SCENA TERZA.

Lo stesso casolare della prima scena dell'atto.

TRISTANO.

(Su un giaciglio).

Quanta polvere! Due pescatori

han pescato un morto fra gli scogli:

un annegato colla barba e glie l'hanno tagliata.

Poi l'hanno portato in questo casolare

e sono io... Povera gente!

Il mare mi cullava. Qui sono un cane

malinconico che aspetta per poter morire

l'arrivo del suo padrone,

ed agita la coda...

ISOTTA.

Sei tu che vivere non vuoi...

TRISTANO.

Non so, non so vivere...

Se tu m'avessi insegnato!

ISOTTA.

Che potevo fare di più?

Tacere e patire, oltre le mie forze.

TRISTANO.

Ascolta. Ho fatto un sogno, non so come,

senza chiudere gli occhi mai.

Sognavo che tu e lei foste una Isotta sola,

e Languis e re Marco un solo vecchio

ed ero felice o mi pareva,

e t'ho guardata,

e tu eri tu, sola,

e Isotta mia, lontana!

ISOTTA.

E se non t'amasse più, colei?

TRISTANO.

Più? Me?

ISOTTA.

Non esiste il verbo dimenticare?

TRISTANO.

Dimenticare?

ISOTTA.

Chiudere nel cuore il ricordo,

sorridere a nuove parole,

aver pietà di sè.

TRISTANO.

Ho potuto io, dimenticare lei?

E lei come...?

ISOTTA.

Come una donna.

TRISTANO.

Vile bugiarda! E vuoi rubarmi nell'anima!

ISOTTA.

Un po' di pace vorrei darti,

se anche tu con odio mi ripaghi.

TRISTANO.

Pace mi darà la morte.

Ma lascia che io creda in quest'amore!

O per chi avrei vissuto?

ISOTTA.

Per te.

TRISTANO.

Oh, io non valgo la mia vita!

Muoio, e non per me... non per me.

Ti ho fatta soffrire, ho fatto soffrire me,

funesto a nemici ed amici,

almeno per grande fuoco, ciò:

amore è come patria, giustizia,

come Dio! E tu che ami,

non dire sacrilegio contro l'amore!

Ed essa viene. Sento che essa viene,

Isotta! Ha chiuso tutte le sue lacrime

per sorridermi ancora una volta.

Vieni qui. Ascolta. Tu non la conosci.

Io sì. Io non conosco che lei.

Essa avrà detto: perchè partite?

Eh! Perchè sono partito? Potevo rimanere.

Delitto, sì. Ma le lacrime di Marco

non valevano le sue, nè le tue,

che non hai pianto. Ma così ho fatto:

sono partito. Ed ho potuto non ritornare più!

Come ho fatto? Così. Per viltà

e per essere pietra d'eroismo,

senza cuore nè sangue. E li ho, ribelli.

Tu mi conosci! Ma non credere che Isotta

abbia dubitato mai di me,

o mi abbia maledetto mai. Te maledetta,

se lo credi. Essa, lo sento, mormorava:

Tristano vuol così, e così sia.

Ma io le grido: Tristano è un vile!

Ma quando il tuo buffone le ha detto:

Tristano muore, vieni, essa si è levata

in piedi, su, benchè morente, e l'anima sua

è volata qui prima del corpo, è qui.

Essa è qui, intendi? E io parlo a lei...

non a te... E aspetto il bacio suo!

Non il tuo, Isotta... Il suo, d'Isotta!...

(Spossato ricade sul giaciglio).

ISOTTA.

Povera pena! Come vorrei tu avessi

una piaga sanguinosa e non questa tortura

di un'idea!

TRISTANO.

Donna, vuoi guardare dalla porta?

ISOTTA.

Perchè?

TRISTANO.

Guarda il mare, il mare...

No. Io: lascia che mi levi!

ISOTTA.

Non ti reggi!

TRISTANO,

Sì. Posso camminare...

Ma non vedo lontano. Vedo te

che non voglio vedere. E là non vedo

nemmeno il mare. Muoio? Ah no!

Morire... non ancora... non ancora...

(Ritorna a buttarsi sul giaciglio).

ISOTTA.

Riposa.

TRISTANO.

Guarda tu... Guarda... E di'.

La sua barca si vede? La vedi?

O sei cieca anche tu, donna?

Non tacere per gelosia dell'altra!

ISOTTA.

No. Tristano. Penso a te, soltanto.

TRISTANO.

Non piangere. Non piangere. Guarda

con occhi asciutti o non puoi vedere...

ISOTTA.

Non c'è sul mare che un correre di onde.

TRISTANO.

Anche tu non sai vedere! Essa c'è sul mare.

Ed è vicina. La sento io.

La sento meglio che tu non veda...

Guarda! Sforza lo sguardo! Su! Su!... Parla...

ISOTTA.

Sì. Forse... hai ragione.

TRISTANO.

Non farmi morire

d'ansietà...

ISOTTA.

Una barca... Una piccola barca...

TRISTANO.

Le vele?... Che vele?...

ISOTTA.

Vele bianche.

TRISTANO.

È lei... col suo cuore... i suoi capelli...

I suoi occhi miei... Vederla!...

Un suo bacio... Il suo bacio... Morire...

Festa... la mia morte... La barca... Isotta!

ISOTTA.

Approda.

TRISTANO.

Piano... Gli scogli... Attenda...

Il mare può... tradire... No, no...

ISOTTA.

Ecco. Una donna...

TRISTANO.

Lei!... La vita!...

ISOTTA.

Scende sulla spiaggia, sale, viene verso qui..

TRISTANO

Mia carezza... sento... musica... bionda... lei... quanta notte... d'oro... Lei.. Dov'è Dov'è?

ISOTTA.

S'avvicina. Io vado. Col mio povero nome,

ch'è suo, e col mio sangue

ho tenuta accesa la lampada

della tua vita e del tuo dolore...

Ora essa è qui. Ho finito. Vado. Addio.

TRISTANO.

Lei... Isotta!... Isotta!... Vieni...

(Isotta da una porta exit).

No... Non ti dico niente del mio male...

dei giorni... no... non ho sofferto...

tutto sparito... ho aspettato...

questo minuto... solo... te...

Beato... Ah... ah... Il paradiso...

apre le... porte...

(Isotta da un'altra porta ricompare).

Ah... sì... tu... Sei tu...

Mio cuore... non era un sogno...

Tu c'eri... al mondo... viva... Io...

Io... sono felice... tanto... tanto...

Qua... vicina... vieni... Piglia l'anima... mia...

fra le tue braccia.... Nè io... senza di te...

nè tu senza di me... Un bacio...

Tutta la mia vita... anche la tua... per un bacio...

Moriamo... insieme... sì...

(Isotta viene a baciarlo).

Vedo il tuo...

bianco... me... ra... viglia... feli... cità...

Sono... non più... Tristano... sono Dio...

(Muore. Isotta s'inginocchia).

FINIS.