Kairuan.

È la città araba per eccellenza, è la storia araba scritta dopo il passaggio dei Vandali, coi resti della storia fenicia, romana, bisantina.

Sorge in un’immensa pianura. I colli remoti s’intravvedono appena sul terso cielo.

Lo storico arabo Bu-Dinar è il solo che attribuisca a Kairuan un’origine anteriore all’invasione araba; però l’opinione più accreditata la vuol fondata dal conquistatore Okba il quale avrebbe fatto costruire la città santa nel bel mezzo di una inestricabile foresta piena di serpi e di bestie feroci. Ciò fece, secondo la tradizione, con l’aiuto del potere divino e per questo la città fu dichiarata sacra.

I dati approssimativi storici, ci fanno noto che, abbattuta nel 703 e nel 744 (d. C.), fu in gran parte ricostruita da Ziadet Allah, secondo principe della dinastia degli Aglabiti.

Oggi conta all’incirca 24,000 abitanti; è una città bianca in mezzo a una pianura immensa, senza alberi, mal coltivata; il nido di una vita occulta, gelosa, strana che lascia nella mente nostra un ricordo indefinibile quasi di sogno. Questo nido saraceno è incantevole con le sue cupole e i minareti chiusi in una cinta di bianche mura smerlate. Quando il sole sorge, il biancore delle case e dei tempii e delle mura si cangia in rosa, in un pallido rosa diffuso; verso il tramonto tutto si incendia e nella dolce ora del brevissimo crepuscolo l’ombra assume il soave colore dell’ametista.

La città santa contiene non meno di 90 zanias e di 85 moschee. Fra queste ultime le più importanti sono: la Grande Moschea; la Moschea del Barbiere; la Moschea delle Sciabole e la Moschea delle Tre Porte. Nella Grande Moschea sono raccolti capitelli sì disparati da abbracciare cinque secoli di architettura.

Vi si trovano rappresentate la scuola africana e la scuola orientale e vi si può osservare il degenerare dell’ordine ionico e corinzio.

Magnifiche colonne gemine di porfirio (un vero tesoro) stanno all’entrata del santuario (Djamâ-el-Kebir). La Moschea delle Sciabole non è notevole che per le sue cinque cupole; la Moschea delle Tre Porte per la facciata nella quale sono murati frammenti di scultura bisantina. Vien per ultima la Moschea del Barbiere, così detta perchè vi si conserva e vi si venera Abu-Zema-el-ben-Aui che fu un compagno del Profeta. La leggenda dice che questo Abu, ecc., ecc., avesse in cura la barba di Maometto e vuole che, come talismano, serbasse e custodisse tre peli della suddetta barba dai quali peli nacque la grande venerazione che circonda il barbiere.

La moschea che ospita i suoi avanzi mortali è notevole per il minareto quadrato, tutto adorno, nella parte superiore, da belle ceramiche verdi e azzurre e per un gran patio sul quale si apre una specie di alta loggia decorata con belle ceramiche antiche.