X.

Le masse popolari armate venivano dalla valle d'Ansiei, da Lozzo, Vigo, Lorenzago, e da S. Stefano del Comelico, e si unirono a Laggio ascendendo la riva di Mondéron e per Sottonovada giunsero a Costadoro davanti la valle del Piona fiancheggiata da nere selve, col monte Cornon dirimpetto. Procedevano lentamente cantando inni nazionali, preceduti dai fucilieri ai quali venivano dietro gli uomini e le donne armati di lancie, di forche, di spiedi e di falci.

Questa turba veduta da lontano, che seguiva i sentieri tortuosi dei monti, pareva un nero serpente gigantesco. Penetrava nei tetri boschi d'Aunede, si distendeva in lunga fila sulla salita di Fontanelle e s'arrestava davanti il ruscello di Rendimera, che scende precipitoso fra le roccie di Starezza, sul margine della foresta. Dall'altra parte del ruscello si vedeva un drappello di fucilieri cadorini che retrocedeva lentamente davanti un corpo numeroso d'austriaci che avanzava. Quando i cadorini che avevano attraversato il Rendimera, si videro sostenuti dalla massa del popolo accorso, ripresero ardire, e riparati dietro gli alberi e le roccie tirarono contro il nemico, mirando dritto colle carabine, e facendo cadere un soldato ad ogni colpo; e ad ogni nemico che cadeva il popolo mandava urli e grida frenetiche di viva l'Italia, viva Pio IX.

Gli austriaci rispondevano colle fucilate e coi razzi, ma senza avanzare, credendo che il bosco fosse tutto invaso da soldati che li attendessero in agguato, quando invece non c'era che una popolazione quasi inerme dietro ai soli ottanta fucilieri armati d'arme da fuoco.

Verso mezzogiorno, un ufficiale austriaco ed un tamburino essendo rimasti uccisi, un caporale dei fucilieri di Auronzo alzatosi in piedi per veder meglio i caduti, fu colpito da una palla in fronte che lo distese morto all'istante. Dopo un altr'ora di lotta gli austriaci appiccarono il fuoco ad un fienile, e si vedeva da lontano divampare l'incendio, fra vortici di fumo e di fiamme, e i tedeschi raccolti i loro cadaveri li portavano al fienile e li gettavano nel fuoco.

Mentre alcuni soldati erano intenti a questa operazione, gli altri si tenevano nascosti fra gli alberi alle falde del monte, quand'ecco tutto ad un tratto una grandine di macigni che scende dalle cime, schianta gli alberi, schiaccia gli uomini e seppellisce sotto le macerie tutto ciò che non travolge nei gorghi del torrente, fra le acque tinte di sangue. A quel miserando spettacolo si univano gli applausi e le grida della popolazione raccolta nel bosco, colpita dalla sorpresa di quella scena, e dalla gioia di vedersi liberata dal nemico, il quale spaventato dall'impreveduto massacro, esterrefatto dal terrore, correva di qua e di là senza ordine nè ritegno, bersagliato dai tiri dei fucilieri che abbattevano i fuggiaschi.

Erano stati gli abitanti del Comelico, che, giunti di soppiatto sulla cima del monte, avevano precipitato le roccie sull'abisso nel cui fondo stavano i nemici. Una fucilata partita dal bosco colpì anche il comandante austriaco, che fu subito raccolto dai suoi soldati, e portato verso la tettoia in fiamme; ciò fece credere ai cadorini che lo gettassero nelle fiamme ancora vivente.

Intanto gli ufficiali superstiti tentavano di raccogliere i soldati, facendo battere la ritirata; e si vide il nemico allontanarsi per selva Antoja e salire verso Losco. Allora i fucilieri cadorini animati dall'entusiasmo della vittoria, si slanciarono avanti arditamente inseguendo i fuggiaschi fino quasi ai fienile abbruciato, seguiti dall'immensa massa di popolo urlante e frenetico che usciva dal bosco e scendeva confusamente dalla pendice.

