SCENA IX.
Valerio, indi Fundanio e Detti.
Valerio
(S'accosta timidamente. Annia Luscina, Marzia Atinia, Volusia, Claudia Valeria, vorrebbero farglisi incontro festose; ma egli le prega col gesto di rimanersi, e va a mettersi dall'altro lato di Catone)
Catone
Ah, ti trova bella? Ma io gliene caverò il ruzzo, a quel....
Valerio
Taci, te ne prego, padre mio; imperocchè io come padre t'amo e ti venero. Fui contro te; ma potevo io resistere? Tu stesso, qualche anno addietro, messo al punto di guadagnarti l'affetto di Licinia, che avresti tu fatto?... Non dirmi il contrario. Licinia non lo crederebbe. Ho vinto, insieme con Marco Fundanio, al quale io non perdonerò già certe sue invenzioni....
Fundanio
Non mie.
Atinia
(intromettendosi)
Mie; perdonale a me.
(Valerio s'inchina e stringe la mano a Fundanio)
Catone
Ah, qui si perdona.... si....
Valerio
Cose da nulla, che non meritano l'attenzione del Console.
Atinia
(piano a Fundanio)
Sebbene da piccole cause....
Fundanio
Derivano i grandi effetti! Io lo desidero vero.... per me.
Valerio
Abbiam vinto, ripeto; ma la vittoria non è dovuta alle mie parole, tanto meno eloquenti delle tue: bensì è dovuta all'ardore, con cui tutta Roma sposò la causa di queste leggiadre matrone. Non ci ho avuto merito; non ci ho dunque colpa; e perchè vorresti farmi patire una pena? Io, per me, porto opinione che questa vittoria non insuperbirà le donne gentili, ed esse ne useranno con temperanza, bene intendendo che tu difendevi la legge, non per avversione ad una onesta larghezza nello spendere, ma per timore di esorbitanze possibili. Che se queste avvenissero, se così fosse adulterato il nostro concetto, tu allora mi avresti, e ardentissimo, dalla parte tua....
Catone
(tra burbero e rabbonito)
Avresti fatti meglio a non discostartene mai. Basta; cosa fatta capo ha; dimentichiamo questa pazza giornata.
Licinia
Perdoni?
Catone
Bella forza! Come fare altrimenti? Dopo aver soggiogato il popolo, questo bel cianciatore soggioga anche me. Mi chiedevi Fulvia? Le darai l'anello!
Valerio
Eccolo!
(mettendo l'anello in dito a Fulvia)
Catone
Ah! non si perde tempo?
Valerio
Non già per timore che tu abbia a cambiar di parere, ma perchè....
Catone
Sì, ho capito; son vecchi come la stirpe umana, questi perchè....
Erennio
(facendosi innanzi)
Console, poichè si perdona a tutti, apre le porte del Tabulario?
Catone
E per che fare?
Erennio
Non sai? C'è una turba di donne sotto chiave, e tra esse quella sciagurata di mia moglie. Anch'io le perdono. Tavola nona: non si hanno a far leggi per casi particolari.
Catone
(ridendo)
E tu apri, e tirati il malanno e l'uscio addosso!
(Erennio va al Tabulario)
Plauto
Ah bene! un matrimonio? In fede mia, qui c'è da farne una commedia, ed io ho una voglia matta di scriverla.
Catone
Bravo! per mettere alla gogna un amico!...
Plauto
Hai ragione; lasciamola scrivere da un altro, nei tempi venturi.
Catone
Se la scrive, io fo voto che me lo fischino.
Plauto
Poverino! perchè? Io ho una paura maledetta dei fischi, e tremo sempre a verghe, quando ci ho qualcosa di nuovo da mettere in scena. Posteri uditori, fatelo per amor mio; applaudite!
(Cala il Sipario)
FINE DELLA COMMEDIA
ERRATA CORRIGE
| Pag. [36]. — | «pretendono che il lusso nostro» — leggi: |
| «pretendono che i nostri ornamenti, il lusso nostro». | |
| » [111]. — | «Venga innanzi la centuria» — leggi: |
| «Venga innanzi la prima centuria». |