XI.
Un bussar rispettoso alla porta.
— Due manizze, una di piuma, l'altra di pelo....
Invece di rispondere Gilda corse all'uscio.
— È il Moncherino, madamigella.
Il vecchio soldato fece un goffo inchino, restando sul passo dell'uscio socchiuso e restò in silenzio aspettando per rispetto d'essere interrogato.
— Buon dì, amico. Che vuoi?
Chiarina Grimaldi era l'idolo dei soldati che l'avevano veduta bambina e che la tenevano un po' come figliola comune: l'amavano perchè era famigliare e non si rifiutava mai di intercedere presso il padre o il Borzone, perchè donava spesso e, come potea, largamente, e perchè sapeva suggerir farmachi o allacciar bende. Il Moncherino parlò dunque abbastanza sciolto e rapido e, in fe' di Dio, credo anche abbozzando un sorriso, ciò che era contro ogni disciplina.
— Porto una buona notizia, madamigella.
Chiara si fece di scarlatto.
— È arrivato!.... — esclamò precipitosamente e non meno precipitosamente s'interruppe.
— È arrivato, sì, il magnifico signor Filippo Balbi ed è con il magnifico signor padre di madamigella: anzi è il magnifico signor padre che mi ha dato ordine di venire ad annunciarli.
— Vengono qui, Moncherino? Hai capito bene? Vengono qui?! Il magnifico signor mio padre non mi fa chiamare nelle sue stanze?
— No, madamigella: vengono proprio qui: ho capito bene, anzi mi sono fatto ripetere l'ordine. Viene il magnifico signor padre di Madamigella, il magnifico signor Filippo e forse il capitano Cavalli che era seco loro poco fa.
— Oh! poveretta me! Hai capito Gilda? presto, presto nascondi tutto questo inventario.....
Afferrò dalle mani dell'archivista, il quale a bocca aperta era rimasto interrotto e interdetto, la lista dei giocali e la gettò alla rinfusa nel cofano più vicino con qualche cosa che le capitò tra le dita.
— Un para di mitine.... Un momento, un momento, madamigella, vi prego! Un momento, o tutto il nostro lavoro sudato di stamane sarà inutile!
— Viene il mio signor padre con gente di condizione, e non voglio che tutto il mio corredo sia esposto a occhi profani!
— Un momento! Un momento! Per carità!
— Presto, presto, Gilda!
La vispa camerista ridendo sotto il naso adunco del vecchietto parea si desse d'attorno ad aumentare il disordine, gettando con apparente furia nei due cofani alla rinfusa le camicie coi fazzoletti, le braziere, le mantelline, le scuffie, le andriene, i busti, i guanti e quante belle cose linde si trovavano sparse per la camera, mentre l'Orengo, le mani nei capegli — pochi ed unti — levava dolorose interiezioni. Finalmente calati i coperti, e seduta sopra il più vicino, Gilda esclamò:
— Auff! Non s'addolori il magnifico Orengo! Avremo così il piacere di rivederlo un'altra volta oggi stesso o domani!
— Ma ho da prestar l'opera mia al governatorato — gemeva il vecchietto — tre decreti almeno da classificare e da spulciare!
— Vergogna! Posporre le dame a un brutto decreto su carta raschiata!
La palinodia non avrebbe vista così presto la parola fine senza un susurrio di voci ed uno strepito di passi speronati che aumentavano avvicinandosi.
Chiara sbiancò, cadde a sedere sulla scranna più vicina, ma poi facendosi forza e comprimendo il cuore con ambe le palme, ciò che poteva anche parere un preparativo per il prossimo reverente inchino, avanzò di tre passi verso l'uscio socchiuso, sul quale comparve sùbito il Grimaldi, pomposo, precedendo un giovane ufficiale vestito della divisa francese; ed infine la faccia assente del Cavalli sporse fra i due seria e meditabonda.
— Chiara, ecco il signor Filippo Balbi, tuo sposo promesso — annunciò il governatore ed aggiunse:
— Le cure del suo e nostro ministero ne hanno alquanto sofferto ma il signor Balbi era impaziente di vederti e di confermarti l'affetto suo.
— Benvenuto il signor Filippo Balbi — mormorò con un filo di voce Chiarina inchinata più forse del necessario che del conveniente, premendosi però sempre con ambe le palme il cuore.
— Chiedo umilmente perdono se non troverò parole degne, — rispose il Balbi profondamente chinato — ma la felicità mi toglie ogni possesso di me stesso.