Ma la retroguardia austriaca, minacciata alle spalle, si volse indietro, spianò i fucili contro gli assalitori, li attese a piede fermo, e quando giunsero a buon tiro fece una scarica di plotone che colpì molti fucilieri, ed uomini e donne che venivano dietro, mettendo in iscompiglio quella folla disordinata, che esaltata dallo spavento si diede a fuggire nella massima confusione, precipitandosi nel bosco, e correndo senza posa dalla parte di Laggio.

Intanto a Pieve sior Antonio aveva ricevuto il viglietto di Maria, e preso seco il ragazzo che lo aveva portato, dopo essersi consigliato in fretta con Maddalena, era partito egli pure alla volta di Laggio. La Nina col solito passo resistente saliva le rive, senza bisogno di frusta, e in poche ore li condusse al paese. Appena giunto procurò di aver notizie di Maria, e venne a sapere dal Capo Comune che essa era partita insieme alle popolazioni insorte dei villaggi vicini, e che armata di una lancia pareva fermamente decisa di affrontare il nemico, per vendicare la morte di suo padre, non avendo avuto la consolazione di vederlo prima che fosse sepolto.

Sior Antonio crollò le spalle ed alzò gli occhi al cielo, mosso a pietà da tanta insania, prodotta da eccessivo dolore, esaltato dagli avvenimenti strani nei quali si trovava avvolta, e rimproverava il Capo Comune di non essersi opposto a tale pazzia, raccogliendo sotto la sua protezione quella povera ragazza; quando si udirono le grida frenetiche, e gli ululati della gente che tornava indietro, spaventata e confusa, dal combattimento di Rendimera, in un parapiglia indescrivibile.

Allora sior Antonio lasciato l'ufficio municipale, si mise a correre verso la gente affollata ed ansante, in cerca di Maria, interrogando varie persone, per sapere dove fosse. Tutti gli facevano dei discorsi spropositati, e rispondevano alle sue domande con narrazioni spaventose. Dicevano che gli austriaci dopo d'essere stati schiacciati dalle rovine del monte, risorgevano dalla terra, e sbucavano da ogni banda in falangi innumerevoli, che si avanzavano rapidamente uccidendo e massacrando quanti trovavano per via, incendiando i paesi nel loro passaggio, e gettando nelle fiamme i feriti.

Ma il fatto più tremendo per sior Antonio, era quello di non poter trovare Maria, di non poterne avere nessuna notizia. Finalmente il fanciullo che aveva portata la lettera a Pieve, scorse fra la folla suo padre, gli corse incontro, e lo condusse a sior Antonio che lo interrogò ansiosamente, ma il pastore tutto sconvolto e sbalordito, non seppe rendergli conto di nulla. Egli raccontava di non averla abbandonata mai, ma essa gli era scomparsa fra il fumo della fucilata quando all'avanzare dei tedeschi le donne e i fanciulli spaventati si misero in fuga precipitosa, e trascinarono tutta la gente confusa, attraverso il bosco, nel quale si udivano fischiare le palle nemiche che battevano nei tronchi, e spezzavano i rami degli alberi che cadevano sui fuggiaschi. In quella terribile confusione, tutti avevano perduto qualche cosa, e il pastore smarrito fra la folla aveva perduto di vista la fanciulla che gli aveva parlato poco prima; e soggiunse:

— Quando ci siamo finalmente arrestati, a qualche distanza dal bosco, essa non si trovava più fra noi, ed era impossibile tornare indietro a cercarla, perchè i tedeschi che c'inseguivano uccidevano tutti senza misericordia!...

A tale racconto sior Antonio raccapricciava, aveva i capelli irti sulla fronte, gli occhi stralunati, un colore di cadavere. Egli vedeva la fanciulla esanime, caduta al suolo colpita dalle palle nemiche, o peggio ancora in mano dei soldati ubbriachi, e le gambe gli tremavano, e deplorava di non esser morto prima che tali orrori fossero venuti a funestare la sua patria.

