REQUIEM.
Pegli.
Sulla strada da Sestri a Pegli c'è un piazzaletto con quattro robine a ombrello, e in fondo un muro grigio, squallido e graffiato, con un'antaccia chiusa. Sporgono al di sopra del muro, di lontano, le alberature nude, le vele appuntate, e le banderuole a fiamma delle barche peschereccie; di lontano s'ode la voce del mare. Vi è il cimitero; lì non si strascica vecchia che dica rosario.
Il pescatore che è morto aveva in prora alla sua barca la poppatola della Madonna, in collo la medaglietta di Savona, dava i pesci di livello al curato, andava alla chiesa, si segnava colla santissima acqua del mare. Il pescatore è sepolto tra le quattro mura nella ghiaia: e d'un remo non si fa croce. La Madonna beve ancora l'acqua salsa che le fiotta incontro nelle placide mattine di pesca: la medaglia è giù col morto, finchè fra i ciottoli e il carcame non la rubi il becchino: il curato ha cambiato il nome dell'offerente, ma ha l'istessa qualità di pesci. La chiesa ebbe funerali e battesimi: il mare tante volte con una striscia placidissima, lucente, appena sfiorò la sabbia, baciando i piedini alle fanciulle che cercavano nicchi e coralli, e i pescatori dissero:—Domani lasceremo giù tutte le reti.—Tante volte cogli avanzi del naufragio voltolò l'onda, fino a vomitare bava nel cimitero, e i pescatori dissero:—Vento galeotto.
E staccarono le reti tese ad asciugare dal murello squallido, graffiato: e tirarono su le barche urtandone le poppe, le catene, senza svegliare i poveri morti.