Un Funerale.
Questa mattina ho assistito a un funerale arabo. Passava per le vie di Tunisi e le vie erano quasi deserte.
Era un piccolo feretro chiaro, portato a spalle da quattro uomini; dipinto in celeste e lavorato ad arte graziosamente; traforato, scolpito ma semplice; semplice come un fiore. Aveva, a sommo, una ghirlandetta di viole: null’altro e, intorno, tutto l’oro del mattino.
Alcuni sacerdoti gravi ed austeri andavano innanzi salmodiando, seguiva un brevissimo corteo. Non un volto addolorato, non un segno di sconforto: portavano una morta, nel sole, verso una tomba bianca.
Ad una cantonata due operai siciliani si sono soffermati a sogguardare e l’un d’essi ha mormorato:
— Fimmena è!
Poi hanno proseguito indifferenti.
Di repente una piccola beduina, avvolta in una hamla tutta azzurra, è sbucata correndo da una via laterale; si è soffermata, incerta, scoprendo il suo piccolo volto color delle selci poi si è gettata prona, la faccia su la terra, e ho udito il singhiozzo di lei alto e straziante.
I sacerdoti imperturbati invocavano Allah sotto il sole che ardeva.