I fucilieri erano rimasti fuori del paese ad aspettare il nemico, ed era tutto disposto per suonare le campane a stormo al suo avvicinarsi, tutti decisi a precipitare in massa sopra i soldati per salvare il villaggio dal saccheggio.

Intanto, essendo notte avanzata, sior Antonio fu costretto di rifuggiarsi all'osteria, ove passò varie ore in dolorosa ansietà, sotto la cappa del camino, in mezzo ai reduci della spedizione, che colle armi alla mano aspettavano d'essere chiamati a dare lo scambio ai colleghi che facevano la sentinella; e intanto mettevano fuori i più strani racconti sulle varie vicende di quella giornata.

Ce n'erano anche di quelli che avendo udito parlare della fanciulla smarrita, sostenevano d'averla veduta coi loro occhi, in mezzo dei croati, che la trascinavano nella parte più fitta del bosco.

Dopo la mezzanotte, essendo giunta la notizia che i tedeschi erano retrocessi, tutti si ritirarono nelle loro case per prendere qualche riposo, e chiusa l'osteria, gli ospiti vennero condotti nelle rispettive loro camere.

Sior Antonio si gettò sul letto senza spogliarsi, e funestato da spaventosi fantasmi non potè chiuder occhio per quanto fu lunga la notte. Sfinito di forze, abbattuto fino alla prostrazione, gli mancava ogni vigore materiale e morale. Vedeva l'impossibilità di penetrare fra i nemici per cercare le traccie di Maria, e non aveva il coraggio di ritornare a casa, senza una qualche notizia, che pure non voleva ricercare per tema che fosse spaventosa, e terribile.

Alla mattina per tempissimo percorse il paese, orecchiando qua e là le dicerie assurde che si andavano propalando non si sa come, nè da chi, nè a quale scopo, e che ingrossavano gradatamente a misura che venivano diffuse. Interrogava tutti coloro che gli ispiravano qualche fiducia, chiedeva avvisi e consigli, e non sapeva a quale partito appigliarsi, e così divagando da varie parti, le gambe lo portarono nella valle d'Antoja, ove seduto sopra un promontorio stette lungamente a guardare da lontano quella parte del bosco che fu il teatro degli avvenimenti del giorno antecedente....

Al momento di quel terribile tafferuglio, nel quale le donne spaventate abbandonarono le loro provvisioni per correre senza impicci Maria poco curante della vita, non si era sgomentata al frastuono della fucilata, e lasciando che la gente fuggisse fra il parapiglia della paura, era rimasta sola nel bosco. Tutto il terreno era sparso de' vari oggetti smarriti, fra i quali vedevansi delle lancie, ed altre armi consimili, dei vestiti, dei cibi e delle bevande o collocati nelle sporte, o deposti al piede degli alberi.

Partiti i tedeschi da una parte, e i cadorini dall'altra, la fanciulla vide avvicinarsi l'ora del tramonto nella solitudine e nel silenzio della selva, e le pareva che i dolori che la opprimevano e i trambusti di quel giorno non fossero altro che sogni d'infermo. Sedette sull'erba ai piedi di un albero assorta in strani pensieri. Quanti e quali avvenimenti in breve tempo!... quali scene desolanti di massacri e di sangue successi ai giorni felici e sereni passati al roccolo di Sant'Alipio!... ed ora che cosa doveva aspettarsi dalla vita, dopo aver perduto quanto aveva di più caro al mondo, un padre adorato, uno sposo che le assicurava un avvenire tranquillo nella pace della famiglia?... e tante altre cose le attraversavano la mente come ombre paurose.

Intanto la notte veniva a sorprenderla nella solitudine di quel bosco; e dopo la strage che l'aveva sbigottita, dopo l'odore della polvere, le grida frenetiche d'una moltitudine divenuta crudele davanti al pericolo, dopo il fragore delle roccie cadenti, e il frastuono dei fucili che portavano la morte, tutto taceva, e quel silenzio solenne non era interrotto che dal lene mormorìo delle acque del Rendimera che saltavano sui sassi, e da un lieve stormire di fronde. La terra esalava i suoi sentori aromatici, e un usignolo modulava i più armoniosi solfeggi sul margine del suo nido.

