SCENA TERZA.
Un giardino, di notte. Lampioncini di carta colorata. Una fontana. Lontani, canti d'allegria e suoni striduli di musiche.
(Su un sedile di pietra, Hubbo, vestito da buffone, accovacciato, immobile. Entra Isotta, come fuggisse, inseguita da Tristano, mascherato).
ISOTTA.
Non mi perseguitare:
m'hai già crocefissa col mistero de' tuoi occhi,
lasciami, ora.
TRISTANO.
No, Isotta, hai cambiato nome:
ti chiami moglie!
e non sei più di te stessa: mia sei.
Con una paroletta hai cancellato la tua persona,
la tua volontà, tutto quanto eri!
Perchè fuggi? Ti ripiglio.
E ti dico: a sedere. E ci stai.
E ti sputo negli occhi. E sopporti.
ISOTTA.
Che dici?
TRISTANO.
Canto anch'io, l'inno al matrimonio,
in questa notte ilare di nozze!
Ora tu non sei più tu: sei me,
la mia maschera, la mia scarpa sei.
E l'amore, l'amore dov'è?
Nessuno t'ha domandato, è vero?
E se domani uno venga che piace a te,
e tu a lui: e tremate nel guardarvi,
oh... follìa... tu non puoi, tu, moglie!
Tu non sei più viva, morta sei, mummia!
E mi diverte fare il carceriere
e chiuderò tutte le porte
e spierò le fessure dell'anima tua
e digrignando i denti, urlerò di te:
mia proprietà, mia proprietà!
ISOTTA.
Ti sei vincolato a lasciarmi casta...
TRISTANO.
E chi t'assicura che manterrò?
Sono spergiuro, pazzo, vagabondo.
Chi t'ha detto di credere a me?
ISOTTA.
Io ti credo, Tristano.
TRISTANO.
Insensata: ho viso deforme,
spellato, arso, tagliato...
ISOTTA.
No.
TRISTANO.
Ed altre virtù non conosco
che furia e menzogna...
ISOTTA.
No.
TRISTANO.
E ti forzerò, contro la mia parola
e la tua giurata verginità
calpesterò...
ISOTTA.
No.
TRISTANO.
E ti segnerò di lividi e di piaghe,
e beverò il liquore delle tue lacrime...
ISOTTA.
No.
TRISTANO.
Che sai di me?
ISOTTA.
Tutto... perchè...
TRISTANO.
Perchè? Non aver paura!
Ho raccolto le sozzure per la via;
puoi buttarmi qualunque bestemmia.
ISOTTA.
Sì. Perchè ti amo...
HUBBO.
(Facendo irruzione).
Ah ah ah... Quanti palloncini
verdi, e rossi, e gialli!
Che gala nella mia gioia!...
Ognuno si può impiccare al colore che vuole
e chiamarlo stella!
È proprio una festa, signora,
da perderne la testa,
ed anche il nano di Corte
vi bacia la veste, oggi, si può,
e fugge via, fugge lontano,
tanto lontano che non lo troverete più,
e sarà ai piedi vostri...
(Sparisce in un tintinnìo di sonagli, ma ritorna a spiare ed appiattarsi, di lì a poco, dietro la fontana).
ISOTTA.
È il buffone!
TRISTANO.
Ecco il povero mendicante,
che vivrà sulla soglia della tua bellezza.
e questa volta sarò io marito
e geloso cent'occhi
e severo cento supplizi!
Ah, mi diverto, mi diverto smisuratamente.
Ma se tu davvero mi ami, Isotta...
ISOTTA.
Non giocare colla mia vita: taci.
(Una pausa. I due sono seduti sul margine della fontana. E s'avanza Oninoni con passo quasi di danza; lo segue Eliner, cantando; ultimo Cariado, lugubre. Sono in fila, a distanze uguali, ubriachi tutti e tre, ma contegnosi).
ONINONI.
A me, una festa così, mi fa ringiovanire. Se la musica non fosse fuori di tempo, farei quattro giri di danza, ma è fuori di tempo...
ELINER.
(Cantando).
La vita è una sorpresa...
c'è la salita e poi c'è la discesa...
Ed oggi tocca a me, domani a te,
e finalmente al re!
La vita è una sorpresa...
CARIADO.
