
Il rospo paladino!
ELINER.
Non dovevi uscire dal tuo buio...
CARIADO.
Innamorato sei?
ONINONI.
Indietro, buffone!
(Con uno spintone lo scaraventa contro uno scoglio).
HUBBO.
(Piangendo).
M'ha visto! Essa m'ha visto!
ELINER.
Ride anche il morto, se ti guarda.
ONINONI.
Questo vecchio? L'hai ucciso?
ELINER.
Combattendo.
ONINONI.
Non si doveva: era vecchio!
CARIADO.
(Inchinandosi presso Arden).
Non è morto.
ONINONI.
Bisogna curarlo.
ELINER.
Poveraccio, difendeva la sua signora.
ONINONI.
È un bravo guerriero... Quanti anni avrà?
ELINER.
Può esser mio nonno.
ONINONI.
Imbecille: bel coraggio hai avuto di ferirlo!
ELINER.
Stoccheggiava contro me.
ONINONI.
E tu chi sei?
ELINER.
Come te.
ONINONI.
Bene, noi siamo dei cani, ecco tutto.
ELINER.
Cani e canaglie, per grazia del nostro destino.
CARIADO.
(Si segna).
Amen!
ONINONI.
Ecco, si sveglia: ferita da niente. Buon vecchio, perdonaci. È stato, anche il nostro, un dovere. Vorremmo essere briganti con gentilezza, ma come si fa? La vita è piena di pericoli. Su: al bottino, ora. Se ci mettiamo a piangere anche questa volta, non si mangia. Sei nostra prigioniera, principessa Isotta. E il vecchio vada libero e dica al re che ci paghi il tuo riscatto. Non aver paura: a te non faremo alcun male, ma ti canteremo canzoni d'onore, poichè sappiamo anche noi le regole del bel mondo. L'abbiamo abbandonato per disgusto e per protesta contro le ingiustizie che ogni giorno vi si commettono. Uno sputo sul mondo, così. Beh, insieme berremo un coraggioso bicchiere di vino, o due, alla salute di tuo padre, che è un buon re, e per questo ha perduto tutte le sue guerre e gli occhi.
ELINER.
Vero, compagno. Parli da gentiluomo.
CARIADO.
Ma ora basta, e via!
TRISTANO.
Avete detto che si chiama Isotta?
ONINONI.
E chi è questo? Di dove uscite?
ELINER.
L'ombra di qualche morto insepolto...
TRISTANO.
Isotta, dite?
ONINONI.
Sì, la figlia del re Languis, a cui Dio conceda molti anni ancora...
CARIADO.
Amen!
ONINONI.
E tu non sarai un brigante d'oltre tomba che ci voglia portar via quello che è nostro?
ELINER.
Perchè i briganti a noi non ci garbano un fico. E bada quindi a te!
TRISTANO.
Se vengo d'oltre tomba è per un nome,
simile al tuo, principessa.
Io son tutto una corda che canta
se dico Isotta.
Briganti, amici, suo padre è vecchio e cieco e buono.
Lo sapete. Ed io so che è tanto malato
da non poter portare la corona.
Con un dolore grande, volete voi
spingerlo fuori di vita? Volete questo?
ONINONI.
No, che non vogliamo, perdio!
TRISTANO.
Ma questa figlia, che si chiama Isotta,
se non gli ritorni con l'alba a casa,
certo egli si spegne.
E voi ne avreste la colpa e il danno,
che non è come uccidere un nemico o un ladro
ma terribile delitto uccidere un bravo re.
ONINONI.
Eh... re Languis è un bravo re!
TRISTANO.
Chi verrà dopo di lui?
Un re è come la salute:
se buona da non la perdere.
ONINONI.
Vero, sangue di Cristo!
CARIADO.
Ma noi abbiamo fame.
TRISTANO.
Anch'io. Mangeremo insieme.
E se non amici, nemici miei.
Io so far la mia giustizia con le mie mani.
Ed è per voi allora che non sorge più il sole.
ELINER.
È un brigante che sa fare il brigante.
CARIADO.
Amen!
TRISTANO.
Dunque lasciate costoro che vadano in pace
e di buon mattino troveremo pane.
Se ci chiudono le porte,
eh, c'è tanti onesti malvagi
che rubargli non è peccato per l'anima mia.
ONINONI.
Se agisci come parli, tu mi vai a genio. Chi sei?
HUBBO.
Il diavolo l'ha mandato.
TRISTANO.
Avete nessuno di voi una madre?
ELINER.
La mia è morta quando avevo dodici anni, che se no, non facevo il brigante.
ONINONI.
La mia s'è annegata quattro anni fa, per la Madonna dei Sette Dolori.
CARIADO.
E la mia, poveretta, era vecchia, e son tre giorni che l'ho seppellita, con queste mani sacrileghe. Una croce, una lagrima e un po' di terra. Amen.
TRISTANO.
Ed io peggio di tutti voi: non l'ho veduta mai...
ONINONI.
Mai?
ELINER.
Ohè, dice che la sua, non l'ha veduta mai!
TRISTANO.
Aveva nome Biancofiore.
Ed è morta quando io nascevo,
anche m'hanno dato un nome triste,
e porto il maleficio nel mio sangue.
Oh, voi, la ricordate, almeno, la madre...
Per essa, che è una sola, sotterra, oramai per tutti,
vi prego, lasciate questa principessa Isotta che vada...
ONINONI.
Che vada... se ci preghi.
CARIADO.
Ma tu resti con noi.
ELINER.
Se parli, un po' si illude la fame.
ARDEN.
(Che s'è alzato).
Signore...
TRISTANO.
Va.
(Isotta e Arden exeunt).
HUBBO.
(Piano, un po' trascinandosi dietro loro).
Castità! Castità
ONINONI.
Compagno, ma ci mostrerai la faccia che tua madre t'ha dato. Tra amici, è come darsi la mano.
TRISTANO.
No. Io ne ho fatto dono ad altri
nella mia povera vita
che è stata rossa.
E questo che vedete è il tizzone nero
dopo l'incendio.
Ed il mio è stato gran delitto,
che voi brava gente, non avreste osato mai...
Ah, il mio viso, laggiù, nei giorni lontani,
al di là del mare e del rimorso,
tali baci e carezze l'hanno consumato,
che ora non patisce vento nè sole.
ONINONI.
Fratello, poveretto, hai perduto un tuo grande amore?
CARIADO.
Hai ucciso la tua fede?
TRISTANO.
La fede del mio re.
ELINER.
Credi a me, non c'è che il vino e il canto, per rimedio.
TRISTANO.
E morire. Andiamo.
ONINONI.
Nasce l'alba.
ELINER.
Non c'è neanche bisogno di nasconderci poichè abbiamo finito santamente la notte: ma, compagno brigante, se triste sei, ti canterò lungo la strada una canzone d'allegria. Tutta roba fatta da me, aria e parole. Passo il tempo così, quando non c'è da trafficare in meglio.
(Tristano, Cariado, Eliner e Oninoni exeunt).
La canzone di Eliner.
Chi senza legge va
vive di quel che può
non dice mai di no
e quel che non sa fare, impara e fa.
È brigante ed è re.
Oggi qui, diman lì,
son trottole i suoi dì;
canzoni nella testa ed ali al piè!
HUBBO.
La mia notte ha perduto tutte le sue stelle!
Hubbo, e tu i sogni!
La maledizione su quella maschera nera.
Ed Hubbo la seguirà
per avvelenargli l'acqua che beve.
I briganti, sì, sono brava gente:
ed Hubbo è un rospo senza più maschera.
Ma, se egli è fatto male, può anche far del male.
(Exit).