SCENA VIII.
Catone, seguìto da Erennio, con altri Littori e Detti.
Catone
(Rientra in scena, colla toga stretta ai fianchi, con piglio iracondo, borbottando alcune frasi sconnesse fra i denti. Vede le donne in vesti sfoggiate e rimane stupefatto a guardarle. Claudia Valeria sostiene con dignità il suo sguardo; Annia Luscina, più vivace, gli fa una mezza riverenza, a cui egli risponde con un ghigno ironico e quindi fa l'atto di tornarsene indietro seccato. Ma in quel mentre gli vien veduta Licinia, che vorrebbe starsi nascosta. S'avanza a lei, la trae fuori del crocchio, e meravigliato di vederla tutta ravvolta nella rica, le scioglie i lembi del velo. Licinia appare come le altre, nobilmente vestita, sebbene non così sfarzosamente. Egli dà un balzo indietro, tra per stupore e per rabbia).
Ma la è una ribellione universale! La follia s'è impadronita dunque di Roma? Sta bene! Due donne consolari!
(volgendosi poscia a Marzia Atinia ed Annia Luscina)
E due mogli di pretori.... dei primi magistrati della città, dopo i consoli!... La sedizione, il disprezzo delle leggi, il mal esempio, hanno tolto le nostre case a baluardo, donde potessero più sicuramente rovesciarsi sul popolo!
(Claudia gli risponde con un gesto severo)
A te, nobile Claudia, non dirò altro.... sebbene, come Console rimasto in città e depositario del comando supremo, potrei....
Il Banditore
(di dentro)
Le centurie hanno votato. Marco Fundanio e Lucio Valerio tribuni, la vostra dimanda ha il consenso del popolo.
Fundanio
(di dentro)
Ciò che il popolo ha statuito, abbia forza di legge. Quiriti, la legge Oppia è cassata.
Voci
(di dentro)
Viva Marco Fundanio! Viva Lucio Valerio! Viva!
Claudia
Vedi? non potresti più nulla. La legge Oppia è sepolta.
Catone
E sia, col piacer degli Dei! Ma son marito.... e questa donna.... oh, avremo a dircela insieme. In casa mia non è abrogata la legge.
Erennio
Undicesima Tavola; i suffragi del popolo decidono; ciò che il popolo ha statuito....
Catone
(stizzito)
Eh, va in tua malora, tu e tutte le dodici....
Erennio
(scandolezzato)
Oh!
Catone
Me la facevi dir grossa! Usciere di tribunale! Repertorio ambulante di leggi!... Una dovevi trovarmene, una sola, da metter fine a questo sconcio baccanale.
(le donne offese si ritraggono in disparte)
Plauto
(mettendosi in mezzo)
Càlmati, via! È dinanzi a te il fiore delle matrone romane.
Catone
Ah, sì, gli è vero! Fiore velenoso, ma fiore! Ma già ve lo annunzio, o nobili matrone, che ridete della sconfitta del Console; uscito appena di magistrato, domanderò la censura. Ho fede di ottenerla, perchè dirò ai miei concittadini: «la repubblica è inferma; volete voi un medico che la risani, curando le sue membra col ferro e col fuoco? Eleggetemi censore». E mi vedrete all'opera. Vi prometto una legge, più rigida della legge Oppia a gran pezza.
Fulvia
(avvicinandosi)
Che durerà ancor meno di questa.
Catone
Ah, sei tu? sei tu, che hai stregato Valerio? Quel Valerio! Una perla!
(Valerio apparisce dal fondo)
Ma almeno tu non hai profittato della abrogazione; sei vestita come prima.
Fulvia
(guardando Valerio che si avvicina)
Mi ha trovato bella così; rimarrò dunque così.