SCENA VI.
Mirrina elegantemente vestita e Detti; Birria segue, con alcuni capi di vestiario sulle braccia.
Annia
Ah, buoni Dei, la leggiadra matrona!
Licinia
In verità, l'ottava meraviglia! Ed è la tua ornatrice?
(a Claudia)
Claudia
Sì, ed ornata alla sua volta da quella bricconcella di Marzia, colle spoglie venute di Grecia.
(Tutti, tranne Fulvia che rimane in disparte, vanno a considerare minutamente Mirrina)
Marzia
Eccovi; fo come Iperide, l'oratore ateniese, allorquando, per guadagnare la causa della sua bella cliente, la messe in mostra nell'Areopago. Questa è l'acconciatura greca, coll'anadèma ed i capegli ricadenti a ricciolini sul fronte. A noi, con queste tunicacce, non andrebbe; ma, con una veste sontuosa, fa spicco. Non è egli vero? Eccovi; questa è la nostra stola, ma più aggraziata, colle maniche serrate al pugno da armille d'oro, stretta da due cinture all'imbusto e colla giunta dello strascico. Dite, non aggiunge maestà al portamento?
(Mirrina fa alcuni passi lungo la scena)
Vedete adesso!
(pigliando un pallio diploide dalle mani di Birria e aggiustandolo alla persona di Mirrina)
Questo è il pallio che addoppiato si rafferma alla spalla con un bel fermaglio d'oro. Togliete questo!
(come sopra, togliendo dalle mani di Birria e spiegando un ampio velo di fine tessuto di colore scarlatto, che aggiusterà sul capo di Mirrina)
Abbiamo il velo porporino, i cui lembi si raccolgono sulle braccia, e ravvolgono bellamente la persona. Guardate il grazioso meandro che corre a' piè della stola! E questi sandali traforati!
(Mirrina solleva il lembo della stola sul collo del piede)
Annia
Le armille alla noce del piede! Oh bella! Le metto subito anch'io.
Volusia
Fundanio
(a Marzia)
Così che, mi pare inutile di andare attorno pei voti. Hai il «come tu chiedi» all'unanimità.
Marzia
Ma.... egli pare.... cioè, non affatto.
(muovendo verso Fulvia)
Che ne sembra a te, mia divina, di questi ornamenti?
Fulvia
Bellissimi.
Marzia
Con che aria lo dici! Pare che a te non farebbe caso di vestir più sfoggiato? Invero, saresti la prima.... e l'unica, poichè il seme di tai donne finirebbe con te.... Ma già si capisce; sorella di Catone!...
Fulvia
Oh, egli non è per cotesto. Non farmi così austera per vezzo d'imitazione. Mio fratello pensa a suo modo, ed io.... se pensassi diverso, non mi terrei men buona sorella per ciò.
Marzia
Ma allora....
Fulvia
Cara mia, a dirti schiettamente ogni cosa, non sento.... come chiamarla?
Marzia
La vanità; di' pure la brutta parola.
Fulvia
Non volevo andare tant'oltre. Non sento.... Via, mettiamo il desiderio.... Non sento il desiderio di comparire. Questo è il mio modo di pensare. O si piace, o non si piace; e gli ornamenti che fanno?
Marzia
Orgogliosetta! Lo sai, che piaci così disadorna, lo sai?
Fulvia
Io?
Marzia
Non lo negare! Fosti veduta alla recita dell'Epidico.... e fu veduto e notato anche un altro.
Fulvia
(arrossendo)
Ah!
Marzia
Ma l'amico è dunque molto possente su te? Egli t'ha ammaliata a segno di farti dimenticare la tua.... Come chiamarla?
Fulvia
Dignità; di' pure la gran parola.
Marzia
Arguta! mi rendi la pariglia? Orbene, sì, io la dirò, senza cercarne un'altra; la tua dignità femminile.
Fulvia
Marzia
Sì; non è forse noto che Lucio Valerio (parlo del tribuno, e non del babbo console) difende a spada tratta la legge? E non fu udito a dire che le donne sono ornate anche troppo?
Fulvia
Eh, può aver torto; ma la è un'opinione come un'altra.
Marzia
Sì, ma egli ha aggiunto che le donne sono fatte per la casa....
Fulvia
Anche qui....
Marzia
Che egli, qualunque sia la donna che condurrà in moglie, l'avrà per ottima, purchè governi la casa, sappia filare e distribuire il lavoro alle fantesche.