La natura è bella, ma insensibile agli umani dolori essa sorride sulle stragi, e l'erbe e i fiori germogliano più rigogliosi sopra i tumuli dei morti.

Maria ascoltava, meditava, mandava profondi sospiri dall'anima dolorosa, e dimenticava sè stessa, quando udito un rumore che veniva dal fitto del bosco si rizzò in piedi esterrefatta. Essa non temeva la morte, ma il solo sospetto d'una sorpresa notturna le metteva raccapriccio. Afferrò la sua lancia e stette in orecchi decisa a difendersi da disperata e morire.

Non udì più nulla. Gli antichi popolarono le foreste di spiriti tutelari; la poesia ellenica animava gli alberi di Driadi ed Amadriadi, di Napee, Oreadi ed altre leggiadre divinità. Vi furono numi che vissero negli asili boscherecci, ninfe, fauni, e sileni, incoronati di verdi fronde intrecciavano allegre danze sotto le annose piante, mentre Silvano custodiva i confini.

Svanita l'antica fede e cresciuta l'ignoranza, si conservò il culto delle selve, e i bassi tempi trascesero in fantastica fantasmagoria di nuove superstizioni. La rozza immaginazione dei popoli settentrionali popolò le foreste di elfen, di larve, di fate, di spettri e di congressi notturni di demoni e di streghe. Il gufo, la civetta apparvero sinistri augelli, l'allocco rappresentò un principio maligno, e la paura generò nuovi fantasmi.

Il mondo moderno non crede più a niente, ma il sacro orrore delle foreste sopravvive agli dei scomparsi, e ai miti superstiziosi, ed anche al presente i boschi hanno i loro misteri, e specialmente di notte vi si veggono dei fantasmi che stendono le braccia nel buio, degli occhi lucenti che guardano nell'ombra, e si odono sibili, bisbigli, sussurri, dei passi, degli strisciamenti, dei colpi, degli stridi, delle voci arcane che mettono paura.... anche alle fanciulle più coraggiose.

In quei momenti di guerra e di agguati il pericolo appariva più evidente e più spaventoso; Maria non si sentiva tranquilla, e decise d'uscire dal bosco. La notte era oscura, e rade stelle brillavano al firmamento. Scese all'aperto nel prato, volgendosi peritosa di tratto in tratto per osservare se taluno la seguisse da lontano, e s'avviò verso il fienile incendiato che si andava spegnendo, mandando gli ultimi sprazzi di luce, e quando gli fu presso sentì scricchiolare i legni bruciati, o forse anche le ossa dei cadaveri gettati nelle fiamme.

Osservando quei terreni rovinati dagli orrori della guerra, quegli avanzi fumanti dell'incendio, le si risvegliò nell'animo indignato l'odio per gli stranieri che erano venuti a desolare i suoi monti, ad uccidere i suoi cari, a lasciarla sola nel mondo. Le tremule fiammelle fra i carboni mandando una luce sinistra rischiaravano un tratto di terreno e facevano apparire più cupe e profonde le tenebre della notte. I monti boscosi parevano alti muraglioni percorsi da neri spettri, il padiglione del cielo sembrava il funebre lenzuolo che copre la bara dei morti, e quella fanciulla vagante nella tetra solitudine, cogli occhi scintillanti di luce sinistra, coi capelli scomposti, col volto sparuto, le vesti lacere, armata d'una lancia, presentava il truce sembiante del genio della vendetta, che attende una vittima per vibrare i suoi colpi.

Immobile e silenziosa ascoltava attentamente il crepitare del fuoco, quando le parve udire un gemito che uscisse dalle rovine. Ritenne il respiro, e udì distintamente una fievole voce che chiamava: — Maria.

