L'INVITO

l'attesa

T'aspetto qui. La casa è ancora quella

della mia infanzia, quella che mi vide

occhi innocenti sotto bionde anella.

La casa sa che tu verrai. Non ride

non palpita e non trema essa. Mi pare

di sentirtela ostile, aspra di sfide.

Non te che corri con le labbra amare

di sete a ricercar le mie, furtivo

ladro d'amore, ella sperò ospitare.

Troppo ella ha atteso, ritta sul suo clivo,

il dolce sposo che, per chiara via

giungendo, le annunciasse alto il suo arrivo

e sul suo cuore mi portasse via.

l'accoglienza

T'odia per questa la mia casa antica.

Da te delusa sotto il vecchio tetto

t'accoglierà con fronte di nemica.

Dirà: — Sviasti dal cammin più retto

colei ch'io prediligo e mal risponde

l'anima ingrata al mio vigile affetto!

Ridimi, o amor, le tue risa gioconde

perch'io non oda il lagno dell'offesa

garrir fra uno svettare ampio di fronde.

Vieni! Quel suo rimproverar mi pesa.

Forse ormai vivo del mio stesso errore.

Pure, io sento con lei che questa attesa

tradisce un suo e un mio gentile amore.

il saluto

Tu verrai una notte alta, di luna,

e prima di varcar le mute soglie

bacerai le mie dita ad una ad una.

Ti celerà la gran pianta che accoglie

l'ombra sopra la porta e la rabesca

con profili di rami erti e di foglie.

Nell'aria ondeggerà l'essenza fresca

de' fieni e odoreranno le mie chiome

di quell'acre profumo che t'adesca.

Tu giungerai a notte fatta, come

un predatore bene esperto, ed io

gemendo su la tua spalla il tuo nome

ti dirò forse: — Ed or ritorna. Addio!