Il Mercato del Dolore.
Sono passato oggi dal Suk, il mercato coperto pieno di brusio e di profumi.
In un angolo, alcune donne ammantate sedevano a terra, in fila lungo il muro. Ognuna aveva innanzi a sè un mucchietto di cenci: vecchie vesti, sifseri, veli sdrusciti. Attendevano il compratore. Vendevano l’ultima loro miseria. Erano calme e rassegnate.
Un vecchio passava e ripassava agitando un incensiere nel quale ardeva del benzoino. Incensava le povere donne per portar loro fortuna e raccoglieva qualche soldo. Un negro, un po’ più lontano, intingeva in un po’ d’olio raccolto sul fondo di una scodella, un pezzo di pane ammuffito.
E le donne velate guardavano senza fiatare, senza invitare i passanti a soffermarsi per offrir loro le vecchie vesti stinte, i veli a lustrini, gli sifseri vermigli. Avevano le mani piccole, bianche e scarne e gli occhi solari lucevano dietro alle bende.
Si è fermato un vecchio, ha contrattato per lungo tempo, con una giovinetta, uno sciamma cilestrino, poi l’ha gettato a terra e se ne è andato ridendo.
A voce sommessa, dolcemente, senza ira nè dispetto, ella ha allungato il braccio a raccorre la sua miseria derisa e ha mormorato:
— Pazienza, mio Dio!
Poi è ricaduta nel suo dolce stupore.