Ma io la sposa non ce l'ho... e l'avrei voluta anch'io... e l'avrei molto accontentata... ma non ce l'ho... Amen...
ONINONI.
Questo, per Sant'Agata vergine, si chiama giardino? E noi ci spasseggiamo dentro come padroni... Ma, sacramento! questa è acqua... Maledetta sia l'acqua e chi la beve. E quindi anche la pioggia, maledetta. Però ai campi fa bene, la pioggia. Sì, ma noi non siamo campi!
CARIADO.
È deserta la vita, ecco...
ELINER.
(Cantando).
La vita è una sorpresa...
(I tre briganti exeunt).
TRISTANO.
Io sono uno dei loro e come loro
ubriaco di pensieri.
Ma, Isotta, per te devo...
Vuoi un poco di veleno e di verità?
ISOTTA.
Nulla voglio, e nulla domando.
TRISTANO.
Se mi ami, devo ben farti soffrire!
ISOTTA.
E tutto ascolto.
TRISTANO.
Non t'ho ancora dato l'anello:
eccolo: guarda: trasparente! Biondo come...
ISOTTA.
L'hai gettato nella vasca!
TRISTANO.
Eh sì! Quando tu prendere lo voglia
devi affogare...
ISOTTA.
Mi butto.
TRISTANO.
No. Che è un anello? Ombre. Ombre.
Ma quello... Sì, Isotta!
tu sei mia moglie.
Isotta, io t'ho sposato, ridi,
è tempo di risate,
t'ho sposato perchè amo un'altra donna.
ISOTTA.
Sapevo.
TRISTANO.
Perchè sono infelice, ed ho voluto
esserlo di più...
ISOTTA.
Sapevo.
TRISTANO.
Perchè ho voluto potermi disprezzare!
Perchè ho voluto avere anch'io
quella catena che ha lei,
per essere come lei,
sotto il peso di un eguale dolore,
ed ho scelto te perchè tu mi sia
l'aguzzino, il carnefice, l'infamia,
e torturandolo, tu faccia più divino
quest'amore che io ho tanto dilaniato
e che dilania me.
ISOTTA.
Sapevo.
TRISTANO.
T'ho presa come si prende, ecco, la morte,
con disperazione,
e avevi il nome di lei,
dell'assente, della mia Isotta,
del mio sogno
e l'anello era suo.
ISOTTA.
Puoi piangere, ora, con me.
TRISTANO.
No. Non so piangere. Rido.
Ma tu sei come un balsamo
sul mio ridere malato...
Oh, senti, cantano laggiù:... per chi?
ISOTTA.
Per noi.
TRISTANO.
Sì? E perchè non ci amiamo?
Ho ben infranto la mia fedeltà.
Sacrifica tu, la castità.
Che vogliamo noi, donna?
Divoriamoci coi denti,
cerchiamo dentro noi il nostro fango!
Ah, Isotta, perdona: guariscimi tu!
Insegnami a credere ancòra,
ed a non ricordare più.
Tu hai mani bianche e leggere,
di fata: dammele...
Costruiscimi una vita tenue,
nuova come un sogno nuovo.
Chiudi la porta a tutti i pensieri
che vengono di lontano
o che vogliono volar via...
Salvami, salvami tu, pura..
(S'inginocchia — essa gli mette le mani nei capelli).
La voce di Hubbo.
La bionda Isotta, per gelosia
di re Marco, suo marito,
mentre tu ridi, soffre,
dentro una prigione,
cavalier Tristano!
TRISTANO
(Levandosi).
Tu hai parlato? Tu?
L'anima mia? L'ombra?
Sì. È vero! Una prigione...
Voglio una prigione anch'io!
Perchè devo io qui solo respirare la libertà,
godere la notte, ubriacarmi d'illusione
Come lei, come l'amor mio vero!
Tu no, non ti conosco.
Chi sei? Chi sei? Ti odio!
Vattene. Una prigione, voglio!
E soffrire anch'io!
Sii gelosa, dunque! Sii gelosa,
t'ho sposata per questo solo.
Fammi male, se mi vuoi bene!
E chiudimi in una prigione,
ti prego, te ne prego, ti supplico...
e dopo, fanciulla, ti benedirò...
La voce di Eliner.
(Cantando).
La vita è una sorpresa,
c'è la salita, e poi c'è la discesa...