La piccola Jasmina.

Avrà sei anni forse. Ella non sa numerare il tempo alla sua vita; quando le ho chiesto: — Quanti anni hai? — mi ha risposto: — Sono nata da Alì ben Hamed, a Mohamedia.

La incontro tutti i giorni vicino a un arco moresco a Bab Djedid. Ella è là e si balocca; o ride o passeggia grave. I primi giorni mi chiamava Khanâdja (signore); ora mi dice: — Addio!

Jasmina è nera, ha la pelle liscia come il velluto e il visetto tondo; gli occhi grandi e sereni e una boccuccia di fiore. Se ride è un dolce biancore sul suo viso; allora il nome di lei: Gelsomina, pare le stia dipinto, chè sono gelsomini i bei denti serrati e gli occhi bianchi fra le palpebre nere.

Se mi vede, sorride. I primi giorni mi guardava imbroncita con una sua gravità di donna esperta che diffida dello straniero; ora appena appaio in fondo alla via di Bab Djedid mi si fa incontro. Ha letto forse negli occhi miei quanto io ami i bimbi; si è accorta che non saprei dirle male parole, che non saprei guardarla con viso torvo; si è accorta che poteva dirmi: — Khanâdja, dammi questo; Khanâdja, regalami un fiore, un balocco, una moneta.

Jasmina ama i fiori come tutti i bimbi in tutto il mondo.

Non appena sbocco all’un capo della strada sento gli zoccoletti di Jasmina, odo il loro busso affrettato sui ciottoli.

Se non la guardo mi segue, mi si pone al fianco, mi sfiora un braccio:

— Addio, Khanâdja....

E se non rispondo insiste. Una volta mi ha chiesto:

— Sei inquieto?... Che cosa ti hanno fatto le tue donne?...

Ella crede ch’io possegga un harem con mogli e schiave circasse e serve sudanesi.

Siamo diventati tanto amici che non lascierei trascorrere un giorno senza passare, alla solita ora, per la via Bab Djedid.

Ella sa che debbo andarmene presto e mi chiede quando ritornerò e quante settimane debbo viaggiare per giungere alla mia tenda lontana.

È figlia di una schiava. Verrà anche il suo tempo, quando il rapido amore la farà sbocciare per trarla alla bestiale cecità di qualche padrone. Il suo cuore che sa intenerirsi sarà fatto di selce allora.

Oggi le ho detto addio.