LA VESTIZIONE
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Prega il tuo vecchio Dio; da lunghi secoli
alla tua casa si mantenne amico;
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. . . . . . . . . . e tu lo supplica,
che dal libro tremendo della storia
il tuo nome cancelli. Una miseria,
frate, è la gloria:
una miseria di peccato, un orrido
rossor d'incendio la sua luce, un grido
spaventato di poveri lo strepito
confuso, infido
de' suoi trionfi — e tu lo sai, che, estranio,
di Carlo quinto risalisti il trono
e lo scendesti di un tumulto civico
al primo tuono.
Va, fàtti frate — per cento battaglie,
per ogni terra ogni nemico infranto,
con due mondi prostesi alle ginocchia
stette; ed il manto
imperïal gittando, nel silenzio
di tutti scese pallido severo
di uno sprezzo sublime e in sulla soglia
del monastero
fra i mendichi aspettò mendico — principe
di poco nome, re fuggiasco, vinto
guerrier d'Italia vuoi la doppia gloria
di Carlo quinto?
Va, fàtti frate: del titano l'epiche
orme ricalca in umiltà mentita,
ripeti al mondo la vasta tragedia
della sua vita.
Il mondo applauda nel convulso gaudio
di spettacolo insano al nuovo attore:
della tomba nel pensoso silenzio
l'imperatore
ti sorrida — Va, fàtti frate, umilia
la tua testa di re: di Dio sei degno;
tu sulla terra, ne' svelati empirei
ei senza regno!
Noi procediamo, i lombi di coraggio
cinti, dell'avvenir sulla collina,
il baleno negli occhi, ai piedi il sangue
per la ruina
di cento mondi, e nella densa marcia
principi e grandi cadon soffocati...
urla la plebe indomita e si slancia
pei dirupati
sentieri all'ardua vetta — il sol purpureo
ride agli sforzi giganteschi, esulta
la natura e ci guarda lusinghevole
la storia adulta.
Avanti, avanti, nella irremeabile
tenebra fuggendo Dio s'è ritratto:
è la scienza con noi, con noi la gioia
di un nuovo patto.
Avanti, avanti, sulla fosca traccia
di Dio fuggiaschi vanno i privilegi
dell'avaro lavor, dell'ozio nobile,
e preti e regi.
Avanti, audaci pionieri, martiri
fatali, eterni di un pensier negato,
alte le scuri, nudo il braccio e l'animo
insazïato!
è l'estrema battaglia di uno splendido
novello mondo sulle sante porte:
È nostra la vittoria, il vinto muoia...
Viva la morte!
Casola Valsenio Agosto 1877.