PARTE TERZA

(Il lettore dirà: — Il tipografo ha sbagliato. Qui doveva esserci la «Parte Seconda» non la terza.

Invece no. Poichè la letteratura d'oggi esige qualcosa d'inatteso e d'originale, io ho escogitato questo modo di stupire il lettore.

L'inversione! Fargli leggere prima la fine della mia opera — Parte Terza — e poi la continuazione — Parte Seconda. Basta questo semplicissimo mezzo per generare nella sua mente quella confusione necessaria a convincerlo che si trova di fronte a un capolavoro.

Dunque ecco la fine del mio racconto).

Dopo questo trasecolante avvenimento.... (il lettore non sa di quale avvenimento si tratti, ma appunto in questo sta l'interessante) si sparse per la città sul conto di Manlio una dicerìa macabra e misteriosa.

Donde nacque?... Chi l'originò?... Mistero. Ma il nefando sospetto serpeggiò, subdolo, da casa a casa, da ristorante a caffè, da strada a piazza. E un giorno tutti lo sapevano, tutti lo dicevano. Manlio De Luca aveva ucciso sua moglie!

— Ma perchè, perchè l'avrebbe egli uccisa? — gridava l'amico (di cui oggi la missione era di saperne meno di tutti gli altri), perchè? — E battendo coi pugni sul tavolino di marmo del Caffè più frequentato, urlava: — Perchè?

— Perchè Manlio è un poeta, e quindi un degenerato, — diceva l'uno.

— Ma se voi stessi, — ribattè l'amico, — ma se voi tutti avete sempre detto di Manlio che non era che un mezzo poeta. Quindi non poteva essere che un mezzo degenerato. E per uccidere la moglie bisogna essere un degenerato completo.

Su questo punto si fu d'accordo. Ma un altro suggerì:

— L'avrà uccisa perchè aveva quarant'anni ed era grassa.

— Ma lui ne ha quarantotto! — gridò sdegnato l'amico. — E se la signora Clotilde era grassa, non era più facile farle fare la cura Guelpa (Digiuno e Purga, Quintieri L. 3.50) che ammazzarla?

Vi fu un breve silenzio. Poi qualcuno disse:

— L'avrà uccisa perchè ella lo amava troppo.

— Mio Dio! — fece l'amico, abbassando le palpebre e inarcando le sopracciglia, — se dovessimo uccidere tutte le donne che ci amano troppo!...

— Eh.... già! — sospirarono tutti. E tutti abbassarono gli occhi e inarcarono le sopracciglia con un'aria di rassegnazione e di lieve stanchezza. E chi aveva i baffi se li arricciò.

— Non ha ucciso! No! Non ha ucciso! — gridò l'amico, alzandosi in piedi pallido e fremente.

E poichè tutti lo guardavano, egli per non diminuire l'effetto di quel momento drammatico, si calcò in testa il cappello, e cupo, a lunghi passi, colle spalle curve, lasciò il Caffè, dimenticando di pagare la consumazione.

E Manlio? Aveva egli davvero ucciso sua moglie? E se non l'aveva uccisa dove la teneva?

Da oltre due mesi nessuno aveva più veduto la signora Clotilde. È vero che la sua suocera, e anche qualcuna tra le sue amiche più intime, avevano ricevuto qualche biglietto da lei, o che almeno parevano scritti dalla sua mano. In queste brevi comunicazioni ella diceva:

«Non state in pensiero per me.... Sto bene.... Mi rivedrete un giorno....».

Ma questi oscuri messaggi non facevano che accrescere vieppiù i sospetti.

E intorno a Manlio, divenuto cupo, evasivo, impenetrabile, si addensò la fosca nube del sospetto.

E qui possiamo tornare indietro alla