Il lambiccato complimento fu detto con voce metallica e precisa che mal combinava con la pretesa emozione delle parole. E probabilmente il secco animo del giovane non si sarebbe che addentrato in un ginepraio di belle frasi fredde, pur abilmente poi uscendo con tutto l'onore delle armi dal labirinto, se la Gilda avanzando le sedie non avesse posto quella del Grimaldi fra Chiara e Filippo. Il bel conversare non si aggirò dunque che sulle notizie di Genova e di Francia: anzi il governatore che teneva assai ad essere informato interrogò più spesso che non fosse interrogato distraendo, a pro suo, pensiero e viso del promesso sposo dalla sposa promessa.
Eppure, anche dalle sterili nuove senza interesse per lei attingeva Chiara grande felicità: si parlava del governo frivolo succeduto al terrore, di cose senza importanza, di uomini sconosciuti, eppure ogni parola di lui era dolce per lei, come se fosse parola d'amore, perchè usciva dalla bocca del fidanzato.
Pendeva la fanciulla da quelle labbra strette e sottili che s'aprivano di rado interamente, per non far vedere tutta la dentatura sana, ma ineguale e non candida. Benchè non mordesse la cartuccia Filippo Balbi usava però nei bivacchi la lunga pipa soldatesca, ciò che non si confà alla dentatura. Ma non importava a Chiarina ch'egli parlasse con grazia e di che parlasse; purchè potesse abbeverarsi e disalterarsi a quella fonte poco badava donde sgorgasse la bella linfa che le riempiva il cuore.
— Il governo di Barras è scettico, teoria del giorno per giorno, del rattoppare per non rifare, sforzo di diplomazia più che azione....
— Ma i generali? Hoche? Massena? Moreau?
— Braccia valide e sicure, ma braccia. Non è ancora apparso l'uomo che abbia in sè pensiero ed azione e non credo che si trovi. S'era sperato in Dumoriez, l'unico che possedesse un cervello ma dopo la catastrofe che crollo anche per Dumoriez! Hoche? Un santo, capace d'ogni sacrificio ma non di costruire. Massena un testardo intrigante. Moreau un intrigante bello, cospiratore fallito e sempre con la tentazione di ricominciare. No, credete, nulla, il vuoto. La povera Francia non ha che il cervello di Barras e la bellezza di madame Thermidor, null'altro, ed è poco, molto poco.
— Genova non ha nemmeno un Barras.
— Ha peggio. Il magnifico Cattaneo è un fanatico, e le nazioni non si conducono nè col fanatismo nè con lo scetticismo. La giusta misura, l'uomo capace di far l'epopea e il codice, di ragionare e di far sragionare, di dominare i cervelli e di trascinar le masse, l'uomo che sia prosa e appaia poesia..
Chiarina ascoltava: i bei conversari a poco a poco si riducevano ad un solo conversare, quello di Filippo Balbi, che abbeverato ed anzi saturo dei temi unici delle conversazioni mille volte udite nei salotti e nei caffè della Parigi del direttorio se ne pavoneggiava pur tuttavia usando della grazia e della scioltezza elegante.
Più spesso Chiarina non comprendeva, non seguiva, non riesciva a capire, ma il suono di quella voce la cullava in tanti tanti sogni d'oro nei quali faceva capolino — chissà perchè poi? — il coperto da culla di damasco giallo foderato di taffetà bordato d'argento! E senza una ragione al mondo la fanciulla arrossiva e per impedire alle sue guance di farsi scarlatte si costringeva in uno sforzo che diventando coscienza la faceva arrossire vieppiù.
Ora il conversare s'aggirava sul campo di concentramento francese a Nizza, tema d'attualità.
— Quanti uomini? — aveva chiesto il Cavalli.
— A un dipresso trentamila.
— Come: a un dipresso?
— E chi può contare, magnifico signore, le bande affamate, lacere, scalze, prive d'armi di munizioni e di capi, ribelli ad ogni fede e ad ogni disciplina, prive di soldo da mesi, ridotte a procacciarsi il vitto con i furti e le scorribande, chi può contare quella valanga immonda presso la quale mi trovo al seguito d'una specie di generale.
— C'è dunque finalmente un generale?
— E chiamiamolo pure così, se vi piace. È un paria còrso, affamato come i suoi soldati, mingherlino e mal nutrito che pochi anni or sono vegetava nell'artiglieria e che oggi per intrighi di donne.....
S'interruppe per rispetto a madamigella Chiarina. Ma il Grimaldi, curioso come tutti coloro abituati alla grande città e costretti invece alla provincia, non istette in sè.
— Raccontate, raccontate, signor Filippo Balbi. Il vostro nuovo generale è salito per intrighi di donne?
