LA VITA
dimenticare
Dimenticare! Balsamo d'oblìo
che reca il tempo nell'incavo vecchio
della sua palma con un riso pio.
Il tempo è ammonitore. Anche un suo specchio
porge a ogni donna e mormora un consiglio,
mentr'ella vi si mira, entro il suo orecchio.
Questa si sbianca in viso come un giglio,
quella sorride d'arido disdegno,
un'altra china il suo volto vermiglio.
Dentro lo specchio io ho scoperto un segno
piccolo, un solo, il primo, un'ombra ancora.
Ma mi avvertiva il re del vecchio regno:
— La vita vuole il suo tributo. È l'ora.
il tributo
Vecchio, lo so. Ma è grave quel tributo.
Son lievi i sogni e sono dolci i giochi
d'amore, anche per chi spesso ha perduto.
La vita è grigia, e si consuma in pochi
momenti attedïati dai doveri,
fra i — no — imperïosi ed i — sì — fiochi.
Ma i sogni, i miei amici lusinghieri,
la sillaba che nega aspra non sanno.
— Sì — mi diran domani, come ieri.
E se talor mi traggono in inganno,
l'un mi delude e l'altro mi consola,
così che assai fraternamente fanno
breve la via a quella che va sola.
i sogni
Dicono presso ad ogni fiamma fatua:
— Che fuoco buono pe' tuoi freddi piedi!
e: — Che cuor pel tuo cuore! — ad ogni statua.
Cullano le mie noie: — O cari tedi —
cantilenano in coro, — o rari mali
per cui nessuno troverà rimedi!
M'agitano sul capo un frullo d'ali
e stupiscono: — Intendi? Chi è passato?
Sarà morte con falce o amor con strali?
Ma la voce sul mio sonno agitato
attenuano, bisbigliano un saluto,
zittiscono, e ciascun mi posa a lato
e dorme fra le mie chiome sperduto.
il domani
Allora io sento l'ombra del domani
ferma, in attesa, a canto al mio guanciale,
col bene e il male chiusi entro le mani.
Terrà nascosto la sinistra il male?
E la destra terrà nascosto il bene?
Quale a me vorrà mai porgere, quale?
Ma per incerte strade il sonno viene
a sussurrarmi: — Dormi, non pensare! —
e a porre il dito sui miei occhi, lene.
Dormi. Il domani ha forse l'ore amare
strette nel pugno. Non pensare, è meglio.
Scorda l'ombra che è là muta a spiare
per balzar su te, pronta, al tuo risveglio.
il desiderio
Pur taciturno è il desiderio. Saggio
sembra, ma in fondo alle pupille cova
la vïolenza del suo cuor selvaggio.
L'amore è sorda lotta, è dura prova
per chi assai l'ama, e a molti impeti sciocchi
avventa chi ben cerca e male trova.
Questo imparò colei che smarrì gli occhi
dietro i suoi sogni e ride ora, ma batte
le ciglia perchè il pianto non trabocchi.
Poichè, se alcun le sue treccie ha disfatte,
od impresse d'un morso la sua gola,
o lasciò le sue labbra più scarlatte,
ella è pur sempre quella che va sola.