La favola di un cieco.

Rientrando oggi, verso sera, su l’avenue Bab Djedid mi sono imbattuto in un piccolo gruppo di beduini. Erano raccolti sotto un albero, in circolo. Tenevano il volto levato un poco verso il cielo e un sorriso vago, quasi interiore errava su la loro faccia olivigna. Erano ciechi. Forse attendevano chi li guidasse. C’erano due vecchi, tre uomini, una giovinetta e due fanciulli.

Conversavano; mi sono soffermato ad ascoltare. Si raccontavano antiche novelle, favole, enigmi. Il rosso sole tramontava dietro le loro spalle e l’aria era infocata, era come una fiorita di papaveri vermigli.

Il più vecchio, lo chiamavano Salah ben es Sa’ad, ha detto:

— Queste sono le nozze della formica.

La formica si tinse con l’henne e si fece le labbra rosse. Partì e lungo il cammino incontrò uno sciacallo che le chiese:

— Dove vai? perchè ti sei tinta con l’henne? perchè sono rosse le tue labbra e sei tanto profumata?

— Voglio maritarmi, — rispose la formica.

— Sposa me!

— Parla. Io ti conoscerò alle tue parole.

Lo sciacallo parlò; la formica rispose:

— Non fai per me.

Dopo aver lasciato lo sciacallo incontrò il grillo che le disse:

— Formica, mi sposerai?

— Parla.

Il grillo parlò e la formica lo sposò.

Sgozzarono un montone: con la pelle costruirono una tenda; con le tibie fecero delle vanghe e con le coscie dei vasi.

Il grillo portò la farina. La formica cominciò a passarla allo staccio.

Un mercato a Kairuan.

Kairuan. — La tomba di un santone.

Chadliia.

Giovinetta araba.

— Scuoti la polvere che hai su la testa, — le disse il grillo.

La formica scossò tanto forte che la testa si staccò dal busto e cadde ruzzoloni.

Il grillo per il gran ridere crepò e morì.

Quando Salah ben es Sa’ad si è taciuto, il sole era già scomparso.