A quel suono, a quel nome, un freddo sudore la invase, un fremito le percorse tutte le fibre, si sentì mancare le forze, e dovette appoggiarsi alla lancia per non cadere....

— Maria.... Maria.... ripeteva debolmente quella languida voce, e un lungo gemito doloroso seguiva quel nome.

Le parve riconoscere la voce di suo padre moribondo.... si fece animo, girò intorno all'incendio e scorse a breve distanza una piccola tettoia che trovandosi sottovento era stata risparmiata dall'incendio, ed essendo aperta dalla parte opposta al fuoco, si trovava immersa nelle tenebre.

Maria entrò barcollante sotto quella tettoia, e vide confusamente nel buio un uomo disteso sul terreno.

— Papà mio!... esclamò esterrefatta, sei tu che mi chiami?...

La voce rispose:

— Abbiate pietà d'un povero moribondo....

Quella non era la voce di suo padre; essa indietreggiò di due passi, e non ebbe il coraggio di avanzare in mezzo all'oscurità.

Si trascinò fino al fienile incendiato, afferrò un tizzone ardente e ritornò alla tettoia, ove vide un'ufficiale austriaco steso al suolo in una pozza di sangue. Era il capitano ferito che i soldati per ordine dei loro superiori avevano collocato in quel sito riparato non potendo portarlo con loro, e che i cadorini, non vedendo da lontano la tettoia nascosta dall'incendio, avevano creduto che lo avessero gettato nelle fiamme ancora vivo.

Il sangue perduto aveva esaurite le sue forze, il pallore della morte gli stava sul volto, gli occhi incavati erano circondati da un cerchio azzurro.

Maria mossa a pietà dal misero stato di quell'infelice gli chiese dove fosse ferito. Egli accennò un braccio ed una gamba, e gli fece comprendere che non era in caso di muoversi: l'emorragia gli esauriva gradatamente le forze.

Tutto mancava di quanto è necessario per soccorrere un ferito; tagliò colla spada le vesti dell'ufficiale, lacerò in fretta la sua sottana e ne fece delle bende, lacerò un lembo della camicia, lo addoppiò per fare dei guancialini che applicati alle ferite arrestarono il sangue, poi li assicurò con delle fasciature legate strettamente, e corsa al rivolo inzuppò d'acqua un brandello della sua veste, e lavò il sangue rappreso intorno alle ferite. Poi rammentandosi degli oggetti abbandonati nel bosco, si fece animo, vi rientrò e raccolse del pane, del vino, dei vestiti, e ritornò alla tettoia carica di provvisioni. Fece bere un po' di vino al ferito che parve rianimarsi alquanto, gli collocò sotto la testa dei panni, lo coprì con quelli che gli restavano; e dispose dei rami d'abete per sostenergli le membra.

Riavuto alquanto da quelle cure, il capitano chiese alla fanciulla:

— Chi siete voi, così buona e pietosa?...

— Sono la figlia infelice d'un uomo ucciso dai vostri soldati!... — essa gli rispose.

Il ferito alzò gli occhi al cielo, e soggiunse:

— Terribile sventura la guerra!... per tutti!... La vostra carità vi onora doppiamente.... Che Dio ve ne ricompensi, concedendovi ogni bene possibile sulla terra!

— Nessun bene è più possibile per mio conto!... non posso avere che lagrime, per piangere i miei poveri morti. Ho perduto anche il mio fidanzato.... non mi resta più nessuno!...

— Povera ragazza!... anche il vostro fidanzato è morto combattendo?...

— È scomparso in un combattimento.... morto, o ferito, o prigioniero, nessuno seppe più nulla di lui.... si dice anche che sia stato massacrato dai soldati che lo avranno preso!...

— L'uomo inferocito dalla lotta diventa una belva.... ma voi come vi trovate in questo luogo?...

Maria gli raccontò il suo pellegrinaggio, e le vicende del giorno antecedente.

