XVIII.

Dopo un'infruttuosa nottata di ricerche febbrili, tornava Luca Lascaris furioso all'accampamento del Nervia, con la speranza ardente di trovarvi chi aveva inutilmente cercato, quando all'incrocio di due sentieri vide nel basso inerpicarsi un gruppetto di contadini che parevano sorreggere un pacco voluminoso e portarlo con molto rispetto. A malgrado l'impazienza che lo dominava, per la volontà, superiore ad ogni passione, di non lasciarsi dietro gente ignota, si voltò al Ricciuto che lo seguiva e gli disse:

— Guarda che succede laggiù.

— Debbo andare, Monsignore?

— Naturalmente, ma spicciati e torna subito.

Il comandato obbedì. Scese dalla cavalcatura, ne affidò le redini al soldato più vicino e s'avviò. Raggiunse la comitiva ignota un centinaio di metri più sotto. Erano sei villani e un prete che salivano salmodiando: precedeva un giovanottone dal viso ebete e dai capelli rasi che reggeva una rozza croce nera; seguivano quattro gagliardi montanari portando un'informe graticciata di pini selvatici sulla quale giaceva un corpo coperto nella parte superiore da uno straccio che avrebbe anche potuto passare per un pezzo di coperta da muli; seguiva il prete fiancheggiato da un vecchio untuoso che ripeteva le preci dei morti. Il Ricciuto giudicò inutile prender lingua dal villano che precedeva e la cui forza ebete mal gli pareva dovesse rispondere a un questionario anche succinto: si scostò addossandosi alle piante umide ancora della parte a monte per lasciar passar graticcio e portatori, e rivolgersi al prete che seguiva:

— Posso chiedervi, padre mio, chi accompagnate al cimitero di così buon mattino?

— Figlio — rispose il prete interrompendo le preci, ma non sospendendo il cammino — figlio, si tratta di un disgraziato il quale secondo ogni previsione mise un piede in fallo al passo delle Martore. Lo hanno trovato questi miei parrocchiani e lo portiamo adesso a dormire i suoi sonni eterni lassù, nel sacro recinto d'Apricale. Requiem aeternam...

— ... et lux perpetua....

Il Ricciuto si fece il segno della croce, si tolse il feltro sformato dalla pioggia e seguì mestamente il convoglio unendosi alle risposte del sagrestano. Giunta la comitiva ove il Lascaris aspettava, per rispetto si fermò, e il prete riprese le sue spiegazioni.

— Sapete chi sia, padre? — domandò il gentiluomo.

— Lo ignoro, colendissimo domine. Precipitò probabilmente assonnato, senza il tempo di riprendersi, testa all'ingiù, fracassandosela: è irriconoscibile. Tanto che credo inutile scoprirlo per non lasciare una trista memoria nei vostri occhi, Monsignore.

— Padre, non sono un damerino profumato, nè una svenevole damigella. Ne ho visto d'ogni colore. D'altra parte attendo amici che avrebbero dovuto giungere fin da ieri. Per levarmi dunque dall'ansia, vi prego di scoprire codesto morto, affinchè m'assicuri dell'esser suo.

— V'obbedisco, monsignore, quand'è così.

Uno dei portatori tolse la rozza coperta ed apparve un corpo coricato di fianco: abbigliamento dimesso, scarponi da montagna e giubbone di nessuna eleganza: il capo informe, una poltiglia di rossastro e di grigio impastata con ciocche di capegli bianchi.

— È strano — mormorò il Lascaris — come abbia potuto conciarsi così: direi quasi che dovette subìre una spinta o una violenza!

— Profondo è il passo delle Martore, monsignore, e tutto irto di rocce nude. Fu trovato proprio in fondo.

— Pace all'anima sua! Che Nostro Signore gli conceda il purgatorio, se non trapassò in peccato mortale! Ricopritelo pure, buona gente, ch'io non lo conosco..... No, no, un momento, aspettate!

Sporto dall'alto del cavallo, discopriva la parte celata del cadavere. Si accorse di un lucicchìo vivo.

— Guardate, vi prego, che arma porta alla cintura.

— Un pugnale, monsignore!

— Datemelo, vi prego.

— È peccato grave, colendissimo domine, di spogliare i morti!

— Obbedite!

Il più vicino dei portatori consultò dello sguardo il prete che annuì, poi si curvò sul morto e gli trasse dalla cintura un pugnale dall'impugnatura aspra di borchie preziose che Luca riconobbe immediatamente.

— Per nostra Signora del Miracolo! O mi prendono le traveggole o codesto è il pugnale che ieri ho donato io stesso al Seborga in premio dei suoi saggi consigli! Porgetemelo padre, ve ne prego!

Chè il villano aveva consegnata l'arme al prete. Il quale la benedisse e la porse al Lascaris.

— Non c'è alcun dubbio: è lo stesso. Costui che giace morto davanti a noi è forse dunque il buon Seborga?

Ad uno ad uno gli uomini del Lascaris vennero curiosamente ad esaminare il cadavere: ma tutti appartenevano al drappello del Ricciuto ed avevano intravveduto il Seborga a mala pena la sera prima. Nessuno dunque lo riconobbe.

— Padre — dichiarò Luca allora — io sono il conte Lascaris.....

I villici si sberrettarono e il prete s'inchinò.

— .... ed ho il sospetto che codesto povero morto sia lo scudiero del duca di Nervia.....

Nuovo sberrettamento e nuovo inchino.

— .... che accampa qui vicino. Ve ne prego, non vi spiaccia di allungare per poco la strada: il mio illustre amico ve ne sarà grato se i miei sospetti s'appongono.

— Nulla abbiamo da rifiutare all'eccellentissimo signor conte Lascaris ed al nostro signore il possente duca di Nervia: indicateci il cammino, monsignore, ed i vostri umili servi seguiranno le vostre traccie.

S'avviarono lentamente ma senza più salmodiare poichè non avevano più per mèta il cimitero.