— A Parigi tutto è possibile, magnifico signore: a Parigi ove un prete spretato, ex-vescovo scomunicato, regge la diplomazia, e un libertino senza legge e pudore governa, anzi sgoverna con favorite e con ballerine peggio ma peggio assai che ai tempi del Reggente o di Luigi il bene-amato, a Parigi tutto è possibile!
S'interruppe ancòra e guardò Chiara. Ma la fanciulla aveva ricuperato il suo bell'incarnato più tendente al pallore che al rossore: pareva in estasi, al settimo cielo, troppo lontana, troppo estranea alle brutture di quaggiù. E d'altronde non era possibile che comprendesse nelle velate insinuazioni, il senso recondito che gli uomini afferravano immediatamente e gustavano.
— Voi non potete, magnifico signore, farvi una idea della corruzione e della incuranza della classe dirigente a Parigi. La rivoluzione ha avuto almeno degli uomini: il Terrore, che Iddio lo danni, ha avuto degli uomini. Ma il Direttorio non ne ha. Armate sul Reno fiorenti affidate a generali — badate a generali, il che non vuol dire uomini di capacità direttiva civilmente — affidate a generali di coraggio e di fortuna: la Vandea pacificata per merito di Hoche, uomo di Plutarco più che del nostro secolo, e che, se un Richelieu od anche un Andrea Doria lo dirigesse, potrebbe conquistare il mondo come Alessandro il Macedone, ma che senza spalliera civile si sente a disagio e inabile a malgrado la dichiarazione di Salvator della patria come capo dell'Armata dell'Oceano: poichè hanno delle trovate letterarie quei ballerini di Parigi. Ordunque Reno e Vandea ben guarniti, mezzogiorno pur con le bande custodito, la Francia a prima vista parrebbe sicura. Ma nelle frontiere, entro i suoi confini ha il nemico peggiore: la sommossa quotidiana, il popolo disoccupato, la mancanza del pane, l'agricoltura abbandonata e Parigi, il cervello, nelle mani di un cinico e di una turba femminile avida di lusso e di piacere. La prima donnetta senza scrupoli che vi capiti diventa una Caterina dei Medici. Poco tempo fa è piombata come una cavalletta dispersa dal vento, una creola, una certa vedova Beauharnais, bellezza del diavolo, femmina fino alle unghie, la quale si gettò nelle braccia di Barras per conquistare in un sol blocco fama e fortuna. Ma Barras è infido peggio del mare e si stanca presto, peggio di un sultano: e allora per liberarsi della donna la fa sposare a una sua creatura, già creatura di Robespierre, un soldato di fortuna caduto in disgrazia, un certo Bonaparte....
Il capitano Cavalli alzò il capo sorpreso.
— Bonaparte? Aspettate, signor Filippo. Un giovane quasi nero di viso, dai capegli lunghi e incolti, un aspetto di tisicuzzo.....
— Perfettamente. Lo conoscete?
— Sicuro: due anni or sono, mi pare, fui chiamato a Palazzo e mi fu affidata una missione di fiducia: aspettare alla Lanterna un inviato di Francia, inviato in incognito. E mi trovai con codesto Bonaparte, se è lui, allora generale dell'Armata del Varo, se non erro. Credo che avesse il segreto incarico di spiare il Faipoult. Rimase a Genova poco tempo e se ne andò di punto in bianco senza prendere congedo nemmeno da me. Uomo di poche parole, nervoso, malato, che tossiva, specialmente di notte in modo spaventevole, e che perdette gli occhi sugli affreschi di Palazzo Spinola, ove sono le piante di qualche nostra città capitale. Viveva d'erbe e non beveva mai vino, ma leggeva il sommo Virgilio nella traduzione dell'abate Delille. Ciò me lo rese quasi simpatico.
— E invece lo è poco, signor capitano. Generale per merito di donne! Se ne accorgerà la nazione! Me lo vedo, il giovanotto generale delle sottane a rimettere in assetto le bande indisciplinate e disorganizzate del Varo! E a questo proposito, magnifico Grimaldi, mi permetterete più tardi di darvi comunicazione dei suoi ordini..... poichè li chiama ordini il côrso favorito.
— Ordini! Benissimo! — E il Grimaldi rise amabilmente. — Benissimo. Ma attendendo di conoscere gli ordini del vostro generale ballerino non vi dispiacerebbe di rinfrescarvi con un po' di sciroppo di rose? Animo, Gilda, prepara le guantiere, e tu Chiarina, fa la padrona di casa!