Durante questo racconto egli impallidiva sempre più. Maria vedendolo venir meno inzuppò del pane nel vino e glielo porse. Egli lo prese ringraziando, poi ne chiese ancora, e così a varie riprese, e parve riacquistare un po' di vigore.

La fanciulla lo vegliava come una suora di carità, e vedendolo un po' meno abbattuto volle appagare una sua curiosità, e gli disse:

— Quando io mi aggirava intorno al fienile incendiato, voi avete chiamato distintamente, e più volte Maria.... che cosa significa questo nome in vostra bocca?...

— Maria è il nome della mia fidanzata.... povera Maria!... essa prega da lontano, unitamente a mia madre.... prega per la mia salute.... spera nella pace e nell'avvenire.... e ignora ch'io sono vicino alla morte.... non ci vedremo mai più!... essa pure al pari di voi sarà vedova prima delle nozze!... — ed una lagrima gli solcava le guancie.... e due singhiozzi convulsi gli strozzarono le parole nella gola.

— Quale strano accidente! esclamava la fanciulla.... io pure mi chiamo Maria!...

— Forse la suprema provvidenza non è estranea a questo caso, egli le rispose. Una donna che porta il nome della mia fidanzata mi chiuderà gli occhi.... e farà sapere alla mia famiglia che io sono morto col pensiero rivolto ai miei cari!... — tacque per qualche istante, poi riprese — La mia povera madre attendeva il mio ritorno per celebrare le nozze!... Maria aveva appena finito il suo corredo quando è scoppiata la guerra.... io doveva lasciare il servizio militare, e una casetta di campagna ci attendeva all'ombra d'antichi alberi, ove ho passata la mia gioventù.... ho tutto perduto per questa guerra maledetta!...

— Noi almeno, soggiunse Maria, noi ci battiamo per difendere la patria.... ma voi!...

— Noi ci battiamo per dovere di soldati.... per l'onore che ci obbliga a seguire la nostra bandiera!...

A questo dialogo seguì un lungo silenzio, il ferito non voleva offendere la pietosa fanciulla che lo aveva soccorso con tanta bontà, ed essa non voleva amareggiare un moribondo.

Sospiravano entrambi, concentrati in dolorosi pensieri.

Ai primi barlumi del crepuscolo quella scena si disegnava distintamente. L'austriaco prostrato di forze giaceva al suolo impotente, la fanciulla accovacciata in un angolo sorvegliava i suoi movimenti, per accorrere in suo soccorso ad ogni bisogno. L'invasore era protetto dalla vittima; la debolezza, trascinata alla vendetta dalla violenza, all'aspetto della sventura aveva mutato l'odio in carità. Il dolore aveva appianate le differenze, e scriveva in caratteri parlanti e concisi la storia di tutte le guerre: — Vittime, morti, incendi, desolazioni da ogni parte. La ragione e la giustizia in balia d'una forza cieca e brutale, che può dare risultati contrari ad ogni previsione.

L'aurora tingeva il cielo di porpora, e pareva il riverbero del sangue versato sul campo di battaglia.

L'ufficiale ferito alzò lentamente il capo, ed osservò con attenzione le cime dei monti, verso la Carnia, poi rivolto alla fanciulla le disse:

— Guardate bene su quei monti, oggi i soldati scenderanno numerosi da quelle roccie.... ed entreranno in Cadore da ogni parte....

Maria si rizzò prontamente, aguzzò l'occhio raccogliendo la luce colla mano distesa davanti la fronte, ma nessuna traccia di gente armata appariva, per quanto si poteva vedere da lontano.

L'ufficiale continuò:

— Il Cadore è stretto da un cerchio di ferro e di fuoco, nessuna forza potrà resistere più lungamente alle armi imperiali.... Voi buona fanciulla potreste salvare molte vite umane avvertendo i vostri coraggiosi compatrioti di cessare da ogni inutile resistenza....

— La mia voce non sarebbe ascoltata, rispose Maria, e tale missione non può convenire ad una donna del Cadore, dove non si contano mai i nemici.... ma si muore, non solo per difendere la patria, ma per protestare davanti al mondo contro una scellerata invasione....

