Il Santone.
Alle porte di Tunisi, fra i fichi d’india e le macerie, in un terreno cosparso di rovi, di pietre, di buche e di immondizie abita un Santone.
È un uomo scarno, lacero, sporco, dai lunghi capelli azzollati, ridotti a una massa compatta innominabilmente lurida.
Veste uno sciamma che non ha colore, che non ha età e lascia trasparire, dagli innumerevoli strappi, il corpo macerato, ricoperto di loja.
Cammina lentamente appoggiandosi ad un lungo bastone; è scalzo, ha lo sguardo attonito, le labbra flaccide, il volto di un idiota. Non parla, non sorride, non si guarda attorno, non si preoccupa del mondo più che non si preoccupi del lerciume nel quale vive. Non so se tanta sporcizia sia un segno della sua superiorità divina; forse sì, se si considera il venerando rispetto dal quale è circondato.
Si chiama Mohamed; ha sessant’anni; è solo. Sua casa è un buco nella terra; una tana come non ne hanno le volpi; vive sotto il sole e sotto l’acqua; mangia quel che mangia: un fico d’India, un rosicchiolo, una buccia di cocomero; cade sovente lungo la strada, e le sue cadute si moltiplicano innanzi alle botteghe dei fornai, o ai venditori di kuskus; allora la gente gli si stringe intorno; lo risolleva e lo ammira.
Qualcuno sorride. Il popolo lo chiama: — Il giusto, il santo! — e lo fa morir di fame.
Odia gli europei, gli infedeli contro i quali ha tentato di bandire, molti anni or sono, una specie di crociata. Ora attende che Maometto lo chiami. Non so se le divine Urì possano sedurlo; su la terra, a’ suoi bei tempi, ha odiato le donne e vuolsi ch’egli sia stato un padre Origene dell’islamismo.
L’ho incontrato oggi nei dintorni di Tunisi. C’era un gran sole; Mohamed, il santo, veniva lentamente verso me a capo scoperto.
Ad un tratto, da una maceria, è sbucata una frotta di ragazzi che si è data a rincorrerlo e a lanciargli sassi. Mohamed si è rivolto; gli occhi suoi si sono illuminati di repente, poi, levando il bastone, ha gridato a gran voce:
— Possiate essere maledetti e sia maledetto il vostro seme e tutta la razza umana....
Le quali parole, in bocca a un Santone, mi hanno fatto pensoso.