Fulvia
Ah, è ben poca cosa che egli richiede, per trovare una moglie!
Marzia
E non basta. Che l'uomo dee mantener fermo il suo diritto e la maestà maritale contro l'orgoglio delle donne....
Fulvia
(con piglio d'incredulità)
Ha detto questo? Valerio tribuno? E a chi?
Marzia
A Fundanio, qui presente, che voleva indurlo a caldeggiare la parte nostra.
Fulvia
(scossa dalle parole di Marzia)
A te, Fundanio?
(Fundanio, che s'era avvicinato, rimane alquanto dubbioso: Marzia gli accenna ripetutamente degli occhi)
Marzia
Rispondi! Ciò che hai narrato a me, non puoi ripetere a Fulvia?
Fundanio
Egli è che.... Infine, sì, ha detto questo ed altro ancora. O fosse il suo pensiero, o non mirasse che ad entrare nella grazia del Console tuo fratello, egli ha per giunta chiamato la donna: questo sesso arrogante! questo indomito animale! Animale!
Fulvia
(con accento di corruccio)
Anche questo?
Marzia
Cara mia, egli può aver torto; ma la è un'opinione come un'altra.
Fulvia
Non mi far celia! Cotesta non è più materia da scherzo. Che così parli mio fratello, padrone; egli ha moglie; se la intenda con lei. Ma Valerio, che non l'ha ancora!... Vuol trovarla, e a modino, se pensa e ragiona così.
Marzia
Pure, sarai tu quella.
Fulvia
Oh, nè egli mi ha chiesta, nè io....
Fundanio
Ti chiederà.
Volusia
(facendosi innanzi con un velo di color giallo e brillante, che ella ha già indossato)
E tu porterai un flammèo di sposa come questo. Provalo! Io l'ho già messo. Ah, come ti va bene! vuoi vederti allo specchio?
Fulvia
(respingendo il velo)
Lascia, te ne prego. A te, non a me, queste allegrezze nuziali!
(l'abbraccia)
Fundanio
(a Fulvia)
Ma dimmi; e che farai, quando Lucio Valerio chiederà la tua mano.
Fulvia
Tribuno, vuoi saper troppo.
Volusia
Oh! quello che tu farai, lo so io.
Fulvia
Tu?
Volusia
Sì, fatti in qua! Sai che l'abrogazione della legge sarà proposta nei comizi. I comizi non sarebbero validi se i sacri polli non mangiassero. La capisci tu, questa relazione tra i polli e i comizi? Io no, ma così è. Ora, io te lo giuro, non accetterò la mano di Caio Claudio Pulcro, se, il dì dei comizi, i suoi polli non mi useranno la cortesia di mangiare.
Fulvia
Brava! Comincia così, tu che lo puoi; comanda agli uomini! A far diverso, ci si perde della sua dignità e non ci si guadagna nulla in compenso.
Marzia
Tu sei nostra; ho capito. Il tribuno Valerio ha da tenersi saldo, se può.
Fulvia
Ah, quanto a lui!... Ma mio fratello, piuttosto....
(con aria peritosa)
Marzia
Vinci; è l'essenziale. Tuo fratello farà come mio padre, come mio marito, come il marito di Annia Luscina, come tutti i senatori; se la recherà in pace. Infine, che cosa domandiamo noi? Un po' di lusso non guasta. Ci volete? Fateci belle!
Annia
Brava, ben detto; fateci belle! Ah, se le donne volessero sempre mettersi d'accordo!
Fundanio
(da sè, mentre le donne si accomiatano nel fondo della scena)
Primo guadagno; non si graffierebbero più!
FINE DELL'ATTO PRIMO
ATTO SECONDO
La scena rappresenta un tablino in casa di Marco Porcio Catone. Soffitto di legno a cassettoni, senza ornamenti, o dorature; pareti rozzamente dipinte; pochi e semplici arredi. Un Larario nel fondo, con entro le immagini di Saturno e di Opi. A destra uno stipo di ferro, con suvvi un gruppo di terra cotta, che rappresenta la lupa e i gemelli. A sinistra una tavola, su cui si vedono pezzi di stoffa e una scatola di aghi da cucire. A fianco della tavola una sedia alta con spalliera e senza bracciuoli, collo sgabello davanti, e vicino ad essa un canestro da lavoro. Sulla tavola è anche un codice dalle carte di legno.