— La vostra difesa sarà memorabile, quantunque sostenuta dalle truppe regolari piemontesi, napoletane, romane.... quanti italiani delle varie regioni calcolate che sieno venuti in vostro aiuto?...

— Neppure uno!... gridò la fanciulla alzando fieramente il capo. Noi siamo soli!... i difensori del Cadore sono tutti cadorini.... con poche armi.... ma con animo risoluto.... è vero che ci siamo tutti, ma proprio tutti, soggiunse, giovani e vecchi, donne e fanciulli!...

L'ufficiale che la contemplava cogli occhi spalancati, le chiese:

— Posso credere sul vostro onore che quanto asserite è la pura verità?...

— Ve lo giuro sull'anima benedetta del mio povero padre.... morto in difesa della patria!...

— Quando è così.... soggiunse il ferito, sollevandosi con uno sforzo, ed alzando la testa.... siete un popolo di eroi!!..

Ed entrambi rimasero lunga pezza in silenzio.

L'ufficiale guardava sempre le montagne, e Maria lo vide alzarsi di nuovo, e fissare, lungamente immobile, un punto preciso. Riprese varie volte questa attitudine, e ad un certo momento le parve che i muscoli del suo volto si agitassero vivamente, e l'occhio s'animasse, e nello stesso istante stendeva il braccio, e la mano, dicendo:

— Guardate attentamente da quella parte.... a diritta.... sul margine di quel bosco,... sotto quella cima coperta di neve....

Maria fissò lo sguardo nel punto indicato e vide un bagliore scintillante come di stelle vaganti. Erano baionette austriache che brillavano al sole.

— Ecco i miei soldati!.... esclamò il tedesco.... siete perfettamente in tempo di ritirarvi al sicuro.... nè la mia riconoscenza, nè la mia autorità sarebbero sufficienti a salvare la vostra bellezza dagli insulti di soldatesche eccitate ad ogni violenza dalle vicende d'una lotta irritante.... Maria, la memoria della vostra carità resterà scolpita nel mio cuore fino che mi duri la vita... la vita che forse mi avete salvata colle vostre cure pietose. Se devo morire fra poco delle mie ferite, Iddio vi compenserà del bene che mi avete fatto; se devo vivere, ditemi... che cosa posso fare per voi?

— Spero che vivrete, rispose la fanciulla, che potrete riabbracciare vostra madre... e rivedere la vostra Maria... alla quale direte che un'altra Maria di lei più infelice, ha avuto la fortuna di fare per voi ciò che vorrei fosse fatto al mio fidanzato in simile caso.... La religione fece di tutti i cristiani tanti fratelli.... la maledetta frenesia delle conquiste muta gli uomini in cannibali... io vi auguro ogni bene, e non vi domando che una sola grazia. Se vi sarà dato di avere qualche notizia della vita o della morte del mio fidanzato, vi supplico di farmene conoscere i più minuti particolari.... e se riuscite vincitori della mia povera patria siate miti e pietosi coi vinti!

L'ufficiale la pregò di levare un portafoglio dalla sua veste, e di scrivere colla matita il suo nome e quello del suo fidanzato, coll'indirizzo preciso. E la fanciulla scrisse: — Tiziano Lareze, e Maria Lorenzi, che l'amore doveva congiungere in matrimonio, e che la guerra ha divisi, forse per sempre — Pieve di Cadore, al roccolo di Sant'Alipio. —

Il ferito lesse queste parole, promise nuovamente di occuparsene, se avesse la sorte di vivere, poi le disse di prendersi il suo viglietto di visita, sul quale stava scritto il nome di Kasper Kraus i. r. capitano d'infanteria.

Maria ponendo in seno il suo viglietto, gli disse

— Sarà un ricordo di questi giorni tremendi....

Poi gli ripose in tasca il portafoglio, e prima di lasciarlo volle che riprendesse ancora un po' di pane inzuppato nel vino, visitò attentamente le fasciature, e avendole trovate in ordine disse addio al capitano con voce commossa, perchè le comuni disgrazie e la pietà congiungono gl'infelici in una specie di parentela, consacrata dalla sventura; gli raccomandò di tenersi tranquillo, lo salutò a più riprese, e uscì dalla tettoia, commossa, ed afflitta di abbandonare il ferito.

Egli la salutava con la mano e col capo, ma l'emozione che gli stringeva la gola, non gli permise di pronunciare una parola. Le lagrime gli velavano gli occhi, e gli scorrevano sul volto, che quantunque abbattuto, conservava ancora un aspetto marziale.

Salendo sull'erta, Maria vedeva dalla parte opposta gli austriaci che si avanzavano lentamente in due ale, seguiti da cannoni e carriaggi, e dopo di aver osservato per qualche tempo i loro movimenti affrettò il passo alla volta di Laggio.

Giunta a piccola distanza dal paese, le parve di riconoscere da lontano sior Antonio che le veniva incontro. E infatti era proprio lui, che, scorgendola sulla strada, era sceso dal promontorio, e sorpreso dalla comparsa della fanciulla correva quanto le forze glielo permettevano per raggiungerla il più presto possibile. Essa pure si mise a correre, fino che giunse a precipitarsi nelle sue braccia.

Nè l'uno nè l'altro non poteva parlare. Sior Antonio la guardava ansiosamente, con uno sguardo inquieto e scrutatore, e quelle vesti lacere e quel viso sconvolto atteggiavano i suoi lineamenti allo spavento. Dopo qualche istante, cacciandole la mano tremante nei capelli le alzò la testa, interrogandola:

— Povera figliuola mia!... tremende sciagure ti hanno colpita!....

— Tremende!... essa rispose...

— Sei caduta in mano dei croati?...

Allora Maria comprese la causa dello spavento di sior Antonio, e si affrettò a rassicurarlo.

— La morte di mio padre!... la perdita di Tiziano mi resero come pazza... mi sono esposta a tutti i pericoli.... ma coll'aiuto del cielo sono salva....

Sedettero sull'erba al piede di un albero, sior Antonio si asciugava il sudore della fronte, e le chiedeva mille spiegazioni su quella notte di angoscie.

Maria, ripresa un po' di calma, potè finalmente raccontargli la sua storia.

Durante il racconto sior Antonio spalancava gli occhi che pareva un ossesso, e mandava profondi sospiri come se sentisse sollevarsi un gran peso che premendogli il petto gli togliesse il fiato.

Dopo una lunga sosta ritornarono a Laggio, ove annunziarono l'avvicinarsi del nemico, e in mezzo alla confusione generale degli abitanti che correvano alle armi ed alle campane, sior Antonio attaccò la Nina alla timonella, e, fatta salire Maria, percorsero rapidamente la strada che li ricondusse alla Pieve.

La fanciulla estenuata si gettò piangendo nelle braccia di Maddalena, la quale invece di rimproverarle il crudele abbandono, e i pericoli ai quali s'era esposta, non pensò che a consolarla con affettuose parole, dicendole a cuore aperto:

— Vieni, la mia povera orfana, vieni povera derelitta... hai perduto un buon padre... ma è morto per la patria!... ed hai trovato dei nuovi parenti che ti aprono le braccia e ti adottano come figlia diletta. Mio marito ti sarà padre affettuoso, io sarò sempre per te la più tenera delle madri.

— E il mio povero Tiziano!... esclamò Maria con un grido disperato.

A questo nome Maddalena non ebbe la forza di rispondere, e la sua testa cadde sulle spalle della fanciulla, che si avvide troppo tardi d'aver inasprita una piaga dolorosa a chi cercava di lenire i suoi dolori. Allora stringendosi al seno con affannose convulsioni, le due donne scoppiarono in acuti singhiozzi, e piansero lungamente sulle loro sventure.